La cosa peggiore di Chernobyl è che prima o poi accadrà ancora e ancora, e ancora...
gioved 25 luglio 2019
La cosa peggiore di Chernobyl
è che prima o poi accadrà ancora e ancora, e ancora...
 
foto_chernobyl 
 
 
di D., fisico e membro del Poi (International Workers Party) di Russia
sezione della Lit-Quarta Internazionale


La serie Hbo sull'incidente nucleare di Chernobyl è già diventata la più popolare della storia, innescando ampi dibattiti in tutto il mondo. E inevitabilmente il dibattito ha assunto contorni politici.
Da un lato, la stampa mondiale, riferendosi ai crimini della burocrazia sovietica a Chernobyl, ha approfittato della serie per denunciare l'incidente come «un’ulteriore eredità del comunismo». In realtà, i riferimenti a Lenin e a Marx abbondano nella serie, sia nei discorsi dei burocrati sovietici, sia nei ritratti e nei manifesti. D'altra parte, gli attuali governanti russi d’alto rango, legittimi eredi capitalisti della vecchia burocrazia sovietica, sostengono che la serie fornisce una visiona falsa, «esagerata» dell’incidente, come parte di una presunta «propaganda anti-russa».
Quando l’argomento è Chernobyl, la versione ufficiale russa si limita solo a evidenziare il (vero) eroismo di coloro che sono morti per attutire gli effetti del disastro. Ovviamente, ignora che molte volte quei grandi eroi erano anche consapevoli delle conseguenze della loro esposizione alle radiazioni. E la sinistra stalinista, come sempre, si limita a ripetere gli argomenti degli ideologi di Putin, nel migliore dei casi tingendoli un po’ di un rosso scolorito.
Per quanto vi siano alcune inesattezze nella descrizione dei fatti, controversie in relazione al ruolo di alcuni personaggi e pregiudizi politici, in termini generali la serie è molto buona e molto utile. Se fosse necessario sintetizzare, diremmo che la serie ha una grande virtù e un grande difetto. La virtù sta nel dimostrare in tutta la loro durezza i rischi e le conseguenze di un incidente nucleare, sollevando nuovamente il dibattito mondiale su questo argomento. E il difetto è nel voler convincere che l'incidente fu causato unicamente dal carattere ottuso e criminale della burocrazia sovietica, come se i reattori del resto del mondo fossero sicuri.
Però no, non sono sicuri. La tecnologia della fissione nucleare, cioè quella che spezza (fissione) atomi pesanti instabili come l'uranio-238 per estrarre energia, non è sicura. In nessun luogo è sicura. L'incidente di Chernobyl non è stato solo il risultato di una sequenza improbabile di eventi imprevedibili, incompetenza e menzogne come mostrato nella serie, ma un rischio permanente per qualsiasi reattore nel mondo. L'incidente di Chernobyl non è stato un caso isolato. Altri incidenti comparabili si sono già verificati, come quello dei reattori di Three Mile Island negli Stati Uniti, nel 1979; quello di Mayak nell'ex Unione sovietica, nel 1957; e a Fukushima, in Giappone, nel 2011; oltre a molti altri gravi incidenti. Tra gli incidenti nucleari più gravi della storia, quello brasiliano col cesio-137 a Goiânia, nel 1987, che ha coinvolto non un reattore ma un nucleo per radioterapia abbandonato.
Il disastro di Chernobyl non si limita al fatto che la tecnologia utilizzata avesse dei problemi o che i protocolli di sicurezza non siano stati rispettati. Probabilmente, non c'è niente al mondo con tanti controlli di sicurezza come le centrali nucleari (con l'ovvia eccezione delle testate nucleari...). Ma non è sufficiente. Non esiste alcuna tecnologia nota per rendere sicure le reazioni di fissione in un reattore. C'è una tecnologia per minimizzare i rischi, non per eliminarli. Se su qualsiasi tecnologia e settore industriale si può affermare che ci sono sempre dei rischi, ad esempio nell'estrazione del carbone o nell'estrazione del petrolio, non si può dire lo stesso circa la portata delle conseguenze. Nel caso dell'energia nucleare, i rischi non sono accettabili, come la serie illustra molto bene.
Oggi ci sono più di 800 reattori nucleari distribuiti in più di 50 Paesi, tra attivi e inattivi, contando solo quelli utilizzati per scopi civili e «legali» riconosciuti dall'Aiea (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica). Stati Uniti, Canada, Israele, Paesi europei e altri hanno anche diverse centrali elettriche illegali, fuori dal controllo dell'Aiea. Esistono persino reattori militari per la produzione di combustibile per armi atomiche e reattori sperimentali che non entrano nel computo dell'Aiea. La divisione tra reattori civili e militari è fittizia. Non esiste una «energia atomica pacifica». Lo sviluppo delle centrali nucleari è un sottoprodotto della produzione della bomba atomica. Le centrali sono necessarie per la produzione di plutonio, molto più efficiente per le testate nucleari rispetto all'uranio, ma non ce n’è in quantità sufficiente in natura. Qualsiasi Paese che abbia intenzione di sviluppare bombe atomiche deve anche padroneggiare la tecnologia delle centrali nucleari. Questo è il motivo per cui esiste un forte incentivo statale da parte dei governi (e specialmente per le loro forze armate) per «l'energia atomica pacifica», poiché è la base per l'energia atomica per scopi militari.
Chernobyl non è stata un’eccezione. L'Aiea riceve in media una notifica al giorno di incidenti nucleari in distinte regioni del mondo, di livelli diversi secondo una scala che tiene conto della quantità di radiazioni sfuggite, del numero di vittime umane e dei costi finanziari. Tra quelli considerati gravi, ce ne sono stati più di un centinaio dalla fondazione dell'Aiea nel 1957! La maggior parte di questi incidenti si è verificata negli Stati Uniti. Questa statistica delle notifiche dell'Aiea è sottostimata, dato che le società private che gestiscono i reattori e i governi non riportano tutti gli incidenti e spesso ne minimizzano la gravità, allo stesso modo di quanto illustrato nella serie relativa a Chernobyl.
L'incidente di Three Mile Island negli Stati Uniti, così come quello di Chernobyl, è accaduto anche per i tagli dei costi del sistema di sicurezza, l'uso di materiali non conformi alle specifiche per ottenere una maggiore economicità del reattore, il personale senza la necessaria qualifica per il suo funzionamento e i tentativi della compagnia e del governo di minimizzare l’accaduto, rifiutando di evacuare la popolazione locale. Trascorse 38 ore dall'incidente, il governatore della Pennsylvania ha dichiarato in TV che tutto era «sotto controllo». Come si può vedere, l'incompetenza, il disprezzo per le vite umane e le menzogne non sono difetti esclusivi della burocrazia sovietica...
E che dire del supertecnologico e supercompetente Giappone, che costruisce la centrale nucleare di Fukushima proprio in una regione nota per i rischi di terremoti e tsunami? A Fukushima non ne è esploso uno ma tre reattori. Come conseguenza dell'intenso calore generato dalla fusione dei nuclei, si è sgretolata la piattaforma di cemento e le radiazioni hanno raggiunto le falde acquifere sotterranee; il che a Chernobyl è stato evitato dal lavoro volontario ed eroico dei minatori di Tula, come mostrato da una delle scene più emozionanti della serie TV. Per mantenere refrigerati i tre nuclei fusi di Fukushima sono necessarie 400 tonnellate di acqua al giorno. E questo ancora oggi, a più di otto anni dall'incidente. Ogni giorno, queste 400 tonnellate di acqua diventano 400 tonnellate di acqua radioattiva. E questa acqua radioattiva viene almeno parzialmente riversata in mare... Il «moderno» Giappone non rivela il volume totale, ma si stima un minimo di 100 tonnellate di acqua radioattiva al giorno nell'oceano dall'incidente e per almeno altri trent’anni ancora... Queste acque radioattive non danneggiano solo le coste giapponesi e asiatiche del Pacifico, ma sono state rilevate persino sulle coste americane, australiane e sudamericane... Il Giappone non rivela il numero di morti nell'incidente né la stima dei decessi negli anni successivi a seguito dell'esposizione alle radiazioni. Il calcolo ufficiale stima in quarant’anni il tempo necessario per mettere sotto controllo i nuclei attivi dei reattori.
La Francia, che in tutto il mondo ha la più alta percentuale di centrali nucleari fra le sue fonti energetiche, di recente per «economizzare» ha declassato i protocolli di sicurezza nei suoi reattori, come è stato denunciato da attivisti francesi contrari all’uso dell’energia nucleare.
No, i reattori americani, europei e giapponesi non sono sicuri… Nessuno lo è. Iouli Andreev è stato direttore del servizio sovietico delle emergenze nucleari ed è stato responsabile militare per la decontaminazione della regione di Chernobyl dopo l'incidente. Dichiara: «Gli incidenti nelle centrali nucleari avvengono ogni 25 anni, indipendentemente dal sistema politico. È impossibile rendere le centrali nucleari perfettamente sicure per diversi motivi tecnici. Più soldi potrebbero essere spesi per la progettazione e il funzionamento degli impianti, ma ciò non sarebbe redditizio dal punto di vista commerciale. Finora, il nostro pianeta è stato fortunato dopo gli incidenti nucleari, perché il vento non ha trasportato nelle grandi città le emissioni radioattive, ma non sarà sempre così».
Come se non bastasse, il problema non si limita agli incidenti nucleari. Una volta arricchito, il combustibile nucleare non può essere «spento». Quando si conclude la vita utile del combustibile di una centrale nucleare, questo passa a essere considerato residuo nucleare, le cosiddette scorie nucleari, altamente pericolose. L'unica cosa che si può fare è lo stoccaggio lontano da esseri viventi. Le migliori «soluzioni» che i governi e le compagnie hanno trovato finora sono state gettarle in mare o seppellirle. Molte volte le superpotenze «esportano» i rifiuti nucleari in Paesi semi-coloniali... La cosiddetta semi-vita atomica è definita come il tempo necessario perché la metà degli atomi radioattivi di un campione possa decadere in altri atomi. Nel caso delle scorie radioattive, la semi-vita di molti isotopi supera diversi decenni (cesio 137, 30 anni; stronzio 90, 28 anni; plutonio 241, 15 anni; plutonio 239, 10 anni; plutonio 238, 90 anni), alcune semi-vite superano i mille anni (plutonio 240, 6.500 anni). Ripetiamo, questo è il tempo necessario perché decada solo la metà degli atomi del campione. L'altra metà è ancora radioattiva. Cioè, il problema delle scorie non viene risolto, ma rimandato nel futuro, per le prossime generazioni. I barili con scorie nucleari si ossidano e si deteriorano e da decenni stanno rilasciando continuamente radiazioni nei mari e nelle falde acquifere sotterranee. A ciò si aggiungono altri problemi come il trasporto delle scorie. Ci sono stati innumerevoli incidenti di trasporto che hanno causato il rilascio di radiazioni, tra cui aerei precipitati e naufragi di navi cariche di scorie nucleari.
Le regioni sfruttate come aree di prova per le bombe nucleari soffrono anch’esse di contaminazione radioattiva. Sono principalmente isole del Pacifico, regioni del circolo polare artico, deserti, fondali marini, oltre ai test eseguiti direttamente in atmosfera. E, ovviamente, dobbiamo includere anche le regioni di Hiroshima e Nagasaki...
C'è anche il problema dell'estrazione dell'uranio. I lavoratori delle miniere di uranio, così come gli abitanti delle regioni coinvolte, sono costantemente sottoposti a dosi di radiazioni. Poiché non si tratta di uranio arricchito, queste dosi sono basse, ma cumulative, aumentando considerevolmente la probabilità che questi lavoratori e i loro familiari sviluppino un cancro. Non è un caso che l'estrazione di uranio sia appaltata a Paesi africani e asiatici, che producono per le superpotenze: per esempio, la Francia estrae l'uranio necessario nelle sue ex colonie, come il Niger e il Gabon; Stati Uniti e Inghilterra in Congo, Namibia e India; la Russia ne estrae la maggior parte in Kazakistan e Uzbekistan.
Tra i difensori dell'uso dell'energia nucleare si sente comunemente argomentare che questa energia, ben impiegata, sarebbe sicura, pulita ed economica. Ci sono anche molti «ecologisti» che difendono questi argomenti. Sono bugie! Non esiste una tecnologia che garantisca sicurezza nell’utilizzo. La mancanza di sicurezza e il problema delle scorie e delle miniere non la rendono nemmeno pulita. E l'energia nucleare non è affatto a buon mercato, è probabilmente la più costosa di tutte. Se in apparenza è economica, questo è solo a causa di un trucco contabile, che la fa sembrare economica. Semplicemente, i costi di un incidente nucleare sono incommensurabili! Il costo per cercare di far fronte alle conseguenze dell'incidente di Chernobyl in valori corretti ha già superato 150.000 milioni di dollari e la previsione è che quello di Fukushima superi i 180.000 milioni. Se tali costi, fortemente sottostimati, fossero contabilizzati, sarebbe chiaro che l'energia nucleare non è affatto a buon mercato. Ma quelle spese se le sobbarcano gli Stati con il denaro pubblico, mentre i profitti generati dagli impianti sono divorati dalle società private che li gestiscono. È la vecchia privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite... Ma fin qui i costi finanziari sono anche meno importanti. Per controllare il nucleo di Chernobyl, fu necessario che 900.000 lavoratori fossero esposti alle radiazioni! Gran parte di essi lo ha fatto volontariamente. Nel caso di Fukushima, di nuovo il Giappone non divulga informazioni, ma si stimano almeno 40.000 lavoratori esposti. Non ci sono dati affidabili su quanti siano deceduti a causa dell'esposizione alle radiazioni, in entrambi i casi. Furono certamente decine di migliaia. Manifestiamo qui il nostro sincero riconoscimento e la nostra gratitudine a questi eroi operai che hanno impedito che quei disastri potessero trasformarsi in tragedie ancora più gravi.
Il fatto che i Paesi capitalisti «avanzati» siano così criminali, meschini e irresponsabili in materia di energia nucleare non diminuisce in nulla la responsabilità della burocrazia sovietica per la catastrofe di Chernobyl. Usurpando il nome del socialismo in difesa dei suoi interessi egoistici, la burocrazia stalinista, con la sua politica anti-leninista di «costruzione del socialismo in un solo Paese», ha impedito di estendere la rivoluzione, isolando l'Urss e ponendola in una contesa nucleare e militare con l'imperialismo, quest’ultimo molto più potente. Obbligando l'ex Unione sovietica a competere in condizioni sfavorevoli, la burocrazia stalinista ha imposto obiettivi irrealistici, anche nel settore nucleare, aggravando tutti i rischi. La gestione burocratica, priva di controllo operaio, ha ulteriormente peggiorato tutto. Non invano si associa il disastro di Chernobyl al declino e alla successiva dissoluzione dell'ex Unione sovietica. Di fatto, l'incidente si è verificato nel 1986, quando il Comitato Centrale del Partito comunista dell'Unione sovietica implementava a tutta forza la sua politica di restaurazione capitalista, che avrebbe poi convertito i burocrati sovietici negli attuali capitalisti russi. Che la centrale di Chernobyl avesse come nome ufficiale Stazione Elettronucleare Vladimir Ilich Lenin rimarrà segnato per sempre nella storia come il simbolo più triste della falsificazione del leninismo ad opera dello stalinismo.
La classe operaia, gli abitanti dei quartieri poveri e le popolazioni dei Paesi semi-coloniali sono coloro che muoiono nelle miniere di uranio nelle centrali nucleari e nei depositi di scorie radioattive. Perciò sono quelli che hanno più bisogno di un programma sulla questione nucleare. Un programma della classe lavoratrice. In una questione così seria, che implica senza esagerazione la sopravvivenza dell'umanità, il programma della classe operaia non può contenere mezze parole o mezze misure. Non si possono ripetere i crimini dei Partiti comunisti che hanno condotto alla catastrofe di Chernobyl; e nemmeno ripetere il tradimento dei Partiti socialdemocratici europei, dal momento che dalle loro posizioni di potere nei loro Stati hanno mantenuto e ampliato l'uso dell'energia nucleare, anche a fini militari. Dobbiamo essere risoluti per la fine dell'uso dell'energia nucleare sia per scopi militari che per scopi pacifici! Chiediamo la disattivazione di tutte le testate nucleari nel mondo! Siamo contrari alle centrali nucleari commerciali per la produzione di elettricità e di profitto. Per la chiusura di tutti i reattori nucleari nel mondo, di tutti i Paesi. Per il mantenimento solo dei reattori di ricerca e di produzione di radioisotopi per la medicina, senza segreto commerciale, militare né di Stato, sotto il controllo della comunità scientifica di tutto il mondo.
L'energia nucleare non è sicura, non è pulita, non è economica. Sotto le condizioni del capitalismo in sfacelo in cui viviamo, i rischi tendono ad aumentare con la crisi economica e con i crescenti tagli alla manutenzione, alla sicurezza e al personale specializzato, sia da parte di governi indebitati che da parte di società private in cerca dei massimi profitti. Inoltre, invecchiando, i reattori richiedono costi di manutenzione aggiuntivi.
Nell'ambito di questo programma, radicalmente contrario all'uso dell'energia nucleare per scopi sia militari che commerciali, comprendiamo la possibilità di eccezioni parziali e tattiche nel caso di Paesi semi-coloniali (o di nuovi Stati in cui la classe operaia prenda il potere), dove, per difendersi dalla pressione imperialista, si vedano costretti a mantenere/sviluppare centrali nucleari (comprese le armi). Ma sarà un'eccezione temporanea, nel quadro di una politica generale di denuclearizzazione dell'intero pianeta, a cominciare, naturalmente, dalle grandi potenze nucleari: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Israele.
Questo programma non è un’utopia. La pressione popolare è già riuscita a ottenere una prima moratoria in Germania nella costruzione di nuove centrali nucleari e un piano per disattivare quelle esistenti. Anche in Giappone, dopo Fukushima, è in vigore una moratoria. Negli anni '80 negli Stati Uniti ci fu un forte movimento popolare contro l'energia nucleare. È possibile organizzare il rifiuto generalizzato dell'uso dell'energia nucleare in una campagna globale per la sua fine.
L’umanità socialista del futuro, libera dall’oppressione, dallo sfruttamento e dalle guerre generati dall'imperialismo, così come da ogni intralcio quale fu la burocrazia sovietica, sarà quindi pienamente in grado di domare l'atomo e scoprire forme di utilizzo sicuro dell’energia nucleare per il bene comune di tutta l'umanità, non per gli interessi meschini di un pugno di capitalisti o nazioni ricche, che per il loro fine di lucro, minacciano l'esistenza del pianeta Terra e di tutti gli esseri che lo abitano.

(Traduzione di Mario Avossa)