Il nuovo scenario dopo le elezioni europee
giovedý 27 giugno 2019
Il nuovo scenario
dopo le elezioni europee
 
 
 
 scenario_europeo_poste_elezioni
 
 
 
Dichiarazione del Segretariato europeo della Lit-Quarta Internazionale
 
 
Tutti i sostenitori dell’Europa del capitale, a destra e sinistra, hanno usato il caos prodotto dalla Brexit e la minaccia dell’estrema destra istituzionale come propaganda per rilegittimare l'Ue e presentarla come un fattore di stabilità e di progresso, oltre che come un baluardo democratico. Hanno completato questa truffa presentando le elezioni come uno strumento attraverso il quale i popoli europei potrebbero decidere i destini dell'Ue.
Questo discorso è un’autentica frode. Il caos prodotto dalla Brexit è dovuto principalmente alla rinuncia di Corbyn di rompere con l'Unione Europea a sinistra per trasformare il Paese in direzione socialista. L'estrema destra istituzionale, da parte sua, è una componente organica e figlia legittima di una Ue che si dedica anima e corpo a imporre l’austerità ai lavoratori e ai popoli. Una Ue la cui politica di immigrazione su scala continentale è la stessa di quella di Salvini su scala nazionale in Italia.
Per quel che riguarda Parlamento europeo, si tratta di un'istituzione decorativa che non decide nulla e che, se esiste, è prima di tutto per camuffare la realtà di un progetto istituzionale anti-democratico in cui tutte le decisioni sono prese dalle grandi multinazionali, dalla Commissione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dai suoi governi, in particolare quelli di Germania e Francia. Il Parlamento europeo è anche, con le sue scandalose prebende, uno strumento privilegiato per corrompere parlamentari e partiti.
Detto questo, e pur riconoscendo che i risultati delle elezioni sono espressione estremamente distorta della realtà, conviene studiarli per trarre conclusioni circa l’attuale fase politica europea e per stabilire come continuare la lotta per demolire l'Ue e costruire un'Europa socialista dei lavoratori e dei popoli.
 
Crisi generale dei partiti tradizionali
Nella diversità di analisi dei risultati, c'è un riconoscimento generale della profonda crisi che colpisce i grandi partiti, che dal dopoguerra e per decenni hanno sostenuto il dominio capitalista in ogni Paese e il progetto stesso dell'Ue. Sono gli stessi partiti della destra e della socialdemocrazia che diedero vita ai governi basati sull’austerità dopo la crisi del 2008.
Tra i partiti tradizionali di destra, i Repubblicani di Francia, eredi del gollismo, sono diventati una forza marginale. In Gran Bretagna il partito conservatore ha ottenuto a malapena l'8,8% dei voti. Altri partiti della destra europea, sebbene in netto declino, sono riusciti a resistere. Questo è il caso di Germania (Cdu-Csu), Austria o Portogallo. In Grecia, la Nuova Democrazia è rinata, approfittando del collasso di Syriza, che prima era diventato l'eroe dei nuovi partiti riformisti fino al 2015 per poi trasformarsi nel braccio esecutivo dei brutali piani di aggiustamento della Troika. Allo stesso tempo, sono comparsi pezzi di ricambio, come il partito di Macron, che raccoglie il voto utile della borghesia in Francia. Anche i liberali britannici vanno nella stessa direzione a fronte della crisi del partito conservatore.
 
La crisi dei partiti socialdemocratici
La crisi della socialdemocrazia europea, che da molti anni si è trasformata in una forza liberale, è ancora più profonda. Il PS francese è, fin dalla presidenza Hollande, una forza residua. L'Spd tedesco, partner di governo della Merkel, da anni sta affondando in ogni elezione. In questa occasione ha ricevuto un altro grande colpo ottenendo il 15,8% dei voti, il suo peggior risultato dalla Seconda Guerra Mondiale, posizionandosi dietro ai Verdi.
In questa quadro di decadenza ci sono differenze, perché i partiti del Sud, in particolare il Ps portoghese e il Psoe spagnolo hanno resistito all'assalto. Nel caso portoghese, per effetto di un'astensione colossale del 70%, il Ps (il cui governo ha sostenuto tutti gli arretramenti strutturali del precedente governo) ha beneficiato del ricordo ancora vivo dei piani di austerità di Passos Coelho e, d'altra parte, dell’avallo fornitogli dal Bloco d'Esquerda e dal Pcp.
Qualcosa di simile è accaduto al Psoe. Nonostante non abbia rispettato le promesse elettorali con cui è arrivato al governo meno di un anno fa dopo una mozione di censura, è stato appoggiato da Podemos e ha capitalizzato il "voto utile" per presentarsi come il grande baluardo contro l'ingresso di Vox nel governo. Quattro anni fa era all'unità di terapia intensiva. Oggi, con l'aiuto di Podemos, è stato il grande vincitore, mentre Podemos è crollato.
 
I partiti verdi
Un elemento da evidenziare è stata la grande ascesa dei Verdi. Sono stati i grandi vincitori in Germania (20,7%), superando la Spd e diventando il secondo partito nel paese. Anche in Francia hanno ottenuto un importante trionfo (13,5%). Qualcosa di simile è accaduto nel Regno Unito, superando il Partito conservatore e posizionandosi a soli due punti dal Partito Laburista. Anche in Portogallo hanno ottenuto un deputato.
Alcuni di questi partiti verdi, come quello tedesco, sono stati a lungo parte dell’establishment e co-governano in vari Land, o assieme alla Cdu della Merkel o con la Spd. Ora si stanno preparando per un futuro governo di coalizione nazionale con la Cdu. In Francia sono lontani dall'essere una forza consolidata, ma hanno già chiarito la loro compatibilità con il regime capitalista e con l'Ue.
I partiti verdi sembrano chiamati a giocare un ruolo crescente come forze governative di fronte alla crisi dei partiti tradizionali. Stanno canalizzando, allo stesso tempo, la preoccupazione sociale di un ampio settore di giovani di fronte a un ambiente che viene brutalmente distrutto da un capitalismo assetato di profitto. Tuttavia, il loro programma pro-capitalista, di liberalismo verde, non è in grado di fermare la catastrofe ambientale, qualcosa che è possibile solo socializzando il settore energetico e attaccando le basi del capitalismo e della stessa Ue.
 
L'estrema destra istituzionale
È vero che l'estrema destra istituzionale non ha raggiunto gli obiettivi prefissati. Ha bucato nello Stato spagnolo, in Olanda o in Austria; è stata bloccata in Germania; non ha raggiunto il numero di deputati che si prefissava e non è riuscita a creare un gruppo parlamentare unico. Ma questo non deve farci dimenticare che ha ottenuto importanti trionfi in Paesi fondamentali come Francia, Italia, Regno Unito o Ungheria.
Come spieghiamo più avanti, in Francia, il partito di Marine Le Pen, Rn, è riuscito a capitalizzare il "voto utile" contro Macron e l'Ue, rappresentando la lista più votata (23,3%), seguita da quello di Macron (22, 4%).
In Italia, la propaganda xenofoba, razzista e sciovinista di Salvini è riuscita a raccogliere il 34% dei votanti, attraverso una propaganda basata sul dare la colpa agli immigrati dei disastri sociali la cui responsabilità ricade invece sul grande capitale e sul governo stesso. Il Movimento 5 stelle di Grillo-Di Maio ha perso più di sei milioni dei voti prima ottenuti con promesse a favore dei settori poveri e disoccupati, che in realtà non erano altro che promesse elettorali. Ora è il secondo partito governativo, è stato destabilizzato, e deve affrontare movimenti di insegnanti, donne, antifascisti e giovani che vogliono salvare l'ambiente.
Inoltre Orban ha vinto in Ungheria, utilizzando argomentazioni xenofobe e un’enfasi nazionalista incompatibile con un governo che regala il Paese alle multinazionali tedesche e peggiora brutalmente le condizioni di lavoro della classe operaia. Nel caso britannico, il partito della Brexit di Nigel Farage (30,74%) è stato il principale beneficiario del rigetto popolare del patetico spettacolo di conservatori e laburisti.
I partiti dell'estrema destra istituzionale europea vengono presentati dai media come una forza anti-Ue, ma non è così. Il loro conflitto con l'Ue è soprattutto di carattere retorico. Nessuno di loro sostiene la rottura con l'Ue o con l'euro. Hanno da tempo abbandonato ogni velleità in tal senso. Cercano solo maggior spazio di manovra politica e rivendicano condizioni migliori per i settori della media borghesia dei loro Paesi, nello scontro con il capitale finanziario e il predominio franco-tedesco.
 
Le lezioni della Francia
I risultati della Francia hanno una rilevanza particolare a causa dell'importanza del Paese, della sua crisi e della mobilitazione dei gilet gialli, che dura da sei mesi.
Indubbiamente, il fatto più grave è che, nonostante il fatto che le rivendicazioni e le dinamiche dei gilet gialli si scontrino apertamente con il programma di Rn, è stato il partito di Marine Le Pen a concentrare il "voto utile" dei settori operai e popolari contro Macron e l'Ue.
Nel confronto tra Macron e Le Pen, la sinistra è apparsa dispersa, marginale e senza alcuna alternativa di classe. La cosa più importante è stato il crollo della France Insoumise di Mélenchon. A soli due anni dalle precedenti elezioni presidenziali, questa forza neo-riformista è passata da 7 milioni di voti (20%) a 1,4 milioni (6,3%). La ragione fondamentale del suo fallimento è l'abbandono del suo radicalismo contro il regime e la rinuncia al suo scontro frontale con l'Ue, bandiere che ha lasciato nelle mani di Rn. La campagna elettorale del suo candidato, Manon Aubry, si è distaccata di poco dai vuoti discorsi del resto della sinistra su "Europa sociale", "giustizia climatica" o "armonizzazione fiscale". Inoltre, invece di alzare la bandiera a difesa del movimento dei gilet gialli e delle loro rivendicazioni principali, ha appena mostrato un tiepido sostegno.
Per quanto riguarda le organizzazioni che rivendicano il trotskismo in Francia, l'Npa non ha partecipato alle elezioni e ha dato il suo sostegno a Lutte Ouvrière (Lo), che ha ottenuto lo 0,78% dei voti, in una campagna politicamente disastrosa. Per Lo, l'Ue è semplicemente un "diversivo" e il problema è il "capitalismo" in generale, come se l'Ue fosse estranea al capitalismo francese e non, al contrario, un elemento fondamentale per sostenere il suo dominio e continuare a esercitare, all'ombra della Germania, il suo declinante ruolo imperialista nel mondo. Invece di sviluppare un programma sociale e politico, Lo, come se fosse la caricatura di sé stessa, ha chiamato a "testimoniare" in favore di una rivoluzione sociale astratta. Per quanto riguarda i gilet gialli, tutta la preoccupazione di Lo è stata quella di smarcarsi da questo movimento.
La direzione storica del Npa, di fronte alla sconfitta elettorale della France Insoumise, e delle altre forze di sinistra, si è alzata in difesa di un "lavoro di costruzione politica" per unire tutta la sinistra francese. Naturalmente, nessuno può obiettare l'urgenza di promuovere l'unità di azione della sinistra politica e sociale, un'unità d'azione giustificata dalla necessità di misure pratiche di lotta unitaria contro l'offensiva antisociale e antidemocratica di Macron e contro la xenofobia e il razzismo di Rn. Però l'unità di azione non equivale, come pensa la direzione storica dell'Npa, alla rinuncia ad un programma anticapitalista e alla costruzione di una forza rivoluzionaria internazionalista, alternativa ai partiti riformisti con cui l'Npa cerca "un coordinamento permanente". Soprattutto quando la spinta è in direzione di una riedizione di una nuova "Unione delle sinistre ", ora in versione ecologista-sociale-liberale e pro-Ue.
Ma se qualcosa le elezioni in Francia hanno dimostrato è il fallimento di una sinistra che non si è collegata alla lotta e alle rivendicazioni dei gilet gialli, né ha fatto affidamento sulla base sindacale combattiva contro la burocrazia, né ha presentato un radicale programma di classe contro il capitalismo imperialista francese, contro Macron e contro l'Ue.
 
Il crollo di Podemos e il declino dei nuovi partiti riformisti
Il destino di Podemos, che era diventato il grande riferimento internazionale dei nuovi partiti riformisti dopo la brutta piega presa da Syriza nel 2015, è stato molto amaro.
Le elezioni del 26 maggio (che nello Stato spagnolo comprendevano le europee, le municipali e le regionali) hanno segnato il crollo di Podemos, che si è verificato a una velocità vertiginosa. In soli cinque anni, Podemos è passato dalla contestazione nei confronti di un Psoe che era in uno stato comatoso, al crollo e alla decomposizione.
I capi di Podemos erano apparsi come gli apostoli di una "nuova politica" che doveva sostituire all'antiquata lotta tra le classi il conflitto tra "popolo e casta" e alla rivoluzione socialista “l'approfondimento della democrazia".
Utilizzando questa retorica, hanno disattivato la potente risposta che era nata dal movimento degli indignati (15M), l’hanno istituzionalizzata e integrata nel regime. In questo processo, sempre più a destra e più caudillista, Podemos è finita per diventare l'ala sinistra della monarchia spagnola e, alla fine, a ridursi a una semplice forza ausiliaria del Psoe. L'asse portante dell'ultima campagna elettorale di Pablo Iglesias è stato quello di implorare un posto nel prossimo governo Sánchez e issare la bandiera in difesa della Costituzione del 1978, la stessa che ha sancito l'impunità dei vecchi apparati dello Stato franchista. Con una campagna del genere, che senso aveva votare per Podemos, potendo votare per il Psoe?
L'unico partito neo-riformista che è uscito bene dalle elezioni europee è stato, in Portogallo, il Bloco d'Esquerda (Be) (9,8%), che ha superato il Pcp (6,9%) e che è rimasto terzo. La campagna del Be è stata basata sulla difesa della Gerigonça (il patto di sostegno al governo Costa, firmato anche dal Pcp) e sulla rivendicazione che le cose buone cose fatte dal governo erano il risultato anche del suo lavoro. Il Be ha cercato di beneficiare della popolarità che il governo Costa mantiene e ha legato il suo destino a quello del Ps.
Il Be, infatti, fa già parte del regime portoghese. Non a caso il suo leader, Francisco Louçã, uno dei principali rappresentanti del Segretariato unificato (Suqi), fa parte del Consiglio di Stato. La Be non mette in discussione l'Ue o l'euro e la sua principale richiesta elettorale è stata quella di entrare, dopo le prossime elezioni generali, in un governo di coalizione guidato da Antonio Costa.
Coloro che per anni hanno fatto l’apologia di Syriza e poi di Podemos sono in lutto. Alcuni ora si aggrappano al partito portoghese Be come a un'ancora di salvezza, dimenticando che il suo grande obiettivo è esattamente lo stesso di quello di Podemos: entrare nel governo del Ps. Il suo destino finale sarà simile.
La vita ha dimostrato che non ci sono soluzioni illusorie, basate sulla costruzione di apparati elettorali e trionfi effimeri. Che nessuno ci esimerà dal lavoro quotidiano di costruire una forza rivoluzionaria radicata nella classe lavoratrice e nella gioventù. Una forza per la quale la partecipazione alle elezioni e alle istituzioni borghesi è solo uno strumento al servizio delle lotte e della diffusione di un programma rivoluzionario.
 
La crisi dell'Ue
Le elezioni europee non hanno destabilizzato l'Ue, come alcuni paventavano. Ma non hanno risolto nemmeno uno dei suoi problemi. La sua crisi strutturale rimane intatta, sostenuta da un'ondata economica decennale di depressione e dal suo ruolo in declino nella divisione mondiale del lavoro, nel bel mezzo dello scontro tra imperialismo Usa e capitalismo cinese, con Trump che minaccia le esportazioni tedesche e incoraggia la disintegrazione dell'Ue. E con una nuova recessione che minaccia l'economia globale.
La Germania non riesce né a disciplinare i suoi partner né ad unificare i suoi progetti con il capitalismo francese, il suo principale partner e concorrente nell'Ue. Gli avvertimenti ai governi italiano e spagnolo, che impongono nuovi tagli sociali marcano il regime dell'Ue. Allo stesso modo, il Parlamento europeo, contro i più elementari principi democratici, ha rifiutato di riconoscere i deputati eletti della Catalogna come prigionieri politici o esiliati.
 
Costruire la Lit e i suoi partiti in Europa
Vogliamo, in primo luogo, esprimere la nostra soddisfazione per la campagna condotta da Corriente Roja alle elezioni europee. Una campagna modesta ma coraggiosa, messa al servizio delle lotte e condotta dai/dalle compagni/e che sono alla testa delle lotte. Una candidatura che ha dato voce ad un programma di rivendicazioni, ha invitato alla ribellione e ha difeso la rottura con l'Ue. La candidatura ha ottenuto circa 10.000 voti che sono un incentivo nella lotta per la costruzione di Corriente Roja nello Stato spagnolo.
Vogliamo inoltre rivendicare il manifesto che abbiamo firmato assieme ai compagni della Tendenza Claire del Npa. Un manifesto che difende un programma anticapitalista e di trasformazione socialista, incompatibile, per sua natura, con l'Ue e l'euro.
Vogliamo concludere chiamando gli attivisti delle lotte a unirsi a noi per costruire insieme la Lega Internazionale dei Lavoratori e i suoi partiti nazionali, organizzandoci per dare risposte alle lotte concrete e, in tal modo, aprire la prospettiva della lotta rivoluzionaria per gli Stati Uniti Socialisti d'Europa.