Una esperienza internazionalista e di lotta in Brasile
sabato 01 giugno 2019
Una esperienza internazionalista
e di lotta in Brasile
Intervista a Daniele Cofani, operaio Alitalia
 
 
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a cura della redazione web
 
 
 

Incontriamo Daniele Cofani, operaio Alitalia, segretario provinciale della Cub Trasporti di Roma e dirigente del Pdac, di ritorno da un viaggio in Brasile dove ha partecipato a riunioni e attività sindacali e politiche e ha potuto partecipare al grande corteo del Primo maggio a San Paolo.
Daniele: da anni sei impegnato in importanti lotte in ambito aeroportuale e insieme ad altri colleghi e colleghe sei stato in prima fila nella grande lotta dei lavoratori Alitalia che nel 2017, dopo un percorso di mobilitazioni, ha avuto il suo culmine con la vittoria del referendum, al contempo sei attivo in percorsi e coordinamenti che pongono come obbiettivo l’unità delle lotte non solo sul terreno nazionale ma anche internazionale. Il 1° Maggio hai partecipato alla grande manifestazione unitaria avvenuta in Brasile a San Paolo, ci puoi dire cosa rappresenta per te il 1° Maggio e soprattutto ci puoi raccontare l’esperienza di questa grande giornata di lotta?
Sì, la lotta in Alitalia mi ha permesso di esprime dei valori e dei concetti che erano intrinsechi dentro di me come appunto il tentativo, assai difficile, di tentare di unire le lotte tra lavoratori di aziende e settori differenti, cosa che ci è ben riuscita in più occasioni durante tutta la mobilitazione, tra l’altro anche in campo internazionale fino al raggiungimento di un coordinamento di settore concretizzatosi nel I° Incontro internazionale del sindacalismo combattivo del settore aereo avvenuto a Madrid in ottobre 2018.
Senza dubbio gli strumenti che mi hanno guidato in questo percorso, oltre alla Cub Trasporti Alitalia, sono stati il Fronte di Lotta No Austerity e la Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e Lotta, organizzazioni che si pongono come obbiettivo principale l’abbattimento dei muri costruiti ad arte dalle grandi burocrazie sindacali per mantenere divisa la classe lavoratrice.
Quest'anno ho avuto poi la possibilità e la fortuna di partecipare alla grande manifestazione unitaria avvenuta a San Paolo in Brasile durante la giornata internazionale di lotta del 1° Maggio. Per me il 1° Maggio ha un grandissimo valore per ciò che rappresenta dal punto di vista storico per il movimento operaio mondiale, in ricordo degli operai statunitensi arrestati e poi impiccati dopo gli scontri con la polizia durante uno sciopero nel 1886, ma anche dal punto di vista politico in quanto rappresenta una giornata di lotta internazionale di tutta la classe lavoratrice contro la borghesia e i padroni, anche se le burocrazie sindacali e i partiti riformisti tentano di rappresentarla come una giornata di conciliazione di classe al fine di addomesticare le lotte operaie.
Come dicevamo quest’anno ho avuto la fortuna di poter partecipare, insieme ai compagni della Csp-Conlutas e del Pstu (sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale, l'organizzazione di cui il nostro partito è sezione italiana) alla manifestazione organizzata dalle principali centrali sindacali brasiliane nel centro di San Paolo, con a tema la lotta contro la riforma della previdenza presentata dal governo Bolsonaro.
Facendo un paragone con ciò che succede in Italia, il primo pensiero che mi è venuto in mente è stato su come abbiano fatto ad organizzare una così importante iniziativa unitaria nonostante, anche in Brasile, ci siano marcate differenze tra le varie organizzazioni sindacali. Evidentemente in Brasile è meno accentuata la burocratizzazione delle principali centrali sindacali e soffrono meno la frammentazione del sindacalismo alternativo, due mali assoluti che fanno ristagnare da anni la lotta di classe in Italia. Merito di questo va dato anche alla Conlutas che in circa 10 anni ha costruito una centrale sindacale democratica e indipendente dai governi e dalla borghesia, mettendo al centro delle decisioni il coinvolgimento degli attivisti dei sindacati e dei movimenti che vi fanno parte: è senza dubbio un esempio di organizzazione realmente di classe a cui ci si dovrebbe ispirare a livello mondiale. Tornando alla manifestazione, essendo arrivato in piazza alle prime ore del mattino, ho potuto apprezzare tutti i vari momenti, anche organizzativi, dalla preparazione delle bandiere alla suddivisione degli spazi delle varie organizzazioni e ho potuto ammirare come si riempiva pian piano di migliaia di lavoratori.
Dal punto di vista organizzativo la giornata era suddivisa in due specifici momenti, quello mattutino dedicato alla parte politica mentre il pomeriggio è stato dedicato ad un momento ludico con spettacoli e musica. Dalle 10 alle 14 ci sono stati vari interventi dal palco di rappresentanti sindacali e politici delle varie organizzazioni che avevano aderito, chiaramente essendo stato un evento "ecumenico", gli interventi che si sono susseguiti sono stati di tenore e contenuti differenti, per banalizzare si passava da parole d’ordine come "Lula Libre" a "Fora Maduro e Guaidò", ma tutti però alla fine erano accentrati contro Bolsonaro e la Riforma delle Previdenza. Assolutamente importante è stata la visibilità del nostro partito brasiliano, il Pstu, attraverso gli interventi sul palco dei nostri attivisti presenti nei sindacati (Csp-Conlutas) e nei movimenti (Mulheres em Luta-Mml) fino all’intervento di Vera, nostra candita presidente alle scorse elezioni, tutti hanno perfettamente evidenziato le nostre posizioni contro lo sfruttamento, le oppressioni e la lotta per il socialismo.
La manifestazione politica si è poi conclusa con un altro momento storico in cui tutti i direttori delle centrali sindacali hanno ufficializzato la data dello sciopero generale unitario che avverrà il 14 giugno contro la riforma della previdenza.
Credo che non smetterò mai di raccontare questa esperienza del 1° Maggio a San Paolo, in cui ho vissuto personalmente, tastando con mano come si possano mettere da parte differenze e anche opportunismi per tentare, unitariamente, attraverso percorsi di lotta, di contrastare gli attacchi che ci arrivano quotidianamente da parte della borghesia e dei padroni.
Il 3, 4 e 5 maggio sempre a San Paolo si è svolta una riunione nazionale della CSP-Conlutas a cui hai avuto modo di partecipare, ci puoi raccontare che tematiche i compagni brasiliani hanno affrontato per rispondere agli attacchi del governo con a capo Bolsonaro?
Sì, insieme alla mia compagna Jéssica Aguiar, attivista di Mml e militante del Pstu, abbiamo partecipato ad alcuni dibattiti all’interno del coordinamento nazionale della Csp-Conlutas che ha avuto come tematiche centrali la riforma della previdenza, il dibattito sulla congiuntura, lo sciopero generale del 14 giugno e il prossimo congresso della Conlutas previsto a San Paolo dal 15 al 18 di agosto.
Il primo giorno è stato dedicato all’analisi della riforma della previdenza, attraverso ottime relazioni di due professori (una donna e un uomo) dando poi spazio al dibattito con interventi in plenaria. Ascoltando le relazioni ho scoperto che nella riforma presentata da Bolsonaro non c’è poi nulla di differente da quelle approvate negli ultimi anni in Italia, soprattutto rispetto alla riforma Fornero. I punti cardine sono l’innalzamento dell’età pensionistica con la comparazione uomo/donna e il calcolo dell’assegno di pensione attraverso la contribuzione (calcolo contributivo); ma ancora peggio della riforma Fornero, quella Bolsonaro, prevede la retroattività del calcolo anche per chi è già in pensione. Avendo avuto la possibilità di intervenire, ho tentato di dare un contributo sulla base delle esperienze che abbiamo avuto in Italia, raccontando cosa prevedono le ultime riforme approvate dai vari governi, specialmente la riforma Fornero che, anch’essa, ha innalzato l’età pensionabile uomo/donna e ha introdotto il calcolo contributivo dell’assegno di pensione colpendo prevalentemente i lavoratori precari e i disoccupati, con l’intento primario di favorire la previdenza e i fondi privati. Ho raccontato l’ultima contro-riforma del lavoro a firma Pd (Job Acts) che ha ulteriormente precarizzato il lavoro e facilitato i licenziamenti con la cancellazione dell’art.18, definendo poi la somma del Job Acts e la riforma Fornero un "delitto perfetto" contro la classe lavoratrice; ho quindi spiegato come, a parte la falsa propaganda, il governo giallo-verde non ha modificato nulla dal punto di vista strutturale e vessatorio. Ho concluso l’intervento esaltando la manifestazione unitaria del 1° Maggio, rappresentando il fatto che in Italia non sarebbe purtroppo oggi neanche pensabile organizzarla, né tanto meno sarebbe possibile arrivare ad uno sciopero generale unitario ma, partendo da questo esempio, ho esortato la necessità di una lotta unitaria e internazionale per rispondere agli attacchi globali che la borghesia mette in atto contro i lavoratori.
Nel dibattito, in rappresentanza delle Mulheres em Luta-Mml (federazione delle donne all’interno della Csp-Conlutas) è intervenuta Jéssica che ha ben messo in evidenza come la riforma presentata da Bolsonaro abbia dei risvolti ancora più pesanti e drastici per gli stati più deboli del proletariato come appunto le donne, le donne negre, quilombole (discendenti degli schiavi) e indigene, che saranno ancora di più colpite da questa riforma in quanto condannate da questo sistema capitalistico, razzista e maschilista, a una vita lavorativa precaria e sottopagata che produrrà per loro una pensione da miseria. L’intervento si è concluso rilanciando lo sciopero generale come unico strumento per cancellare l’ultima e pessima riforma del lavoro di Temer e per rispedire, al mittente Bolsonaro, la riforma della previdenza che non dovrà vedere nessun tipo di negoziazione ma dovrà essere solamente stracciata. 
Il giorno successivo siamo riusciti a partecipare a parte del dibattito, molto interessante, sull’analisi della congiuntura post-elettorale e sullo sciopero generale del 14 giugno. Nei vari interventi è stato evidenziato che anche quella parte della classe lavoratrice che ha votato Bolsonaro, prevalentemente per "punire" i precedenti governi del Pt, è pronta fin da subito a lottare contro le politiche messe in atto dal suo governo, e lo sciopero generale previsto per il 14 giugno, contro la riforma della previdenza, non solo ha buone possibilità di bloccare la riforma stessa, ma addirittura potrebbe mettere in crisi la stabilità del governo.
Interessante anche la discussone sulla necessità o meno di confermare lo sciopero dell’educazione previsto per il 15 di maggio contro i tagli imposti alla scuola pubblica, in quanto alcuni compagni sostenevano che potesse essere di intralcio allo sciopero generale previsto dopo un mese. A difesa del suddetto sciopero i professori, presenti al dibattito, sostenevano invece che essendo una decisione presa dalla base, sarebbe stata una follia tirarsi fuori anche e soprattutto perché le altre organizzazioni sindacali non lo avrebbe revocato.
Quindi il 15 maggio si è svolto in Brasile uno sciopero nazionale del settore educazione, hai avuto modo di partecipare a qualche evento in preparazione di questa giornata di lotta?
Essendo Jéssica una professoressa dello Stato di Piauí, ho avuto anche la possibilità di seguire da vicino parte della discussione e organizzazione della giornata di sciopero dell’educazione del 15, nello specifico sono stato invitato, come ospite internazionale del Fronte di Lotta No Austerity, a una assemblea di professori e studenti a San Raimundo Nonato.
Jéssica è anche attivista sindacale per la Csp-Conlutas e nella discussione ha chiaramente sostenuto la necessità di scioperare contro i tagli alla scuola pubblica rilanciando, inoltre, anche la necessità di scioperare poi il 14 giugno contro la riforma della previdenza. Da evidenziare la presenza di alcuni professori con spiccata ideologia riformista che a partire dal bocciare il termine "greve" (sciopero) considerandolo, a detta loro, "troppo forte" tanto da incutere paura tra i docenti, studenti e popolazione, proponevano in alternativa delle conferenze fuori dell’orario di lavoro in quanto, sempre secondo loro, la scuola pubblica l’avrebbero difesa lavorando visto anche il diniego del governo Bolsonaro a qualsiasi tipo di negoziazione a differenza di un eventuale governo Pt (sic!).
Durante il mio intervento ho sostenuto non solo che era necessaria la giornata di sciopero ma che sicuramente non ne sarebbe bastata una sola per respingere il piano di tagli, aggiungendo che lo sciopero non avrebbe escluso la possibilità di organizzare conferenze e dibattiti. Ho poi raccontato cosa hanno comportato in Italia le ultime riforme della scuola attraverso la cosiddetta "buona scuola" e "l’alternanza scuola-lavoro" del governo Pd di Renzi, terminando con il racconto della dura lotta delle maestre, evidenziando anche la molta solidarietà che hanno ricevuto da parte di genitori e da altri lavoratori di altri settori. Ho concluso dicendo che l’attacco alla scuola pubblica non sta avvenendo solamente in Brasile, e le falsità che ci propina la borghesia a livello internazionale sulla mancanza di denaro pubblico da investire nell’educazione sono funzionali alla privatizzazione di ulteriori servizi essenziali come sta avvenendo per la sanità e i trasporti. Assolutamente incisiva la risposta di uno studente a uno dei professori, rappresentando il fatto che più della paura della parola "greve", lui e la sua famiglia avevano il timore che non potesse finire gli studi a causa dei tagli proposti da Bolsonaro.
La riunione si è conclusa con l’accordo a maggioranza ad aderire allo sciopero del 15 maggio organizzando anche una manifestazione durante la giornata di lotta. Penso che le immagini arrivate dalle manifestazioni nelle principali città del Brasile durante lo sciopero nazionale dell’educazione del 15 maggio non solo smentiscano categoricamente chi non credeva in questo sciopero, ma evidenziano il fatto che accanto a professori e studenti sono scesi in piazza gran parte della popolazione a difesa della scuola pubblica, azionando di fatto un detonatore pronto ad esplodere nel prossimo sciopero generale previsto per il 14 giugno.
Ci vuoi raccontare qualche altra esperienza che ti ha colpito durante il tuo viaggio in Brasile? 
Vedi, è impossibile non rimanere affascinato da tutto ciò che ti circonda in un meraviglioso Paese come il Brasile, ma per non andare troppo fuori tema credo sia importante raccontare, e quindi anche consigliare, due musei presenti a San Paolo che ho visitato. Il primo è il museo d’arte, storia e antropologia afro-brasiliano che conserva la memoria di un ampio periodo storico coloniale e post-coloniale attraverso dipinti, stampe, documenti, e oggetti di ogni genere toccando temi come la religione, la diaspora africana e la schiavitù. È un museo assolutamente suggestivo di altissima qualità con moltissimi oggetti reali e ben custoditi come documenti e stampe dell’epoca, utensili di lavoro e di tortura, vestiti e maschere tribali e religiose che vengono oggi riprodotte nelle tante feste territoriali in giro per il Brasile: davvero un salto indietro che ti fa immergere in momenti anche molto difficili e bui di un recente passato che noi tutti non vorremmo più  rivivere, coscienti però del fatto che c’è bisogno ancora di lottare molto per affermare uguaglianza e libertà per tutti senza distinzione di razza, nazionalità, genere e religione.
L’altro museo che siamo andati a visitare è quello dell’immigrazione situato nel quartiere Bras, un quartiere la cui storia è strettamente associata all'arrivo di lavoratori italiani e delle loro famiglie nel XIX secolo, la sede del museo era di fatto un primo punto di approdo e accoglienza per gli immigrati che provenivano dall’Europa. All’interno del museo è presente anche un archivio digitale con liste e documenti di nostri connazionali che dall’inizio del XIX secolo hanno approdato in Brasile dove oggi si contano circa 30 milioni di italiano-brasiliani. È stata chiaramente importante questa visita per tastare con mano parte della nostra storia che ha visto un gran numero di italiani costretti ad immigrare per cercare lavoro e stabilità addirittura verso un altro continente a causa, prevalentemente, delle due guerre mondiali. La conoscenza della nostra storia ci deve assolutamente aiutare anche per contrastare oggi la propaganda sovranista, italiana ed europea, che impone la chiusura di porti e confini contro l’immigrazione e contro quella che definiscono "l’invasione" araba e africana.
 
(foto: la foto in primo piano è del Primo Maggio a San Paolo; qui sotto: riunione
del Coordinamento nazionale della Csp Conlutas e un'assemblea di professori e studenti a San Raimundo Nonato)
 
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