25 aprile Antifascismo e anticapitalismo: due lotte inseparabili
mercoledý 24 aprile 2019

 

25 aprile

 

Antifascismo e anticapitalismo: due lotte inseparabili!


 

 

 

il volantino nazionale del Pdac

 

 

Quest’anno, dopo ben 74 primavere, la ricorrenza del 25 aprile assume un significato, se vogliamo, più profondo, sentito, importante; perché mai, dal ‘45 ad oggi, abbiamo assistito a una tale avanzata delle destre in Italia e in Europa e mai, come quest’anno – e il peggio deve ancora venire – i sintomi che evocano lo spettro del fascismo si sono manifestati nella politica, nelle istituzioni e nella società.
Il governo giallo-verde, quello nato sulle parole d’ordine leghiste e pentastellate, antipartitiche, anti-casta, securitarie, razziste, xenofobe, maschiliste, omofobe e misogine; quello del reddito di cittadinanza e dell’abolizione della legge Fornero (rimaste in sostanza promesse disattese), si è palesato per quello che è: l’ennesima mannaia da macelleria sociale che si è abbattuta violentemente sui lavoratori e sui ceti più deboli, offrendoci uno «spettacolo» grave ed allarmante.
La chiusura dei porti e il sequestro di decine di disperati tra cui donne e bambini, il censimento dei rom dove «quelli italiani purtroppo dobbiamo tenerceli» (cit. Salvini), le proposte di censimento di scienziati e giornalisti, il taglio delle mense scolastiche per i bambini di famiglie immigrate tramite la richiesta di documenti introvabili presso consolati e ambasciate dei Paesi d’origine, le proposte di legge maschiliste (vedi ddl Pillon) che colpiscono duramente le donne rendendole ancora più deboli e ricattabili nei posti di lavoro: sono solo alcuni dei tanti esempi che si potrebbero citare.
Non c’è giorno che le cronache non raccontino di episodi sempre più frequenti di violenza e pestaggi verso donne, immigrati, omosessuali… violenze sdoganate da una copertura politica governativa che non ha precedenti nella storia dell’Italia repubblicana, dove cortei di organizzazioni fasciste come Forza nuova e Casapound sfilano nelle strade delle nostre città protetti dalla polizia e chi osa contestare viene brutalmente represso (vedi i casi delle insegnanti di Torino e Padova), dove norme come il cosiddetto Decreto sicurezza hanno schierato in forza l’apparato repressivo dello Stato contro i lavoratori in lotta, gli immigrati, i rifugiati e i richiedenti asilo, mettendo nelle mani dei tutori dell’«ordine» borghese strumenti potenzialmente letali come i dispositivi a impulsi elettrici (Taser).

Come abbiamo potuto arrivare a tanto? Com’è stato possibile, dopo l’eroica Resistenza che ha sconfitto il fascismo nel ‘45 compiuta in prevalenza da operai e contadini, che le forze reazionarie di estrema destra abbiano conquistato un tale spazio?
A queste domande dobbiamo dare una risposta, e la nostra risposta è che oltre settant’anni di tradimenti ai lavoratori e di politiche di massacro sociale ed economico attuate dalla sinistra stalinista e riformista, in collaborazione con le grandi burocrazie sindacali, hanno creato un vuoto che, in assenza di una direzione rivoluzionaria, è diventato terreno fertile per le destre. E il primo tradimento è stato proprio quello della Resistenza, dove l’imponente macchina da guerra del proletariato in armi era pronta alla conquista del potere ed è stata dirottata da Togliatti e dalla burocrazia del Pci nei binari della collaborazione di classe. Le leve del potere economico e politico sono state riconsegnate nelle mani di quei capitalisti che, fino al giorno prima, si erano arricchiti all’ombra del fascismo (Fiat in testa). L’amnistia che porta la firma dell’allora ministro della giustizia Togliatti ha lasciato impuniti e spesso riconfermati nei loro precedenti incarichi istituzionali migliaia di squadristi e gerarchi fascisti.
Oggi come ieri noi lottiamo contro il fascismo lottando contro il male che lo genera e lo utilizza come strumento di guerra contro il proletariato: il capitalismo. Oggi come ieri lavoriamo per costruire il partito rivoluzionario internazionale che guidi i lavoratori di fronte al tradimento sistematico delle sinistre riformiste e delle burocrazie sindacali concertative!