Fuori l’imperialismo dal Venezuela!
venerd 15 febbraio 2019
Fuori l’imperialismo dal Venezuela!
Fuori Maduro!
Né Maduro, né Guaidó!
 
 

 
 
dichiarazione della Lit-Quarta Internazionale
 
 
 
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C'è una brutale crisi in Venezuela che agita ancora una volta il Paese, così come il movimento di massa in America Latina. Si tratta di un processo complesso che esige da parte della sinistra rivoluzionaria risposte categoriche, che certamente segneranno uno spartiacque nella sinistra mondiale.
La prima cosa che salta agli occhi di tutta la avanguardia mondiale è la profonda decomposizione della dittatura di Maduro e del chavismo come regime nazionalista borghese, che mentre faceva dichiarazioni contro l’imperialismo, sviluppava una nuova borghesia - la boliborghesia - a partire dagli affari sviluppati con l’amministrazione dell’apparato dello Stato (affari che di pari passo facevano aumentare le fortune di ampli settori della borghesia tradizionale) e che ha condotto il Paese alla situazione attuale.
 
Una crisi di grandi proporzioni
C'è una crisi economica spaventosa, con una caduta del Pil del 50% nei primi cinque anni del governo Maduro. Una caduta che, secondo la Commissione Economica per l’America Latina e il Caribe (Cepal), aumenterà del 10% nel 2019, raggiungendo un totale del 60%. Unito ciò ad una iperinflazione che è arrivata a quasi il 1.700.000 % nel 2018 e minaccia di arrivare al 10.000.000 % nel 2019; e ad una insufficienza alimentare e di medicine che rende la sopravvivenza la principale preoccupazione dei lavoratori venezuelani, compresi quelli che hanno un impiego.
A ciò va aggiunto il maggiore deterioramento degli ultimi decenni dei servizi della sanità e dell'istruzione pubblica, la maggior crisi ospedaliera conosciuta nella storia del Paese con la sua conosciuta conseguenza di vittime morte (soprattutto pazienti poveri), la distruzione delle università pubbliche, una non comune crisi dei trasporti, la scarsità di denaro effettivo, il deterioramento brutale dei servizi di telefonia e telecomunicazioni in generale. In definitiva: la più completa distruzione della mobilità e della struttura sociale.
 
La rottura delle masse con il chavismo
Le masse venezuelane da molto tempo hanno rotto con il chavismo, e ciò si può vedere nelle gigantesche manifestazioni di strada, che ora includono i quartieri popolari di Caracas che prima furono bastioni del chavismo, come il 23 gennaio, Petare, Catia e altri.
Alle ultime elezioni presidenziali, e anche alle successive elezioni municipali, nonostante l'impressionante controllo della dittatura chavista, l'astensione è stata maggioritaria, mostrando la rabbia delle masse e la sfiducia della popolazione sia nei confronti della dittatura di Maduro che nei confronti dell'opposizione borghese che era divisa e fortemente disprezzata per il suo tradimento delle aspettative delle masse emerso in processi di mobilitazione precedenti come quello del 2017, quando mentre la gioventù e le masse reclamavano nelle strade "Fuori Maduro!" (molti perdendo la vita per questo), l'opposizione borghese incanalava le manifestazioni verso il vicolo cieco delle negoziazioni e delle elezioni fraudolente.
Dalla metà del 2018 emergeva un fermento tra i lavoratori (principalmente delle istituzioni pubbliche e delle imprese statali) per la difesa dei loro diritti attaccati e limitati dalla dittatura e contro i salari da fame. Ciò cominciava ad esprimersi con l’ascesa delle lotte sindacali, con molti scioperi a azioni di strada. Tutto questo poteva evolvere in una esplosione popolare fuori controllo, un nuovo "caracazo", stavolta contro la dittatura chavista, e pure si paventava la prospettiva di uno sciopero generale.
 
La destra e l’imperialismo intervengono
In questo clima, sono entrati in azione la destra e l’imperialismo nordamericano, con Trump che ha gestito direttamente la autoproclamazione di Guaidó come “governo” parallelo in Venezuela. Esiste prova di una preparazione congiunta di Trump con i governi latino-americani ed europei per il lancio di Guaidó, il che spiega l’immediato riconoscimento di questo come “nuovo governo”, da parte della maggioranza dei governi imperialisti e latino-americani.
Successivamente c'è stato il sequestro da parte di Trump delle rendita petrolifera venezuelana, prodotto della vendita della Pdvsa agli Stati Uniti, che pretendono passi a essere controllata da Guaidó. ll blocco attivo della Pdvsa negli Stati Uniti raggiunge i 7 miliardi di dollari e si parla di bloccare 11 miliardi di dollari in più di future esportazioni già contrattate, e che potranno essere sbloccate solo attraverso conti al cui controllo è stato autorizzato Guaidó; inoltre si prevedono conflitti se questi inizia a nominare autorità di queste imprese sia negli Stati Uniti d’America (Citgo), come della Pdvsa in Venezuela, ciò non succede ancora (ma è previsto che accada), che nel Regno Unito che pure ha negato a Maduro la autorizzazione a muovere 1200 tonnellate di oro che si trovano in questo Paese.
Ciò si unisce alla minaccia, espressa da Trump e Guaidó, di intervento militare diretto da parte dell’imperialismo. L’intevento militare non si è concretizzato, ma è un fatto che fa parte delle “ipotesi” dell’imperialismo. In varie dichiarazioni Guaidó ha affermato che non scarta l'ipotesi di autorizzare un intervento militare, il che conferma che è una opzione pronta sul tavolo, anche se non la prima.
Una variante è il mascheramento dell’intervento militare sotto forma di “intervento umanitario”, già utilizzato innumerevoli volte dall’imperialismo, come ad Haiti con l’aiuto al governo del Pt. Attualmente Duque in Colombia e Bolsonaro in Brasile prestano il loro territorio alla apertura di “corridoi umanitari” attraverso i quali starebbero entrando in Venezuela i supposti “aiuti”. Lo scorso 12 febbraio dell’anno in corso, nella marcia convocata per la celebrazione del giorno della gioventù, Guaidó ha rilasciato dichiarazioni nelle quali afferma che “in un modo o nell'altro il 23 febbraio entrerà l’aiuto umanitario nel Paese”.
 
Gli alleati internazionali di Maduro e le iniziative di dialogo
L’appoggio internazionale a Maduro si limita sostanzialmente a Russia e Cina, che ottengono vantaggi economici importanti, mettendo le mani sul petrolio e le miniere venezuelane. Ha l'appoggio anche di Cuba, Bolivia, Nicaragua e Turchia.
Recentemente sono circolate notizie su aiuti economici della Russia alla Pdvsa che permetterebbero di continuare a operare anche se con difficoltà per un periodo di tempo, attenuando l’impatto del sequestro della rendita e del blocco di attivi e conti da parte degli Usa. Putin apparentemente è disposto ad aiutare anche militarmente Maduro. Ci sono notizie di centinaia di mercenari russi che sarebbero stati inviati in Venezuela per aiutare Maduro. Tuttavia, oltre all’appoggio diplomatico e finanziario prestato, non vi è certezza di questo sostegno militare (da tempo ci sono voci della presenza di paramilitari russi nel Paese, si parla anche di militanti di Hezbollah, l'opposizione borghese da sempre mette in giro queste notizie cercando di aumentare il disprezzo per il governo: parla anche di agenti cubani che comanderebbero quartieri venezuelani).
C'è una iniziativa dei governi dell’Uruguay, del Messico e di Papa Francesco per una mediazione che punterebbe ad un ritiro di Maduro attraverso elezioni anticipate in Venezuela.
 
Un governo molto debole e sotto pressione
La dittatura venezuelana sta sulla difensiva dovendo affrontare le grandi mobilitazioni da un lato e la pressione dell’imperialismo dall’altro.
Fino ad ora, Maduro si mostra disposto a resistere, appoggiato essenzialmente dal vertice delle Forze Armate. Ma già ci sono chiari segnali di crisi nell’apparato militare, e non si può prevedere fino a quando Maduro potrà resistere.
E’ importante segnalare che il vertice delle Forze Armate venezuelane è il nucleo principale della boliborghesia. Questo vertice, oltre a possedere direttamente imprese importanti, dirige anche direttamente il traffico di alimenti, medicinali, petrolio e denaro. Sono multimilionari in un Paese miserabile. Non per caso esistono oggi 2000 generali in Venezuela, più di sette volte il numero dei generali brasiliani. Questo è il nucleo della boliborghesia, che ha molto da perdere nel caso di una caduta della dittatura di Maduro. Per questo resistono.
 
Segnali di crisi nelle Forze Armate ed anche nell’apparato paramilitare
Però esistono chiari segnali di crisi. Già ci sono state diserzioni importanti, come quella dell’inviato militare venezuelana negli Stati Uniti e recentemente di un generale dell’aviazione. Ci sono varie centinaia di ufficiali in prigione, così come ci sono state diserzioni da parte della truppa, principalmente nella Guardia Nacional Bolivariana (Gnb), nei mesi passati ci fu un tentativo di sollevamento in una base militare secondaria. Maduro continua ad avere capacità repressiva ma è evidente la fragilità della dittatura: ai reparti anti-sommossa ogni volta diventa più difficile passare da un atteggiamento passivo ad uno reattivo, il che è simbolo della crisi, e cominciano a riflettere segnali di impotenza. La repressione delle manifestazioni continua ad esserci ma non riesce a soffocare le azioni, né a porre fine alle proteste.
Ci sono rapporti di soldati che non vogliono sparare contro i propri familiari che partecipano alle manifestazioni.
La debolezza politica e la mancanza di consenso popolare impediscono di catturare Guaidó che continua ad essere libero non per un atteggiamento “democratico” di Maduro, ma per questa debolezza manifesta.
I “collettivi”, gruppi paramilitari usati dal chavismo per reprimere le mobilitazioni nei quartieri popolari, pure mostrano sintomi di crisi. Molti hanno cambiato fronte passando ad appoggiare le manifestazioni. Altri si trasformano in mercenari comuni, che si vendono al miglior offerente disponendo di armamento pesante. Altri continuano a stare con il governo, generalmente in cambio di buone paghe. Ma oggi i collettivi già non riescono più a dare garanzia piene al governo circa la repressione dei quartieri popolari come facevano negli anni scorsi.
Il governo attraverso i suoi servizi di polizia e di spionaggio continua a minacciare e detenere dirigenti oppositori politici e sindacali, ma ciò non riesce a frenare le proteste sindacali, sociali e politiche, che al contrario tendono ad aumentare anche come reazione alla repressione.
 
La pressione imperialista, e la politica dell'opposizione borghese
L’imperialismo fa pressioni pesanti su Maduro e sta avanzando. Con la manovra di autoproclamazione di Guaidó, è riuscito a stabilire un punto di appoggio visibile, un tentativo di doppio potere borghese in Venezuela, Maduro e Guaidó.
Maduro controlla il Paese, appoggiato dalle Forze Armate. Guaidó non controlla il Paese né le Forze Armate, non ha un potere effettivo all'interno del Paese (per questo non è un doppio potere borghese effettivo), ma, appoggiato direttamente dalla maggioranza dei Paesi imperialisti e dei governi latino-americani, comincia, con la autorizzazione imperialista, a controllare parte della rendita petrolifera, nomina diplomatici nei Paesi che lo appoggiano e questi sono riconosciuti da questi governi: nei giorni scorsi il suo "ambasciatore" in Brasile ha presentato le credenziali a Bolsonaro, oltre a ricevere finanziamento diretto dall’imperialismo.
Si tratta di una situazione completamente diversa, in questo senso, dall'isolamento della opposizione borghese che esisteva fino ad un mese fa. Ora si è passati alla esistenza di un “governo” Guaidó, che pure si pone come riferimento per le masse venezuelane che affrontano Maduro.
La proclamazione di un nuovo governo colloca l’opposizione borghese nella condizione di non poter tornare indietro (non andando fino in fondo nella sua politica rischia un discredito maggiore come direzione politica), e per questo prevediamo scenari decisivi per la crisi politica che compromettano seriamente il governo nelle sue pretese di continuità, l’imperialismo (e con il suo appoggio la opposizione borghese venezuelana) spingerà fino in fondo per una rottura nelle Forze Armate venezuelane per rovesciare Maduro, senza necessità di un intervento militare esterno o di una esplosione popolare. Questa è realmente la sua principale opzione politica.
In forma secondaria, l’imperialismo mantiene sul tavolo come opzione la minaccia di intervento militare aperto o camuffato da “aiuto umanitario”, nel caso non riuscisse ad ottenere la caduta immediata di Maduro.
Una esplosione popolare può sfuggire al controllo dell’imperialismo. Appunto per questo non è mai stata la scelta dell’imperialismo, né prima, né adesso. Oltre all’effetto cascata, la caduta di un dittatore come Maduro, attraverso una insurrezione popolare genuina, potrebbe causare una ascesa della lotta di classe nel continente. Al contempo, un intervento militare diretto può provocare una polarizzazione nel Paese e nel continente, e generare una guerra civile con sviluppi imprevedibili. Per questo l’imperialismo preme per una divisione nelle Forze Armate venezuelane per ottenere il rovesciamento di Maduro e il potere effettivo di Guaidó: non vuole che siano le masse a rovesciare Maduro.
 
La polemica con la sinistra riformista
Lo scenario venezuelano è quindi complesso. La colpa della situazione attuale del Paese è categoricamente del chavismo e della attuale dittatura di Maduro.
La sinistra riformista latino-americana ha pure la sua responsabilità per la inesistenza di una alternativa indipendente dei lavoratori contro Maduro.
La alternativa che venne proposta dall’inizio del processo era la polarizzazione tra il chavismo e l’imperialismo, non riconoscendo che si tratta di due alternative borghesi. Per questo non si è costruita una alternativa indipendente dei lavoratori inVenezuela, e ciò ha aperto spazi alla destra pro-imperialista per capitalizzare la crisi del chavismo.
Inoltre nella coscienza delle masse il chavismo è identificato come “sinistra”, come “socialista”, per colpa di questa sinistra riformista, e la crisi della dittatura borghese e corrotta di Maduro viene capitalizzata dalla destra come “crisi del socialismo”.
Noi della Lega Internazionale dei Lavoratori rifiutiamo queste false alternative. Noi lottiamo direttamente contro il chavismo dalla sua nascita, mostrando come si trattasse di un nazionalismo borghese, che mai ha avuto niente di socialista, e che non ha mai rotto con l’imperialismo.
Inoltre, siamo stati al fianco delle masse venezuelane in prima linea nella battaglia contro il colpo di Stato imperialista del 2002 e contro la serrata petrolifera e padronale del 2002-2003 (sostenuta dai principali gruppi della borghesia venezuelana e dall’imperialismo) che cercarono di deporre Chavez. La mobilitazione delle masse sconfisse entrambi i tentativi imperialisti.
 
Come rivoluzionari dobbiamo stare con le masse per sconfiggere la dittatura e affrontare le mire imperialiste
Oggi le gigantesche mobilitazioni in Venezuela non sono contro l’imperialismo, ma contro il governo. Le masse venezuelane giustamente difendono il “Fuori Maduro”; e ora i quartieri popolari di Caracas, che furono la base centrale della lotta contro il colpo di Stato del 2002 e altre iniziative imperialiste, sono parte della mobilitazione contro Maduro.
La contraddizione evidente è che la direzione di queste mobilitazioni è Guaidó, la marionetta dell’imperialismo, che vuole negoziare la transizione con Maduro e che non cessa di essere la carta da bruciare durante la crisi politica e la cosiddetta transizione.
In questo quadro manifestiamo che la nostra posizione politica è partecipare alle mobilitazioni contro Maduro, ponendoci categoricamente per il "Fuori Maduro!" e contro l’intervento imperialista. Vogliamo che siano le masse venezuelane a rovesciare Maduro e non che sia l’imperialismo a farlo.
La nostra politica si basa su due assi : “Fuori Maduro!” e “Fuori l’imperialismo dal Venezuela!”
Rifiutiamo l’atteggiamento dei riformisti che, come il Pt brasiliano, si schierano contro l’imperialismo ma difendono politicamente Maduro.
D’altra parte, l’ingerenza imperialista c’è già, con il “governo autoproclamato di Guaidó” e il sequestro della rendita petrolifera. Ciò richiede da noi una risposta in base alla nostra tradizione programmatica, di ripudio della azione imperialista. Rifiutiamo quindi l’atteggiamento di quelli che si pongono contro Maduro e ignorano l’intervento imperialista, collocandosi in obiettiva unità con Trump e Guaidó.
Noi siamo parte delle lotte e delle mobilitazioni dei lavoratori venezuelani nella loro azione contro Maduro, e lottiamo contro la direzione pro-imperialista di queste mobilitazioni. Sosteniamo Fuori Maduro! E sosteniamo Fuori l’imperialismo dal Venezuela! Fuori Guaidó!
Facciamo appello alla base delle Forze Armate venezuelane a rompere con la dittatura e a unirsi alle mobilitazioni.
E’ necessario dare impulso dalla base agli organismi di lotta che stanno sorgendo per la costruzione della mobilitazioni salariali, ora direttamente per organizzare la lotta per la caduta di Maduro.
E’ urgente costruire dal basso uno sciopero generale che rovesci Maduro e sia la base per una alternativa indipendente dei lavoratori, contro la dittatura e anche contro Guaidó-Trump. Facciamo appello alla Intersettoriale dei Lavoratori del Venezuela (Itv), che è quanto di più progressivo è emerso nella riorganizzazione del movimento, a porsi alla testa di questo processo.
Siamo contrari a coloro che difendono Maduro, così come siamo contrari a quelli che premono per una “uscita negoziata” con Maduro. Vogliamo che siano le masse a rovesciare Maduro.
Siamo contro l’ “aiuto umanitario” dell’imperialismo che sarebbe un intervento militare camuffato.
Nel caso si concretizzi un intervento militare imperialista saremo in prima linea per combattere contro di esso. Anche se non è questa la scelta prioritaria dell’imperialismo, è un'eventualità che non si può escludere. Non diciamo che questa aggressione militare si stia già verificando, ma potrebbe accadere.In questo caso, quando occorresse (se occorresse), ci porremmo categoricamente contro l’intervento militare imperialista, nel campo militare di Maduro, senza dargli alcun appoggio politico; e, come parte di esso, esigeremmo da Maduro che distribuisca armi al popolo per resistere alla invasione imperialista, e che espropri le multinazionali del petrolio che continuano a operare in Venezuela.
 
- Che siano le masse venezuelane a rovesciare Maduro e non l’imperialismo nordamericano!
- Fuori l’imperialismo dal Venezuela!
- Fuori Maduro!
- Guaidó è un lacchè dell’imperialismo! Fuori Guaidó!
- Tutto l’appoggio alle mobilitazioni contro Maduro! Nessuna fiducia nella direzione di Guaidó!
- Per uno sciopero generale che rovesci Maduro!
- Per l’esproprio delle imprese imperialiste e della boliborghesia, sotto controllo dei lavoratori!
- Per la statalizzazione delle imprese imperialiste e la confisca delle fortune della boliborghesia!
 
 
 
[traduzione dall'originale in spagnolo di Marco Sbandi]