Marx e la lotta contro le oppressioni
venerd́ 08 febbraio 2019

Marx e la lotta contro le oppressioni

 

 


 

di Gustavo Lopes Machado

 

 

 

 

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Molti attivisti credono che la lotta contro le oppressioni sia un fenomeno relativamente nuovo. Inoltre, credono che le organizzazioni marxiste non abbiano mai dato molta importanza a essa. Dopotutto, per un marxista, ciò che ha importanza sarebbero le classi sociali, e tutto il resto sarebbe secondario, tranne negli ultimi anni, quando è diventato inevitabile affrontare questioni come l’oppressione di genere, di razza, di orientamento sessuale, tra gli altri motivi per l’ampiezza dei movimenti sorti intorno a questi temi.Tuttavia, questo modo di analizzare lo sviluppo storico del marxismo e della lotta contro le oppressioni è fuorviante dall’inizio alla fine. Ancora una volta, questa analisi è il prodotto della controrivoluzione stalinista.

 

Stalinismo e oppressione in Urss

La Russia ha inglobato decine di nazionalità oppresse da Mosca per secoli. Ucraini, georgiani, ceceni, polacchi, tra gli altri, costituivano nazionalità oppresse politicamente, economicamente e socialmente dai russi. Con la vittoria dello stalinismo, l’abbandono della rivoluzione internazionale e la teoria del "socialismo in un Paese solo", l’Unione sovietica è stata interessata dallo stesso regime di oppressione che esisteva prima della Rivoluzione. Sotto il controllo di Stalin, il governo sovietico ha abbandonato le lotte contro l’oppressione e ha attribuito a Marx una teoria che non era mai esistita nel suo pensiero. In questa teoria, tutto sarebbe deducibile dalle classi sociali. Le classi sociali spiegherebbero tutto. Ma non solo: tutto ciò che non si riferisce alla nozione di classe sociale sarebbe reazionario e frammenterebbe il socialismo e la liberazione dell'umanità. Assumendo questa teoria, l’oppressione delle diverse nazionalità all’interno dell’Urss potrebbe essere giustificata e la lotta contro queste oppressioni potrebbe considerarsi reazionaria. 

Da qui il fatto che gran parte dei movimenti contro le oppressioni si sono sviluppati, da allora, in modo separato dal marxismo e spesso contro di esso. Questo ha generato un problema opposto. La maggior parte delle teorie sulle oppressioni è stata assunte in termini soggettivi, cioè come se fossero semplici pregiudizi culturali e di identità. Senza vedere la relazione tra ogni oppressione e la forma di società in cui si sviluppa, si è aiutato il capitalismo ad addomesticare queste lotte. Ancora peggio, in tal modo, si è impedito a queste lotte di essere portate alle loro logiche conseguenze.

 

Combattere ogni oppressione che divide i lavoratori

Ma se approfondiamo lo studio, scopriamo che nella concezione di Marx la questione dell’oppressione non è mai stata affrontata... secondo la logica stalinista. Infatti, l’unità della classe lavoratrice nella lotta contro il capitale è il nodo centrale della teoria di Marx. Soltanto la classe lavoratrice organizzata può distruggere il capitalismo. Ecco perchè questa stessa classe lavoratrice ha la responsabilità di rovesciare l’intero sistema. Unire la classe lavoratrice è l’obiettivo, il risultato che cerca ogni organizzazione rivoluzionaria. Ma la questione centrale è giustamente come unire la classe lavoratrice? É evidentemente impossibile unire una classe sociale senza conbattere ogni tipo di oppressione che la frammenta e che pone gli strati della classe uno contro l’altro.

Per questo motivo, Marx è stato in realtà, già a metà del XIX secolo, la chiave di interpretazione corretta della lotta contro le oppressioni. Nel Capitale Marx dedica decine di pagine all’oppressione del lavoro delle donne nelle fabbriche. Nella guerra civile nord americana, Marx interviene direttamente a favore del Nord, un settore che si opponeva alla schiavitù che divideva irrimediabilmente i lavoratori bianchi e neri all’interno degli Stati Uniti. Probabilmente l’elaborazione più chiara di Marx rispetto alle oppressioni fu la sua difesa dell’indipendenza dell’Irlanda rispetto all’Inghilterra all’interno dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (Ail).

 

La lotta per l’indipendenza dell’Irlanda

Nel diciannovesimo secolo, l’Irlanda era un Paese colonizzato dall’Inghilterra. Le sue terre servivano come pascoli per fornire carne e lana per l’industria inglese a prezzi bassi. La sua industria è stata distrutta. Senza risorse e affamata, la popolazione irlandese emigrava verso gli Stati Uniti e verso l’Inghilterra stessa. In questi Paesi, ha sofferto ogni tipo di oppressione immaginabile. Era considerata una "razza pigra“, propensa tra l'altro alla criminalità.

Ebbene, Marx non solo assunse la difesa dell’indipendenza dell’Irlanda dalla dominazione inglese, ma cercò di mostrare come questa oppressione si intrecciava strettamente con la dominazione di una classe sull’altra. Questo tema fu un aspetto centrale dell’intervento di Marx all’Ail. Vi si dedicò con tale passione che il resto della famiglia fu coinvolto in questa lotta. La figlia maggiore di Marx, Jenny Marx, dedicò anche una serie di articoli alla questione irlandese. Vediamo, allora, come Marx ha considerato la questione.

In primo luogo, sarebbe stato più facile mobilitare i lavoratori irlandesi, dato che in Irlanda non si trattava solo di una «questione economica, ma, allo stesso tempo, di una questione nazionale». L’oppressione nazionale di un Paese su un altro si unisce allo sfruttamento economico di una classe sull’altra. Per questo in Irlanda, i proprietari inglesi erano «gli oppressori della nazionalità, odiati a morte». Come si è visto, l’agitazione per l’indipendenza di una nazione può, in questo caso, essere combinata con la lotta contro lo sfruttamento economico, potenziandosi l’una con l’altro.

 

Pregiudizio: dividere per governare

Inoltre, Marx spiega che, spingendo i lavoratori irlandesi verso l’emigrazione, incluso verso l’Inghilterra, l’Irlanda ha fornito continuamente un gran numero di lavoratori al «mercato del lavoro inglese, riducendo, così, i salari e deteriorando la situazione materiale e morale della classe lavoratrice inglese». Pertanto, l’oppressione dell’Irlanda non era solo dannosa per i lavoratori irlandesi, ma anche per i lavoratori inglesi, contribuendo ad abbassare i salari medi complessivi. L’oppressione nazionale e, in questo caso, anche "razziale", era anche uno strumento che permetteva alla classe dirigente nel suo complesso di sfruttare meglio i lavoratori, sia inglesi sia irlandesi.

Il terzo e, secondo Marx, il più importante di tutti i fattori è il seguente: tutti «i centri industriali e commerciali dell’Inghilterra hanno ora una classe operaia divisa in due gruppi nemici: proletari inglesi e proletari irlandesi». Dopo tutto, il «lavoratore inglese odia gli Irlandesi come concorrenti che fanno abbassare i salari e gli standard di vita». Non senza ragione, ha «per lui antipatie nazionali e religiose. Lo considera quasi con gli stessi occhi con cui i bianchi poveri degli Stati del Sud dell’America del Nord consideravano gli schiavi neri».

E non è tutto. I lavoratori inglesi si sentono, rispetto agli Irlandesi, membri della nazione dominante. Pertanto, «diventano uno strumento dei loro capitalisti contro l’Irlanda». Ma, dividendo la classe operaia in lavoratori inglesi, da una parte, e lavoratori irlandesi, dall’altra, i fuochi rivoluzionari di entrambi gli strati della classe non si legano. Al contrario, in tutti i grandi centri industriali dell’Inghilterra c’è un profondo antagonismo tra il proletariato irlandese e quello inglese. Questa divisione, a sua volta, porta ad altri tipi di pregiudizi come quelli religiosi, dal momento che l’Irlanda è un Paese cattolico e l’Inghilterra protestante.

Come si vede, i pregiudizi nazionali e religiosi hanno una base sociale e oggettiva. La vera disuguaglianza tra operai inglesi e irlandesi in Inghilterra alimenta ogni tipo di pregiudizio religioso, culturale e così via. Per questo, la «borghesia alimenta e conserva artificialmente questo antagonismo tra i lavoratori anche in Inghilterra. Sa che in questa divisione del proletariato risiede l’autentico segreto del mantenimento del suo potere».

Come possiamo vedere, la difesa dell’indipendenza dell’Irlanda non è considerata da Marx come una rivendicazione nazionalista separata dalle classi sociali. Né vi è l'idea che, partendo dalle classi sociali, si possa spiegare tutta l'oppressione. Nella definizione di Marx, solo con la liberazione irlandese sarebbe stato possibile rompere le barriere che impedivano l'unità della classe operaia all'interno dell'Inghilterra stessa.

 

Unire la classe lavoratrice per sconfiggere il capitalismo

L’unità della classe per sconfiggere il capitalismo è il principale obiettivo di Marx. Sarebbero solo parole vuote se non teniamo in considerazione tutti i fattori nazionali, etnici, di genere o di orientamento sessuale che agiscono come barriere che impediscono che questa unità si realizzi. Pertanto, non si tratta di stabilire quale fattore sia primario o secondario. Da sole, molte oppressioni sono certamente più ripugnanti dello sfruttamento economico, ma non si tratta di una questione morale. Per Marx la questione è quella di collegare ogni aspetto particolare alla necessità di organizzare la classe per sconfiggere il capitalismo. Se un’organizzazione marxista non riesce a farlo, le sue parole d’ordine non troveranno alcuna eco.

Non senza ragione, seguendo gli insegnamenti di Marx, la lotta contro l’oppressione nazionale ebbe un ruolo centrale nella Rivoluzione russa del 1917. Collegando questa oppressione alla necessità di unire la classe lavoratrice per sconfiggere il capitalismo, milioni di membri di nazionalità oppresse si unirono ai bolscevichi e al programma della classe lavoratrice contro il programma nazionalista delle sue borghesie nazionali.

Come si può vedere, nel bicentenario della nascita di Marx, una delle questioni centrali poste ad una organizzazione rivoluzionaria è quella di riscattare il suo pensiero, sepolto per più di mezzo secolo dal controllo stalinista sul movimento operaio. Con la caduta del Muro di Berlino e la sconfitta dello stalinismo, ci troviamo di fronte a una opportunità unica. Approfittiamone.

 

 

(*) dal sito della Lit-Quarta Internazionale www.litci.org

(traduzione dallo spagnolo di Laura Sguazzabia)