I gillet gialli francesi: alcune prime lezioni
luned́ 07 gennaio 2019
I gillet gialli francesi:
alcune prime lezioni
 
francia_gilet 
 
dichiarazione delle sezioni europee della Lit-Quarta Internazionale (*)
 
 
 
 
1) Né la più selvaggia repressione, né le concessioni di Macron sono riuscite a porre fine al movimento dei gillet gialli.
L'annuncio del governo relativo all’aumento della tassa sul carburante è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso della rabbia popolare. È stata la miccia di una protesta esplosiva spontanea, diffusasi in tutto il Paese e sostenuta massicciamente dalla popolazione. Ciò che è iniziato come una ribellione contro l'aumento della tassa sul carburante, ha portato a un'escalation di lotte e manifestazioni radicalizzate e brutalmente represse, e prodotto una lunga lista di rivendicazioni.
 
2) Queste rivendicazioni, scarsamente articolate e alcune mal definite, includono richieste economiche e sociali come l'aumento generale dei salari e la loro indicizzazione, il miglioramento delle pensioni e dei servizi pubblici, il ripristino della tassa sui grandi patrimoni. Includono rivendicazioni politiche contro la Vª Repubblica, vista dai gillet gialli come una macchina antidemocratica che prende per i fondelli la volontà popolare. Ne sono un esempio chiaro le richieste di limitare lo stipendio dei politici, la soppressione del Senato o più recentemente il "referendum per dare iniziativa ai cittadini" (RIC). E, non ultime, la conseguente rivendicazione delle dimissioni di Macron.
 
3) È un movimento con profonde radici, che si scontra con un lungo processo di degrado sociale che ha colpito ampli settori di popolazione francese. Ha i suoi punti di forza principali nelle province, al di fuori di Parigi, ed è composto, prima di tutto, da lavoratori a basso reddito e precari, in gran parte dipendenti di piccole imprese e non sindacalizzati, insieme a pensionati e settori impoveriti della piccola borghesia. Vi è una forte presenza femminile. Prima delle vacanze scolastiche di Natale, si sono uniti alla lotta gli studenti delle scuole superiori dei quartieri popolari. A differenza del 1968, il movimento non ha attecchito, fino ad ora, nelle università (anche se si registra un inizio di lotta a dicembre) e tantomeno nelle fabbriche, a causa della politica criminale di freno imposta dalla burocrazia sindacale, complice di Macron. Inoltre non è finora cresciuto nei sobborghi delle grandi città.
 
4) Una delle caratteristiche del movimento, che spiega la forza con cui è emerso, è la mancanza di controllo da parte degli apparati politici e sindacali e la tendenza a prendere tutto direttamente nelle proprie mani, oltre che alla resistenza a delegare a rappresentanti incontrollabili e il rifiuto di intavolare negoziati ingannevoli nello stile delle burocrazie sindacali.
I gillet gialli sono profondamente diffidenti nei confronti del quadro istituzionale della Vª Repubblica. Non si fidano dei partiti politici che hanno loro mentito più e più volte dicendo che l’alternativa è solo quella di votarli alle prossime elezioni. Non si sentono rappresentati dalla burocrazia sindacale, che nelle ultime decadi si è dedicata a rompere la lotta del movimento operaio, rendendosi complice degli attacchi neoliberali contro i diritti sociali e del lavoro. Il movimento dei gillet gialli mostra la crisi e l’usura dei meccanismi di dominio della democrazia borghese.
I gillet gialli non hanno aspettato che si svolgessero le elezioni per iniziare la battaglia e non hanno esitato ad assumere risolutamente i metodi dell'azione diretta, contro i metodi disfattisti della burocrazia sindacale e la sottomissione alle istituzioni. Hanno resistito alla violenza della polizia, surclassando nettamente il suo apparato durante due fine settimana persino nel centro di Parigi.
 
5) La mobilitazione è riuscita a spezzare la resistenza di Macron, costringendolo a rinnegare pubblicamente i suoi piani e a rinunciare al suo impegno solenne di non cedere alla pressione sociale.
Le concessioni, sebbene parziali e alcune persino ingannevoli (come l'aumento di 100 euro del salario minimo) hanno distrutto l'immagine di onnipotenza del potere e hanno dato ulteriore fiducia al movimento, che ha così constatato che "la lotta paga". I gillet gialli hanno ottenuto in un mese ciò che la mobilitazione controllata dalla burocrazia sindacale non ha saputo ottenere in anni.
Questa è una delle lezioni importanti della lotta  degli sfruttati e degli oppressi: se la lotta è ferma, coerente e massiccia, se si basa sulla volontà della base e non è manipolata o disarmata dalla burocrazia, i lavoratori vincono e "la lotta paga".
 
6) Il movimento dei gillet gialli annuncia i primi segnali di un profondo cambiamento. Mostra che la situazione di crisi che vive attualmente il capitalismo, marcata da una profonda e crescente polarizzazione sociale, è impregnata, anche in Europa, della possibilità di cambiamenti improvvisi che includono la violenta irruzione delle masse sulla scena politica. In Francia, dopo la sconfitta della riforma del lavoro e quella dei lavoratori delle ferrovie, entrambe causate dal tradimento della burocrazia sindacale, nessuno si aspettava che l'annuncio dell'aumento delle tasse sul carburante portasse all'attuale esplosione sociale.
 
7) Le caratteristiche del movimento ci indicano che non siamo di fronte a un'altra qualsiasi protesta sociale, ma piuttosto a un movimento che si confronta apertamente con il potere politico e mette in discussione a livello globale il regime e persino il sistema stesso. Un movimento che si radica negli strati più profondi della società e soffre, allo stesso tempo, di una doppia mancanza: quella di un programma coerente per costruire un nuovo regime politico e sociale e quello di una direzione, anche minoritaria, che possa aiutare ad avanzare in tal senso.
 
8) Il movimento dei gillet gialli riflette lo storico fallimento degli apparati sindacali tradizionali del movimento operaio e della sinistra politica, incluso il nuovo riformismo di “La France Insoumise” (Mélenchon), che è emerso dalla bancarotta dei vecchi partiti socialista e stalinista.
La burocrazia sindacale è stata (in parallelo alla brutalità della polizia) il principale muro di difesa del potere borghese prima del movimento dei gillet gialli. Per quanto riguarda il gruppo dirigente di “La France Insoumise” (molti dei cui militanti partecipano al movimento) limita il suo orizzonte al quadro istituzionale parlamentare e il suo obiettivo finale non va al di là del tentativo di capitalizzare elettoralmente la mobilitazione.
Non deve risultare strano che in queste circostanze, nelle loro aspirazioni per un cambiamento radicale, i gillet gialli abbiano rivendicato, con lo spirito dei "sanculotti", la grande rivoluzione francese del 1789-94 e non abbiano invece issato la bandiera rossa e cantato L'Internazionale, ma abbiano sventolato la bandiera tricolore e cantato la Marsigliese (simboli che l'imperialismo francese ha così spesso immerso nel sangue degli operai e dei popoli colonizzati).
 
9) Il ruolo della burocrazia sindacale è stato criminale, in particolare quello della Cgt, per la sua particolare responsabilità. Dal principio il suo obiettivo è stato quello di isolare i gilet gialli e impedire ad ogni costo la confluenza con gli operai delle fabbriche e il movimento operaio organizzato. Da parte sua, la burocrazia studentesca non si è comportata meglio. Le burocrazie sindacali hanno cominciato presentando i gilet gialli come un movimento reazionario vincolato alla estrema destra e a settori padronali. Poi, a prescindere dal fatto che lo sviluppo delle azioni impedisse di sostenere una simile infamia, hanno mantenuto la stessa politica di isolamento e disprezzo verso la lotta e di sostegno a Macron.
Quando Macron si è trovato in crisi, le burocrazie sindacali hanno accolto la sua richiesta di soccorso, presentandosi a pretesi “negoziati” alle spalle del movimento e sottoscrivendo il 6 dicembre un indecente comunicato intersindacale nel quale legittimavano Macron, avallando la selvaggia repressione governativa e denunciando la legittima violenza difensiva dei gilet gialli. Più tardi, la direzione confederale della Cgt ha convocato una “giornata di lotta”, ovviamente senza sciopero, per il 14 dicembre, contrapposta alla convocazione dei gilet gialli per il giorno successivo. La giornata è stata, come c’era da aspettarsi, un completo disastro ma la direzione del sindacato ha manifestato chiaramente una volta ancora la sua opposizione ai gilet gialli.
La infame politica di tradimento delle burocrazie sindacali ha provocato un forte ripudio e una forte resistenza nella base e in differenti settori della Cgt che hanno chiamato all'unione con i gilet gialli. E’giunta l’ora di ricostruire su nuove basi il movimento sindacale francese, appoggiandosi su questi settori della Cgt, su una maggioranza di Solidaires (che ha rifiutato di firmare il miserabile comunicato intersindacale del 6 dicembre e infine ha chiamato a partecipare all’ “atto VI” del 15 dicembre) e sulla opposizione sorta negli altri sindacati.
 
10) Il movimento dei gilet gialli ha lasciato senza argomenti tutti quelli che lo hanno presentato come una creazione della estrema destra. La sua composizione, le rinvendicazioni sociali e democratiche che è andato assumendo, i suo scontri con le forze di polizia, impediscono qualsiasi identificazione con l'estrema destra.
Il Rassemblement National di Marine Le Pen, ovviamente, cerca di influire sul movimento, e al tempo stesso di incanalarlo (ha boicottato per esempio l’ “Atto V” del 15 dicembre), con l’obiettivo di capitalizzarlo elettoralmente. E’ una battaglia in corso che deve essere combattuta e i cui risultati dipenderanno dall' influenza che riusciranno a avere i settori del movimento operaio e giovanile che si uniranno alla lotta.
 
11) Il movimento dei gilet gialli deve affrontare diversi limiti fondamentali. Il primo di questi è la non confluenza con gli operai delle fabbriche e altri settori sindacalizzati. Senza questa confluenza non è possibile paralizzare il Paese, incorporando poi la gioventù e i sobborghi delle grandi città. E se non si paralizza il Paese mediante uno sciopero generale indefinito, non si può cacciare Macron, cominciare a ottenere rivendicazioni sostanziali e aprire la strada a un cambio rivoluzionario della società.
 
12) Il secondo limite è la debolezza nell'organizzazione e coordinamento del movimento. Ha avuto successo nel far fallire le manovre del governo che tentava di creare una rappresentazione ammaestrata e artificiale e portare a termine negoziati ingannevoli. Ma necessita di avanzare sostanzialmente nella sua organizzazione democratica e nel suo coordinamento. Una organizzazione basata su assemblee e controllata da esse, delegati e delegate con mandato imperativo e revocabile in qualsiasi momento, costituendo la base di un coordinamento su scala locale, dipartimentale e nazionale. L’appello della assemblea di Commercy ad una “assemblea di assemblee” è una iniziativa che va in questa necessaria direzione.
La confluenza con gli operai delle fabbriche e altri settori del movimento operaio organizzato e la gioventù dei licei e delle università, se avanza, obbligherà a fare nuovi passi nella organizzazione democratica di coloro che si uniranno alla lotta e nel coordinamento della lotta comune.
 
13) Il terzo limite è il programma, il che non deve meravigliare dato il carattere spontaneo del movimento, la sua eterogeneità e il fatto che sia composto in gran parte da settori fino a ora disorganizzati, senza alcuna esperienza sindacale o politica precedente. Ovviamente, dalla rivendicazione iniziale contro l’aumento delle imposte sui combustibili al momento attuale, il progresso è stato molto considerevole, includendo tutto un quadro di rivendicazioni economiche, sociali e politiche. Tuttavia il movimento è lontano dall’avere un programma articolato e coerente e ancora meno una prospettiva strategica.
Le conquiste economiche e sociali possono essere solo parziali ed effimere se non si espropriano le banche e le grandi imprese, se non si pongono sotto controllo del popolo lavoratore e se non comincia una pianficazione democratica della economia. Appare anche chiaro che nessuna rivendicazione sostanziale potrà ottenersi senza prima cacciare Macron. E tutto ciò ci porta al problema politico. La soluzione sta in nuove elezioni nell’ambito della V Repubblica per eleggere un altro presidente al posto di Macron? Cosa e chi poniamo al posto di Macron e dei suoi? Come possiamo garantire che siano la classe operaia e le masse lavoratrici a controllare le redini del potere e che si avanzi in modo fermo nel compiere le rivendicazioni?
 
14) Il Referendum di Iniziativa Cittadina (RIC) che ha preso forza negli ultimi tempi, è visto da settori dei gilet gialli come la grande leva per assicurare il compimento della volontà popolare. E’vero che se oggi ci fosse questa possibilità legale, un referendum popolare potrebbe ristabilire, per esempio, la tassa sulle grandi fortune o anche far sloggiare Macron dal seggio presidenziale. D’altra parte, apporterebbe elementi democratizzatori di fronte al bonapartismo della V Repubblica.
Ma dobbiamo essere coscienti del fatto che il RIC, nell’ambito della V Repubblica e delle istituzioni borghesi, non è garanzia di imposizione della volontà popolare, come dimostrano i casi di referendum svoltisi in Svizzera e Italia, poichè il potere continua a essere nelle mani del capitale finanziario, degli apparati dello Stato e dei gestori politici al suo servizio. Ora, inoltre, esiste il rischio che Macron e il governo utilizzino l’inganno di “negoziati” sul RIC (già suggeriti dal ministro Bruno Le Maire) per eliminare la rivendicazione “Fuori Macron” e dividere e neutralizzare il movimento.
 
15) In una prospettiva strategica, l’unica garanzia di cambiamento vero è che il potere passi nelle mani di un governo dei lavoratori sorto da nuove istituzioni, cioè da una rete di assemblee e comitati popolari creati in luoghi di lavoro e di vita delle masse popolari.
Avanzare nella organizzazione e nel coordinamento democratico del movimento dei gilet gialli così come nella sua confluenza con gli operai delle fabbriche e altri settori sindacalizzati e la gioventù scolarizzata, non solo è necessario per far cadere Macron ma anche per creare le basi di un nuovo potere veramente democratico e popolare.
 
16) Tutti questi limiti menzionati si possono riunire in uno: il ritardo nella formazione di una direzione rivoluzionaria alternativa che, dal seno dei gilet gialli, del movimento operaio e della gioventù, orienti strategicamente il movimento per superare questi limiti e avanzare nel cammino verso il potere.
Abbiamo segnalato prima il ruolo della burocrazia sindacale come il principale muro di contenimento contro il movimento dei gilet gialli e abbiamo anche menzionato il ruolo die La France Insoumise, che non offre una alternativa reale perché non chiama la base sindacale alla rivolta contro la burocrazia, non mette in questione le istituzioni borghesi, non pretende di espropriare il grande capitale né di rompere con la Europa del capitale (la Ue e l’euro).
Per quanto poi riguarda buona parte della estrema sinistra francese, all'inizio ha rifiuitato il motivmento, avanzando sospetti sul fatto che fosse manipolato dalla estrema destra (per esempio questa è stata la posizione ufficiale di Npa, sebbene non quella dei suoi portavoce Poutou e Besancenot che manifestarono la propria simpatia). In seguito, in generale, si è mantenuta a distanza, in un misto di adattamento al quadro della sinistra ufficiale e di arroganza intellettuale. Secondo noi, se qualcuno ha difeso dall’inizio in forma coerente una posizione rivoluzionaria in Francia è stata invece la Tendenza Claire del Npa.
 
17) Se il movimento dei gilet gialli riflette una necessità, è anzi tutto quella di fare passi avanti nella costruzione di una organizzazione rivoluzionaria che, per esserlo, deve essere internazionale, perché non c’è soluzione alla crisi in Francia se non nell’ambito della lotta per rompere con l’Unione Europea e per farla esplodere e costruire degli Stati Uniti Socialisti d’Europa. Il ruolo della Francia in questa battaglia è decisivo.
 
18) Il movimento dei gilet gialli è sorto dalle viscere della società francese, rispondendo a una crisi profonda del capitalismo francese. Un capitalismo imperialista in decadenza nel centro della Europa capitalista in declino. Un capitalismo che pretende di svolgere un ruolo di grande potenza imperialista che non corrisponde, senza dubbio, alla sua forza economica reale. Un capitalismo che, per ottenerlo, si stringe all’imperialismo tedesco e alla Ue e attacca duramente la classe operaia e le sue masse popolari.
Ma i gilet gialli si sono levati e hanno messo alle corde il presidente dei ricchi. Hanno fatto retrocedere Macron, che si vantava che mai avrebbe ceduto alle pressioni della strada. A un anno e mezzo dalla sua elezione, la grande speranza del capitalismo francese ed europeo, Macron, ha dovuto cedere ed è stato duramente colpito e delegittimato. E con lui la V Repubblica. La posizione centrale della Francia fa si che il movimento dei gilet gialli abbia un impatto forte sulla crisi della Ue, stimolando il movimento operaio e popolare del continente alla lotta di massa e alla azione diretta.
 
19) Il discorso di fine anno di Macron mostra che non è disposto a ammainare la bandiera e che userà tutte le armi a sua disposizione per recuperare la situazione. Per questo ha rivendicato la sua controriforma (del lavoro, delle ferrovie, ecc.) e ha promesso di continuare realizzando nei prossimi mesi i suoi piani contro l'assistenza alla disoccupazione, la riforma delle pensioni e quella della funzione pubblica.
Per vincere è allora necessario mettere in marcia un piano di azione congiunta tra i gilet gialli, i settori sindacali combattivi che li appoggiano e la gioventù studentesca. Un piano che andando oltre gli “atti” del sabato, definisca una piattaforma con le rivendicazioni più sentite e organizzi un piano di mobilitazione con scioperi, manifestazioni di massa e blocchi, fino a cacciare Macron.
In queste prime settimane e mesi del 2019 vedremo come riusciremo ad avanzare in questo cammino: se il movimento riesce ad autodifendersi dalla repressione, se evita gli inganni di Macron e del suo governo e i tentativi di istituzionalizzarlo, se riesce ad avanzare nella sua organizzazione e nel suo programma, se procede la confluenza con gli operai delle fabbriche, i settori del movimento operaio organizzato e la gioventù studentesca, la quale ultima ha annunciato mobilitazioni al ripartire dei corsi. Vedremo se, nel calore di questa battaglia, si configurerà un embrione di direzione rivoluzionaria e una alternativa sindacale alla burocrazia.
Da parte nostra, diffonderemo e appoggeremo nei nostri Paesi la lotta dei gilet gialli, perché il suo trionfo è anche il trionfo della classe operaia e delle masse popolari d’Europa, il nostro.

(3 gennaio 2019)
 

Corriente Roja (sezione della Lit - QI nello Stato spagnolo)
Pdac (sezione della Lit - QI in Italia)
Em Luta (sezione della Lit - QI in Portogallo)
Ligue Communiste des Travailleurs (sezione della Lit - QI in Belgio)
International Socialist League (sezione della Lit - QI in Gran Bretagna)
 
[Traduzione dall'originale in spagnolo di Max Dancelli e Marco Sbandi]