Sui fatti di Bari del 21 settembre e le indagini della magistratura
sabato 15 dicembre 2018

Sui fatti di Bari del 21 settembre

e le indagini della magistratura

 

 

 

Nota della sezione di Bari del Pdac

Il 21 settembre dopo una partecipata manifestazione contro le politiche razziste del governo Lega-M5s a Bari un compagno di Alternativa Comunista, Giacomo Petrelli, fu violentemente aggredito e ferito con spranghe, catene e cinghie da un gruppo di fascisti di Casapound partiti dalla sede di via Eritrea. Oltre al compagno Petrelli, che riportò lesioni craniche e la rottura di due vertebre, rimase ferito anche un compagno di Rifondazione comunista e diversi altri furono aggrediti in quella che è risultata una vera e propria imboscata premeditata.

I giorni seguenti sia in città che in provincia si svolsero numerose manifestazioni a sostegno dei compagni aggrediti e ci fu una imponente reazione della Bari antifascista che rispedì al mittente il palese tentativo di infondere paura per mezzo di vili aggressioni squadriste.

A quasi tre mesi di distanza, al termine di un’indagine della Digos coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, il gip di Bari ha disposto il sequestro della sede di Casapound e iscritto nel registro degli indagati 35 persone tra cui 28 militanti del movimento di estrema destra per «riorganizzazione del disciolto partito fascista» e «manifestazione fascista» nonché 10 di loro per aver materialmente compiuto l'aggressione. Sette militanti antifascisti, invece, sono accusati di violenza e minaccia a pubblico ufficiale.

Premesso che i fatti erano chiari sin dalla notte del 21 settembre e che non avevamo bisogno né dei video per sapere che i fascisti avevano aggredito con spranghe e catene gli antifascisti di Bari (viste le ferite profonde sulla testa del nostro compagno Giacomo Petrelli), né di conoscere gli esiti della perquisizione della sede di Casapound per sapere che i loro adepti inneggiano al fascismo e utilizzano all'occorrenza spranghe, cinghie e manganelli, una cosa è certa: che in questa vergognosa storia di squadrismo nero siano indagati anche dei compagni antifascisti rende evidente in modo lampante che non è certo alla magistratura borghese che dobbiamo affidarci per contrastare il fascismo, tant’è che spesso queste misure sono solo un paravento per colpire nel contempo gli «estremisti» di sinistra.

Pertanto, nell’esprimere la massima solidarietà militante alle compagne ed ai compagni accusati, per aver giustamente reagito nei confronti di chi gli impediva di accorrere in difesa delle persone aggredite, ribadiamo che il Partito di Alternativa Comunista non si affida alla magistratura borghese per combattere il fascismo, dato che storicamente (come spiega Trotsky a proposito della richiesta di «mettere fuorilegge» i fascisti tedeschi) queste misure sono illusorie perché alimentano l'illusione che sia lo Stato borghese (che invece li protegge e utilizza) a combattere i fascisti, invitando indirettamente il movimento operaio ad affidarsi ad esso, mentre consentono poi ai fascisti di riorganizzarsi comunque.

L’autodifesa partirà dalle nostre lotte.