Spagna: da Rajoy a Sanchez
sabato 16 giugno 2018

Spagna: da Rajoy a Sanchez

 

di Corriente Roja

(sezione della Lit-Quarta Internazionale nello Stato spagnolo)


 

La mozione di censura contro Rajoy ha trionfato. PP e Ciudanados (Cs) sono stati sconfitti dalla somma dei voti del PSOE, Unidos Podemos, PNV, ERC, PDECat e Bildu. Rajoy è caduto e Sanchez è già il nuovo presidente.
Il PP, il partito della destra neo-franchista, affondato nella corruzione, responsabile dal 2011 dei governi che hanno ferocemente attaccato le libertà e i diritti economici e sociali della classe operaia, ha ricevuto un colpo colossale. A tal proposito, Cs, che mira a sostituirlo come il grande partito della destra spagnola e compete col PP su chi è più reazionario, ne è stato scosso.
Come Corriente Roja, avendo combattuto con tutte le nostre forze Rajoy e i suoi governi, siamo molto felici della sua caduta. Allo stesso tempo, vogliamo mettere in allerta contro le false illusioni. Perché la gioia di vedere cadere Rajoy non deve nascondere l'amara verità che Sanchez non costituisce un cambiamento, ma una sostituzione.

 

L'Unione europea mostra la sua fiducia in Sánchez
Il presidente della Commissione europea, Juncker, ha preso minuti per congratularsi con Sanchez. Nella sua lettera, si è congratulato con lui per il suo "impegno a non modificare il bilancio" del PP e ha espresso la sua "piena fiducia". Non invano, Sanchez si è impegnato a formare "un governo europeista, garante della stabilità economica e di bilancio, conforme ai suoi doveri europei". Sono parole che abbiamo sentito uscire spesso dalla bocca di Rajoy.
Anche la presidenza di Sanchez è stata ben accolta dalla Borsa e dai mercati finanziari. Rosell, il presidente dell'associazione dei grandi padroni (la Confindustria spagnola, ndr), ha sottolineato che Sánchez mantiene relazioni con le imprese di Ibex35 (l'indice di borsa spagnola contenente i titoli a maggiore capitalizzazione, ndr), con molte delle quali ha stabilito contatti regolari negli ultimi mesi.

 

Il programma di Sánchez

Non bisogna farsi ingannare: Sánchez non cambierà la sostanza della politica economica di Rajoy, dettata dall'UE e dagli uomini d'affari di Ibex 35. Non abrogherà la riforma delle pensioni che il PSOE ha approvato e che è alla base del deterioramento del sistema. Non abrogherà la riforma del lavoro del PSOE ed è solo disposto ad ammorbidire le politiche del PP, ma sempre "in accordo con i padroni". Né impedirà la continuità degli sfratti (60.000 l'anno scorso) perché non intende opporsi alle banche e ai "fondi avvoltoio".
Il governo Sanchez approverà alcune misure minori per rastrellare i voti alle prossime elezioni, ma anche quello dipenderà dalle pressioni dell'UE e dei grandi uomini d'affari. Si nasconderà dietro i limiti imposti dal Bilancio, dai compromessi europei e dall'aritmetica parlamentare.
Per quanto riguarda la Catalogna, continuerà a negare il diritto di autodecisione, rivendicando l'articolo 155 se l'unità forzata dovesse essere messa in discussione. Ma se - come indica tutto - ERC, PDECat e, con il loro stile, Torra / Puigdemont, rinunciassero ad esercitare il diritto all'autodeterminazione e si rendessero disponibili a dimenticare il risultato del referendum e quindi la Repubblica catalana, Sánchez  sarebbe disponibile a "dialogare con il governo" e a favorire la "distensione". È per questo che ha proposto di studiare le 46 petizioni presentate da Puigdemont e di rivedere alcune delle leggi sociali catalane sospese dalla Corte costituzionale su richiesta di Rajoy. A seconda di come andranno le cose, la situazione dei prigionieri politici catalani potrebbe essere modificata.

 

L'euforia di Podemos

Risulta difficile condividere l'euforia dei deputati e delle deputate di Podemos che celebrano più dello stesso PSOE l'arrivo di Sanchez alla presidenza. Iglesias ha proposto un governo di coalizione e ha offerto i voti di Podemos come base per il sostegno parlamentare al suo governo. Si è persino dimenticato che solo 15 mesi fa Sánchez voleva formare un governo con Cs e che, fino a ieri, era stata la stampella di Rajoy sull'applicazione della 155, ed è venuto a chiedergli di diventare un "riferimento mondiale dei progressisti".
Sono lontani i tempi in cui Podemos combatté contro il bipartitismo PP-PSOE e mise in discussione il regime del 78 e la sua costituzione. Oggi, ai tempi di Galapagar, la strategia è l'alleanza con il PSOE e il "miglioramento" della Costituzione del 78, che ora viene rivendicata. Per questo motivo, i deputati e le deputate di Podemos, che hanno gridato entusiasticamente "Sì  si  può", hanno iniziato a far proprie le misure di bilancio "antisociali" del PP.

 

Indipendentemente da chi governa, i diritti vanno difesi. Elevare la lotta

Il governo Sanchez è un governo sostitutivo il cui obiettivo principale è quello di salvaguardare il regime in gravi difficoltà. Sánchez parla di dialogo e di attenzione alle "urgenze sociali". Ma non viene a risolvere il problema delle pensioni, degli interinali, degli immigrati, dei disoccupati, degli alloggi, del lavoro precario o delle misere retribuzioni. Non viene a garantire il diritto di autodecisione dei catalani. Arriva per garantire la UE, le compagnie dell' Ibex 35 e il re che la crisi si subordina.
Non abbiamo motivo di accettare una tregua nella lotta e riduzioni delle nostre giuste rivendicazioni. Nessuna rinuncia è giustificata in attesa di promesse che non arriveranno. È, al contrario, un momento per raddoppiare la lotta. E' questo il caso dei pensionati e degli interinali: chiediamo che siano soddisfatte le rivendicazioni e le vogliamo subito.
Ci sono proposte sul tavolo del Coordinamento Statale dei Pensionati per organizzare una marcia a Madrid per esigere che vengano blindate le pensioni a carico del Bilancio, una pensione minima di 1.084 € e il rifiuto dei patti di Toledo. Questa lotta permette di unificare l'intera classe lavoratrice. Una vittoria sarebbe un enorme trionfo per tutti, perché aprirebbe anche un varco per altre richieste chiave come l'abrogazione delle riforme del lavoro. E' anche il momento di far pressione per l'abrogazione completa della legge bavaglio, la LOMCE, l'articolo del codice penale relativo a reati di terrorismo o il rilascio dei prigionieri catalani.
Non si può accettare l'argomento, come è già successo in altre occasioni, che dobbiamo fermare la lotta e ridurre le richieste in modo da non "danneggiare il governo progressista" facendo il gioco di PP e Cs". E' questo l'orientamento di CCOO, UGT e Podemos. Ma non dobbiamo permettere che la lotta sia sterilizzata e strumentalizzata. Se il governo Sanchez è così progressista, non è esattamente questo il momento di far pressione?

 

Con queste regole del gioco, non c'è via d'uscita per la classe operaia

Le politiche per fermare e ridurre la mobilitazione hanno tutte lo stesso obiettivo: trasformarla in uno strumento al servizio delle prossime campagne elettorali. Iglesias ha concluso il suo intervento rivolgendosi a Sanchez con queste parole: "Vinceremo insieme le prossime elezioni generali".
Ma quello che non dicono è che con una costituzione monarchica impossibile da riformare in senso progressista, con i suoi tribunali e i suoi corpi di polizia, con le attuali leggi elettorali, non c'è possibilità che qualunque risultato elettorale possa significare un vero cambiamento per la classe lavoratrice.
Le uniche elezioni che lo consentirebbero sono le elezioni di un'Assemblea Costituente: dove la costituzione monarchica cessa di governare e il popolo ha il potere di cambiare le regole del gioco alle radici. Delle elezioni con leggi elettorali democratiche, dove il voto di ogni persona conta alla stessa maniera, vi è un reale accesso ai mezzi di comunicazione, i deputati e le deputate guadagnano lo stesso di un lavoratore o di una lavoratrice  qualificata e sono in ogni momento revocabili dai loro elettori . Un'Assemblea Costituente che purifichi l'apparato statale e rispetti il diritto delle nazionalità di decidere i suoi vincoli con il resto dello Stato. Che non abbia paura di porre la questione del potere dei grandi imprenditori di IBEX e la sottomissione all'UE.
Per Corriente Roja è una battaglia fondamentale per una soluzione operaia e democratica. Una battaglia per costruire una Libera Unione di Repubbliche e un Governo Operaio sostenuto dai comitati popolari. Una battaglia per smettere di pagare il debito pubblico ai banchieri, per nazionalizzare le banche e le imprese strategiche, per il controllo operaio dell'economia e per la riforma agraria. Una battaglia per gli Stati Uniti Socialisti d'Europa. Una strategia, in breve, per una rivoluzione socialista.
Ma se c'è qualcosa di chiaro, è che non c'è via d'uscita se non la costruisce la classe operaia e la gioventù nelle strade, con la lotta e con la nostra organizzazione indipendente.

(traduzione dallo spagnolo di Salvo de Lorenzo)