1938 - 2018 In difesa della Quarta internazionale
luned́ 21 maggio 2018
1938 - 2018
In difesa della Quarta internazionale
 
 
 
di Eduardo Almeida

 

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Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario della fondazione della IV internazionale. Pubblicheremo nel nostro sito una serie di speciali sul tema della Quarta, e questa è la prima parte dell’articolo di apertura, a breve pubblicheremo la seconda parte.

 
I – IV Internazionale: le condizioni della sua fondazione
Ottant’anni fa, il 3 settembre 1938, veniva fondata a Parigi la IV Internazionale. Oggi il compito della sua ricostruzione appare più necessario che mai. La crescente polarizzazione della situazione politica mondiale, la crisi dello stalinismo e delle altre organizzazioni riformiste aprono spazi che esigono la costruzione di partiti rivoluzionari e della IV Internazionale per poter fare un salto in avanti. Nel caso in cui ciò non accada, assisteremo a nuove sconfitte dei processi rivoluzionari.
Le condizioni che portarono al congresso di fondazione della Quarta riflettevano la situazione politica contingente in quell’epoca. L’ascesa del nazismo e dello stalinismo generavano una condizione generale di arretramento. La feroce persecuzione politica dello stalinismo costrinse a misure di sicurezza estreme, lo stesso Trotsky non potè essere presente al congresso che durò un solo giorno. Alcuni giorni prima dell’apertura del congresso, la polizia segreta di Stalin sequestrò e uccise Rudolf Klement, organizzatore del congresso e segretario generale della Quarta, al quale era stato affidato il compito di redigere la bozza dello statuto.
Vennero votati solo alcuni documenti: il Programma di transizione, una bozza dello statuto (di cui fu data informazione orale dal momento che il testo originale sparì con Klement), un manifesto contro la guerra, una risoluzione sui giovani e vennero letti alcuni saluti.
La proposta di fondare la Quarta ebbe origine nel 1933, dopo che la Terza Internazionale aveva sostenuto la politica sviluppata dal Partito comunista tedesco che respinse il fronte unico con la democrazia, facilitando la vittoria di Hitler. Non fu l'enorme tradimento dello stalinismo a condurre Trotsky alla rottura in quel preciso momento, ma la constatazione che di fronte a quel tradimento la Terza non reagì in alcun modo, dimostrando di fatto la sua burocratizzazione e l’abbandono della rivoluzione.
In quel momento, Trotsky giunse alla conclusione che era necessario fondare la IV Internazionale. Era l'unico modo per preservare i principi leninisti e prepararsi alla prossima ascesa rivoluzionaria che probabilmente sarebbe arrivata dopo la guerra mondiale che si stava approssimando.
La situazione era molto complessa, da una parte la rapida ascesa del nazismo, dall’altra lo stalinismo che tramite la Terza Internazionale applicava politiche disastrose, contribuendo alla sconfitta dei processi rivoluzionari in Spagna e in Francia. Contemporaneamente, lo stalinismo portava avanti un attacco brutale contro tutto ciò che rimaneva della vecchia dirigenza  bolscevica. Attraverso i processi di Mosca, valendosi di false accuse, condannò a morte la maggior parte dei dirigenti bolscevichi che avevano avuto un ruolo nella rivoluzione russa. I seguaci di Trotsky morirono nei campi di concentramento dell’Unione sovietica o a causa della persecuzione della polizia segreta stalinista in tutta Europa.
Trotsky ha dovuto affrontare la resistenza dei suoi stessi sostenitori per fondare la Quarta Internazionale. Nel Programma di transizione risponde: “Gli scettici si chiedono: ma era tempo di fondare una nuova internazionale? È impossibile, dicono, costruire un'internazionale "artificialmente" , "solo grandi eventi possono farla sorgere", ecc. (...)  La Quarta Internazionale nasce già da grandi eventi: le più grandi sconfitte nella storia del proletariato”.
“La causa di queste sconfitte sta nella degenerazione e nel tradimento della vecchia direzione. La lotta di classe non ammette interruzioni. Per la rivoluzione, la Terza Internazionale, come fu per la Seconda, è morta. Lunga vita alla IV Internazionale!”
“È debole? Sì, le sue fila non sono numerose perché è giovane e per ora è composta principalmente da quadri. Questi quadri, però, sono la base per il futuro”. “Al di fuori di questo contesto, non esiste sulla terra una sola corrente rivoluzionaria degna di questo nome. Se la nostra internazionale è debole numericamente, è forte per la sua dottrina, il suo programma, la sua tradizione e l’incomparabile coraggio dei suoi quadri”.
Al momento della sua fondazione, la Quarta contava meno di seimila militanti: Stati Uniti 2500 militanti, Belgio 800, Francia 600, Polonia 350, Germania 200 (dei quali 120 in carcere), Inghilterra 170, Cecoslovacchia tra 150 e 200, Grecia 100, Brasile 50, Cile 100, Cuba 100, Sud Africa 100, Canada 75, Olanda 50, Australia 50, Spagna tra 10 e 30, Messico 150.
Anche in queste condizioni molto difficili, la fondazione della IV fu un successo. La III Internazionale, a quel tempo, era stata completamente degenerata dallo stalinismo per cui lo scopo era stabilire un filo di continuità con la tradizione marxista, che si era espressa nella rivoluzione russa e nei primi quattro congressi della Terza.
Il Programma di transizione è ancora oggi il riferimento programmatico più importante dei rivoluzionari socialisti. Sintetizza la comprensione del mondo e i compiti dei rivoluzionari in una situazione inedita, dopo la burocratizzazione dell'Urss.
Trotsky considerava la costruzione della IV Internazionale il compito più importante della sua vita: “Continuo a pensare che il lavoro in cui sono impegnato, nonostante il suo carattere estremamente insufficiente e frammentario, sia il più importante della mia vita; più di quello del 1917, o di quello della guerra civile, o di qualsiasi altro.
Per esprimermi più chiaramente, aggiungerei quanto segue. Se non fossi stato a Pietrogrado nel 1917, la Rivoluzione d'Ottobre sarebbe comunque avvenuta, a condizione che Lenin fosse presente a dirigerla...
Pertanto, sicuramente non posso affermare che il mio lavoro fosse "indispensabile" nel periodo che va dal 1917 al 1921. Ma ora il mio lavoro è invece "indispensabile" e in questa affermazione non credo ci sia arroganza. La distruzione delle due internazionali ha posto un problema che nessuno dei suoi dirigenti è in grado di risolvere... Non è rimasto nessuno, a parte me, che può portare a termine la missione di armare una nuova generazione con il metodo rivoluzionario, sopra la testa dei capi della Seconda e della Terza Internazionale”.
 
II - La distruzione della IV
Ma anche Stalin sapeva dell'importanza storica di Trotsky. Il 20 agosto 1940, un agente stalinista, Ramón Mercader, uccise l'anziano rivoluzionario in Messico.
La IV Internazionale, di recente fondazione, subì una perdita tremenda. A questo si accompagnò un'evoluzione molto difficile della realtà oggettiva. Trotsky aveva previsto l'avvicinarsi della seconda guerra mondiale ma anche che, assieme ai processi rivoluzionari che l'avrebbero accompagnata, la IV sarebbe diventata un'organizzazione con influenza di massa. Nel suo messaggio alla Conferenza di Fondazione della IV, concluse in questo modo: “Permettetemi di concludere con una previsione: nei prossimi dieci anni il programma della Quarta Internazionale diventerà la guida di milioni di persone e quei milioni di rivoluzionari sapranno come capovolgere il cielo e la terra”.
La fine della seconda guerra mondiale generò realmente una grande ascesa rivoluzionaria, con la sconfitta del nazismo, la liberazione delle colonie e l'esproprio del capitalismo in diversi Paesi. Ma, contrariamente alla previsioni di Trotsky, fu lo stalinismo a guadagnare la direzione di quei processi. L'apparato stalinista raggiunse una dimensione internazionale senza precedenti, dirigendo Stati che raccoglievano un terzo dell'umanità. E questo generò aspettative nelle avanguardie del mondo intero verso le direzioni staliniste e limitò lo spazio politico di crescita della IV Internazionale.
Ciò accadde esattamente in un momento in cui la IV aveva perso il suo dirigente principale. Questi sono elementi che aiutano a spiegare la crisi che è venuta dopo. Ma non si può avere una comprensione deterministica di quella crisi. Ciò che portò alla distruzione della IV fu il fatto che la nuova direzione, di fronte a questa situazione difficile, capitolò direttamente e apertamente allo stalinismo. La crisi era quasi inevitabile; la distruzione fu responsabilità della nuova direzione della IV.
Il Terzo Congresso della IV Internazionale nel 1951, sotto la direzione di Michel Pablo e Ernest Mandel, votò per il documento di Pablo “Dove andiamo”. Quel documento prevedeva una nuova guerra mondiale dell'imperialismo contro l'Unione Sovietica e che, a causa della guerra, gli Stati operai guidati dalle burocrazie staliniane sarebbero diventati alleati nella mobilitazione rivoluzionaria delle masse. I partiti stalinisti sarebbero stati le avanguardie delle lotte per decine di anni, e l'unica alternativa per i rivoluzionari consisteva nel fare un “entrismo sui generis” in quei partiti. Questa tattica entrista era diversa da quella proposta da Trotsky nei partiti socialdemocratici negli anni '30, perché non si trattava di  entrare per un periodo breve per combattere le posizioni delle direzioni socialdemocratiche e guadagnare un settore rivoluzionario per una successiva rottura. Era un “entrismo” per rimanere, per fornire consigli ai partiti comunisti, fino alla lotta per il potere.
Così, la IV rinunciò alla lotta contro gli apparati riformisti e alla costruzione dei partiti rivoluzionari. Ciò portò alla sua distruzione, avvenuta nel 1953, che in realtà non fu mai superata.
A quel tempo, c'era la possibilità di evitare la distruzione. Un'opposizione internazionale fu sviluppata dal Swp (il più grande partito trotskista dell'epoca), dal partito francese guidato da Lambert, dal partito inglese diretto da Heally e da quello argentino diretto da Nahuel Moreno. Con questa base, sarebbe stato possibile sviluppare la lotta per la ricostruzione della IV. Ma l'Swp, che si assunse quel compito, diede la priorità alla propria costruzione attraverso una deviazione nazional trotskista, e tale possibilità fu abortita.
Nel 1963, a partire dal riconoscimento di Cuba come Stato operaio, ebbe luogo l'unificazione della maggior parte delle correnti trotskiste. Fu così che ebbe origine il cosiddetto Segretariato unificato della IV. Tuttavia, non fu fatto alcun bilancio delle deviazioni precedenti e la direzione del Su rimase nelle mani di Mandel, mantenendo la stessa posizione di capitolazione alle direzioni maggioritarie del movimento. Come abbiamo affermato nelle tesi della Fondazione della Lit: “...ogni grande evento della lotta tra le classi (principalmente ogni grande vittoria rivoluzionaria di dimensione mondiale) ha motivato, in alcuni settori del nostro movimento, la tendenza ad adattarsi alla direzione burocratica o nazionalista di quella vittoria”.
In tal modo, queste direzioni capitolarono successivamente a tutti i tipi di direzioni piccolo-borghesi e riformiste del movimento di massa, come il maoismo, il guevarismo guerrigliero, il castrismo, il sandinismo, il Mfa portoghese. Ciò condusse la IV da una crisi all'altra, sprecando innumerevoli opportunità di ricostruzione della nostra Internazionale.
Ancora una volta, il fattore decisivo non fu la realtà oggettiva sfavorevole, e nemmeno le pressioni degli apparati. Ciò che fu determinante fu la risposta data a queste pressioni, fu la politica di capitolazione dei dirigenti del Su ai dirigenti riformisti e alle direzioni nazionaliste borghesi del movimento di massa. Ciò impedì la ricostruzione della IV.
 
III - Bolscevismo (trotskismo) e stalinismo sono due opposti
Una parte della campagna della borghesia contro i rivoluzionari consiste nel provare a identificarli con lo stalinismo. Come se i bolscevichi leninisti che fecero la rivoluzione russa e gli stalinisti che la distrussero fossero la stessa cosa. Non lo sono. E il trotskismo, che è il legittimo erede del bolscevismo, è l’opposto dello stalinismo.
I bolscevichi puntarono sempre alla rivoluzione internazionale e, in particolare, europea. La rivoluzione russa riuscì a spezzare la catena capitalista nel suo anello più debole, l’arretrata Russia. Ma la strategia socialista presuppone la pianificazione internazionale dell’economia e non il “socialismo in un solo Paese”. Solo lo sviluppo delle forze produttive su scala internazionale può porre le basi materiali per l’avanzamento in direzione del socialismo. Il socialismo è per sua natura internazionale e può trionfare definitivamente solo sconfiggendo il capitalismo su scala mondiale.
Tuttavia, la rivoluzione fu sconfitta in Germania nel 1919 e nel 1923, così come in vari Paesi europei. Nel 1927 ci fu una nuova sconfitta in Cina. La rivoluzione russa restò isolata.
D’altro lato, il proletariato russo dovette affrontare e sconfiggere gli eserciti dei due maggiori Paesi imperialisti. Ma pagò un prezzo molto elevato, con buona parte degli operai (in particolare la sua avanguardia) deceduta nei campi di battaglia.
L’isolamento mondiale non permise che questa economia potesse avanzare più in là di un certo punto. Il proletariato, indebolito dalla perdita dei suoi migliori combattenti, non poté sostenere il regime creato nel 1917. Dallo stesso proletariato nacque la burocrazia, che approfittò del riflusso della rivoluzione mondiale e dell’isolamento della rivoluzione russa per prendere il potere.
L’arretratezza economica russa generò le tendenze alla burocratizzazione che andarono sviluppandosi. La controrivoluzione stalinista cambiò completamente il regime dei soviet. La democrazia interna fu soppressa nel partito bolscevico prima e nei soviet poi. La vecchia guardia bolscevica fu arrestata e, la sua maggioranza, assassinata. Molti furono giudicati nei “processi di Mosca” e fucilati. Trotsky fu assassinato in esilio nel 1940. Qualsiasi opposizione nei soviet finì per essere perseguitata e annichilita. L’ambiente artistico smise di essere libero e polemico, e si impose una censura stupida e reazionaria. Il “realismo socialista” si convertì nell’“arte ufficiale”, in realtà un mezzo di propaganda del regime. Mayakovsky si suicidò nel 1930, Malevich morì abbandonato nel 1935.
Le conquiste contro le oppressioni delle donne e degli omosessuali furono cancellate. L’oppressione nazionale ritornò. E l’Urss si trasformò nuovamente – come la Russia zarista – in una “prigione dei popoli”.
La III Internazionale smise di essere una leva per la rivoluzione mondiale e si trasformò in un braccio obbediente alla burocrazia sovietica, finché non venne sciolta da Stalin nel 1943, come dimostrazione di buona volontà nei confronti dell’imperialismo.
La propaganda imperialista si impegna ad equiparare stalinismo e bolscevismo, e in questo è aiutata da tutto l’apparato stalinista. Si tratta di una manovra ideologica essenziale per oscurare i primi anni della rivoluzione russa.
Tuttavia, lo stalinismo fu l’agente e l’espressione della sconfitta della rivoluzione. Si impose solo attraverso una vera guerra civile. La dittatura stalinista massacrò più di 700.000 persone, a cominciare dalla maggioranza del Comitato centrale che diresse la rivoluzione del 1917.
Lo stalinismo è stato il più grande apparato controrivoluzionario all’interno del movimento operaio di tutta la storia. Ha usufruito dell’autorità della rivoluzione russa, usurpandola,  e di un'enorme quantità di risorse derivanti dal controllo dell’apparato statale dell’Urss (e poi degli altri Stati operai burocratizzati). Ha potuto corrompere gran parte dell’avanguardia che si sviluppava in tutto il mondo.
L’ideologia ufficiale dello stalinismo combinava la costruzione del “socialismo” nell’Urss (“socialismo in un solo Paese”) e la coesistenza pacifica con l’imperialismo. Questo portò a grandi sconfitte per i processi rivoluzionari.
La direzione già stalinizzata della Terza ebbe responsabilità nella sconfitta della rivoluzione nel 1923 in Germania e nel 1927 in Cina. Poi lo stalinismo facilitò la vittoria di Hitler in Germania respingendo la politica di fronte unico, nel cosiddetto “terzo periodo” di ultrasinistra. Effettuò una svolta a destra con la politica dei fronti popolari (coalizioni con le borghesie “progressiste”, tattica mai abbandonata) portando alla sconfitta della rivoluzione spagnola.
Nel dopoguerra Stalin fece sì che i PC di Francia e Italia restituissero alla borghesia il potere che le era stato sottratto con la sconfitta del nazifascismo. Così, lo stalinismo rese possibile che l’imperialismo sopravvivesse nel cuore dell’Europa.
Le conseguenze sull’economia cominciarono subito a sentirsi nello Stato operaio russo. Il fallimento della strategia del “socialismo in un solo Paese” era evidente. In un primo momento questi limiti furono relativi, rendendo ancora possibile una grossa crescita economica. Però dopo si trasformarono in assoluti. L’economia dell’Urss e degli altri Stati operai burocratizzati entrarono in decadenza negli anni ‘60 del secolo scorso. Progressivamente le burocrazie approfondirono le relazioni di dipendenza economica di questi Stati con l’imperialismo, in particolare per il meccanismo del debito estero. Inoltre, andarono a poco a poco introducendo riforme economiche con sempre più elementi di mercato.
I lavoratori, sempre più scontenti, si ribellarono contro le dittature staliniste. Le rivoluzioni politiche in Germania (1953), Ungheria (1956), Cecoslovacchia (1968) e Polonia (1980) misero lo stalinismo in forte crisi. Ma queste rivoluzioni furono sconfitte dalla repressione diretta delle truppe dell’Urss o delle burocrazie staliniste. Alla fine la burocrazia mise da parte i piani parziali di riforme e avanzò fino alla restaurazione del capitalismo in questi Paesi. Le burocrazie diressero il processo di restaurazione in questi Stati, iniziando dalla Yugoslavia, negli anni '60, poi in Cina verso la fine degli anni ‘70, e nell’Urss, con l’ascesa di Gorbachov, nel 1985-1987.
I sollevamenti occorsi nell’URSS e nell’Est europeo negli anni '90 furono diretti contro la caduta brutale del livello di vita (abbassamento salariale, iperinflazione, carenze, speculazione sfrenata) determinata dalla restaurazione del capitalismo. Le masse si scontrarono con le dittature staliniste, che in quel momento comandavano già degli Stati borghesi. L’apparato mondiale dello stalinismo finì per essere sconfitto dall’azione delle masse. Però, per l’assenza di direzioni rivoluzionarie, ad assumere il potere furono direzioni borghesi, provenienti molte volte dalle stesse burocrazie.
La restaurazione del capitalismo fu l’ultimo tradimento dello stalinismo alla causa del proletariato mondiale. L’imperialismo approfittò di questo per lanciare la gigantesca campagna sulla “morte del socialismo”, equiparando stalinismo e socialismo. Questa campagna vuole mostrare il capitalismo come unica alternativa per l’umanità, e la democrazia borghese come l’obbiettivo generale di tutti i popoli.
Oggi lo stalinismo è ripudiato ampiamente in tutto il mondo. Il trotskismo, che si oppose frontalmente allo stalinismo e per questo pagò con la vita di centinaia di migliaia di quadri, è l’erede del bolscevismo.
 
IV - Socialismo o barbarie
Oggi, al contrario di quello che sostengono i propagandisti del capitalismo, l'alternativa “socialismo o barbarie” è più attuale che mai.
Il Manifesto comunista, 170 anni dopo la sua pubblicazione, continua ad essere attuale: “... l'operaio moderno anziché elevarsi con il progresso dell'industria affonda sempre di più al di sotto delle condizioni della sua stessa classe. L'operaio diventa un indigente e il pauperismo si sviluppa ancora più in fretta che la popolazione e la ricchezza”.
Il Programma di transizione, con i suoi 80 anni, afferma che: “Le forze produttive dell’umanità hanno cessato di crescere. Le nuove invenzioni e i nuovi progressi tecnici non conducono a una crescita della ricchezza materiale. Le crisi di congiuntura, nelle condizioni della crisi sociale di tutto il sistema capitalista, apportano alle masse privazioni e sofferenze sempre maggiori”.
La crisi economica mondiale del 2007-2008 ha distrutto l'ideologia neoliberale. Ogni giorno che passa rivela sempre di più il vero volto dello sfruttamento capitalista. Esistono evidenti aspetti di barbarie nella realtà quotidiana.
I lavoratori affrontano oggi una forte caduta dei loro salari, la precarizzazione della maggior parte della forza lavoro (solo un quarto con impieghi stabili), pessime condizioni di sanità ed istruzione pubbliche. È ormai svanita, persino nei Paesi imperialisti, l'aspettativa di ascesa sociale che c'era in passato.
Il pianeta, in pieno XXI secolo, vive una profonda decadenza economica, culturale, morale e ideologica. I profughi di guerra raggiungono i 60 milioni di persone; la disoccupazione ha smesso di riguardare una minoranza della popolazione che il capitalismo usava come “esercito industriale di riserva” per coinvolgere intere popolazioni. La metà degli abitanti vive in condizioni di povertà e di miseria. Una nuova crisi recessiva mondiale si annuncia all'orizzonte.
La violenza contro le donne, i neri e gli omosessuali raggiunge livelli assurdi. Esistono chiari indizi di barbarie nella periferia di ognuna delle grandi città del mondo. Il riscaldamento globale minaccia il futuro del pianeta.
O il proletariato riprende l'esempio della Rivoluzione russa del 1917, o il capitalismo condurrà inevitabilmente il mondo alla barbarie.
È però ampiamente maggioritaria tra i lavoratori – e anche nell'avanguardia – la convinzione che una rivoluzione socialista oggi sia impossibile. Per noi, non è così. È importante ricordare la frase di Trotsky: “Ogni rivoluzione è impossibile... finché non diventa inevitabile”.
Insieme agli elementi crescenti di barbarie si approfondiscono i segnali di instabilità economica o politica in grandi parti del pianeta. Esiste una polarizzazione sociale, economica e politica crescente, che può provocare nuovi processi rivoluzionari.
I riformisti dicono che una rivoluzione socialista non è possibile perché “non è nella coscienza delle masse”; a noi piacerebbe ricordare le parole di Lenin su questo tema, in polemica con i riformisti di quell'epoca: “... nel 1901, in Russia nessuno sapeva né poteva sapere che la prima "battaglia decisiva" avrebbe avuto luogo quattro anni più tardi – si badi bene: quattro anni più tardi – e non sarebbe stata "decisiva"... la rivoluzione non cade mai dal cielo già pronta, e all'inizio dell’effervescenza rivoluzionaria nessuno sa se e quando essa condurrà a una rivoluzione "vera", "autentica".”
Lenin scrive queste parole poco meno di due anni prima della Rivoluzione d'Ottobre, quando lottava in posizione assolutamente minoritaria contro i partiti socialdemocratici che capitolavano alle borghesie imperialiste in guerra.
Non stiamo profetizzando alcuna rivoluzione socialista in pochi anni. Evidentemente, c'è bisogno di un lungo cammino per la costruzione di una direzione rivoluzionaria con influenza di massa sul proletariato, come fu il partito bolscevico. Stiamo polemizzando con i riformisti che fanno di tutto per fare arretrare la coscienza dei lavoratori per poi argomentare sulla “coscienza arretrata” per dire che la rivoluzione è impossibile. Con lo stesso metodo leninista, sosteniamo lo stimolo alle lotte dirette dei lavoratori, affinché essi rompano con queste direzioni riformiste.
 
V - La necessità della ricostruzione della IV Internazionale
Oggi è necessario ricostruire la IV Internazionale. La restaurazione del capitalismo negli ex Stati operai burocratizzati, il crollo delle dittature staliniste e dell'apparato stalinista mondiale confermarono le previsioni di Trotsky sulla burocrazia. La grande crisi mondiale del capitalismo del 2007-2008 ha gettato un enorme discredito sulla “vittoria del capitalismo”, espressione usata dai propagandisti della borghesia. I duri attacchi dei piani neoliberali costringono i lavoratori alla lotta, generando un crescente processo di polarizzazione della lotta di classe e instabilità politica, con enormi disuguaglianze da Paese a Paese. La crisi dello stalinismo e degli apparati riformisti libera forze per la riorganizzazione del movimento di massa. A rafforzarsi talvolta sono gruppi di ultradestra, altre volte sono raggruppamenti di sinistra. 
In questo quadro, esiste un'enorme contraddizione: mentre il programma della IV si conferma attuale, come organizzazione mondiale la IV ancora non esiste. Per questo motivo, il compito della sua ricostruzione è una necessità. 
Il Programma di transizione continua ad essere il principale riferimento programmatico fino ad oggi. Trotsky, nell'agosto del 1933, diceva che le sue basi si trovavano nel Manifesto comunista e nei primi quattro congressi della III Internazionale (realizzati ancora sotto la direzione di Lenin e Trotsky): “Non ci può essere politica rivoluzionaria senza teoria rivoluzionaria. Su questo non abbiamo bisogno di ripartire di zero. Ci basiamo su Marx ed Engels. I primi quattro congressi dell'Internazionale comunista ci trasmisero un'eredità programmatica di valore inestimabile… Uno dei compiti primari, più urgenti delle organizzazioni che alzano la bandiera della rigenerazione del movimento rivoluzionario, consiste nel riprendere le decisioni di quattro primi congressi, metterle in ordine e dedicare loro una discussione seria alla luce dei compiti futuri del proletariato”. 
Il Programma di transizione poggia in primo luogo sul Manifesto comunista, sulla teoria della lotta di classe, sulla difesa dell'indipendenza di classe, sull'internazionalismo operaio e sulla dittatura del proletariato. Incorpora anche tutte le elaborazioni centrali del leninismo, che include la comprensione dell'epoca imperialista e le sue conseguenze di guerre e rivoluzioni. 
Il Programma di transizione supera così la separazione tra il programma minimo (delle rivendicazioni immediate, come gli aumenti salariali o il contrasto alla disoccupazione) e quello massimo (la lotta per il potere), tipica della socialdemocrazia nell'epoca ascendente del capitalismo e usata fino ad oggi dai riformisti. Il Programma di transizione cerca di mobilitare i lavoratori a partire dalle loro lotte quotidiane, e di indicare a partire da lì un sistema di consegne nell'agitazione politica e nella propaganda per la necessità di lottare contro il governo, il regime e il sistema capitalista, per la necessità della lotta per il potere. 
“È necessario aiutare le masse, nel processo della lotta quotidiana, a trovare il ponte tra le loro rivendicazioni attuali e il programma socialista della rivoluzione. Quel ponte deve contenere un sistema di rivendicazioni transitorie che partano dalle condizioni attuali e dall'attuale coscienza di ampie fasce della classe operaia e conducano invariabilmente a un solo risultato finale: la conquista del potere per il proletariato”. 
Si tratta di incorporare e superare le elaborazioni precedenti, inclusa la comprensione del mondo a partire da un nuovo fatto storico quale fu la burocratizzazione dell'Urss. Incorpora una definizione che continua ad essere assolutamente valida fino ad oggi: 
“Cominciamo dal dire che la crisi dell'umanità è la crisi di direzione, della sua direzione rivoluzionaria, e che, pertanto, il grande compito è avanzare nel superamento di questa crisi”.
Questa comprensione del mondo e dei compiti dei rivoluzionari ci permette di dire che il marxismo attuale è il trotskismo. Nessuna variante ha seguito l'evoluzione della realtà nel passaggio dal XX al XXI secolo. Evidentemente, il Programma di transizione deve essere aggiornato, come discutiamo più avanti. Ma, innegabilmente, oggi è la base per qualunque programma rivoluzionario. 
Ciononostante, se il programma della IV ha superato la prova della storia, non si può dire la stessa cosa del movimento trotskista. Buona parte delle organizzazioni che hanno origine nel trotskismo abbandonarono il Programma di transizione e lasciarono da parte il compito della ricostruzione della IV. Il risultato è che la IV, come organizzazione mondiale, non fu mai come costruita né ricostruita, ed oggi non esiste. 
In realtà, la IV disegnata da Trotsky era semplicemente la continuità della III Internazionale dei primi quattro congressi, prima della sua burocratizzazione. Il progetto era simile a quello della Terza, ora contenuto nel Programma di transizione. Quel progetto non poté materializzarsi mai, né con Trotsky in vita né dopo. 
Questo è oggi il compito necessario. Per fortuna, la lotta per la ricostruzione della IV è viva e ha dei punti di appoggio nella realtà. La Lit, fondata da Nahuel Moreno, è la sua base più importante. Fu formata nel corso di una lunga battaglia di più di 40 anni, grazie alla quale si riuscì a preservare nelle cornici del trotskismo un importante numero di organizzazioni e militanti, anche se non si riuscì ad ostacolare la dispersione della maggioranza del trotskismo e la distruzione della IV Internazionale. La Lit è un embrione di Internazionale, al servizio della ricostruzione della IV.
 
(I parte - continua)
(traduzione a cura del Gruppo traduttori del Pdac)