Cinema e denunce di violenze sessuali
luned 26 febbraio 2018

Cinema e denunce di violenze sessuali

Per un’arte libera da violenza

e oppressione di genere !

 

di Patrizia Cammarata

Condanniamo senza riserve la violenza maschilista, sia quella psicologica sia quella fisica, che è stata denunciata da un numero notevole di lavoratrici del cinema, del teatro, della televisione, in tutto il mondo.
Solidarizziamo e difendiamo le donne, le attrici e le registe, le lavoratrici dello spettacolo, che hanno subito e subiscono oppressione e abusi da parte di uomini registi, produttori, attori e che hanno denunciato il marcio che si nasconde sotto lo scintillio di quel mondo.
Al contempo, non possiamo esimerci dal considerare che quanto avvenuto nelle situazioni che queste donne hanno denunciato, arriva, purtroppo, alla stragrande maggioranza delle altre donne come qualcosa comunque di estraneo, perché arriva da un mondo in cui la denuncia appare, pur nella sua tragicità, lontana ed edulcorata, deformata dallo scintillio dei riflettori e dei lustrini che quel ricchissimo mondo di nicchia, lontano dalla quotidianità delle donne, rappresenta.
È per questo che queste denunce, che pur appoggiamo e con le quali solidarizziamo, non potranno, nonostante la grande esposizione mediatica, né fornire le risposte né rappresentare la tragedia che le grandi masse di lavoratrici, delle precarie, delle disoccupate, delle donne delle masse popolari subiscono nella società e nei posti di lavoro (nei campi controllati dai caporali, nelle fabbriche, negli uffici, nei servizi, nelle cooperative), lontani dalla fama e dai riflettori.
Questa massa di donne ogni giorno subisce la doppia oppressione (di genere, come le attrici e le registe che hanno denunciato i soprusi) ma anche di classe (perché povere e sconosciute) e, quello che è subito, è subito spesso per salvaguardare un lavoro che permette la semplice sopravvivenza, un misero salario, un lavoro che in diversi casi non tutela nemmeno la loro salute o la loro sopravvivenza.
Queste donne, pur riconoscendosi in parte con le attrici e le registe, sono divise da loro da un concetto che rappresenta una realtà di fatto: “il genere ci unisce, ma la classe ci divide”.
È quindi necessaria l’organizzazione delle donne lavoratrici, delle disoccupate, delle studentesse e delle pensionate povere, perché per abbattere abusi e violenze è necessario abbattere il capitalismo, vero responsabile della cultura maschilista, perché il capitalismo è un sistema che sviluppa quotidianamente crimini di genere e di classe e che non permetterà mai il dispiegarsi di un’arte accessibile a tutte e tutti, non permetterà mai il dispiegarsi di un’arte che contribuisca alla liberazione intellettuale e umana di tutte le donne e tutti gli uomini.