Cesare Battisti: il mostro in prima pagina
marted́ 24 ottobre 2017
Cesare Battisti:
il mostro in prima pagina
 

 
di Fabiana Stefanoni 
 
cesare_battisti
 
 
 
(Solidarietà con Battisti al recente congresso della Csp Conlutas, in Brasile)
 
 
 
Già in passato, in occasione del suo primo arresto in Brasile, avevamo scritto un articolo sulla vicenda assurda di Cesare Battisti: la storia di un uomo che è ancora costretto a fuggire a causa di presunti reati che risalgono a più di cinquant’anni fa e di cui non si possiede alcuna prova. Come dimostriamo in questo articolo – nel quale in gran parte ci limitiamo a ribadire quello che già avevamo scritto in occasione del suo precedente arresto in Brasile – la condanna all’ergastolo di Cesare Battisti è una condanna politica: è la vendetta dello Stato italiano contro una stagione di lotte operaie che la borghesia italiana non ha intenzione di lasciare impunite. E’ una condanna in contumacia, che viola persino le ipocrite regole della giustizia liberale borghese, regole che, almeno in teoria, dovrebbe riconoscere a ogni accusato il diritto di difendersi.
 
L’arresto-montatura sul confine con la Bolivia
Non ci interessa sapere quali sono i motivi per cui Cesare Battisti si trovava in una località, Curumà, sul confine con la Bolivia. Lui sostiene che l’arresto è stato una trappola (1), e che si trovava là con amici per fare acquisti. In molti sostengono che stava tentando la fuga in Bolivia: se anche così fosse, per quanto ci riguarda ne aveva pieno diritto. Esprimiamo solidarietà a quest’uomo in fuga perenne per la sola “colpa” di aver partecipato, con le proprie posizioni politiche, a una stagione di duri scontri di classe, posizionandosi, agli occhi di chi oggi in Italia detiene le redini del potere politico, dalla parte sbagliata della barricata. Senza dubbio, il pretesto di questo nuovo arresto – “evasione fiscale e riciclaggio” - è ridicolo: un’accusa priva di qualsiasi fondamento. Peraltro Battisti si trovava con altre due persone e possedevano in tutto solo 25 mila reais (equivalenti a circa 6.600 euro) e il limite consentito dalle leggi per l’esportazione di denaro è 10 mila reais a testa.
Al di là delle prese di posizione forcaiole da parte della maggioranza dei partiti borghesi  – dai partiti di destra al Pd al M5S – e del vergognoso silenzio complice dei partiti della sinistra parlamentare (come Sinistra Italiana) non passa inosservata la canea che si sta sviluppando in relazione a questa vicenda. Tutta la stampa italiana, inclusa quella cosiddetta “progressista” (2), sta sbattendo il mostro Battisti in prima pagina.
Nauseanti sono le dichiarazioni di Matteo Renzi, che si scandalizza perché Cesare Battisti, dopo aver dormito due notti sul pavimento di una cella, si è concesso una birra all’aeroporto. Noi, piuttosto, ci scandalizziamo per il fatto che Cesare Battisti sia costretto ancora oggi a fuggire, mentre parlamentari e governanti corrotti (inclusi quelli condannati: Berlusconi vale per tutti!), industriali sfruttatori (inclusi quelli che licenziano per trasferire la produzione all’estero) e banchieri speculatori restano impuniti ai loro posti di potere, a brindare con champagne e vini costosissimi. Ci scandalizziamo per gli articoli e i servizi forcaioli della stampa e delle televisioni italiane, che dedicano le prime pagine e i titoli di copertina al “criminale” Battisti e alle sue presunte vittime, mentre riservano solo invisibili trafiletti alle tante vittime del capitalismo (dai migliaia di immigrati naufragati nel Mediterraneo, ai tanti morti sul lavoro, alle centinaia di donne uccise dalla violenza maschilista). Ci scandalizziamo, infine, per una giustizia indegna di questo nome, sempre prona al servizio dei capitalisti, molti dei quali hanno le mani sporche di sangue (come i Benetton, complici della scomparsa di Santiago Maldonado in Argentina, il cui corpo senza vita è stato appena ritrovato) (3).
 
Una ricostruzione della vicenda
Ma chi è Cesare Battisti e perché è stato condannato all’ergastolo? Ora scrittore di noir, Cesare Battisti aderì nel 1977 ai Proletari armati per il comunismo, un'organizzazione che fondava la sua pratica politica su azioni terroristiche, in questo modo separandosi dalla lotta delle masse. Il fondatore dei Pac era Pietro Mutti, poi pentito, il principale accusatore di Battisti per omicidi mai commessi.
Battisti fu arrestato di nuovo nel 1979, nell'ambito di una serie di retate a Milano in seguito all'omicidio di un gioielliere, Torregiani: si trattava di un omicidio che nasceva da un caso di delinquenza comune e che venne utilizzato per colpire il movimento milanese. Battisti fu accusato di coinvolgimento in questo omicidio e, fatto assurdo, di aver partecipato anche a un omicidio che avvenne lo stesso giorno quasi alla stessa ora a centinaia di chilometri di distanza (l'omicidio del macellaio Sabbadin, a Udine). È accusato anche di altri due omicidi e varie rapine. Nel 1981 riuscì a evadere dal carcere di Frosinone dove era rinchiuso e a fuggire prima in Francia, poi in Messico, per poi tornare in Francia e, infine, approdare in Brasile dopo l’accoglimento da parte della Francia della richiesta di estradizione da parte dell’Italia. Vale la pena ricordare che, se fu l’allora ministro leghista della giustizia Castelli a vantare il merito della concessione dell’estradizione, la richiesta era già stata fatta da un governo di centrosinistra (il governo che aveva Bertinotti presidente della Camera e Paolo Ferrero ministro, entrambi allora di Rifondazione comunista).

Una vendetta dello Stato borghese
La condanna nel 1990 all'ergastolo si basò essenzialmente sulla testimonianza inattendibile di un "pentito" (lo stesso Mutti), senza prove e senza la possibilità per Battisti di difendersi, dato che era all’estero. Ci sono varie denunce che parlano dell’impiego della tortura e della minaccia in fase istruttoria per estorcere “confessioni” (4). E’ una condanna che va compresa nel contesto delle “leggi di emergenza” del periodo 1975-1982 e alla luce della volontà di vendetta postuma da parte dello Stato e della borghesia italiani nei confronti di una stagione di lotte che non può essere ridotta alle politiche avventuriste di alcuni gruppi che pretendevano di trovare scorciatoie sostituzioniste, rinunciando nei fatti a conquistare le masse a una prospettiva rivoluzionaria. Le “leggi di emergenza” furono un pretesto per spezzare e reprimere un movimento di lotte operaie e studentesche che per un decennio aveva preoccupato la classe dirigente italiana, costringendola anche a una serie di concessioni che, con la complicità del Pci e delle burocrazie sindacali, erano utili per ingabbiare la protesta nell'alveo delle compatibilità capitalistiche. Ogni organizzazione o associazione politica antiborghese diventava suscettibile di accusa di "associazione sovversiva" (si pensi agli artt. 270 e 270 bis, ancora in vigore). Non basta: un solo testimone diventava sufficiente per condannare militanti dell'estrema sinistra (è il caso del processo del "7 aprile" o dei casi Sofri, Bompressi e Pietrostefani); si veniva arrestati anche per "concorso morale" in omicidio; nei processi (come in quello a Battisti) si faceva uso della tortura con i testimoni. Gli apparati dello Stato approfittavano del relativo riflusso delle lotte operaie per "farla pagare" ad alcuni protagonisti delle proteste di quegli anni. Dopo la "legge Cossiga" del 1980, che concedeva sconti di pena ai pentiti quante più persone denunciavano, le sorti di tantissimi giovani furono segnate dall'infamia di pochi. È anche il caso di Cesare Battisti, che ha sempre negato gli omicidi di cui è stato accusato e le cui uniche "colpe" sono quelle di non aver negato la sua appartenenza ai Pac (da cui si allontanò nel 1978) e di essere stato un protagonista riconosciuto delle lotte di quegli anni.
Da parte nostra, non ci siamo mai fatti illusioni sulla magistratura borghese, sia essa italiana, francese o brasiliana: contiamo solo sulla mobilitazione della nostra classe. Per questo, facciamo appello alle organizzazioni politiche della sinistra di classe, ai sindacati, alle associazioni a esprimersi contro l’estradizione di Cesare Battisti: citiamo ad esempio il congresso della Csp Conlutas in Brasile, che ha espresso solidarietà a Cesare Battisti rivendicandone la piena libertà. Se Battisti vorrà tornare in Italia, dovrà tornarci da uomo libero.
 
 
Note
(1) Si veda questa intervista pubblicata su Il Dubbio: http://ildubbio.news/ildubbio/2017/10/14/intervista-cesare-battisti-pieta-tutte-le-vittime-del-terrorismo-non-centro-pm-torturato-mio-accusatore/
(2) “Uno scrittore perseguitato per le sue idee politiche? No, un terrorista pluri-omicida rimasto impunito”, lo definisce senza mezzi termini un articolo sull’Espresso
(3) Si vedano ad esempio gli articoli e le iniziative pubblicate sul sito www.frontedilottanoausterity.org.
(4) L'utilizzo della tortura dei testimoni nel corso del processo a Battisti è provata da ben tredici denunce, otto da parte di imputati e cinque da loro parenti: i magistrati, guarda caso, "archiviarono" le denunce.