14 settembre 2016: un omicidio del capitale
domenica 18 settembre 2016

14 settembre 2016:

un omicidio del capitale

La sera di mercoledì 14 settembre Abd Elsalam Ahmed Eldanf, mentre stava partecipando a un picchetto di sciopero al magazzino della Gls di Piacenza, è stato assassinato da un crumiro alla guida di un camion. Non si è trattato di un incidente, come ha affermato la Procura di Piacenza, nel meschino tentativo di derubricare l’accaduto a una mera fatalità, ma di un vero e proprio omicidio.
Piacenza è uno dei poli logistici più importanti del Paese e d’Europa. Centinaia di proletari, per la stragrande maggioranza immigrati, vengono sfruttati quotidianamente dalle cooperative che gestiscono la logistica di multinazionali del calibro di Ikea, Gls ecc. A questi operai vengono negati i più basilari diritti: libertà sindacali, salario dignitoso, indennità malattia, tfr, ferie. Gli orari di lavoro sono massacranti, in molti casi vengono decisi giorno per giorno a discrezione assoluta dei padroni delle cooperative.

Da diversi anni oramai questi operai ci mostrano che a questo stato di cose si deve e si può ribellarsi. Non passa settimana in cui non vengano convocati scioperi, picchetti, lotte prolungate per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori. Si tratta di lotte esemplari che dimostrano che la lotta di classe non solo è ancora attuale ma è imprescindibile nel sistema capitalistico, in cui milioni di persone vengono asservite al profitto di pochi.

Dopo quanto è accaduto abbiamo assistito al consueto profluvio di ipocrisia. Persino il premier Renzi si è detto addolorato per quanto accaduto. Con che coraggio. E’ Renzi il maggior responsabile di quanto accaduto a Piacenza e che accade in ogni luogo di lavoro dove i diritti dei lavoratori vengono calpestati e cancellati. Sono responsabili anche quei burocrati sindacali che anziché organizzare le lotte contro padroni e governi, instillano la sfiducia e la rassegnazione tra gli operai. Molte volte, per fortuna,  non ci riescono.

La scomparsa di Abd Elsalam Ahmed Eldanf ci indigna e ci rattrista, ma deve però essere fonte di ispirazione. Deve insegnarci che alla lotta contro lo sfruttamento non si può sfuggire, pena la condanna a vivere come schiavi.

Se vogliamo che il suo sacrificio non sia stato vano, dobbiamo fin da subito lottare e mobilitarci contro un sistema, quello capitalistico, e le sue leggi che ne hanno causato la morte.

Dobbiamo lottare contro il Jobs Act, che cancella ogni residua conquista sociale che i proletari hanno conquistato nei decenni passati. Contro l’accordo della vergogna, che vuole trasformare i sindacati in docili strumenti al servizio dei padroni. Contro quei burocrati sindacali che accettano tutto ciò, per difendere i loro piccoli e grandi privilegi. Contro le politiche razziste e xenofobe del governo italiano e dell’Unione europea, volte a considerare i lavoratori immigrati manodopera a basso costo da sfruttare brutalmente.

 

CHE QUESTA GIORNATA DI LOTTA NATA DA UN TRISTE EVENTO SI TRASFORMI NELL’INIZIO DI UNA MOBILITAZIONE GENERALE CONTRO GOVERNO E PADRONI.

 

NO AL JOBS ACT E ALL’ACCORDO DELLA VERGOGNA

DIRITTI PER TUTTI I LAVORATORI IMMIGRATI SENZA CONDIZIONE ALCUNA

LOTTIAMO E SCIOPERIAMO FINO ALLA CACCIATA DEL GOVERNO RENZI

PER UN’ALTERNATIVA SOCIALISTA AL CAPITALISMO E AI SUOI GOVERNI