OM CARRELLI di BARI Bilancio di una lotta
sabato 29 marzo 2014

OM CARRELLI di BARI

Bilancio di una lotta

 

di Michele Rizzi

La lotta dei lavoratori dell’Om carrelli si è sviluppata per circa un anno e mezzo con una punta di maggiore conflittualità tra la primavera e la fine dello scorso anno, in virtù d’un presidio permanente operaio, di 24 ore su 24, fuori dei cancelli.
La lotta ha assunto una grande rilevanza, con carattere anche nazionale, portando i lavoratori del presidio al blocco dei cancelli e all'impedimento ai camion della multinazionale Kyon di prendersi carrelli elevatori e macchinari.

 

Solidarietà diffusa e una manifestazione importante boicottata dai sindacati concertativi

Durante questi otto mesi, il presidio organizzato dai lavoratori (fra cui Francesco Carbonara, dirigente Pdac e Rsu Fiom) ha organizzato assemblee, cene d’autofinanziamento e iniziative con artisti (tra cui il cantante Caparezza e gli attori Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo).
Anche dal lontano Veneto, a Magrè di Schio (Vicenza), in occasione dell’assemblea per ricordare il grande militante trotskista Pietro Tresso (sindacalista in Puglia per il salario minimo garantito ai contadini), è stata organizzata una cena sociale
di raccolta fondi a favore della cassa di resistenza della lotta degli operai pugliesi dell’Om
Un alto momento di conflitto è stata la grande manifestazione barese del 31 ottobre scorso che ha portato in piazza circa 500 persone, con rappresentanti di lavoratori di Bridgestone, Natuzzi, Skf, llva, Poste italiane, Telecom, Ecoleather, Telcom. In quell’occasione i sindacati concertativi Cgil-Cisl-Uil preferirono non partecipare alla manifestazione, boicottandola nei fatti, ancorati sempre e in ogni caso all'ottica della concertazione con Regione Puglia e padronato.

 

La proposta del Pdac e l’accordo- ricatto firmato dai sindacati concertativi

Il Pdac ha proposto fin dall’inizio della lotta l'occupazione della fabbrica e la gestione operaia, scontrandosi con la volontà concertativa dei sindacati e con la repressione aziendale. L’azienda, infatti, ha denunciato i lavoratori per i blocchi ai cancelli, puntando all'intimidazione diretta.
L'obiettivo della multinazionale della Kyon era di sfiancare i lavoratori anche attraverso la via giudiziaria, ridurne la capacità conflittuale, intimidirne la lotta, bloccare la vertenza
I sindacati concertativi, piuttosto che spingere per l'innalzamento della conflittualità, hanno preferito la "trattativa" a perdere con i padroni in tavoli istituzionali tra Bari e Roma (supportati dall'Assessore al lavoro della Regione Puglia, il vendoliano Leo Caroli).
L'accordo firmato a fine 2013 da alcuni sindacati (tranne la Fiom) ha portato alla rimozione del presidio in cambio del ritiro delle denunce contro i lavoratori, trasformandosi in un accordo pro-azienda fortemente voluto da padroni e sindacalisti concertativi
Attualmente la lotta è ferma, con il picco della conflittualità raggiunto con la manifestazione del 31 ottobre ed il picco del riflusso della lotta raggiunto con l'accordo tra sindacati e padroni sulla rimozione del presidio ed il ritiro delle denunce.
Il potere di condizionamento di padroni e delle loro agenzie politiche e sindacali è molto forte, specie in una fase in cui in Italia non si verifica ancora una conflittualità generalizzata che spezzi l'isolamento di singole lotte coraggiose e unifichi le lotte antipadronali sfociando nell'ccupazione delle fabbriche in crisi e nella gestione operaia
Ma gli insegnamenti di una lotta non evaporano. Rimane in tutti i lavoratori e in coloro che li hanno sostenuti, la consapevolezza che la lotta dei lavoratori Om è stato certamente un riferimento di combattività operaia in Puglia e nazionalmente. Tale combattività non è finita e per parte nostra, come Pdac, dopo aver sostenuto quotidianamente questa lotta, ci impegneremo perché possa quanto prima riesplodere in altre vertenze.