Aggressione a una nostra compagna da parte del Laboratorio Crash
luned́ 20 maggio 2013

Aggressione a una nostra compagna da parte del Laboratorio Crash

Nessuno impedirà ai comunisti

di portare in piazza le loro bandiere!

Nei giorni scorsi, nel bolognese, Fabiana Stefanoni, dirigente riconosciuta del nostro partito, che era andata al presidio davanti a un'azienda per portare la solidarietà ai lavoratori in lotta, è stata aggredita da militanti del Laboratorio Crash, centro sociale di Bologna. Chi conosce Fabiana sa che la compagna, da sempre, è attiva a sostegno delle lotte sindacali e di movimento. Anche per questo, il fatto avvenuto è di una gravità inaudita.
Il tutto ha avuto inizio dal fatto che, durante il presidio, a un compagno dei Giovani di Alternativa Comunista i militanti del Crash hanno intimato di chiudere la bandiera del partito ("qui non vogliamo bandiere di partito"). Fabiana è intervenuta nella discussione rimarcando l'indisponibilità del Pdac a farsi dettare da altre organizzazioni politiche come e quando aprire le proprie bandiere (richiesta tanto più assurda perché veniva non dai lavoratori in sciopero davanti all'azienda, ma dai militanti di un gruppo politico). La compagna ha preso quindi la bandiera nelle proprie mani, rifiutandosi di chiuderla. A quel punto è stata accerchiata da alcuni membri del Laboratorio Crash e, mentre alcuni la trattenevano con la forza, altri hanno vigliaccamente cercato di strapparle la bandiera con la forza.

Si tratta di un fatto molto grave. Così è stato percepito dai lavoratori in lotta: alcuni di loro si sono scusati per atti di cui, peraltro, non avevano alcuna responsabilità, avendo viceversa da sempre manifestato grande apprezzamento per la solidarietà concreta e costante che il nostro partito porta loro. Non citiamo la lotta e il luogo proprio perché quella lotta e i lavoratori che la stanno portando avanti non c'entrano nulla con il comportamento degli attivisti del Crash.

Abbiamo chiesto al C. Sociale Crash di scusarsi. Non lo hanno fatto. Per questo denunciamo pubblicamente questa aggressione. Un'aggressione ancora più odiosa perché fatta da un gruppo composto in maggioranza da maschi a una compagna in quel momento isolata. Laddove i compagni del Crash volessero scusarsi adesso, apprezzeremo il gesto, seppur tardivo, e ne daremo notizia.Questo grave episodio avviene pochi giorni dopo che a Vicenza i cosiddetti "disobbedienti" chiedevano alla digos di tenere fuori il Pdac e altre organizzazioni della sinistra dalla manifestazione contro la base Usa: ciò perché le posizioni di critica che il Pdac ha espresso contro l'ala del movimento subalterna al Pd non sono piaciute a questa parte del movimento (v. sul nostro sito

http://www.alternativacomunista.it/content/view/1832/1/)

La questione non riguarda ovviamente i centri sociali. Come Pdac collaboriamo attivamente, pur nelle differenze, con tanti centri sociali: dalla Lombardia all'Emilia, dalla Sicilia alla Puglia, a tutto il resto d'Italia. La questione riguarda alcuni precisi gruppi che ritengono di avere la titolarità per decidere quali posizioni possono essere portate o meno in una manifestazione, quando e se le bandiere vadano consentite.
E' chiaramente una logica che non accettiamo perché tende a mettere nello stesso sacco tutti "i partiti" (partiti del movimento operaio e partiti dei padroni) e che attribuisce ad altri (in virtù del fatto che non si chiamano "partiti", pur avendo una struttura politica, riunioni, un intervento politico) il diritto di decidere chi tra le forze della sinistra può stare in piazza.

Questa logica (per fortuna minoritaria) ha come unico effetto quello di ostacolare l'unità che si sta creando attorno ad alcune lotte: un'unità di lotta e di classe che per parte nostra non significa minimamente nascondere le differenze che separano diversi partiti e organizzazioni della sinistra. Impedire agli attivisti politici che portano la solidarietà a una lotta di esporre i propri simboli (bandiere, volantini, striscioni) significa anche creare un ostacolo affinché la solidarietà nei confronti di quella lotta si allarghi il più possibile
Il movimento operaio e comunista ha lottato decenni contro lo Stato borghese e i fascisti per tutelare il diritto di tutte le organizzazioni della sinistra a stare in piazza con le proprie bandiere e la propria stampa. Non sarà la prepotenza di qualche gruppo politico ad annullare questa conquista. Un conto è la polemica politica, il contrasto di idee tra posizioni diverse: un conto è credere di imporre, con la forza degli apparati dello Stato (come è stato a Vicenza) o con l'occasionale superiorità numerica -ai danni in questo caso di una compagna- un proprio predominio che i lavoratori per primi rifiutano.

Per quanto riguarda Alternativa Comunista, tuteleremo il diritto per noi e anche per qualsiasi altra forza della sinistra (partiti, associazioni, movimenti, coordinamenti, centri sociali), compresi quelli da noi più distanti politicamente, a portare le proprie bandiere e le proprie posizioni in ogni occasione
La nostra bandiera, bandiera dei rivoluzionari, internazionalista e internazionale, continuerà a sventolare in ogni piazza e in ogni lotta, orgogliosamente.