L'accordo sulla rappresentatività: un accordo preconfezionato
martedì 30 aprile 2013

L'accordo sulla rappresentatività:

un accordo preconfezionato

Un altro durissimo attacco ai lavoratori. L’accordo sulla rappresentatività, o stipula del patto sulla rappresentanza fra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, di fatto azzererà il diritto democratico di rappresentanza sindacale, così come avvenne nel 2010 quando la Fiom si oppose al ricatto di Marchionne rimanendo esclusa di fatto dalla rappresentanza sindacale alla Fiat di Pomigliano (e poi in tutti gli stabilimenti del gruppo).

Evidentemente la notte porta consiglio, visto che il buio più pesto sembra attraversare i sogni di gloria di quella che era apparsa una storica resistenza. Oggi anche la direzione della Fiom infatti capitola al capitale e svende i suoi coraggiosissimi lavoratori alle logiche del padrone per non perdere la poltrona al tavolo delle trattative così duramente conquistata.
Il problema è che di quelle conquiste sarà l’unica a trarne vantaggio, poiché con la sua resa agli accordi degli industriali e dei banchieri ha di fatto svenduto le sue percentuali al banco dei pegni del potere. La rappresentatività in cambio della esigibilità. Stare all’opposizione, cioè nella minoranza, era diventato troppo rischioso. Infatti, l’Accordo del 28 Giugno 2011, seguito nel Novembre 2012 da quello tristemente noto come 'Accordo per la Produttività, la Crescita e la Competitività' - in cui si prevedono deroghe su praticamente tutti gli istituti contrattuali e che seppellisce il contratto nazionale - è giunto al coronamento di se stesso grazie al mandato conferito pochi giorni fa a Susanna Camusso di  stipulare il cosiddetto patto sulla rappresentanza sindacale, patto che di fatto annulla il diritto di opposizione pena l’esclusione dalla rappresentatività in un’azienda. Praticamente sparisce il ruolo della rappresentanza sindacale intesa come diritto e tutela a priori ed a prescindere da ogni accordo, e indipendentemente dalla sua durezza dello stesso.

Con questo accordo la direzione della Cgil chiarifica definitivamente, persino agli occhi degli osservatori più distratti, la sua politica di subalternità e il suo asservimento alle logiche padronali, e lo fa in buona compagnia, seguita dai dirigenti pseudo resistenti della Fiom che di fatto abbandonano sul campo di battaglia i lavoratori, che mai come oggi pagano sulla loro pelle le politiche di concertazione e di compromesso al ribasso operate dai sindacati collaborativi.

Ad oggi, solo la Rete 28 aprile, Usb e Cub si sono schierate contro questo ulteriore massacro al mondo del lavoro: occorre che alle dichiarazioni di contrarietà segua la messa in atto di azioni di lotta per organizzare una ferma opposizione da operarsi in tutti i luoghi di lavoro, in ogni piazza e a tutti i livelli, fino alla convocazione di uno vero sciopero generale. A questo proposito, determinante potrà essere il sostegno che solo una vera alternativa comunista può assicurare: "il bolscevico-leninista è in prima linea in tutte le lotte, anche in quelle che riguardano solo gli interessi materiali o i diritti democratici più modesti della classe operaia. Interviene attivamente nei sindacati di massa per rafforzarli e renderli più combattivi. Si batte intransigentemente contro qualsiasi tentativo di subordinare i sindacati allo Stato borghese" (Trotsky, Programma di transizione).

 

Dipartimento sindacale del Pdac