8 marzo Unità degli uomini e delle donne lavoratrici contro il capitalismo!
marted́ 05 marzo 2013
8 marzo
Unità degli uomini e delle donne lavoratrici
contro il capitalismo!
 

 
dichiarazione della
Segreteria internazionale delle donne
Lit-Quarta Internazionale
 
 
donne
 
Sul fronte della guerra civile in Siria, nelle mobilitazioni di Piazza Tahrir, negli scioperi e nelle manifestazioni in Europa, nella sollevazione indignata contro gli stupri in India, ci sono migliaia e migliaia di donne lavoratrici che hanno spezzato le barriere dell’oppressione, il divorzio costruito ad arte fra la donna e la politica e dimostrato che il posto delle donne è nella rivoluzione.
Con e senza velo le donne arabe sono nelle strade come parte attiva della rivoluzioni del nord-Africa e del medio Oriente. In Europa non è diverso: nello sciopero generale del 14 novembre, nelle lotte contro gli sfratti, nello sciopero radicale delle Asturie, nei movimenti dei giovani disoccupati e nelle lotte studentesche, le donne combattono fianco a fianco con gli uomini nella resistenza contro i piani di austerity.
In India le strade sono state invase dalle proteste contro la violenza sulla donna. A Nuova Delhi, una ragazza di 23 anni è stata vittima di un brutale stupro al ritorno da una passeggiata con un amico. È stata aggredita e violentata dentro un autobus, quindi lanciata in strada dal veicolo in movimento. Il 29 dicembre, 13 giorni dopo lo stupro, la ragazza è morta in un ospedale di Singapur.
Il crimine, che non è stato un atto isolato, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso di una situazione diventata insopportabile: fra i delitti più in crescita in India, sette su dieci hanno le donne come vittime, e lo stupro è in cima alla lista. Uno studio del 2010 rivela che l’80% delle donne ha già subito molestie verbali a Nuova Delhi e un terzo ha subito violenza sessuale, (The New York Times, 8/4/2011).
La novità è che questa volta, spinti da questa situazione generalizzata, uomini e donne sono scesi nelle strade, facendo uscire dalla “sfera privata” un problema sociale che affligge migliaia di donne in tutto il mondo. Le mobilitazioni hanno acquisito un carattere politico, mettendo in discussione le risposte insufficienti del governo e della polizia.
In America Latina, scontrandosi con le pressioni conservatrici della chiesa, le donne dell’Uruguay hanno ottenuto, grazie alle loro mobilitazione, la depenalizzazione dell’aborto che, nonostante tutti i limiti che ha, costituisce un grande conquista che deve servire da esempio a tutto il continente.
 
Sul fronte degli attacchi
Contraddicendo la forte propaganda ideologica secondo cui il maschilismo sarebbe terminato, i dati mostrano che l’oppressione della donna continua. Uno studio dell’Onu rivela che il 70% dei poveri sono donne (Studio Imbroglio di Genere: Donne, Violenza e Povertà – 2010)
In tempo di crisi la situazione è peggiorata. Secondo lo studio dell’Oil (Tendenze Mondiali del lavoro fra le donne – Oil 2013) la crisi economica mondiale ha lasciato senza lavoro 13 milioni di donne. In Europa, le donne sono il bersaglio preferito degli attacchi dei governi. Esse sono la maggioranza nei lavori del servizio pubblico (costituiscono l’85% nel settore della salute e dell’istruzione), che è tra i più attaccati dai piani di austerità. Tra il 2011 e il 2012, l’istruzione ha subito un taglio di 2,3 miliardi di euro nel bilancio europeo.
Le differenze salariali sono cresciute con la crisi. Il doppio delle donne rispetto agli uomini riceve il salario minimo. In Portogallo la disuguaglianza salariale tra uomini e donne è aumentata del 4,4% tra il 2007 e il 2010. (Per l’inclusione di una prospettiva di genere nella Commissione di revisione contabile e sul debito pubblico – Studio pubblicato nel gennaio 2013 dalla Campagna Femminista Anti Austerità).
Il doppio lavoro femminile è mostrato anche nei dati. Uno studio dell’Ocse del 2011, mostra che le donne dedicano in media quattro ore al giorno in più degli uomini al lavoro domestico e, inoltre, che sono quelle che maggiormente risentono dei tagli in materia di diritti sociali e servizi pubblici, dato che esse sono le “responsabili” della cura della casa e della salute della famiglia.
Le politiche volte a sostenere la gravidanza e la maternità, il diritto all’aborto, vengono costantemente attaccati. Cosa che è particolarmente grave in un contesto sociale in cui la vita è più difficile per le donne, in particolare per le madri. Per le ragazze madri il rischio di povertà è del 34% mentre per i padri single è praticamente nullo. (Per l’inclusione in una prospettiva di genere nella Commissione di revisione contabile e sul debito pubblico – Studio pubblicato nel gennaio 2013 dalla Campagna Femminista Anti Austerità).
Contemporaneamente, esiste una campagna ideologica di settori conservatori, che propongono come soluzione alla crisi e alla disoccupazione il ritorno delle donne alla casa.
La spiegazione di tutto questo sta nel fatto che il capitalismo ha bisogno di imporre un nuovo modello di sfruttamento mondiale, smantellando completamente le conquiste sociali della classe lavoratrice europea nel tentativo di superare la crisi economica.
 
Violenza domestica e sessuale
Le conseguenze di questo sistema diseguale e ingiusto, non sono solo economiche per le donne. Vi è una profonda degenerazione morale della società, il denaro vale più delle persone, la vita vale molto poco e le donne sono sempre più merce da vendere e comprare.
È nel contesto di un sistema che incoraggia quotidianamente una visione delle donne come proprietà degli uomini che la violenza domestica e i reati sessuali, le molestie, lo stupro e il traffico di persone, hanno raggiunto livelli allarmanti. Secondo l’Onu, un miliardo di donne subisce maltrattamenti o abusi nell’arco della loro vita.
Le donne giovani sono le principali vittime di reati a sfondo sessuale. Il traffico di esseri umani è una forma barbara di violenza con cui giovani donne vengono ridotte in schiavitù sessuale. Per la borghesia è un business redditizio. Secondo i dati dell’Oil, si calcola che la tratta di persone smuove profitti per 32 miliardi di dollari all’anno.
Tutto questo si verifica grazie alla negligenza e, spesso, alla complicità dei governi capitalisti. Il caso della scomparsa di Carolina Garzón giovane militante della Lit è un esempio di ciò che accade a migliaia di donne in tutto il mondo. La nostra compagna colombiana è scomparsa in Ecuador il 28 aprile dello scorso anno. Quasi un anno dopo, la polizia ecuadoriana vuole archiviare le indagini, argomentando, senza prove, che la giovane sarebbe accidentalmente caduta in un fiume, annegando. Come Carolina, migliaia di donne in tutto il mondo sono scomparse, vittime della barbarie capitalista.
 
Qual è la via d’uscita?
La borghesia, consapevole del ruolo del maschilismo nella società capitalistica, incoraggia questa ideologia reazionaria che divide la classe lavoratrice e stimola la sottomissione ed il servilismo delle donne.
Al contempo, settori borghesi cercano di disputare la direzione delle lotte delle donne, Dando un volto nuovo alla vecchie risposte riformiste, organizzazioni come la Marcia mondiale delle Donne propagandano dappertutto la cosiddetta “teoria della conquista del potere”, secondo cui il raggiungimento di posti di potere da parte delle donne, come nel caso di Angela Merkel, Cristina Kirchner e Dilma Rousseff, rappresenta la soluzione per i problemi delle donne stesse. È la vecchia proposta della “sorellanza delle donne”, vale a dire le donne unite nella lotta contro gli uomini possono liberarsi dal patriarcato.
Nel frattempo, le donne lavoratrici di questi Paesi governati da donne, continuano nella povertà. E, inoltre, queste donne a capo di governi, dirigono l’applicazione dei piani di austerità.
 
Uomini e donne della classe lavoratrice uniti contro il capitalismo e il maschilismo
Ogni lotta dei lavoratori per il più basilare diritto è importante e deve essere permanente, dal momento che nessuna conquista è definitiva in questo sistema. In un momento di crisi internazionale, ciò è ancora più vero, Il supersfruttamento si abbatte violentemente sui settori oppressi, fra cui le donne. Ma non tutte, in quanto vi è una distinzione tra di loro: quelle che attaccano e quelle che sono attaccate.
Benché subiscano l’oppressione, le donne borghesi o quelle che ricoprono alte cariche di governo non sono nelle stesse condizioni delle lavoratrici; non subiscono lo sfruttamento, tuttavia contribuiscono allo sfruttamento delle lavoratrici.
Le donne che sono in prima linea e che hanno partecipato attivamente nelle mobilitazioni in corso sia in Europa che nei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, sono le lavoratrici.
Le lavoratrici possono praticare momentaneamente con le donne borghesi l’unità d’azione in difesa di qualche diritto democratico, come ad esempio il diritto all’aborto. Ma questi accordi si romperanno immediatamente non appena si scontreranno con i limiti del capitalismo.
È per questo che l’unita strategica delle donne lavoratrici è quella con la propria classe, l’unica in grado di sconfiggere il capitalismo e promuovere le condizioni di una società socialista, che a sua volta aprirà la strada per la realizzazione della piena eguaglianza.
Gli uomini lavoratori che praticano atti di maschilismo e difendono questa ideologia finiscono, più o meno consapevolmente, per difendere i padroni. Quando un lavoratore smette di praticare atti machisti e assume le rivendicazioni contro l’oppressione, indebolisce l’obiettivo dei padroni di dividere per sfruttare.
Ad ogni diritto che viene strappato alle donne il capitalismo commette un sopruso in più ai danni dei diritti di tutta la classe. Il maschilismo favorisce solo la borghesia. Per questo le organizzazioni dei lavoratori debbono assumere come proprie le rivendicazioni delle donne; in caso contrario, le donne resteranno in balia delle alternative frontepopuliste che condurranno le loro lotte alla sconfitta.
In questo 8 marzo, la Lit-Quarta Internazionale fa appello a tutte le donne lavoratrici affinché si organizzino e lottino insieme agli uomini della loro classe per la difesa di tutti i loro diritti e le invita a sommarsi alla costruzione del partito rivoluzionario, strumento centrale nella lotta per sconfiggere il capitalismo e costruire il socialismo, unica strada per porre fine ad ogni tipo di oppressione e sfruttamento.
 
 
(Traduzione dall’originale in spagnolo di Isa Pepe)