La sanità nella Puglia di Vendola
venerd́ 20 aprile 2012

La sanità nella Puglia di Vendola

UNA PRIMAVERA QUANTO MAI GELIDA

Il vero scandalo del vendolismo

 

 

di Michele Rizzi

Gli ennesimi scandali giudiziari che coinvolgono ancora una volta la regione Puglia, con l'ex assessore alla sanità della giunta Vendola ed ex senatore del Pd, Alberto Tedesco, con gli avvisi di garanzia per abuso d'ufficio e peculato arrivati al leader di Sel, Vendola, per il concorso di un primario e per l'ospedale privato Miulli di Acquaviva delle Fonti nel barese, rivelano ancora una volta, quanto la tanto esaltata “primavera pugliese” rientri più nella narrazione poetica del governatore che nella realtà delle cose.

 

I risvolti politici dell'affare giudiziario

Questo terremoto giudiziario ha anche dei chiari risvolti politici che esprimono compiutamente quanto la sanità sia un business impressionante (non a caso quasi l'80% del bilancio regionale riguarda proprio questa), dove politici borghesi di governo abbiano unito interessi personali a quelli delle lobby della sanità privata, con scelte politiche chiaramente dirette a smantellare la sanità pubblica a tutto vantaggio di privati che hanno creato profitto e probabilmente anche aumentato le clientele politiche di chi li ha favoriti.
In piena campagna elettorale nelle scorse elezioni regionali ci fu l'arresto dell'ex vice presidente della Regione, Frisullo, del Pd (a cui, tra l'altro si paga un vitalizio di 10.000 euro al mese, in quanto ex consigliere regionale) per il “caso” Tarantini con escort e appalti per protesi quasi milionarie. Mentre, prima, era scoppiato il “caso” Tedesco, ex potente assessore regionale alla sanità poi rifugiatosi al senato con il Pd per scampare all'arresto. In seguito altre inchieste giudiziarie, con nomine di primari fatte con il manuale Cencelli che avrebbero coinvolto anche partiti come il Prc (dalle dichiarazioni dell'ex direttore generale della Asl barese, Cosentino), fino agli avvisi di garanzia al governatore pugliese per una transazione con l'ospedale Miulli e per aver “favorito” l'assunzione di un primario, come riferiscono le cronache giornalistiche.
Il dato politico è che 7 anni di governo Vendola nel campo sanitario hanno pesantemente ridimensionato la sanità pubblica, il tutto in accordo con il governo Berlusconi ed il suo ministro dell'economia Tremonti, che mentre veniva attaccato in Regione, poi veniva invocato per la firma dell'accordo sui tagli.
Il poeta di Terlizzi illustra alla stampa il deficit sanitario che lo avrebbe costretto a chiudere ospedali pubblici e a tagliare posti letto ed interi reparti, come se questo “debito”, da far pagare ai lavoratori, fosse un sacco di carbone caduto da cielo e finito per caso davanti alla sede della Presidenza della Regione. Noi sappiamo, invece, che la retorica vendoliana (che tra l'altro ormai qui in Puglia affascina ben pochi) nasconde una cruda realtà. Il vero scandalo è che il debito sanitario è stato creato dai ricchi finanziamenti alla sanità privata che valgono quasi un miliardo di euro, con servizi che vengono ormai affidati totalmente alle lobby private, soprattutto di natura ecclesiastica, dalla Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo al Miulli di Acquaviva delle Fonti che sono ormai diventati i primi ospedali in Puglia, grazie ai fondi pubblici elargiti dal governatore pugliese.

 

La nostra opposizione alla "rivoluzione gentile"

Vendola aveva promesso una rivoluzione nella sanità? E rivoluzione c'è stata!
Infatti in pochi mesi, la “rivoluzione gentile” diventa spietata nei confronti della sanità pubblica! Il centrosinistra pugliese (d'accordo con il governo nazionale) cancella nel Salento ben 6 ospedali, nel brindisino 3, nel tarantino altri 3, nel barese ben 5, nel foggiano 2 e nella Bat altri 2. In più cancella 2500 posti letto e interi reparti. Il tutto mentre introduce il ticket per le visite specialistiche, pagato anche dai disoccupati.La rivoluzione vendoliana da spietata diventa ossequiosa agli interessi padronali attraverso il finanziamento con fondi pubblici di ben 11 ospedali privati (e sul San Raffaele di Taranto, dopo la morte di Don Verzè e gli scandali che l'hanno riguardato, devono decidere ancora come procedere).In fin dei conti questa sarebbe la “Puglia migliore” di Nichi Vendola, quella che secondo alcuni suoi sostenitori “andava difesa” che noi di Alternativa comunista, sin dalle ultime elezioni regionali dove ci siamo presentati in contrapposizione a Vendola e al centrodestra, abbiamo denunciato sostendendo le battaglie delle comunità locali che hanno visto andare in fumo il proprio ospedale cittadino, le battaglie dei lavoratori della sanità, contestando duramente l'approvazione del Piano sanitario davanti al Consiglio regionale il giorno della sua approvazione in aula, fino all'ultima vertenza in ambito farmaceutico.Il tutto con una rivendicazione molto chiara che è quella della ripubblicizzazione della sanità con il taglio di tutte le convenzioni con i privati, la riapertura di ospedali e reparti chiusi, la stabilizzazione di tutti i lavoratori precari della sanità, l'eliminazione dei ticket sanitari. Tutta la gestione della sanità pubblica deve passare sotto il controllo dei lavoratori perché sia gestita per gli interessi dei lavoratori e non contro di essi. Invece, i finanziamenti alla sanità privata, la chiusura di reparti e ospedali, l'introduzione di ticket sanitari e gli appalti ai privati dimostrano che la politica sanitaria del centrosinistra pugliese e del leader di Sel, Nichi Vendola, è diretta a far pagare il debito sanitario ai lavoratori, piuttosto che a coloro che l'hanno creato, ossia le coalizioni governative e i padroni della sanità privata.
Un bella differenza di classe, di cui a sinistra, anche in Puglia, bisogna tenere conto.