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Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale
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La morale rivoluzionaria e la violenza sulla donna PDF Stampa E-mail
domenica 05 maggio 2013

La morale rivoluzionaria e la violenza sulla donna

di Cecilia Toledo, militante del Pstu e membro della Commissione delle Donne

della Lega Internazionale dei Lavoratori, Quarta Internazionale

 
india donne in lotta

 

Un dibattito necessario e urgente in tutta la sinistra mondiale

 

Siamo di fronte a una catastrofe globale. Una situazione senza precedenti in cui la violenza contro le donne è diventata una pratica quotidiana, un vero standard di condotta che provoca casi sempre più terribili, con donne che vengono brutalmente aggredite in strada, violentate sugli autobus, brutalizzate nelle proprie case. Questo demone si è impossessato di noi. Le donne lavoratrici e quelle povere, nei paesi coloniali e semicoloniali, sono le principali vittime. Ma i paesi ricchi non ne sono immuni. Questo è il ritratto della società borghese, in cui le poche conquiste che noi donne abbiamo conseguito negli ultimi decenni di lotta per l'emancipazione, stanno sprofondando una per una in un abisso. L'ondata di stupri, violenze sessuali e barbarie che ci colpisce in maniera incontrollabile senza che i governi borghesi cerchino di porre un freno fa retrocedere il nostro cammino verso l'emancipazione, così faticosamente conquistata. In realtà, di fronte alla morte, i nostri progressi si dissolvono.
In questo quadro, due gravi eventi hanno provocato proteste di massa e indignazione in tutto il mondo: uno in India e un altro nella sinistra marxista. Il recente stupro ai danni di una ragazza indiana di 23 anni, violentata contemporaneamente da quattro uomini su un autobus, è la terribile manifestazione di ciò di cui stiamo parlando. Il crimine ha allarmato tutti per la particolare crudeltà con cui è stato praticato, per la brutalità estrema con cui la ragazza è stata violentata e uccisa dai suoi aguzzini. Il mondo intero è stato sotto choc e in India, per la prima volta nella storia, si sono viste grandi masse, uomini e donne insieme, scendere in piazza per esigere che il governo indiano punisse i responsabili, reclamando inoltre leggi più dure contro lo stupro. A nostra memoria, questa è stata la prima volta che lo stupro di una donna ha provocato una sollevazione di massa di queste proporzioni. Inoltre, una sollevazione dal carattere chiaramente politico, poiché diretta contro lo Stato borghese e le sue leggi che proteggono gli assassini.
Come un incendio, ciò che è accaduto in India si sta ripetendo in tutto il mondo. Le donne vengono violentemente aggredite, stuprate e uccise in tutti gli angoli della terra. Sono in maggior parte donne giovani, lavoratrici e povere, comprese bambine. È sufficiente che una donna si ribelli al suo compagno per diventare facile bersaglio di aggressione o anche di una botta in testa. Per futili motivi si verificano pestaggi quotidiani, le donne sono incatenate, bruciate con la benzina, assassinate e buttate in pasto ai cani. La tortura psicologica e i maltrattamenti dissimulati e costanti, si trasformano in aggressioni fisiche e morte.
Come in India, i governi di tutti i Paesi, invece di applicare misure severe contro lo stupro e la violenza sulle donne, ignorano questo tipo di delitto. Nel mese passato, in Brasile si sono verificati due casi identici a quello dell'India. A Rio de Janeiro, una giovane turista francese è stata violentata otto volte da tre uomini su una camionetta, fino a farla restare mezza morta. Non ancora soddisfatti, i violentatori hanno "offerto" il corpo della ragazza ad altri uomini di un quartiere povero, che non hanno accettato poiché "il corpo si presentava in cattive condizioni". Un caso simile si è verificato a Bahia con una ragazza adolescente di appena 14 anni, presa con la forza da un autobus e trasportata di peso in un bosco, dove è stata stuprata ripetutamente da diversi uomini violenti.
La violenza sulle donne si è diffusa in tutto il mondo. Quest'epoca è segnata per sempre da questo tipo di delitto, che si va diffondendo, con ciò generando una società della paura, della violenza e dell'oscurità per le donne. È il risultato della degenerazione dei valori borghesi del machismo, del potere dell'uomo sulla donna; è il frutto dello sfruttamento di milioni di lavoratori, che lascia i poveri e la classe operaia alla mercé di condizioni di vita ignobili, in case indegne, senza assistenza sanitaria, senza prospettive future per milioni di bambini e giovani di ogni nazionalità. Tuttavia, i governi borghesi, in particolare quelli governati da donne, ma anche molte organizzazioni femministe, fanno passare il messaggio che le donne si sono emancipate e liberate dall'oppressione.
Niente di più falso. Quello che aumenta non è l'emancipazione, ma il contrario, l'oppressione, l'oblio, la morte. Le ideologie borghesi più arretrate guadagnano sempre più spazio nei mezzi di comunicazione. La donna come oggetto sessuale, di proprietà dell'uomo, un modo di pensare che si mescola con la visione religiosa per rendere la donna inferiore e demonizzarla, un'ideologia che si alimenta dell'arretratezza culturale per soddisfare gli istinti più barbari e primitivi dell'uomo.
In India, questa concezione della donna si combina con l'eredità di anni di colonialismo e dominazione dell'impero britannico, che ha distrutto la cultura indiana, lasciando posto ai "valori" del colonizzatore, del dominatore, dell'egoismo e individualismo esasperati. L'ideologia dell'uomo della pietra, in cui prevale la forza bruta, dove vince il più forte, il più crudele, il più feroce.

 

Crisi nel Socialist Workers party inglese

 

Però dobbiamo indignarci ancora di più nel vedere che tutto ciò si verifica anche all'interno dell'ambiente della sinistra. Vi è il caso recente verificatosi nel Swp inglese, in cui uno dei dirigenti del partito è stato accusato di aver violentato una militante e di aver aggredito sessualmente un'altra compagna. Alle due militanti è stato impedito di denunciare apertamente l'aggressione e le indagini sono state svolte in maniera superficiale, di modo che il dirigente del partito rimanesse impunito.
Di fronte a questo episodio così grave, la direzione del Swp, invece di rivolgere il partito contro l'aggressore, ha voltato le spalle alle sue militanti preferendo proteggere il dirigente.
La reazione del partito è stata immediata e indignata, a dimostrazione che la maggior parte dei militanti è onesta e che intende salvaguardare il decoro del partito. Vi sono state diverse dichiarazioni di protesta, gruppi interi hanno rotto con il partito, molti militanti si sono detti delusi dalla sinistra. Anche ad Alez Callinicos, la figura pubblica più conosciuta del partito, è stato impedito di partecipare al forum marxista in India, in quanto la sua presenza avrebbe potuto generare proteste per il clima che stava vivendo quel Paese a causa della violenza sulla ventitreenne.
Che un dirigente della portata di Callinos, riconosciuto in tutto il mondo, sia stato respinto in questo modo, deve far riflettere sull'importanza dell'accaduto, perché rappresenta comunque una vittoria nella battaglia contro l'oppressione sulle donne.
Nessuna organizzazione di sinistra è immune da deviazioni morali come quella che ha colpito l'Swp. Anche nella Lit abbiamo avuto questo tipo di problema. Ma ciò che fa la differenza tra le varie organizzazioni è il modo con cui essi vengono affrontati: discutendo ampiamente ed apertamente fra tutti i militanti, indagando a fondo sull'accaduto e allontanando dall'organizzazione l'aggressore; oppure mettendo in atto ogni tipo di manovra per occultare il misfatto, screditare le vittime e mantenere l'aggressore nella direzione del partito. Unire il partito contro coloro che si macchiano di colpe gravi come nel caso di violenza e machismo sulle donne oppure preferire la distruzione del partito per difendere i propri pari: questo è il dilemma che abbiamo di fronte.
Nella Lit il nostro metodo è sempre stato quello di affrontare chiaramente e con decisione ogni e qualsiasi deviazione morale, a partire dal furto, la menzogna, i privilegi, denunciando soprattutto le manifestazioni di maschilismo, come le aggressioni sessuali alle compagne, provocazioni, pregiudizi ed emarginazione, stupro.
Tutto ciò è incompatibile con la morale rivoluzionaria che tanto difendiamo e che è il fondamento con il quale orgogliosamente costruiamo la nostra Internazionale. Su questo terreno siamo i seguaci più fedeli di Lenin e Trotsky, che hanno sempre tracciato un confine invalicabile tra la morale borghese e la morale proletaria e rivoluzionaria.
Il risultato di questa politica non è da poco. Significa per noi un rafforzamento dei nostri militanti e del nostro funzionamento interno; un rafforzamento delle nostre sezioni e l'adesione di sezioni di altri Paesi, i cui militanti e attivisti vedono nella Lit una possibilità concreta di costruire un'Internazionale veramente rivoluzionaria perché basata su principi morali saldi e di difesa intransigente e assoluta degli interessi della classe lavoratrice e dei militanti di sinistra, siano essi militanti nostri o di altre correnti, che si scontrano con la borghesia, l'esercito, la burocrazia e tutti i nostri nemici nel campo della lotta di classe.
Di fronte all'ascesa della lotta di classe, mentre le masse si scontrano con i governi genocidi, è urgente che tutta la sinistra mondiale si schieri in difesa della morale rivoluzionaria. L'unica morale che può legittimarci a costruire un'Internazionale che sia uno strumento di lotta implacabile contro la morale borghese e il suo regime capitalista, che ha procurato tanta sofferenza all'umanità ed è l'unica responsabile della catastrofe che affligge le donne povere e lavoratrici nel mondo intero, lasciate alla mercé della violenza, dello stupro e di ogni tipo di aggressione, con cui non possiamo scendere a patti e tanto meno riprodurre nelle nostre organizzazioni.
È urgente che tutte le correnti di sinistra discutano, in modo fraterno e ampio, la relazione fra la morale rivoluzionaria e l'oppressione della donna, per estirpare dal nostro seno questo veleno con cui la borghesia tenta di distruggerci.

 

Traduzione a cura di Elisa Pepe, Commissione femminile - Pdac

 
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