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giovedì 04 ottobre 2018

Contro gli ennesimi atti

intimidatori e xenofobi dello Stato

 

Comitato Centrale Pdac

 

 

L'arresto del sindaco di Riace con accuse pretestuose, tutte già cadute tranne quella ridicola di "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina", avviene in continuità con gli altri atti razzisti e xenofobi del governo di Salvini, e indica chiaramente un percorso di progressiva stretta repressiva contro chi dissente a vario titolo e, soprattutto, contro gli immigrati. In questo quadro, senza difendere il sindaco in quanto rappresentante delle istituzioni, e senza rivendicare il presunto "modello d'integrazione" del Comune calabrese di cui si riempie la bocca la sinistra riformista, riteniamo necessario opporsi a questa misura repressiva, che, se lasciata passare sotto silenzio, aprirebbe ancora di più la strada agli atti razzisti del governo: non lottiamo per difendere un sindaco, lottiamo per difendere tutti gli immigrati.

Al contempo è necessario denunciare altri due gravi fatti, avvenuti proprio in questi giorni, su cui, a differenza dell'arresto di Riace, è calato il silenzio mediatico. Sei attivisti antifascisti dell'area antagonista sono stati condannati a 4 o 3 anni di galera (a testa) per aver partecipato a manifestazioni antifasciste a Piacenza e Cremona. Sono accusati di “devastazione”, “saccheggio”, “violenza ai danni di pubblico ufficiale”. Abbiamo in diverse occasioni criticato politicamente la scelta tattica dei gruppi politici dell'area dell'Autonomia di tentare di "alzare il livello di scontro" con gli apparati dello Stato senza che ci siano i rapporti di forza adeguati che solo la mobilitazione di massa della classe può garantire. Ma queste divergenze tattiche non ci impediscono di esprimere piena e incondizionata solidarietà a questi giovani compagni a cui vengono inflitte pene pesantissime, mentre restano sistematicamente impuniti i capitalisti che sfruttano gli operai così come i loro rappresentanti politici corrotti.

Facciamo appello a tutti i lavoratori a partecipare ai molti presidi che si stanno organizzando in diverse città in queste ore per respingere le politiche repressive del governo e dello Stato. Pensiamo l’ondata di indignazione che sta attraversando l’Italia sia giusta perché è rivolta contro le vergognose leggi razziste che esistono nel nostro Paese: chi cerca di favorire l'accoglimento e l'integrazione di immigrati rischia la galera.
Il governo Lega-M5S vuole distrarre le masse povere con la costruzione di un "capro
espiatorio" (l'immigrato) su cui scaricare il malessere sociale. Tutto questo mentre con le leggi e le manovre finanziarie si continuano a difendere gli interessi di pochi miliardari, lasciando ai lavoratori e alle lavoratrici solo briciole amare fatte di licenziamenti di massa (si pensi alle 60 mila maestre che a giugno saranno disoccupate) o elemosine insufficienti a garantire un livello di vita dignitoso.

Al contempo, è necessario precisare che il razzismo non è un'invenzione della Lega: Salvini oggi porta alle sue tragiche conseguenze un sistema di leggi inaugurato dai governi di centrosinistra (si pensi alla legge Turco-Napolitano che ha istituito i Centri di detenzione, legge votata anche da Rifondazione comunista) e nel tempo inasprito dai governi di ogni colore. Il sindaco di Riace è stato arrestato in virtù di leggi che il PD e i partiti della sinistra non hanno messo in discussione quando erano al governo. Da questo punto di vista riteniamo ipocrite le prese di posizione indignate di certi esponenti politici (alcuni dei quali primi firmatari di leggi razziste!) che lamentano l'ingiustizia in corso: dove era la loro indignazione quando, durante i governi a guida Pd, migliaia di disperati morivano nel Mediterraneo?

Non solo: questa vicenda ci dimostra che non è possibile contrastare le leggi dello Stato amministrando le istituzioni e compiendo azioni individuali "controcorrente". Il Partito di Alternativa Comunista nei prossimi giorni sarà in piazza con gli antirazzisti per ribadire che
nel capitalismo non esistono governi buoni. L'unica prospettiva in grado di contrastare il razzismo, lo sfruttamento, la lgbtfobia è quella rivoluzionaria e socialista. L'unica via d'uscita dalla barbarie del capitalismo passa per la lotta di classe e per l’abbattimento di questo sistema economico e sociale.
 
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