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Il programma del governo Lega- Cinque stelle PDF Stampa E-mail
mercoledì 13 giugno 2018
Il programma del governo Lega- Cinque stelle
Un attacco sistematico ai lavoratori
 
programma_governo_lega_5_stelle
 
 
di Alberto Madoglio
Come abbiamo scritto in vari articoli di questi giorni sul nostro sito, dal nuovo governo giallo verde, M5S e Lega i lavoratori e le masse popolari non devono aspettarsi nulla di buono.
Una più chiara conferma di questa considerazione la possiamo ricavare leggendo il corposo, 57 pagine, programma di governo scritto dalle forze che hanno dato vita all’esecutivo Conte.
Dal versante cosiddetto “securitario”, tema molto caro alla Lega, c’era da aspettarsi una accentuazione del carattere reazionario che ha contraddistinto la politica nazionale negli ultimi anni, ma la realtà ha superato ogni più funesta fantasia. Dallo scoppio della crisi economica oltre 10 anni fa, le varie forze politiche, e in particolare la Lega, hanno cercato di sviare l’attenzione delle masse popolari da quelli che erano i veri responsabili del disastro sociale che si è verificato (la grande borghesia e il sistema sociale che essa difende, il capitalismo) verso un “nemico” molto più semplice da individuare, e che per questo non avrebbe messo in discussione i pilastri su cui si fonda la società. Quindi il problema da affrontare è stato di volta in volta l’immigrazione, la “sicurezza” della proprietà privata (intesa come la propria abitazione, il proprio negozio ecc.) inventandosi una emergenza criminalità nella realtà inesistente e così via. Vediamo come vengono affrontate queste tematiche nel programma di governo.
 
Un minaccioso mix: lotta all’immigrazione, ordine e disciplina
Per l’immigrazione, si sostiene che in Italia sono presenti circa 500.000 immigrati irregolari, per i quali si dovrebbero attivare azioni di rimpatrio. Inoltre si ribadisce la volontà di impedire nuovi sbarchi per fermare questa fantomatica invasione.
Sul tema è necessaria una precisazione. Anche le forze che, all’interno dello schieramento borghese, si considerano “progressiste”, fanno una differenza tra immigrati “economici” e per “cause umanitarie”. Per noi questa è una classificazione arbitraria e da respingere in toto. Sono le politiche dell’imperialismo compreso quello italiano, nei Paesi dipendenti, che creano le condizioni economiche per far sì che milioni di persone cerchino di sopravvivere scappando all’estero. Per questo ci battiamo per il riconoscimento a tutti gli immigrati dei pieni diritti di cittadinanza, contro ogni chiusura, "programmazione", ecc.
E' necessario unificare le lotte del proletariato nativo e immigrato per distruggere il dominio del capitale, a partire dal “nostro Paese” che, per ricordare una famosa affermazione di Liebknecht, è il nostro nemico principale.
Nel programma del governo Conte si parla di inasprimento delle pene per quei crimini che vengono definiti “particolarmente odiosi” (pag. 23) come furti nelle abitazioni, rapine, truffe agli anziani ecc. A parte il fatto che non si cercano le cause sociali di questi crimini, si dimentica di dire che come numerose statistiche riportano, molti di questi crimini sono in calo negli ultimi tempi mentre crescono i crimini direttamente legati alla borghesia mafiosa e criminale che agisce in stretta connessione con la borghesia che fa affari legali. Ma al governo questa enfasi sulla piccola delinquenza serve solo per stornare l'attenzione dalla grande delinquenza degli industriali che sfruttano e licenziano e dai banchieri che fanno affari (legali ed illegali) sulla pelle dei piccoli risparmiatori.
La parte certamente più odiosa del programma è quella che riguarda i cosiddetti nomadi. Non solo si annunciano sgomberi dei campi in cui sono costretti a vivere in situazioni miserevoli, senza tuttavia individuare concrete soluzioni alternative, ma si arriva addirittura a prevedere l’allontanamento dalle famiglie per i minori che non rispettano l’obbligo scolastico.
Questi difensori del “popolo italiano” fingono di non sapere che la maggioranza dei nomadi sono cittadini italiani a tutti gli effetti, e che sono purtroppo molti i minori italiani di famiglie che questi razzisti considerano “puro sangue” che non terminano la scuola dell’obbligo e per i quali non è previsto il brutale trattamento previsto per i nomadi. Da lungo tempo contro i nomadi, più che con qualunque altra etnia, si scatena un odio barbaro e pienamente razzista. La difesa di questa minoranza etnica diventa un compito irrinunciabile per i lavoratori nativi.
Per far sì che i propositi del governo diventino realtà è previsto nel programma un aumento di risorse e di personale per il settore della sicurezza (polizia, carabinieri ecc.). Peccato che secondo il sito “trust number” nel 2016 l’Italia era già il terzo Paese al mondo per numero di ”forze di scurezza” rispetto alla cittadinanza, dopo Russia e Turchia. La strada verso una società sempre più repressiva e militarizzata è intrapresa ormai da tempo e l’esecutivo giallo-verde si attribuisce la non meritevole volontà di accentuarla (pag. 43).
Ma anche sul versante sociale, quello nel quale si dovrebbe vedere, secondo alcuni, l’impronta più progressista rappresentata dai grillini, il bluff viene presto smascherato.
 
Cade il mito del carattere "progressista" dei 5 Stelle
Per quanto riguarda il reddito e la pensione di cittadinanza, le cifre indicate sono totalmente inadeguate a garantire livelli di vita dignitosi per disoccupati e pensionati. Inoltre essendo istituti legati al possesso della cittadinanza, si escludono centinaia di migliaia di immigrati presenti nel Paese, garantendo così una quota importante di manodopera a basso prezzo per i capitalisti, che inevitabilmente creerà una pressione al ribasso dei salari.
L’abolizione della Fornero, prevista nel contratto, e cavallo di battaglia della campagna elettorale dei due partiti di governo, pare già ridimensionata. Quota 100 (contributi più età anagrafica) dovrebbe valere solo dopo aver compiuto 64 anni. Se si tiene conto solo dei contributi si parla di 41 anni e 5 mesi di lavoro. In entrambi i casi con un limite (2/3 anni) per quanto riguarda i contributi figurativi. Inoltre senza modificare il sistema di calcolo contributivo, ogni riduzione dell’età lavorativa implica necessariamente la diminuzione dell’assegno pensionistico.
Quindi al momento la montagna della modifica alla “Fornero” pare stia producendo un topolino. E’ molto probabile che più passa il tempo e più anche di queste modifiche si perderà traccia. Per un motivo semplice. Il governo pare intenzionato a introdurre la flat tax. Senza perderci in tecnicismi, la "tassa piatta" in sostanza favorisce i redditi maggiori rispetto a quelli più bassi, e nei Paesi dove è introdotta (repubbliche baltiche, Russia, Stato dell’Illinois) rende insostenibile un sistema di stato sociale minimamente degno di questo nome.
Se pensiamo a come è ridotto lo stato sociale in Italia, in particolare la sanità (che come ricordato in un recente articolo apparso sul nostro sito nel giro di pochissimi anni a causa dei continui tagli scenderà sotto la soglia, indicata dall’OMS per garantire i servizi minimi essenziali), la situazione non potrà che peggiorare ulteriormente in un tempo più breve di quanto ci si possa immaginare.
Nel campo del lavoro, si avanza la proposta di reintrodurre i voucher, forma tra le più brutali di precarizzazione del lavoro.
Sul versante delle grandi opere, si è passati dalla loro cancellazione a quella che è stata definita dal ministro Toninelli una "attenta valutazione costi - benefici". Qualcuna di queste opere di devastazione ambientale molto probabilmente verrà bloccata, ma nel complesso si proseguirà nello sviluppare opere inutili e dannose per l’ambiente e per la qualità della vita, ma essenziali per garantire profitti ai grandi gruppi, industriali e finanziari.
 
Un “sovranismo” fedele alla Nato e agli obblighi di bilancio
Sul piano delle politiche internazionali, vengono confermati i vincoli internazionali per quanto riguarda il rispetto del bilancio, la permanenza nell’euro, la fedeltà al Patto Atlantico e così via.
Certo vengono conditi con parole più o meno combattive, con una rivendicazione di maggior difesa dell’"interesse nazionale”, cercando di ottenere per il Belpaese uno status di potenza politica, economica e militare pari a quello di altre potenze imperialiste come Germania, Francia, Usa, Gran Bretagna.
Dubitiamo molto che i partner internazionali di Roma si possano far impressionare più di tanto dalle rivendicazioni tricolori. Il massimo a cui può ambire il nuovo esecutivo è di inserirsi tra le contraddizioni dei maggiori attori dello scacchiere mondiale (da ultima la proposta di Trump di permettere alla Russia di entrare nel G8) e poi di propagandarla come una grande vittoria della diplomazia italiana, magari aggiungendo che la storia torna a farsi sui sacri colli di Roma.
Certo non possiamo escludere a priori che la situazione sfugga di mano al governo Conte. Una nuova caduta in recessione dell’economia nazionale nel caso i tassi sul debito pubblico dovessero mantenersi sui livelli alti a cui sono arrivati nelle scorse settimane, intrecciata alla fine della politica monetaria espansiva della BCE e, soprattutto diciamo noi, se i primi segnali di rallentamento del maggior partner industriale del Paese dovessero confermarsi (la Germina ha segnato un calo della produzione industriale di oltre due punti quando ci si aspettava una seppur minima crescita) potrebbero creare l’incidente “sistemico”: default del debito e uscita dall’euro.
 
Contro l’austerità di Bruxelles e Roma. Per l’alternativa di classe del proletariato
Quello sopra delineato ci pare lo scenario meno probabile, tuttavia per i lavoratori non ci sarebbe nulla di buono nel caso che questi eventi si verificassero a causa dell’insipienza delle classi dominati, anziché grazie all’azione cosciente delle masse proletarie per rompere con l'Ue e l'euro.
Per noi è chiaro che il governo col quale avremo a che fare nel prossimo periodo è un governo anti-operaio, e con un carattere reazionario-autoritario molto accentuato.
Il governo giallo verde non potrà, al di là della propaganda, fare altro che continuare con le politiche di austerità poste in essere da chi lo ha preceduto. L’inganno di una rottura col passato a favore degli strati popolari verrà presto alla luce. Il fallimento di questo sistema sociale, chiunque sieda al governo, sarà ancora più visibile. Ma il compito dei lavoratori non è stare ad aspettare: bisogna da subito mettere in campo azioni di lotta contro il governo e le sue politiche. Costruire i rapporti di forza  in direzione di una alternativa vera, di sistema, socialista.
E' questo il compito in cui è impegnato il nostro partito, un piccolo partito ma attivo in ogni lotta. Un partito che ha bisogno delle energie militanti di tutti i lavoratori e i giovani che vogliono opporsi alla barbarie del capitalismo che oggi avanza dietro i volti sorridenti di Di Maio e Salvini.
 
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