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25 aprile Ricordando una rivoluzione tradita dallo stalinismo PDF Stampa E-mail
mercoledì 25 aprile 2018
25 aprile
Ricordando una rivoluzione
tradita dallo stalinismo
 
 
 
di Salvatore de Lorenzo
resistenza_tradita

 
L'ondata reazionaria, xenofoba e fascista che attraversa l'Italia e l'Europa rende quanto mai attuale una riflessione sulla festa di liberazione del 25 aprile. Tutti i nodi irrisolti della crisi economica, esplosa ormai dieci anni fa, stanno progressivamente giungendo al pettine. Dalla Francia alla Polonia, dall'Austria all'Ungheria, dall'Italia alla Germania, tutte le organizzazioni nazionaliste o dichiaratamente fasciste riprendono consensi e vigore, incassando il consenso dei ceti medi impoveriti e persino di fasce importanti di proletariato in fase di sotto-proletarizzazione. E' la dimostrazione più nitida del fallimento delle politiche di lungo corso di tutte le principali organizzazioni riformiste europee, dalla SPD di Schröder al PS di Hollande e al PD di Bersani-Renzi, che avevano la loro base elettorale di massa nella classe lavoratrice europea. Negli ultimi dieci anni, grazie al loro legame a doppio filo con le burocrazie sindacali europee, queste organizzazioni hanno ridisegnato i rapporti di forza tra capitale e lavoro in Europa massacrando la classe operaia. L'aggressione ai salari, la precarizzazione del mercato del lavoro, l'innalzamento dell'età pensionistica, i tagli lineari al sistema di welfare -dalla sanità all'istruzione pubblica- sono state le armi con cui le forze riformiste europee hanno consentito al capitalismo europeo di salvare sé stesso dal crollo della produzione industriale del 2007-2008. La capitolazione ai diktat del capitale finanziario europeo delle sinistre «radicali» europee, dalla Sel italiana alla Syriza greca e la farsesca degenerazione dei principali partiti rivoluzionari europei che, ormai sempre più vagamente, si richiamano alla Quarta Internazionale, come il Segretariato unificato, hanno consegnato il proletariato europeo alle forze populiste, xenofobe o apertamente fasciste.
 
Il ruolo controrivoluzionario del Pci durante la Resistenza
Oggi più che mai dunque, dal dopoguerra ad oggi, l'assenza di un partito rivoluzionario in Europa con influenza di massa determina la rinascita di tutte le peggiori pulsioni che attraversano i popoli nelle fasi di imputridimento del capitalismo. Ed è quindi necessario che le avanguardie del movimento operaio riflettano approfonditamente sul significato, volutamente alterato dalle forze riformiste e dalla loro storiografia ufficiale, della festa di liberazione del 25 aprile. Una disamina approfondita delle vicende che condussero i partigiani alla liberazione dal fascismo in Italia, su base documentale e non sulle falsificazioni degli stalinisti delle accademie italiane, è riportata nell'articolo di Francesco Ricci (1).
Gli aspetti salienti di quella vicenda storica, che tanta influenza ha avuto sullo sviluppo degli avvenimenti successivi e odierni, dimostrano chiaramente che fu esattamente il ruolo controrivoluzionario del Pci di Togliatti, fedele esecutore delle direttive staliniane, a consegnare il nostro Paese di nuovo nelle mani della borghesia.
Se è infatti vero che le forze alleate contribuirono alla liberazione dell'Italia dal fascismo e dal nazismo, non si può nascondere, come fa la storiografia borghese, che nella loro risalita, dalla Sicilia alla Lombardia, gli alleati trovarono terre epurate dal nazismo dai fucili dei partigiani. Determinante, sia per il rovesciamento del regime che per la liberazione dai fascisti e nazisti, fu dapprima l'ondata di scioperi della classe operaia, in particolare al Nord, che costrinse la borghesia a liberarsi di Mussolini, e la successiva Resistenza, organizzata nelle bande partigiane, che condusse alla cacciata dei nazisti dal paese. Le bande partigiane erano costituite soprattutto di operai e di braccianti salariati e, nel loro insieme, costituivano un vero e proprio esercito militante di circa 250.000 uomini che si riconosceva in buona parte nel Pci e negli altri partiti della sinistra e che entrava in azione per liberare definitivamente il paese da quel regime fascista che aveva oppresso le classi subalterne per un ventennio. 
Quel che tende, ovviamente, ad annacquare la storiografia ufficiale di destra e di sinistra, inventandosi la narrazione della «via italiana al socialismo», è che, avvenuta la liberazione, la classe operaia avrebbe potuto e voluto continuare la resa dei conti con la borghesia e prendere il potere. Se ciò non avvenne fu per il lavoro di conciliazione con la borghesia svolto da Togliatti su ordine di Stalin. La linea di capitolazione all'imperialismo «democratico» e il passaggio dell'Italia nella sfera di influenza americana era stata infatti concordata dallo stesso Stalin con i dirigenti delle potenze imperialiste già a partire dal dicembre del 1941 (1) e poi definita nelle più note conferenze di Yalta e Potsdam del 1945. E' questa la ragione per cui, con la cosiddetta svolta di Salerno del 1944, Togliatti orientava il Pci sulla strada della collaborazione di classe con la borghesia. Nelle direttive inviate da Togliatti al Pci veniva difatti esplicitamente richiesto di orientare la Resistenza alla distruzione del fascismo e alla liberazione del paese, ma senza imporre trasformazioni sociali in senso socialista (1). Era l'ennesima capitolazione alle politiche di fronte popolare con le forze borghesi, sviluppate dallo stalinismo in tutta Europa per preservare gli interessi dell'apparato burocratico stalinista e quindi dello stesso Togliatti.
Questa linea collaborazionista provocò forti dissensi nello stesso Pci, producendo la formazione di correnti di opposizione interna, come quella che si formò a Napoli nel 1943 e soprattutto quella di Torino, che portò circa 2000 militanti alla rottura col Pci, sino alla spaccatura della sezione romana e alla formazione di Stella Rossa, su posizioni dichiaratamente rivoluzionarie. I militanti di queste organizzazioni dovettero tuttavia affrontare non solo i fascisti ma anche le accuse di bordighismo e di trotskismo con cui la direzione togliattiana del Pci lavorò costantemente, anche attraverso l'omicidio di alcuni dirigenti, a delegittimarli e a imporre la linea di collaborazione di classe con la borghesia (1). Furono dunque i rapporti di forza tra la direzione staliniana controrivoluzionaria e le frazioni rivoluzionarie nel Pci a determinare la capitolazione alla borghesia dell'intero movimento rivoluzionario che si era sviluppato a partire dal 1943.
Ciò che mancò al movimento partigiano fu cioè una direzione coerentemente rivoluzionaria, in grado di guidare la classe operaia alla presa del potere. Questo fu possibile anche grazie all'omicidio, per mano stalinista, del trotskista Pietro Tresso nel 1943, che dal 1930 aveva lavorato alla costruzione di un raggruppamento di opposizione al Pci. L'assenza di una direzione trotskista e le posizioni confuse dei militanti partigiani rivoluzionari consentiranno a Togliatti di mantenere la direzione dei Cln e quindi di imporre la linea di collaborazione di classe, che si formalizzò con l'ingresso del Pci nel secondo governo Badoglio del 1944 e nei successivi governi.
Da ministro di grazia e giustizia nei governi Parri e De Gasperi, Togliatti agirà apertamente come un agente del fascismo, concedendo ai fascisti l'amnistia e consentendo a tutti i gerarchi fascisti di essere reinquadrati nei posti di potere dell'apparato repressivo dello stato. Contemporaneamente, operai e partigiani che avevano partecipato a scioperi e manifestazioni contro il regime e contro il padronato verranno sbattuti in galera.
A partire dal 1945, infine, verranno sciolti i Cln e le formazioni partigiane saranno unificate sotto il comando militare del governo regio. Il Pci si incaricherà di disarmare la Resistenza affiggendo, in ogni sede, un manifesto di invito a consegnare le armi. Gran parte dei partigiani, tuttavia, riconsegnerà solo le armi arrugginite, per rispolverare i fucili funzionanti nella successiva ondata insurrezionale del 1948 sviluppatasi sull'onda emotiva dell'attentato a Togliatti.
 
Il contentino della Costituzione
In cambio della rivoluzione, tradita dalla direzione controrivoluzionaria del Pci, alla classe operaia verrà elargito un contentino formale, quella Costituzione che oggi, con tanta ributtante enfasi, i riformisti opportunisti di sinistra continuano a definire «la più bella del mondo» (2).
In realtà la Costituzione italiana, che correttamente potrebbe essere definita una costituzione capitalista molto avanzata (3), sancisce nei suoi articoli il dominio della borghesia sui lavoratori, come ad esempio all'art.42 in cui legittima la proprietà privata (e quindi la proprietà privata dei mezzi di produzione), e negli articoli 36-37 in cui sancisce lo sfruttamento padronale dei lavoratori attraverso il lavoro salariato. Peraltro questa fu ammissione dello stesso Togliatti, che durante l'Assemblea Costituente del 1947 affermò: «L'onorevole Cappi sviluppa ampiamente la tesi che i ceti produttori capitalistici hanno diritto di vivere e di contribuire alla ricostruzione del paese ... Sappiamo benissimo che per la ricostruzione del paese sono necessarie queste forze e infinite volte abbiamo detto loro "collaboriamo" e abbiamo teso loro la mano». (4)
La storia dell'Italia repubblicana e la partecipazione dei governi borghesi a tutte le guerre imperialiste in Medio Oriente e nell'est europeo hanno dimostrato quanto siano carta straccia persino le buone intenzioni riportate nella Costituzione. Se la Costituzione non fosse stata un mero orpello formale, avrebbe dovuto essere rispettata e i governi che hanno inviato i soldati italiani a sostenere gli interessi dell'imperialismo avrebbero dovuto essere condannati per attentato alla Costituzione. Se ciò non è avvenuto è perché nessun pezzo di carta può regolare i rapporti tra le classi e, in uno Stato consegnato al dominio del capitalismo, è la borghesia a decidere, in base ai suoi interessi, quando e dove fare le guerre.
 
L'antifascismo senza anticapitalismo dei populisti di sinistra
Eliminare il fascismo senza rimuovere quelle che sono le cause che lo determinano non è ovviamente possibile, come aveva magistralmente descritto Trotsky e come i fatti che stanno accadendo in questi mesi dimostrano. Essendo una forma di dittatura violenta della borghesia nelle fasi di crisi del capitalismo, il fascismo può essere eliminato soltanto portando alle estreme conseguenze le insurrezioni rivoluzionarie della classe operaia negli scontri con l'apparato borghese, cioè trasferendo le leve del potere nelle mani dei lavoratori, espropriando la borghesia dei mezzi di produzione e dei capitali,  sviluppando un'economia pianificata e centralizzata basata sulla democrazia dei consigli operai ed, infine, esportando il processo rivoluzionario in tutta Europa.
E questa lezione è tanto più importante proprio oggi, in una fase in cui, per effetto della devastante crisi del capitalismo, le pulsioni fasciste attraversano l'Europa e gli altri continenti.
Ed è paradossale che ad invocare un antifascismo, ovviamente di facciata, siano le dirigenze di quelle organizzazioni riformiste, come Potere al popolo, che rivendicano apertamente il sostegno alle dittature fasciste e sanguinarie, come quella del macellaio Assad in Siria o difendono i privilegi della boliborghesia venezuelana capitanata dal «rivoluzionario» Maduro e della corrotta borghesia brasiliana che sostiene il «socialista» Lula. Queste organizzazioni riformiste, sovraniste ed opportuniste, hanno nel loro DNA la stessa natura collaborazionista del Pci di Togliatti, che, più o meno apertamente, continuano ad invocare come uno dei loro riferimenti, ponendo difatti, tra i loro punti di programma, la difesa di quella Costituzione, fortemente voluta dal Pci controrivoluzionario di Togliatti, che sancisce la subalternità della classe operaia al padronato italiano.
E' dunque necessario un lavoro di sistematica distruzione delle forze riformiste e centriste. Solo la ricostruzione del partito rivoluzionario mondiale della IV internazionale potrà dirigere i lavoratori verso la presa del potere. E' a questo arduo compito che lavora costantemente la LIT-Quarta Internazionale e il Pdac, sua sezione italiana.
 
Note
2)https://www.huffingtonpost.it/nicola-fratoianni/difendere-costituzione-bella-mondo-italiana_b_7161102.htmlhttps://www.huffingtonpost.it/nicola-fratoianni/difendere-costituzione-bella-mondo-italiana_b_7161102.html
 
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