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Francia Tutti in sciopero PDF Stampa E-mail
mercoled 11 aprile 2018

Francia

Tous en grève!

Tutti in sciopero!

 

 

 

di Patrizia Cammarata

In Francia i padroni studiano i grafici delle ore di sciopero negli ultimi dieci anni e scoprono che il risultato sono oltre 2,4 milioni di giorni lavorativi in cui le masse popolari francesi hanno scioperato (1). Gli industriali e i banchieri francesi hanno ben presente anche il recente movimento di proteste e scioperi contro la Loi Travail (la riforma del codice del lavoro ideata da Emmanuel Macron, ora presidente della Repubblica francese), proposta dal ministro del lavoro del governo Hollande, Myriam El Khomri, ed entrata in vigore il primo gennaio 2017. Ma se la battaglia contro la Loi Travail è stata persa, la lotta di classe continua e gli anni di lotte non sono stati inutili né dimenticati: lo dimostra l’ondata determinata di lotte e scioperi messi in campo da lavoratori e studenti in queste ultime settimane. Il movimento è riemerso con rinnovata forza e determinazione.
È in piena ascesa lo sciopero dei ferrovieri che si prolungherà fino a giugno se il governo non ritirerà la proposta di privatizzazioni. Ma nei cortei, accanto ai lavoratori dei trasporti, ci sono i netturbini, i lavoratori delle poste, della scuola, gli studenti. Prendendo, come esempio, due giornali francesi possiamo leggere degli stralci significativi:
«Questo giovedì, 22 marzo, anniversario del lancio del movimento del maggio‘68, apre per Emmanuel Macron un evento senza precedenti. Le manifestazioni e gli scioperi pianificati in tutta la Francia segnano l'inizio della battaglia per la riforma della Sncf [Société nationale des chemins de fer français, Società nazionale delle ferrovie francesi; ndr], una delle principali aziende pubbliche francesi. Con abilità, i sindacati delle ferrovie hanno fatto coincidere la loro giornata di azione con quella, già programmata, con funzionari e più in generale lavoratori dei servizi pubblici. I ferrovieri, il Ratp [Régie autonome des transports parisiens, società pubblica che gestisce i servizi relativi al trasporto a Parigi e dintorni; ndr], gli agenti dell'ospedale, i dipendenti pubblici si incontreranno gomito a gomito. L'intenzione è chiara: cercare di coagulare e far convergere i movimenti di protesta di varia origine, creare con il governo un equilibrio di potere favorevole ai sindacati. Se la mobilitazione non è massiccia, il governo vedrà lì un incoraggiamento alla sua volontà di riforma. Se, d'altra parte, le dimostrazioni sono importanti e gli scioperi ben partecipati, i sindacati si sentiranno confortati. Stasera, avremo finalmente una prima valutazione delle forze coinvolte. Tuttavia, è solo l'inizio di uno scontro che i sindacati della ferrovia intendono dirigere se necessario fino alla fine di giugno, un programma senza precedenti (tre mesi di scioperi programmati) e una tecnica senza precedenti, quello dello sciopero a macchia di leopardo. È vero che la posta in gioco è alta. Per i ferrovieri, se la riforma è fatta, è il modello economico e sociale della compagnia pubblica più simbolica della Francia che scompare. La loro storia, la loro specificità, il loro status – il loro orgoglio - è in discussione.» (da Liberation; 2)
«
Funzionari, ferrovieri, studenti, pensionati... Giovedì 22 marzo, centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in Francia per esprimere il loro disaccordo con la politica del governo. Su invito dei sette sindacati rappresentativi nel servizio pubblico (Cgt, Fo, Fsu, Cftc, Solidaires, Fa-Fp e Cfe-Cgc), i dipendenti statali sono stati invitati a protestare contro l'annunciata soppressione di 120.000 posti, la disoccupazione e il blocco dei salari» (da Le Monde; 3)

 

Uno sciopero storico

La mobilitazione, lungi dall’arrestarsi, si sta organizzando in modo determinato ed ora esplode contro il progetto del governo del presidente Macron che mira ad una profonda riforma dell’operatore di Stato Sncf. I sindacati si oppongono al progetto di riforma ferroviaria che «mira a distruggere il servizio pubblico ferroviario con un dogmatismo ideologico puro». Il modello è quello delle ferrovie tedesche, già approvato da Bruxelles, che prevede una holding a capo della quale stanno le diverse società specializzate.
I tassi di partecipazione allo sciopero contro questo progetto sono già definiti da molti siti ufficiali come dati
«storici». Il 3 aprile scorso ferrovieri, ma anche piloti, netturbini e addetti del settore energetico hanno partecipato alle mobilitazioni, lo sciopero ha bloccato più di quattro milioni di francesi che ogni giorno usano i trasporti pubblici. Il colpo più duro è stato quello inferto dai macchinisti dei treni: solo in due su dieci si sono presentati al lavoro, permettendo a un solo Tgv (i treni ad alta velocità) su otto di svolgere servizio. Sono saltati i collegamenti per la Spagna, l’Italia e la Svizzera. Importante anche il blocco dei treni regionali: solo uno su cinque ha viaggiato, uno su quattro nella regione di Parigi. Alla Gare du Nord, la stazione più trafficata della capitale, le banchine erano così affollate che alcune persone sono cadute sui binari; stazioni avvolte nel buio, luci spente.
In un clima crescente di tensione sociale hanno scioperato anche il personale di Air France, i netturbini e alcuni lavoratori del settore energia. I dipendenti di Air France chiedono un aumento del 6% degli stipendi. Piloti, assistenti di volo e staff di terra di Air France chiedono l'aumento ritenendo insufficiente la politica salariale dell'impresa. Mentre scriviamo un’altra ondata di scioperi è stata annunciata tra domenica 7 e martedì 10 aprile e lo sciopero annunciato di 36 giorni avrà luogo fino al prossimo 28 giugno, con un ritmo di due giorni a settimana.

 

Ni patrie, ni patron, tous en grève! Né patria, né padroni, tutti in sciopero!

I banchieri e gli industriali francesi, i cui interessi sono rappresentanti dal 2017, al governo francese, nella persona del presidente della Repubblica Emmanuel Macron (già ministro dell'economia, dell'industria e del digitale dal 2014 al 2016, nel secondo governo Valls) sono costretti a fare i conti, ancora una volta, con la gigantesca forza dei lavoratori e delle masse popolari in lotta. Ancora una volta la «pacificazione», la «patria ed unità nazionale», il «bene comune» acquisiscono, nella realtà materiale di milioni di francesi, il reale significato che hanno quando sono pronunciati nel quadro del capitalismo e dai capitalisti: parole manipolatrici che hanno l’intento di far dimenticare che la società capitalistica (anche quella francese di Liberté, Fraternité ed Egalité) è una società divisa in classi, ingiusta e violenta per sua stessa natura, incompatibile con le parole di libertà, fraternità ed uguaglianza.
Nei giorni scorsi abbiamo assistito a un ulteriore agghiacciante episodio di disumanità e razzismo ad opera della polizia francese: a Mentone la polizia ha trascinato giù dal treno, prendendola per le braccia e le gambe, davanti ai suoi figli ed al marito, una donna incinta africana, dopo che il marito si è rifiutato di esibire i documenti. La Francia della
«fraternité ed egalité» usa il pugno duro con i migranti al confine con l’Italia, anche in presenza di bambini che urlano terrorizzati. Questa violenza è stata ripresa da tre studenti francesi, il video è stato diffuso in internet e ripreso da varie testate giornalistiche on-line. Gli autori del video sono stati a loro volta controllati e le immagini si interrompono, per poi riprendere mostrando gli agenti che trasferiscono di peso la donna sulla banchina della stazione. I tre giovani reporter sono stati controllati dalla polizia: «Gli agenti sono saliti, hanno individuato le persone nere e le hanno controllate», hanno raccontato, «senz’alcuna umanità», «accontentandosi di applicare il protocollo».
Alla declamata
«pacificazione» con cui la classe politica di tutta Europa si rivolge alle masse popolari dei vari Paesi, la classe lavoratrice è necessario risponda ponendosi l'obiettivo di una vera pace fra le masse popolari e la fine delle politiche colonialiste e di guerra contro gli immigrati, sia quelli che tentano di raggiungere l’Europa sia quelli già presenti nelle città francesi, come quelli che vivono nelle banlieue; al concetto di «patria ed unità nazionale» la classe lavoratrice deve rispondere con la prospettiva di una reale fratellanza fra le masse popolari e di unità delle lotte fra tutti i lavoratori; al concetto di «bene comune» la classe lavoratrice deve rispondere che il bene del profitto capitalista di pochi è incompatibile con il bene di chi lavora per vivere.
Anche in Francia L’Unione europea appare alla stragrande maggioranza della popolazione quello che veramente è: una macchina da guerra contro i lavoratori e le masse popolari. L’Unione europea non colpisce solo i Paesi della sua periferia (come Italia, Spagna, Portogallo) ma colpisce con forza anche i proletari dei Paesi centrali, in particolare della Francia. Nella logica del progetto capitalista europeo la volontà di tenere Parigi agganciata a Berlino va di pari passo al procedere delle riforme lacrime e sangue. I recenti fatti di terrorismo come il drammatico episodio del ventiseienne di origine marocchina (già schedato per radicalizzazione) che rubò una macchina, ferendo il conducente e uccidendo un passeggero, colpì alcuni agenti per poi barricarsi in un supermercato di Trebes, sud-est della Francia, dove uccise altre due persone prima di essere assassinato a sua volta dalla polizia francese, non svolgono più la funzione, molto utile al potere, di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle tensioni sociali in rapido aumento e non riescono, pur nella loro drammaticità, ad essere motivo di paura e freno nella volontà di lotta dei lavoratori .

 

Nelle larghe strade parigine, in ricordo della resistenza dei Comunardi

Nel marzo del 1871 gli operai parigini dettero l'assalto al potere borghese prendendo nelle loro mani il potere politico. Il 26 marzo fu eletta e il 28 proclamata la Comune che fu il primo esempio di governo operaio. Engels scrisse: «il filisteo socialdemocratico recentemente si è sentito preso ancora una volta da salutare terrore sentendo l'espressione: dittatura del proletariato. Ebbene, signori, volete sapere come è questa dittatura? Guardate la Comune di Parigi. Questa fu la dittatura del proletariato."
Nonostante la disparità delle forze la Comune (che resistette per due mesi) fu difesa strada per strada, barricata per barricata. La controrivoluzione borghese fu spietata, anche dopo la caduta delle ultime resistenze. Dopo l’esperienza dell’eroica difesa dei comunardi con le barricate negli stretti vicoli francesi, la città fu sventrata con interventi urbanistici che ne stravolsero la struttura: strade larghe per rendere difficile il blocco con barricate, la borghesia non poteva più permettere che la classe oppressa riuscisse ancora a tenere in mano la città. Su sollecitazione dell’arcivescovo di Parigi,
Joseph Hippolyte Guibert, fu costruita  la cattedrale del Sacro Cuore, la cui costruzione fu  decretata dall’Assemblea Nazionale il 23 luglio 1873, dopo la sconfitta del 1871, per “espiare i crimini dei Comunardi”». Ed ora, in questo 2018, proprio nelle strade larghe di Parigi, costruite come antidoto alla resistenza e per rendere più difficile l’organizzazione delle masse popolari, la classe lavoratrice a fianco degli studenti si scontra nelle manifestazioni, così come accadde anche nel maggio del 1968, contro i manganelli della polizia, il braccio armato del potere economico e politico di quella stessa classe sociale, la borghesia di industriali e banchieri, che oggi, come allora, difende il suo profitto e il suo potere a scapito di milioni di lavoratori e lavoratrici, pensionati e studenti poveri.

 

Solidarietà di classe e contagio fra le lotte

Quando, il 22 marzo scorso, i lavoratori della scuola pubblica francese hanno scioperato, si sono rivolti ai genitori degli allievi e degli studenti con una lettera aperta in cui hanno spiegato le ragioni dello sciopero, denunciando oltre alla mancanza di insegnanti, all’alto numero di allievi per classe ed alla mancanza di sostituzioni, il fatto che, mentre la scuola ha bisogno di personale assunto e qualificato, il governo fa entrare nelle scuole gli imprenditori privati. Hanno denunciato l’abbassamento del potere d’acquisto dei salari, il mancato riconoscimento delle professionalità ed hanno denunciato la politica di divisione fra dipendenti pubblici e privati, una divisione che mira a far passare il messaggio che ci sono troppi dipendenti pubblici, ignorando l’importanza del servizio pubblico che è garanzia per gli utenti. Una lettera, quella del personale della scuola, che si conclude con una difesa nei confronti anche delle altre categorie dei lavoratori («difendendo i servizi pubblici e di qualità, difendiamo l’interesse generale: scuola, uffici postali, trasporti, ospedali, amministrazioni, giustizia, energia») e con l’auspicio di comprensione e appoggio alla lotta della scuola.
Il 5 aprile scorso, dall’Italia, il Fronte di Lotta No Austerity ha espresso la propria solidarietà a Gaël Quirante, segretario territoriale di Sud Solidaires, settore lavoratori delle Poste e attivista del «Fronte sociale», perché questo compagno è stato colpito, con motivi pretestuosi, dal decimo tentativo di licenziamento (il decimo in 14 anni!) da parte delle Poste francesi. Non è un caso che questo attacco è avvenuto nel pieno degli scioperi nei quali Gael Quirante ha un ruolo attivo.
In difesa di Quirante ci sono state in Francia forti mobilitazioni.
Come sempre, in questi casi, l’attacco a Gael è un attacco contro tutti coloro che lottano per la difesa dei propri diritti. I due piccoli esempi (quello della lettera dei lavoratori della scuola pubblica francese che si appellano alla solidarietà delle famiglie degli studenti e delle altre categorie di lavoratori e il messaggio del Fronte di Lotta No Austerity che dall’Italia chiede l’annullamento immediato del licenziamento di Gael e solidarizza con la lotta dei lavoratori francesi) richiamano i grandi ed indispensabili doveri di tutte le organizzazioni di lotta, sindacali e politiche della classe lavoratrice: il dovere di organizzare la solidarietà di classe fra tutti i lavoratori, il dovere di organizzare in tutte le piazze d’Europa e del mondo manifestazioni di solidarietà con la lotta dei lavoratori e dei giovani francesi e, al contempo, sviluppare lotte simili anche nei propri Paesi, scavalcando le incertezze e i tradimenti delle burocrazie sindacali e politiche.

 

 

Note

1)http://www.lefigaro.fr/economie/le-scan-eco/dessous-chiffres/2018/04/03/29006-20180403ARTFIG00001-les-greves-ont-fait-perdre-24-millions-de-journees-a-la-sncf-en-dix-ans.php

2)http://www.liberation.fr/debats/2018/03/21/macron-et-le-train-social-du-22-mars_1637889

3)http://www.lemonde.fr/politique/article/2018/03/22/des-centaines-de-milliers-de-personnes-dans-la-rue-pour-defendre-sncf-et-fonction-publique_5275023_823448.html
 
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