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Germania, accordo dei metalmeccanici PDF Stampa E-mail
sabato 10 febbraio 2018

Germania, accordo dei metalmeccanici

La burocrazia ostacola la lotta operaia


 

di Alberto Madoglio

L’accordo raggiunto nei giorni scorsi in un Land (entità federale) della Germania tra datori di lavoro e la rappresentanza sindacale dei metalmeccanici (Ig Metall) ha riscosso una grande attenzione tra i politici, sindacalisti, padroni e allo stesso tempo ha conquisto ampio spazio sui maggiori mass media del Paese. “I lavoratori hanno finalmente ottenuto una consistente riduzione dell’orario di lavoro”. Questo, con diverse piccole variazioni, è quanto si è raccontato in Italia.

Le cose in verità sono molto diverse dalla propaganda. Come raccontato in un articolo apparso giorni fa sul nostro sito, di Daniel Sugasti, i metalmeccanici tedeschi avevano dato inizio a una mobilitazione come non si verificava da molti anni. I burocrati sindacali tedeschi, come i loro compari del Belpaese, temendo la crescita della mobilitazione operaia, e consapevoli di non potere controllare a lungo la lotta, hanno cercato a ogni costo di raggiungere un accordo con i padroni. Questi ultimi avevano le stesse preoccupazione della controparte sindacale, e quindi possiamo immaginare che siano stati ben lieti di siglare un’intesa volta a far tornare i lavoratori in buon ordine nelle fabbriche.

L’intesa raggiunta è bel lungi dall’essere quella vittoria per gli operai che viene descritta. La riduzione a 28 ore lavorative avviene con una diminuzione salariale (compensata parzialmente con 8 giorni di permessi), vale solo per due anni, per i lavoratori che devono accudire famigliari (per chi non rientra in questa casistica è possibile chiedere lo stesso una riduzione, ma solo nel limite del 10% della forza lavoro). In ogni caso saranno i comitati di sorveglianza aziendali che, in ultima istanza, potranno accettare o respingere le richieste. Vantaggi della cogestione. Gli aumenti salariali ottenuti sono del 4,3%,meno di quanto richiesto (6%) e infinitamente meno di quanto le industrie automobilistiche hanno guadagnato negli ultimi tempi.

Di contro le imprese hanno ottenuto la possibilità di aumentare, senza molte restrizioni, la quota di lavoratori da impiegare per un orario mensile di 40 ore, ma soprattutto, come dicevamo in apertura, hanno posto le basi per smobilitare una lotta che aveva la potenzialità di estendersi ad altri settori di classe presenti nel Paese. Una lotta generalizzata e estesa nel tempo del più forte proletariato d’Europa era un rischio che padroni e burocrati dovevano a ogni costo evitare. Vedremo quale sarà la risposta operaia a questa intesa.

Dedichiamo ora qualche riga per commentare le analisi di parte sindacali avvenute in Italia.

I meno giovani ricorderanno senza dubbio il titolo di una famosa rivista satirica, Cuore. In uno dei suoi numeri più celebri, il titolo di apertura fu “Hanno la faccia come il culo”. Questo è ciò che ci è venuto in mente leggendo la dichiarazione rilasciata oggi a Repubblica da Susanna Camusso riguardo quanto avvenuto in Germania. “(per la Cgil) l’aumento del4,3% mi pare un risultato significativo che possiamo subito diffondere in Italia in questa stagione in cui i salari devono crescere.”

C’è da rimanere esterrefatti! Al di là del giudizio di merito sull’accordo, la segretaria della Cgil sembra dimenticare cosa sono stati i rinnovi contrattuali in questi anni. Le varie categorie della Cgil hanno siglato accordi che non solo non hanno recuperato nulla di quanto perso negli anni della crisi, ma anzi sono stati veri e propri rinnovi di “restituzione”, in cui i lavoratori hanno restituito ai padroni salario e diritti, pur mascherando il tutto con alchimie contrattuali degni del miglior azzeccagarbugli. Dai metalmeccanici ai chimici, dai bancari al pubblico impiego, fino ad arrivare al caso limite avvenuto nella grande distribuzione, in cui Cgil, Cisl e Uil siglavano due anni fa un intesa coi padroni per cui i già miseri aumenti venivano bloccati a causa, citiamo testualmente, “del perdurare della crisi economica”. Crisi che, per i capi della Cgil, devono ovviamente pagare i lavoratori.

Alla Camusso bisognerebbe ricordare un vecchio aforisma attribuito a Lincoln “Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per sempre”. Appunto. La pazienza dei lavoratori non durerà in eterno: e chi li ha ingannati in questi anni sarà chiamato prima o poi a risponderne nelle piazze.

 
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