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Sulle prossime elezioni politiche PDF Stampa E-mail
martedž 19 dicembre 2017
Sulle prossime elezioni politiche
La posizione del Pdac
 
 
 
dichiarazione del Comitato centrale
del Partito di Alternativa Comunista
Siamo a poche settimane dall’inizio della campagna elettorale per le elezioni politiche della primavera del 2018 e il quadro dei contendenti al governo del Paese è ormai definito, nonostante sia difficile azzardare previsioni oggi su chi riuscirà a spuntarla.
 
I quattro schieramenti che si contenderanno il governo del Paese per i prossimi anni sono anti-operai: si va dal centro-destra unito attorno alla figura egemone di Berlusconi, nonostante al momento non possa candidarsi e nonostante i malumori mai totalmente sopiti di Salvini, al Pd di Renzi post-scissione, che nei sondaggi è sceso ai suoi minimi storici e che tenta di arginare la perdita di voti verso Mdp cercando coperture a sinistra e trovando i resti di Verdi e Psi che si uniscono in una lista comune con i «civici» prodiani. La lista «Liberi e uguali» guidata da Pietro Grasso, ex-magistrato e attuale presidente del senato, e formata da Articolo 1-Mdp di D’Alema e Bersani, Sinistra italiana di Vendola e Fratoianni, oltre che Possibile di Civati, altro non è che la riproposizione del progetto politico del Pd senza Renzi: nonostante i sondaggi lo accreditino a percentuali piuttosto basse attualmente, pare che la Cgil, o almeno alcune delle sue componenti, possano mobilitarsi a sostegno della candidatura di Grasso, confermando peraltro ancora una volta come la direzione di questo sindacato sia totalmente subalterna alle politiche padronali. Da ultimo, ma non per importanza, il Movimento 5 stelle che in questa legislatura ha dimostrato quanto già sostenevamo, cioè che il suo progetto non è alternativo, ma è assolutamente compatibile con questo sistema economico, e anzi i suoi tratti reazionari divengono sempre più manifesti, così come il fallimento delle sue esperienze di governo locale come nel comune di Roma. Nulla di buono potrà venire dalla vittoria elettorale di nessuno di questi schieramenti.
 
A sinistra dei contendenti «ufficiali» è nata una lista, chiamata «Potere al popolo», promossa dal centro sociale di Napoli Je so’ pazzo (storicamente alleato del sindaco De Magistris), ma ispirata dietro le quinte da Rifondazione comunista. A questa lista ha aderito anche Sinistra anticapitalista. Si tratta però dell’ennesima riproposizione di una lista riformista senza nessuna prospettiva, che si è formata per tutelare l’esistenza delle sue varie componenti: i centri sociali per contrattare meglio con le amministrazioni locali, Rifondazione per cercare disperatamente di rientrare in parlamento per ridare così ossigeno a un partito che è in agonia per aver per anni sostenuto governi e giunte di centrosinistra, e che vorrebbe utilizzare eventuali eletti per sostenere nuovamente il centrosinistra, a cui oggi si proclama alternativo.
 
Di fronte a questo quadro, sarebbe necessaria una lista operaia, che parta dalle poche ma importanti lotte che ci sono nel Paese, con un programma classista e rivoluzionario, che serva ad aggregare i lavoratori alle avanguardie politiche e di lotta, a unificare il proletariato nella costruzione del partito che serve per lottare per quel programma. Sfortunatamente le norme elettorali restrittive ideate dal parlamento borghese non permettono la presentazione di tale lista, se non al prezzo di cessare completamente ogni altra attività nei prossimi mesi: non è questa la nostra concezione del momento elettorale, che deve essere un momento di propaganda per il programma, ma deve anche essere al servizio delle lotte reali, perciò cessare l’intervento nelle lotte per presentarsi alle elezioni per noi è, in questo contesto, inammissibile.
 
Due liste «comuniste» hanno dichiarato la loro intenzione di presentarsi alle prossime elezioni, nonostante gli ostacoli posti dalla legge. Il Partito comunista di Marco Rizzo (di orientamento stalinista) non ha in realtà nulla di comunista ed è guidato da un ex-parlamentare che ha sostenuto attivamente non solo il governo borghese di Prodi, ma che ha sostenuto D’Alema quando bombardava la Jugoslavia in una guerra imperialista voluta dalla Nato. Vi è poi il cartello elettorale denominato «Per la sinistra rivoluzionaria», inizialmente promosso da tre organizzazioni: Sinistra anticapitalista (Sa), Pcl e Sinistra classe rivoluzione (Scr). Queste tre forze avevano annunciato poche settimane fa di voler presentare un programma «rivoluzionario» a queste elezioni. Tuttavia, dopo una serie di comunicati congiunti, Sinistra anticapitalista ha abbandonato questo cartello per accodarsi alla lista «Potere al popolo», che Pcl e Scr definiscono correttamente come un tentativo di Rifondazione e altri di raccogliere forze per risalire sul carrozzone del centrosinistra. Non ci stupisce l'atteggiamento di Sinistra anticapitalista, dato che quando aveva parlamentari arrivò anche a dare un sostegno «critico» al secondo governo Prodi: ma l'accordo e poi la rapida rottura di Sa con Pcl e Scr, per andare a sostenere un progetto chiaramente riformista, dovrebbe far riflettere su quale è il programma effettivo che questo cartello, ora portato avanti solo da Pcl e Scr, intende presentare alle elezioni. In effetti, proprio sulla questione strategica centrale, quella che riassume il senso stesso del programma dei rivoluzionari, cioè la questione della prospettiva di potere, altrettanto ambigua è la posizione di Scr che da anni ha abbandonato il principio marxista dell'indipendenza di classe da qualsiasi governo nel capitalismo, arrivando a definire come «influenzabili» - e quindi da sostenere «criticamente» - la dittatura venezuelana di Chavez e Maduro o la giunta borghese di De Magistris a Napoli. Quanto al Pcl, diede nel 2011 il proprio sostegno al secondo turno elettorale tanto a De Magistris (candidato sindaco a Napoli) come a Pisapia (candidato sindaco a Milano). Per questo ci sembra che il programma di questa «sinistra rivoluzionaria» non sia nei fatti né rivoluzionario né funzionale, nell'immediato, allo sviluppo delle lotte: non casualmente Pcl e Scr da anni fanno insieme una invisibile «opposizione» alla burocrazia all’interno della Cgil, che nei fatti si traduce in un adattamento anche in ambito sindacale.
 
Mancando l’alternativa rivoluzionaria in queste elezioni, il Partito di Alternativa Comunista inviterà ad astenersi dal voto, nella consapevolezza che le elezioni sono un momento secondario della lotta di classe e che è dalle mobilitazioni nei posti di lavoro e nei territori che deve ripartire il conflitto sociale che bisogna riaccendere per provare a rivoluzionare dalle fondamenta questa società capitalista basata sullo sfruttamento. In questo senso parteciperemo alla campagna elettorale propagandando un programma che parta dagli interessi immediati e storici della classe lavoratrice.
 
 
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