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Il Venezuela visto con gli occhi di una lavoratrice venezuelana PDF Stampa E-mail
giovedì 26 ottobre 2017

Il Venezuela visto con gli occhi

di una lavoratrice venezuelana

 

 

di Ana Salas*

Mi chiamo Ana Salas, lavoro nel settore dell’istruzione e, nel momento in cui scrivo queste righe, sono forse una delle poche lavoratrici venezuelane che non sta patendo la fame. Ed è anche grazie ai pochi soldi che guadagno in Brasile, come insegnante di spagnolo, che neppure la mia famiglia in Venezuela si trova in una situazione di miseria totale.
Come me, migliaia di lavoratori venezuelani vanno via senza alcuna aspettativa di far ritorno nel proprio Paese. Vanno via perché sono di destra? No. Perché sono contrari ad un presunto governo socialista? Perché appoggiano un intervento yankee? No.
Vanno via perché la situazione sociale ed economica del Venezuela di oggi è simile a quella dei Paesi devastati da una guerra o da una qualche catastrofe naturale. In realtà, la più grande catastrofe in corso nel Paese caraibico è una catastrofe politica che sta portando milioni di persone alla fame estrema, a condizioni inimmaginabili di malnutrizione tra i lavoratori, con una media di 9 kg in meno a persona, a cui si aggiungono altri mali come il taglio giornaliero dell’energia – che interrompe le attività negli ospedali – e l’aumento della violenza urbana, che coinvolge gli apparati repressivi dello Stato e i suoi bracci paramilitari, nei quartieri di Caracas.

 

Il chavismo è una farsa

Il chavismo nacque come una soluzione apparentemente rivoluzionaria alla crisi che si aprì in Venezuela con la rivolta popolare del Caracazo (1989). In assenza di una direzione realmente rivoluzionaria e socialista, Chávez – poggiandosi sulle forze armate dello Stato, espressione di un settore borghese nazionalista – riuscì a canalizzare verso il suo progetto politico le aspettative di cambiamenti sociali ed economici agognate dalla popolazione povera del Venezuela, all’indomani dei duri attacchi neoliberisti cominciati durante il secondo mandato di Carlos Andrés Pérez.
Esiste in realtà un abisso tra la retorica adottata dal chavismo e le sue pratiche reali, il che diventa oggi sempre più evidente a tutti quei lavoratori che, come me e altri milioni dentro e fuori il Venezuela, hanno creduto alla farsa del cosiddetto “socialismo del XXI secolo”.
La politica del chavismo, da Hugo Chávez a Nicolás Maduro, piuttosto che mettere in atto un vero programma socialista e quindi antimperialista, ha mantenuto la condizione di dipendenza del Paese di fronte all’imperialismo, sia per mezzo del pagamento del debito estero, sia favorendo gli avvoltoi nazionali che, attraverso l’apparato dello Stato, fondato quasi esclusivamente sulla rendita del petrolio, si sono convertiti in una boliborghesia corrotta, estremamente autoritaria e in affari con i banchieri internazionali, la quale agisce al tempo stesso come una specie di agente di una submetropoli nelle piccole isole caraibiche che per sopravvivere dipendono dal petrolio venezuelano, ragion per cui il governo Maduro è sostenuto dai governi di quella regione [1].
I simpatizzanti del chavismo in tutto il mondo ci chiederebbero certamente dei programmi sociali chavisti e dei loro benefici per la popolazione. Ebbene, se in politica economica non si è avuto un solo millimetro di rottura con i presupposti del capitalismo e dell’imperialismo, nelle politiche sociali il chavismo si è mantenuto fedele alle raccomandazioni delle cosiddette agenzie internazionali, quantunque le abbia presentate con un po' più di vernice rossa al fine di sembrare rivoluzionario.
I programmi sociali in Venezuela, noti come Misiones, non solo sono essenzialmente proposte dell’Unesco e della Banca Mondiale, ma sono stati applauditi da queste organizzazioni. Tanto per fare un esempio, basti dire che il programma di mercato popolare creato dal chavismo – Mercal – non è in grado di far fronte alla fame che dilaga nei quartieri poveri di Caracas e di altre città. E allora domandiamo: perché il programma Mercal non è mai stato vincolato ad una radicale riforma agraria? Forse l’impresario del gruppo Polar e monopolista del ramo alimentare, Lorenzo Mendoza, che ha fatto accordi con il governo Maduro, potrebbe risponderci.

 

L’opposizione di destra non è una soluzione, ma parte del tentativo di sconfiggere le masse

Una delle più grandi ipocrisie propagandate dai settori più reazionari della destra mondiale attraverso i grandi mezzi di comunicazione, è che la Mesa de Unidad Democrática (Mud), guidata da Leopoldo López ed Henrique Capriles, combatte in difesa delle masse popolari venezuelane. Menzogne!
La contesa tra il governo Maduro e la Mud riguarda esclusivamente il potere e la rendita del petrolio, mentre la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori venezuelani è per la loro sopravvivenza più elementare. Non a caso la Mud legittima attualmente le elezioni per governatori e prefetti, convocate dal governo Maduro nel tentativo di deviare la mobilitazione popolare che prende piede nel Paese.
I lavoratori venezuelani, peraltro, ricordano bene la politica apertamente pro Washington che questa stessa destra che oggi si dice all’opposizione portò avanti quando era al potere. Non sorprende, perciò, che anche quando la Mud ordina alla popolazione di abbandonare le piazze, la gioventù povera continua ad affrontare con pali, pietre e scudi improvvisati la sanguinaria Guardia Nazionale Bolivariana, responsabile di più di cento morti, cinquemila arrestati e decine di torturati sotto la custodia della Justicia Militar, che agisce in maniera non molto dissimile da quel che fecero le dittature militari del Cono Sud contro i loro oppositori.      

 

Qual è allora la via d’uscita? Quella che ci conduce dalla piazza al potere

All’inizio ho detto che la crisi umanitaria in Venezuela è stata causata non da una catastrofe naturale ma politica. Tuttavia la più grande catastrofe, con tutta la forza che questa parola può avere, non si riduce alla confusione che in tutti questi anni il chavismo ha provocato tra i lavoratori associando il suo programma nazional-borghese al socialismo, ma comprende anche l’appoggio vergognoso della maggior parte della sinistra a questo progetto, che in realtà aiuta tutta l’estrema destra a presentarsi come unica direzione dei desideri popolari. Così il chavismo alimenta indirettamente l’estrema destra, così come l’estrema destra alimenta indirettamente il chavismo, creando due campi borghesi aventi la stessa prospettiva di classe.
Per questo, in quanto autentici progetti della classe dominante, tanto il governo Maduro quanto la Mud temono ciò che non potranno evitare: che il processo di mobilitazione popolare crei dal suo seno una direzione che non solo rimetta il cibo nel piatto della popolazione povera venezuelana e ridia la sovranità al Paese, ma che distrugga questo Stato capitalista che da lungo tempo si camuffa per continuare ad essere ciò che è: un banco per i negozi degli impresari, nel caso del Venezuela un banco per la vendita del petrolio. Perciò questa direzione può essere unicamente rivoluzionaria e socialista, non solo in apparenza ma anche nella sostanza.

 

Note

1) Antigua e Barbuda, Haiti, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Santa Lucia e Suriname sono i Paesi caraibici che, dipendendo dal petrolio venezuelano, continuano a sostenere il governo di Nicolás Maduro.

 

* Dal sito della Lit-Quarta Internazionale: www.litci.org

(traduzione dallo spagnolo di Simone Tornese)

 
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