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Perù: uno sciopero storico degli insegnanti PDF Stampa E-mail
gioved 21 settembre 2017

Perù: uno sciopero storico

degli insegnanti

 


 

di Fabiana Stefanoni

 

peru

 

Mentre i telegiornali e le prime pagine dei quotidiani italiani si soffermano sui dettagli degli intrighi di palazzo Chigi, facendo passare come ordinaria amministrazione il susseguirsi di casi di corruzione tra i politici borghesi, sulle lotte e gli scioperi cala un vergognoso silenzio (a meno che non si tratti di denigrarli, come nel caso degli scioperi dei lavoratori dei trasporti). Si tace delle mobilitazioni di massa anche quando, come nel caso degli scioperi e delle manifestazioni oceaniche in Francia, avvengono dietro la porta di casa. Ci soffermiamo qui sul caso dell’incredibile silenzio dei nostri organi d’informazione su quello che definiamo senza esitazioni uno sciopero storico degli insegnanti peruviani.

 

¡Huelga histórica en Perù!

In questi giorni si parla delle dimissioni del premier peruviano e di tutto il governo. Ci viene spiegato che il governo è stato sfiduciato per una questione relativa al settore dell’istruzione, precisamente la decisione del governo di varare un piano di intervento nelle scuole avente a tema l’uguaglianza di genere: tema rifiutato con forza dai deputati conservatori, che hanno fatto cadere il governo in parlamento (1). Raccontata così, come ce la raccontano i giornalisti di casa nostra, viene quasi da provare simpatia per il governo.
Ma, come spesso succede, i fatti sono ben diversi da come ce li raccontano. La verità, completamente occultata dai nostri organi di informazione, è che da mesi è in corso una durissima lotta di massa degli insegnanti contro il governo. Gli insegnanti hanno promosso e organizzato uno sciopero di quasi due mesi, che ha avuto inizio il 12 di luglio ed è stato interrotto solo a inizio settembre. Uno sciopero definito giustamente “storico” dai suoi protagonisti, perché ha visto scendere in campo decine di migliaia di insegnanti, che hanno letteralmente invaso le strade e le piazze del Perù, con grande sostegno da parte delle masse popolari.
La mobilitazione ha avuto inizio per rivendicare maggiori finanziamenti alla scuola pubblica, stipendi dignitosi e un miglioramento della qualità dell’istruzione. Il sistema scolastico peruviano è, infatti, uno dei peggiori del mondo, conseguenza questa di circa 27 anni di politiche di tagli e privatizzazioni (le stesse privatizzazioni che stanno portando avanti anche i Paesi europei). Il risultato è un sistema scolastico in cui le scuole private sono più del doppio di quelle pubbliche, gli edifici scolastici sono fatiscenti (in alcune zone rurali le scuole sono dei veri e propri ruderi) e lo stipendio degli insegnanti è progressivamente calato tanto da essere ridotto a un quinto di quello che era nel 1975! Inoltre, il 60% degli insegnanti sono precari, cioè vengono retribuiti solo per alcuni mesi all’anno.
Ad un certo punto gli insegnanti hanno detto basta e sono scesi in lotta. La partecipazione allo sciopero (huelga magisterial) è stata massiccia, con adesioni che in molte regioni sono arrivate al 100%. Soprattutto, a Lima come in altre città si è riversato in piazza un oceano di insegnanti, col supporto degli studenti, dei genitori e con alla testa molti ex insegnanti in pensione che hanno deciso di unirsi alla lotta delle nuove generazioni (2).

 

Una dura repressione

Il governo peruviano si è rifiutato di prendere in considerazione le richieste degli insegnanti e ha risposto col pugno di ferro. Ha accusato gli insegnanti di essere manovrati da “terroristi” e ha mobilitato l’esercito, con l’utilizzo di manganelli, gas lacrimogeni e anche fucili. Gli insegnanti hanno resistito, organizzando l’autodifesa. In questo scontro violento 4 insegnanti hanno perso la vita e ci sono più di 100 feriti.
Ma la lotta ha dato anche frutti importanti. Nonostante il rifiuto dei ministri di ricevere e aprire una trattativa con i rappresentanti degli insegnanti, nonostante i tradimenti di alcuni dirigenti sindacali, la combattività degli insegnanti ha ottenuto risultati: aumenti stipendiali a partire dal mese di novembre, maggiori diritti per i precari, aumento dei finanziamenti pubblici all’istruzione. Lo sciopero è stato temporaneamente sospeso a inizio settembre, ma il livello di guardia resta alto.
E’ difficile pensare che la caduta del governo peruviano abbia a che fare veramente solo con la questione dell’istruzione di genere nelle scuole. Anche se è sfuggito a tutti i giornalisti di casa nostra, è impossibile che la crisi del governo non abbia risentito di queste settimane di dura lotta degli insegnanti. Una lotta esemplare, che i lavoratori della scuola di tutto il mondo dovrebbero prendere ad esempio, perché riguarda tutti noi: la difesa di un’istruzione pubblica, gratuita e di qualità è una battaglia di tutta la classe lavoratrice.

 

 

Note

(1) www.lastampa.it/2017/09/15/esteri/crisi-politica-in-per-cade-il-governo-oEaJLGdM9Iu8iul4wmYEkN/pagina.html

(2) Per approfondire si veda l’articolo dei compagni del Pst, sezione peruviana della Lit-Quarta Internazionale: https://litci.org/es/menu/movimiento-obrero/huelga-historica-peru/

 

 

 
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