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Cile. Perché fummo sconfitti l’11 settembre? PDF Stampa E-mail
luned 18 settembre 2017

Cile.

Perché fummo sconfitti l’11 settembre?

 


 

Mit, sezione cilena della Lit-Quarta Internazionale*

 

foto_cile

 

Il governo Allende fu il culmine di un’immensa ascesa nell’organizzazione politica della classe operaia. Le organizzazioni sindacali, contadine e popolari venivano da grandi manifestazioni e lotte sociali.

 

Una situazione rivoluzionaria

Il programma di Allende rappresentava diverse aspirazioni dei lavoratori. Così, pressato dalle crescenti mobilitazioni, assunse misure che, seppur limitate, cominciarono a causare malessere nei settori più conservatori della classe padronale, nella cupola delle forze armate e nello stesso governo nordamericano.
Allende nazionalizzò il rame, previo pagamento dell’indennizzo alle aziende; altre imprese inoltre divennero pubbliche. Però le lotte non cessavano, gli operai esigevano l’espropriazione di altre imprese e iniziarono la costruzione dei “cordones industriales”, cominciando a formare embrioni di autogoverno.
Il governo di Allende si dimostrava incapace di contenere questa ascesa operaia e il governo nordamericano, vedendo la minaccia che essa rappresentava, si preparò a giocare la seguente carta: il golpe fascista.

 

Il golpe

Il 29 giugno 1973 si ha un primo tentativo di golpe militare, conosciuto come il “tancazo”.
Tuttavia, invece di appoggiarsi alle lotte e reprimere duramente i golpisti, Allende applicò una politica conciliatrice e predicò fiducia nell’alta gerarchia delle forze armate. Nel solco di questa politica, nominò Augusto Pinochet come comandante dell’esercito. Il governo in affanno, nel tentativo disperato di guadagnare la fiducia dei settori conservatori, ordinò di reprimere duramente i settori di base delle forze armate, che erano contrari al golpe. Allo stesso tempo, su richiesta del padronato, autorizzò l’intervento in molte fabbriche in mano ai “cordones industriales” per disarmare gli operai.
Da parte sua il Partito comunista, dopo il primo tentativo golpista, quando si dovevano schiacciare le intenzioni fasciste, proponeva: “dopo il ‘tancazo’… perché non il ‘dialogazo’?” [“perché non il dialogo?”; n.d.t.]. Incredibile, ma tragicamente vero.
Questi fatti permisero che la tragedia del colpo di Stato si realizzasse facilmente.

 

Lezioni dell'Unità popolare (Up)

1. Un governo di collaborazione di classe, come fu quello di Allende, che intende conciliare con i potenti, è incapace non solo di portare avanti cambiamenti strutturali sul piano economico, ma anche di garantire misure di carattere democratico o di opporsi conseguentemente ai settori golpisti.


2. Una lezione molto importante è che non esiste una “via pacifica” al socialismo, vale a dire un governo dei lavoratori nel quadro del capitalismo. Oggi l’esperienza della Up ci riconferma che: i padroni non saranno mai democratici, fingeranno di esserlo solo finché la loro democrazia non mette in discussione i loro privilegi e garantisce lo sfruttamento. Il socialismo sarà raggiunto con una rivoluzione, rimuovendo la fiducia nei settori padronali e i suoi governi. Non si otterrà un governo dei lavoratori attraverso le elezioni presidenziali dei ricchi.


3. Urge calare questi insegnamenti nell’attualità, nella quale troviamo il Fronte ampio, che si propone come una nuova alternativa, e tuttavia ha proposte molto più conciliatrici verso i padroni rispetto a quelle di Allende; per esempio, nemmeno propone la rinazionalizzazione del rame ma solo un aumento delle imposte agli imprenditori. Il Fronte ampio inoltre afferma che attraverso le elezioni, votandolo, si possano ottenere grandi cambiamenti, cioè anche loro rivendicano la “via pacifica”, ma non al socialismo, bensì verso obiettivi molto più bassi. Con la Up non si poté arrivare al socialismo, e si giunse invece ad un colpo di Stato volto a frenare l’avanzare della lotta e le esigenze dei lavoratori; anche oggi per lottare contro le Afp [Amministrazioni dei Fondi Pensione, cioè istituzioni finanziarie private che gestiscono il sistema pensionistico cileno; n.d.t.], dobbiamo fare una dura battaglia, incentrata nelle strade, per conquistare un governo dei lavoratori, perché i padroni non cederanno, e questo il Fronte ampio non lo dice.


4. Cosa mancò in Cile affinché un grande processo di ascesa e mobilitazione delle masse avanzasse fino alla rivoluzione socialista?
Mancò un partito rivoluzionario che difendesse un programma o proposte di transizione affinché la mobilitazione delle masse avanzasse dalla lotta per le sue rivendicazioni più immediate fino alla conquista del potere da parte della classe operaia e delle masse popolari. Proprio come fecero i bolscevichi di Lenin e Trotsky nella Rivoluzione russa del 1917. Oggi, come Mit [Movimento internazionalista dei lavoratori; n.d.t.], vogliamo costruire questo partito rivoluzionario, e invitiamo tutti i lavoratori e chi è attivo nelle lotte a costruirlo con noi.

 

 

* Dal sito della Lit-Quarta Internazionale: www.litci.org

(traduzione dallo spagnolo di Nico Buendia)

 
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