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Fronte di Lotta No Austerity: l’unità che vincerà PDF Stampa E-mail
venerd 30 giugno 2017
Fronte di Lotta No Austerity:
l’unità che vincerà
Dopo la II Conferenza Nazionale
intervistiamo Fabiana Stefanoni
 
fabiana_noausterity 
 
a cura della redazione web
Intervistiamo Fabiana Stefanoni, membro del Gruppo operativo nazionale del Fronte di Lotta No Austerity, in merito alla Seconda Conferenza Nazionale, conclusasi a Firenze il 17 e 18 giugno con una partecipata assemblea cui hanno preso parte delegazioni da tutta Italia e ospiti internazionali.
 
Partiamo dalla fine: la Seconda Conferenza Nazionale del Fronte di Lotta No Austerity si è conclusa in un clima di grande entusiasmo tra i partecipanti.
Sì, proprio così: siamo da tempo impegnati in questo difficile progetto di unificazione delle lotte e possiamo dire di essere entusiasti dei risultati che stiamo ottenendo. Sappiamo che c’è ancora tanta strada da fare ma abbiamo visto che la nostra determinazione nel ricercare l’unità di classe viene ricompensata. Non mi dilungo sui dettagli e invito tutti a leggere il report e a vedere le foto sul sito www.frontedilottanoausterity.org: lì sono condensati questi due giorni straordinari di intenso dibattito. Si è trattato di un indubbio passo in avanti nel rafforzamento di quell’unità di classe che è indispensabile per respingere gli attacchi dei padroni e del governo. Attacchi che non accennano a scemare: basta solo pensare all’ennesimo decreto “salva banche” di questi giorni, con altre decine di miliardi regalati ai banchieri. Un decreto che avrà come conseguenze ulteriori tagli, privatizzazioni, tasse per i lavoratori e le lavoratrici. L’operaio che non ha soldi per saldare i debiti subisce pignoramenti, mentre i ricchi banchieri ricevono miliardi in regalo dallo Stato: non c’è migliore dimostrazione dell’assurdità del sistema capitalistico. Ma pensiamo anche al recente vergognoso decreto razzista Minniti-Orlando, che priva gli immigrati persino del diritto di difendersi davanti ad un giudice; o alle ulteriori restrizioni al diritto di sciopero, invocate da Delrio dopo lo sciopero del 16 giugno e poi subito praticate con precettazioni. Ecco, tutto questo rende urgente la costruzione di un ampio fronte di lotta e di resistenza.
 
Quali sono i principali motivi che ti inducono a fare un bilancio positivo della Conferenza?
Anzitutto, direi, il fatto che a Firenze si sono incontrati – con la volontà di proseguire la collaborazione e un progetto comune – i rappresentanti delle principali lotte in corso in Italia. C’erano i protagonisti del riuscito sciopero del 16 giugno: i lavoratori di Alitalia, delle ferrovie, della logistica. C’erano anche esponenti delle principali vertenze di questi ultimi mesi: dalla Tim ai movimenti a difesa del territorio (come i No Triv) alle donne che si battono contro la violenza maschilista. Si tratta di settori che hanno animato scioperi, picchetti, presidi e anche manifestazioni di massa (pensiamo alle oceaniche manifestazioni dei movimenti delle donne). Settori che hanno subito negli ultimi anni un drastico peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e che si sono trovati spesso in duro scontro non solo con i padroni e con il governo, ma anche con le burocrazie sindacali: basta solo pensare ai già citati recenti attacchi al diritto di sciopero all’indomani, sostenuti – persino anticipati nei comunicati stampa! – dai dirigenti di Cgil, Cisl e Uil: o al vergognoso rifiuto da parte della burocrazia Cgil di proclamare lo sciopero dell’8 marzo richiesto dal movimento di donne Non una di meno.
Chi lotta e resiste contro padroni, governo e burocrazie ha trovato nel Fronte di Lotta No Austerity uno strumento importante per intraprendere un percorso di unificazione, cioè per rafforzare quell’unità di classe che è indispensabile per respingere gli attacchi del nemico di classe.
 
Ci sono stati e ci sono anche altri tentativi di creare dei coordinamenti tra sindacati che però hanno fallito. Qual è il punto di forza del Fronte di Lotta No Austerity?
Penso che la forza del Fronte di Lotta No Austerity stia nel fatto che si configura come un processo di unificazione dal basso, col protagonismo diretto delle lavoratrici e dei lavoratori che costruiscono le lotte e le azioni di resistenza nei luoghi di lavoro. Lo dimostra la stessa composizione attuale del Gruppo operativo nazionale (che sono poi i compagni che hanno tenuto le relazioni alla Conferenza): uno dei ferrovieri che hanno animato una stagione di scioperi e azioni di resistenza nell’ambito dei trasporti, oltre che promosso coordinamenti di lotta tra lavoratori dei trasporti di differenti sigle; un operaio del gruppo FCA (Sevel) che è stato tra i protagonisti di importanti esperienze di coordinamento tra delegati sindacali combattivi del gruppo Fiat (esperienze che hanno messo in difficoltà non solo l’azienda ma anche la burocrazia sindacale della Fiom); un operaio della Pirelli da sempre in prima linea nel tentativo di rafforzare la solidarietà di classe tra lavoratori Pirelli, Bridgestone e altre fabbriche del settore (e che ci ha raccontato di un recente sciopero molto partecipato proclamato dagli operai della sua fabbrica senza attendere coperture sindacali); una lavoratrice del pubblico impiego, impegnata nella difesa dei diritti delle donne contro la violenza maschilista; infine io, che sono un’insegnante, orgogliosa di aver sempre promosso coordinamenti e azioni di lotta unitarie contro i tentativi di smantellare la scuola pubblica.
Altre esperienze di coordinamento hanno fallito probabilmente perché si fondavano su accordi a tavolino tra dirigenti, trasformandosi in terreno di competizione per le manovre di questo o quel dirigente a discapito dell’unità. Nel Fronte di Lotta No Austerity prevale il protagonismo diretto della base, dei lavoratori e delle lavoratrici che resistono e costruiscono le lotte nei loro luoghi di lavoro. Questa a mio avviso è una solida garanzia per il futuro.
 
Il primo giorno, nelle tue conclusioni, hai criticato fortemente le burocrazie sindacali, a partire da quella della Cgil.
Ho iniziato attaccando la Camusso e la burocrazia Cgil per la sua ipocrisia: ha chiamato a manifestare a Roma a “difesa delle democrazia” quando ha fatto di tutto in questi anni per ridurre la democrazia sindacale, a partire dalla firma dell’Accordo vergogna sulla rappresentanza. Per capire quale sia il ruolo delle burocrazie di Cgil, Cisl e Uil basta ricordare le loro recenti dichiarazioni in merito alla lotta in Alitalia e, più in generale, agli scioperi dei trasporti: la Furlan (segretaria generale della Cisl, non a caso recentemente elogiata dal premier Gentiloni) dopo la vittoria del no al referendum ha accusato la Cub in Alitalia di “populismo sindacale” (sic!) e, insieme con la Camusso, ha prestato fianco al governo nel tentativo di screditare gli scioperi dei trasporti e aprire la strada a una nuova stretta. Altro che “difesa della democrazia”: per la Camusso, la Furlan e compagnia difendere la democrazia significa difendere gli interessi del governo e dei padroni!
 
Però, sempre nelle conclusioni, hai criticato anche i dirigenti del sindacalismo di base.
Sì, è vero: anche nel sindacalismo conflittuale e “di base”, purtroppo, assistiamo spesso a logiche autoreferenziali, settarie, autoproclamatorie. E, talvolta, si passa sopra al principio fondamentale della democrazia interna: alcuni dirigenti sindacali concepiscono il sindacato quasi come fosse una proprietà personale, riproducendo logiche burocratiche simili a quelle dei grandi apparati. Ci si dimentica che il sindacato (soprattutto se vuole essere “di base”) dovrebbe essere uno strumento nelle mani dei lavoratori e delle lavoratrici, sempre sottoposto al loro controllo. Alcuni dirigenti del sindacalismo di base, invece, spesso si dimenticano proprio della base, ignorando i più elementari principi della democrazia sindacale. Da segnalare il fatto che, nonostante i nostri ripetuti inviti, i principali dirigenti del sindacalismo conflittuale hanno preferito disertare questo appuntamento. Un grave errore, a mio avviso: a Firenze c’era proprio quella base a cui bisogna tornare a dar voce.
 
Quali sono stati secondo te i momenti più importanti della Conferenza?
Tutta gli interventi sono stati importanti. E’ stato per me particolarmente emozionante sentire una testimonianza diretta della lotta in Alitalia: una lotta emblematica, che è riuscita con la determinazione, la coerenza e la tenacia ad infliggere duri colpi a un triplice nemico: azienda, governo e burocrazie sindacali; una lotta anche che ha saputo costruire collegamenti importanti con altri settori, non solo dei trasporti.
Mi hanno emozionata molto anche gli interventi delle delegazioni straniere e il dibattito contro il maschilismo delle Donne in Lotta. Hanno partecipato alla Conferenza come ospiti, in rappresentanza della Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e di Lotta, rappresentanti dei Co.Bas di Spagna e della Csp Conlutas del Brasile (tra cui una compagna delle MML, Mulheres em luta). I compagni dei Co.Bas ci hanno raccontato delle esperienze unitarie che stanno promuovendo in Spagna, rilanciando anche a noi la proposta di una giornata di mobilitazione europea di tutte le forze del sindacalismo di base e combattivo. Herbert Claros, della Csp Conlutas del Brasile, ci ha parlato delle straordinarie mobilitazioni in Brasile, a poche settimane dal più grande sciopero generale della storia di quel Paese (28 aprile) e dalla grande manifestazione di Brasilia (24 maggio): ora sono in corso i preparativi per un nuovo grande sciopero il 30 giugno. Una testimonianza, quella della Csp Conlutas, particolarmente importante, perché i compagni ci hanno raccontato come anche loro abbiano iniziato come piccolo nucleo di avanguardie sindacali che si è poi convertito in quello che oggi è il più grande sindacato di base del mondo, in grado di costringere i grandi apparati burocratici brasiliani a proclamare scioperi le cui direzioni fanno di tutto per evitare (come nel caso dello sciopero del 28 aprile e dello stesso sciopero del 30 giugno).
Marcela Azevedo del MML, con l’emozionante racconto sulle lotte delle donne in America Latina, è invece intervenuta nel momento della Conferenza gestito e organizzato dalle Donne in Lotta. Un momento centrale, dove le compagne non hanno portato solo un contributo teorico alla discussione sulla lotta contro il maschilismo, ma anche la loro esperienza personale: dai racconti delle donne è emerso in modo palpabile come il problema del maschilismo e della violenza sessista siano parte della vita quotidiana di tutte le donne, nei luoghi di lavoro, in casa e anche nei sindacati. Penso che dopo questo dibattito nessuno sia rimasto come era prima: ogni attivista è tornato a casa con una consapevolezza nuova. Vale la pena ricordare, inoltre, che noi donne abbiamo dato vita ad alcune delle mobilitazioni e iniziative di sciopero  – dal 26 novembre e 8 marzo – tra le più partecipate degli ultimi anni.
Non posso poi non citare il concerto di Alessio Lega, che ci ha allietati il sabato sera con canzoni di lotta e di resistenza. Quella lotta e quella resistenza che vogliamo portare nelle piazze!
 
Cosa vuoi dire, per concludere, agli attivisti sindacali e di movimento che guardano il Fronte di Lotta No Austerity dall’esterno?
Di non esitare e unirsi a questo progetto. Diciamo loro di ignorare chi cerca di denigrare o svalutare questa esperienza: sono solo tentativi di chi vuole difendere rendite di posizione o piccoli orticelli a scapito degli interessi delle lotte.
Il Fronte di Lotta No Austerity ha comunque un punto di forza: rappresenta un’esigenza reale e urgente della nostra classe, quella dell’unità di azione. Se ci uniamo siamo forti contro i padroni, se facciamo prevalere l’autoreferenzialità finiremo per essere schiacciati. Le porte di No Austerity sono spalancate per tutti coloro che credono nell’unità e nella lotta di classe.

 
 
 
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