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Il caso Accorinti a Messina PDF Stampa E-mail
sabato 31 agosto 2013

L'illusione del “benecomunismo”

Il caso Accorinti a Messina

 

 

di Mauro Buccheri

Riproponiamo di seguito un articolo pubblicato sull'ultimo numero di Progetto Comunista, all'indomani delle elezioni amministrative siciliane di inizio giugno (e prima dei ballottaggi). Come spesso accade, in un contesto in cui a “sinistra” tutti celebravano il candidato a sindaco di Messina Renato Accorinti con toni trionfalistici, noi del Pdac siamo stati l'unica voce fuori dal coro, e abbiamo denunciato sin da subito in maniera chiara l'inganno che si cela dietro il progetto “benecomunista” in salsa messinese. Lo abbiamo fatto, come sempre, non per via pregiudiziale, ma sulla base di un'analisi politica di classe che tenesse conto del programma politico di Accorinti e del suo blocco sociale di riferimento.

Renato Accorinti al primo turno aveva ottenuto il 24,02% dei voti contro il 49,93% del candidato del Pd Felice Calabrò, che non era riuscito a centrare la vittoria diretta per appena 59 voti. Al ballottaggio, due settimane dopo, Accorinti ha annullato lo svantaggio di 21000 voti del primo turno ed è riuscito a superare il suo sfidante raggiungendo il 52,60% di consensi (47866 voti) contro il 47,33% (43017 voti) di Calabrò. Accorinti pertanto è diventato sindaco di Messina, potendo contare però su una minoranza risicata di consiglieri (4 su 40), dato che la sua lista a inizio giugno aveva ottenuto l'8,2% dei voti. Situazione che pone nei fatti il sindaco no ponte in condizione di dipendenza dal centrosinistra, che dispone della maggioranza assoluta in consiglio comunale (29 seggi, mentre 7 sono andati al centrodestra).

Questa situazione anomala rende ancora più debole l'azione di Accorinti, ma indipendentemente da ciò sono parecchie le persone che strada facendo hanno compreso l'illusorietà di un progetto politico fatiscente, e fondato unicamente sul richiamo a un uomo d'immagine dal volto pulito (Accorinti per l'appunto). Parecchi attivisti si sono resi conto via via di quanto sia falso lo slogan usato da Accorinti in campagna elettorale relativamente al “programma dal basso”, e alcuni lamentano oggi la sua riluttanza al confronto.

Il malumore serpeggia all'interno del movimento che ha sostenuto il neo-sindaco, con guerre intestine e alcuni delusi che minacciano apertamente la secessione. E malumori arrivano anche da personaggi molto vicini ad Accorinti, per esempio in merito alla questione del passaggio del gommato in città e riguardo alla gestione del teatro di Messina (rispetto alla quale il giornalista Bonaventura ha parlato di “macroscopico conflitto d'interessi” che avrebbe viziato la nomina di Puglisi a presidente dell'E.A.R.).

Non è difficile reperire commenti di persone che lamentano il tradimento delle promesse fatte in campagna elettorale, e in effetti al di là del folclore (piedi scalzi e passeggiate in bicicletta), segnali concreti di cambiamento ad oggi non ce ne sono. A meno che non si considerino tali la delibera (dal valore puramente simbolico) di opposizione al muos o la proposta di concessione della cittadinanza onoraria al Dalai Lama...

 

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Il 9 e 10 giugno scorsi si sono svolte in Sicilia le elezioni amministrative, con 142 comuni interessati, fra cui quattro capoluoghi di provincia. A Catania e Messina notevole interesse ha suscitato a sinistra la presenza elettorale di liste civiche “benecomuniste”, che hanno portato con sé un certo carico di aspettative, e ottenuto l'appoggio di partiti della sinistra riformista e centrista. Ci riferiamo alla lista Catania Bene Comune, con Matteo Iannitti candidato sindaco, e alla lista Renato Accorinti sindaco – Cambiamo Messina dal basso. Senza soffermarci sui risultati elettorali, nel presente articolo abbozziamo un'analisi politica, concentrandoci in particolare sulla lista civica messinese, a nostro avviso paradigmatica rispetto all'illusione istituzionalista alimentata da progetti riformisti che ciclicamente continuano a presentarsi a livello locale a diverse latitudini e longitudini.

 

La lista civica di Renato Accorinti

Notevole entusiasmo ha accompagnato a Messina la discesa in campo di Renato Accorinti, docente e tecnico della federazione italiana di atletica leggera, pacifista, attivo negli ultimi anni nella lotta contro il Ponte sullo stretto e in altre battaglia ambientaliste. Nei mesi che hanno preceduto le elezioni, la sua campagna elettorale è stata giocata sugli slogan del programma realizzato “dal basso” dai cittadini e della politica al servizio del “benecomune”, espressione che con un artificio retorico pretende di far sparire le differenze fra le classi sociali in lotta, pacificandole nel generico concetto di cittadinanza.

Contrariamente a quanto Accorinti ha sostenuto pubblicamente prima della pubblicazione del suo programma elettorale, in quel progetto politico non c'è traccia di proposte programmatiche non diciamo rivoluzionarie ma che almeno mettano in discussione sia pur lontanamente il sistema. Né poteva essere altrimenti, data l'impostazione politica dei suoi promotori e la natura localistica del progetto, che in quanto tale risulta sganciato da una radicale prospettiva antisistema e inevitabilmente destinato alla dimensione utopica.

Accorinti ha celebrato continuamente la “sacralità” delle istituzioni, mettendo al centro della propria azione politica la battaglia per la “trasparenza”, nonché alla casta e ai costi della politica, prendendo esempio evidentemente dal movimento 5 stelle del comico reazionario Grillo, rispetto al quale del resto, lo stesso Accorinti ha detto chiaramente che “molte cose sono in comune, quasi tutto” (1).

Fino all'ultimo, Accorinti ha sperato di fare un accordo elettorale col M5s, memore evidentemente degli enormi consensi raccolti dai grillini a Messina alle politiche dello scorso febbraio (27% con oltre 30 mila voti alla Camera), accordo che non si è realizzato, come egli stesso ha riconosciuto, per scelta del M5s.

Tuttavia, se si considerano i successivi responsi delle elezioni comunali a Messina, col tracollo del M5s (che non arriva nemmeno al 3%, con appena 3 mila voti!) e l'exploit di Accorinti (che prende quasi 20 mila voti), è ipotizzabile che ci sia stato un notevole travaso di voti in sua direzione dal M5s, tendenza anche questa abbastanza significativa. E coi grillini, in effetti, Accorinti ha parecchio in comune, incluso il rifiuto delle “ideologie”, nonché il porsi opportunisticamente “né a destra né a sinistra” (2).

 

Riformisti e centristi a supporto di Accorinti

Questo dettaglio non è sfuggito a Rifondazione Comunista, che infatti ha appoggiato la candidatura di Accorinti, rimarcandone entusiasticamente (in un comunicato del Circolo Impastato) “la naturale propensione a raccogliere attorno a sé tanti giovani, varie sensibilità culturali e politiche”, nonché il “carattere eterogeneo” del programma elettorale (3).

Un programma riformista, all'insegna della gestione virtuosa dell'esistente e del rispetto della “legalità” borghese, delle “interlocuzioni coi governi regionali e nazionali”, dei tavoli vertenziali, senza che una parola sia spesa contro i finanziamenti pubblici alle scuole private, clericali e non. E ancora, verde e piste ciclabili, biglietti integrati per i mezzi di trasporto (senza garanzia di accesso gratuito per le fasce più deboli della popolazione), e poi, ma solo “compatibilmente con i vincoli di bilancio e le possibilità di investimento”, la Flotta Comunale per l’attraversamento dello Stretto (4).

Del resto, Guido Signorino, assessore designato al bilancio nell'eventuale giunta Accorinti, già nel periodo pre-elettorale aveva criticato le gestioni amministrative precedenti rimarcandone il mancato rispetto del “patto di stabilità”, di cui dunque dava una legittimazione.

In campagna elettorale Accorinti aveva avanzato la proposta di sostenere “i lavoratori che, in presenza di crisi aziendale o di improvvide scelte di chiusura e/o delocalizzazione, proponessero di rilevare gli impianti e gestirli in forma cooperativa” (5). Una proposta vaga, che sembra orientarsi verso soluzioni radicali, ma che in realtà ne costituisce solo una caricatura, dato che non contempla alcun esproprio dei padroni che delocalizzano. Eppure, è dovuta sembrare anche troppo spinta ad Accorinti e al suo staff, visto che di essa non vi è più traccia nel programma definitivo.

Al supporto del Prc, Accorinti ha potuto aggiungere quello (“critico”!) del Pcl di Ferrando. Ormai ai minimi termini in Sicilia, il Pcl (stavolta non presente alle elezioni), ha provato a intercettare un minimo di considerazione dalla stampa borghese attraverso un comunicato nel quale si scrive che, nonostante il programma “riformista-minimalista”, il Pcl dà indicazione di voto ad Accorinti, poiché presenta una coalizione civica con “componenti [!] di sinistra indipendente e autonoma dal Pd locale di Genovese, espressione del gruppo locale dominante (i Franza)” (6). Una presa di posizione politicamente molto discutibile, senza considerare che, come si legge nello stesso comunicato del Pcl, in alcuni quartieri Accorinti non ha presentato candidati presidenti, al fine di appoggiare dei candidati piddini, come ad esempio il renziano Palano Quero.

 

Contro ogni illusione riformista e centrista. Per una prospettiva rivoluzionaria

Poco importa ai centristi del Pcl se Accorinti stesso rimarca la sua larga convergenza col M5s, forza politica che i ferrandiani passano gran parte del loro tempo ad attaccare, denunciandone, come è vero, la natura di “tappo” rispetto all'esplosione sociale. Lo stesso tappo in verità costituito da Accorinti e dai suoi omologhi “benecomunisti”, dispensatori di ulteriori illusioni, freni a mano tirati rispetto allo sviluppo delle lotte, che non ha certo bisogno di ulteriori programmi socialdemocratici riciclati dietro un volto rassicurante, né di sedicenti rivoluzionari che trasmettono soltanto la loro confusione teorica e pratica, provando a nasconderla dietro citazioni di Lenin decontestualizzate.

Il cambiamento non passa dalla riproposizione di ricette riformiste, ma dalla costruzione della prospettiva rivoluzionaria su scala internazionale. Questo è il progetto che il Pdac porta avanti insieme alla Lit, e che sta sviluppando anche in Sicilia.

(13/06/2013)

 

 

Note

(1) https://www.youtube.com/watch?v=ORatuD0HUGw

(2) https://www.youtube.com/watch?v=AI3UzRiAwVY

(3) http://www.rifondazionecomunistasicilia.it/index.php/2013/01/25/il-circolo-peppino-impastato-prc-messina sostiene-la-candidatura-di-renato-accorinti-a-sindaco/

(4) http://renatoaccorintisindaco.it/il-programma/

(5) http://www.stampalibera.it/2013/04/amministrative-2013-a-messina-il-candidato-renato-accorinti-spiega-il-suo-programma/

(6) http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c5:o1959

 

 

 

 
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