A proposito del congresso di Rifondazione
marted́ 18 aprile 2017

A proposito del congresso di Rifondazione

Riformismo (senza riforme) come unico orizzonte

 

di Michele Rizzi

Il Congresso nazionale del Prc si è tenuto a Spoleto nei giorni 31 marzo, 1 e 2 aprile 2017 ed ha incoronato segretario nazionale Maurizio Acerbo, braccio destro di Ferrero e più volte consigliere regionale abruzzese.
Un congresso vinto dall’area del segretario uscente con un 70%, e con il resto andato all’area di minoranza capeggiata dalla deputata europea Eleonora Forenza.

Il dibattito congressuale si è incentrato sulla proposta di Ferrero di rapporto stretto con Sinistra italiana (dal palco ha parlato il segretario nazionale di Si Nicola Fratoianni), sulla base di un patto programmatico, neo riformista (o neo umanista, nel gergo ferreriano), per costruire un’alleanza elettorale per le prossime politiche sotto forma di una nuova sinistra arcobaleno.

Niente di nuovo dunque sotto il cielo rifondarolo, come già detto negli articoli sul nostro giornale e sul nostro sito, con la riproposizione di una linea politica molto moderata che non punta certo a costruire un’alternativa anticapitalista e rivoluzionaria, ma semplicemente una piattaforma alternativa al renzismo nel quadro del sistema vigente, come se la politica governativa non sia un elemento sovrastrutturale ma un dato strutturale, come se i governi non abbiano una caratterizzazione di classe che vada oltre chi li guida.

Ma tant’è. Ferrero è stato il ministro dell’ultimo governo Prodi ed un motivo ci sarà stato: quello di tentare di influire su un governo borghese tralasciando che, in quanto tale, tale governo farà inevitabilmente gli interessi del padronato, non certo dei lavoratori.

Ma adesso ciò che preme di più alla direzione del Prc è tentare di riportare qualcuno in Parlamento aggrappandosi al vendolismo decadente di Sinistra italiana, formazione colpita da una scissione che ha dimezzato il suo gruppo parlamentare e stretta al muro da Pisapia e dal suo campo progressista che sta cercando di accreditarsi quale unica sinistra in campo nel panorama istituzionale italiano.

Tocca agli attivisti del Prc trarre le conseguenze dell’esito del congresso nazionale per addivenire alla necessaria decisione di rompere con una direzione che, sull’altare del governismo e dell’elettoralismo, ha distrutto un immenso patrimonio militante che almeno in un decennio ha animato il Prc.

Proprio al tal fine noi del Pdac siamo aperti e disponibili ad un confronto con gli attivisti che sceglieranno questa via, per costruire assieme a loro e a tutti coloro che ci staranno un partito comunista e rivoluzionario, vera necessità in questa fase storica di crisi capitalistica che viene fatta pagare pesantemente alle classi sociali più deboli.