No ai bombardamenti di Trump in Siria!
sabato 08 aprile 2017

No ai bombardamenti di Trump in Siria!

La rivoluzione siriana deve abbattere il regime genocida di Assad! 

 


Segretariato della Lit-Quarta Internazionale *

bombardamentousainsiria

 

 

Donald Trump ha ordinato ieri il bombardamento di una base militare del regime di Bashar Al-Assad ad Al Shayrat, nel distretto di Homs. Cinquantanove missili tomahawk sono stati lanciati dal Mediterraneo orientale. Il bombardamento è stato annunciato a Washington come rappresaglia all'atroce attacco con gas sarin, che noi ripudiamo con tutte le forze, sferrato dal dittatore siriano tre giorni fa contro la popolazione civile della provincia di Khan Sheikhoun, nel governatorato di Idlib,  che ha ucciso oltre un centinaio di persone, un terzo delle quali bambini e bambine.
Condanniamo questo attacco militare dell'imperialismo statunitense, con la stessa energia con la quale abbiamo condannato gli attacchi aerei combinati di Usa, Francia, Regno Unito e dei loro alleati arabi sul suolo siriano ed iracheno dal 2014. Tanto Assad come l'imperialismo hanno le mani sporche del sangue delle popolazioni del Medio Oriente ed entrambi meritano il più totale ripudio da parte di tutti gli sfruttati e gli oppressi del mondo.
Il movente di Trump non è né può essere “umanitario”. Pur assumendo l'ipotesi che la Casa Bianca abbia invertito completamente la sua politica e che ora abbia deciso di promuovere la rimozione di di Assad dal potere - ricordiamo che finora tutti gli attacchi aerei erano stati diretti, si dice, contro lo Stato Islamico e che Assad era considerato un “alleato” nella “lotta contro il terrore” -, i tomahawk non hanno l'obiettivo di “liberare” i siriani delle atrocità di un dittatura genocida che è alleata degli Usa da decenni, bensì di controllare la situazione ed instaurare, possibilmente, un governo sorto da una “negoziazione” che certamente non escluderà elementi del regime attuale.
No. Il magnate Trump, divenuto il presidente della principale potenza economica e genocida del pianeta, non è né sarà “alleato” della rivoluzione siriana, e nemmeno della “democrazia”.
Benché il governo russo, principale alleato militare e diplomatico di Assad, sia stato allertato dell'attacco, la sua diplomazia ha condannato l'azione statunitense parlando di “pretesti inventati” ed annunciando “gravi conseguenze”. La Russia non sembra essere disposta a desistere dal suo appoggio al satrapo di Damasco, ma bisognerà vedere fino a dove si spingerà se gli Usa decidono realmente di intervenire.
Ovviamente, l'attacco di Trump non trasforma Assad in un “leader antimperialista” né in niente di simile, come non si stancano di ripetere le correnti castro-chaviste, complici delle atrocità di quel regime. Prima e durante la guerra civile in Siria, Assad ha profuso ogni sforzo, esplicitamente, per guadagnarsi la fiducia degli Usa e per essere considerato un elemento di valore nella “lotta” contro l'Isis. Soli quattro mesi fa, per esempio, il dittatore siriano dichiarava che “Trump può essere un alleato nella lotta contro il terrorismo” [1].
Quando Trump, inizialmente e per differenziarsi da Obama, stese la mano a Putin, Assad si sentì più sicuro. In questo contesto internazionale si sommarono le vittorie militari del regime, quella emblematica di Aleppo e poi in altre località del Paese. Allora, seguendo la dinamica di ferro di una dittatura che si abbarbica al potere mentre continua a registrare un'opposizione militare da parte della popolazione, Assad ha deciso di ripetere la dose di barbarie che utilizzò nel 2013 ammazzando oltre 1.400 civili, e ha lanciato un attacco chimico sul territorio di Idlib contro civili innocenti. Non è stato un attacco contro lo Stato Islamico, il quale non è presente in quella zona. E' stato un attacco contro la rivoluzione, perché Idlib è l'unica capitale di provincia che ancora è controllata dall'eterogenea coalizione di ribelli che si alzò in armi contro il regime nel 2011.
Trump è al potere da meno di cento giorni ed ha la popolarità più bassa che qualunque altro presidente degli Usa ha avuto in quel lasso di tempo. Possibilmente, l'attacco ad un dittatore genocida che aveva appena gasato decine di bambini è un tentativo di rafforzarsi politicamente: “Anni di tentativi per cambiare la condotta di Assad si sono risolti decisamente in un fallimento. Di conseguenza, la crisi dei rifugiati si è approfondita e la regione continua ad essere instabile e a costituire una minaccia per gli Stati Uniti ed i suoi alleati”, ha detto Trump, mentre richiamava tutte le “nazioni civilizzate” a farla finita col terrorismo e con la “macelleria siriana”.
Bisognerà vedere quali saranno le sue prossime mosse. Assad non è più considerato un male necessario per Washington? Sarà solo un intervento “chirurgico” per dimostrare “fermezza” e che “ora si rispettano le linee rosse”, e così aumentare il suo potere di negoziazione, oppure l'imperialismo nordamericano virerà verso un linea guerrafondaia come quella che Bush intraprese e che fallì in maniera chiara?
Per il momento, tanto i repubblicani come i democratici hanno appoggiato la misura della Casa Bianca ritenendola “proporzionata”. Perfino i più critici, come il repubblicano John Mc Cain e Marco Rubio, che fu il suo rivale nella corsa presidenziale, hanno espresso il loro appoggio a Trump. La stessa Hillary Clinton aveva detto ore prima che sarebbe stato necessario attaccare le basi aeree di Assad. E all'estero, la NATO, il Regno Unito, Arabia Saudita, Turchia, Polonia ed Israele hanno applaudito l'azione.
Dal 2014, gli Usa ed una coalizione di Paesi imperialisti ed arabi hanno realizzato centinaia di attacchi aerei, ufficialmente “contro lo Stato Islamico”, lasciando in pace il regime siriano. Poche settimane fa, gli Usa e la sua coalizione hanno ammazzato centinaia di civili a Mosul. Washington conta inoltre 900 militari sul territorio che agiscono come “consiglieri”. Un intervento in larga scala non è escluso e noi sin da ora condanniamo questa eventualità perché, benché arrivi a rimuovere Assad dal potere, non sarà una soluzione ai problemi per i quali le eroiche masse popolari siriane cominciarono la loro rivoluzione. Ma bisognerà aspettare lo sviluppo degli avvenimenti, perché una scommessa di questo calibro porterebbe gli Usa ad una dinamica inarrestabile di aggrovigliamento militare nel vespaio del Medio Oriente, del quale uscì sconfitto in Afghanistan ed in Iraq durante il primo decennio del secolo.
Dalla Lit-Qi reiteriamo la nostra condanna agli attacchi e a qualunque tipo di intervento dell'imperialismo in Siria ed in Medio Oriente. Solo la vittoria della rivoluzione siriana, che comincia con la distruzione del regime della famiglia Assad, può portare a giorni migliori per le masse popolari siriane.
Le masse popolari statunitensi, che stanno dando segni di opposizione attiva al governo di Trump, devono mobilitarsi ed esigere la fine degli attacchi e di qualunque ingerenza di questo magnate in Siria e in ogni parte del mondo. In tutti i Paesi del mondo le masse oppresse devono mobilitarsi contro questo attacco imperialista e per la vittoria della rivoluzione siriana. 

 

 

Note: 

 

[1] https://noticias.uol.com.br/ultimas-noticias/ansa/2016/11/16/trump-potare-essere-alleato-contro-terrorismo-diz-assad.htm 

 

 

* Dal sito della Lit-Quarta Internazionale. Traduzione dallo spagnolo di Mauro Buccheri