Pagine di storia del trotskismo e della Lit
gioved 30 marzo 2017

Pagine di storia del trotskismo e della LIT

Alcune riflessioni sul "morenismo"


di Martin Hernandez 

Ripubblichiamo qui la nuova traduzione di un articolo del 2007 di Martin Hernandez (membro dell'Esecutivo della Lit), pubblicato originariamente su Marxismo Vivo (rivista teorica della Lit-Quarta Internazionale), che racconta alcune importanti pagine della storia del trotskismo argentino e mondiale. Ci sembra tanto più utile far conoscere questa storia ai giovani militanti che talvolta purtroppo conoscono di queste vicende solo ricostruzioni falsate (come quella ad esempio contenuta nel libro-spazzatura di Osvaldo Coggiola, legato al Po argentino, recentemente tradotto e pubblicato in italiano da una piccola casa editrice). (FR)

 

Normalmente, nella sinistra, quando un determinato dirigente acquisisce una grande influenza e apporta qualcosa di qualitativamente differente, sia questo positivo o negativo, i suoi sostenitori, o anche i suoi nemici, identificano questo movimento col suo nome.
Così si parla di marxismo, di leninismo, di stalinismo o di trotskismo. Già durante la vita di Moreno, e molto di più dopo la sua morte, alcune migliaia di persone, anche organizzate in correnti differenti, ci hanno definiti “morenisti”, come modo per identificarci con le idee e il lavoro pratico del dirigente trotskista argentino Nahuel Moreno, morto da 20 anni.

Ora si pone la questione: è giusta questa definizione? Esiste un “morenismo”? Moreno diede un apporto qualitativo che giustifichi il parlare di “morenismo”? Oppure questa denominazione non è niente di più che l’identificazione affettiva con un dirigente trotskista molto rispettato?

A proposito di questo tema, cioè dei nomi che acquisiscono i movimenti, è necessario osservare che non sempre queste denominazioni sono giuste. Lo stesso Moreno riteneva che era ingiusto parlare di “marxismo” perché questa denominazione identifica una determinata concezione del mondo con lo stesso Karl Marx quando, in realtà, questa era il prodotto del lavoro pratico e intellettuale di un gruppo formata da lui e Friederich Engels. In questo modo, questa ingiustizia storica, tal volta sorta per una limitazione linguistica, condannò Engels a un ruolo ausiliario, di collaboratore di Marx, quando era molto più di questo.

Anche il caso del “trotskismo” merita di essere analizzato. Nei primi anni di lotta contro Stalin, né Trotsky né i suoi sostenitori parlavano di “trotskismo” per identificare il loro movimento. Questi si autodefinivano “bolscevichi/leninisti” e avevano ragione. Non si poteva parlare di “trotskismo” perché, sebbene Trotsky avesse giocato un ruolo brillante nella Rivoluzione d’Ottobre e alla testa dell’Armata Rossa nella guerra civile, non aveva apportato al marxismo leninismo qualcosa che fosse qualitativo e che, pertanto, meritasse di identificare il suo movimento col suo nome. Chi cominciò a parlare di “trotskismo” fu Stalin, con l’obiettivo di contrapporre Trotsky e i suoi sostenitori a Lenin e i bolscevichi. Per questo, tanto Trotsky come i suoi compagni, in questi primi anni, quando parlavano di trotskismo, ponevano sempre la parola tra virgolette (“trotskismo”).

Ciononostante, con il passare del tempo, questa definizione coniata da Stalin fu assimilata dai sostenitori di Trotsky, non per differenziarlo da Lenin bensì da Stalin e, a quel punto, questa definizione era divenuta corretta, perché Trotsky, nella sua lotta contro Stalin, aveva dato un apporto qualitativo al marxismo. Si tratta dell’interpretazione della degenerazione burocratica dell’Urss e il compito che implicava: la rivoluzione politica. Se analizziamo con questi criteri il “morenismo”, avremo una doppia interpretazione. Senza dubbio, Moreno diede apporti al trotskismo, la maggior parte dei quali sono riassunti nel suo lavoro “Attualizzazione del Programma di Transizione”.

Moreno riuscì a dare un apporto al marxismo perché cercò sempre un equilibrio tra l’azione pratica e lo studio, la riflessione e l’elaborazione teorica. Senza dubbio, questi contributi, pur essendo molto importanti, non furono qualitativi in relazione alle elaborazioni di Marx, Engels, Lenin e Trotsky. In questo senso, non potremmo parlare dell’esistenza di un “morenismo” come una sintesi superiore del marxismo. Ciononostante, se collochiamo Moreno all’interno del movimento trotskista, si può parlare di “morenismo” come di una corrente differenziata, con un profilo proprio in quasi tutti i terreni. Differente e, in molti aspetti, opposta al resto delle correnti che facevano parte e fanno parte del movimento trotskista.

 

Il movimento trotskista: vari decenni nella marginalità

Quando Trotsky costruì la IV Internazionale era cosciente che lo faceva “remando contro corrente”. Lui voleva che rappresentasse la continuità della III Internazionale dell’epoca di Lenin. Tuttavia, i contesti mondiali nei quali si costruirono queste due internazionali erano opposti. La III Internazionale fu il sottoprodotto del trionfo della più grande rivoluzione della storia: la Rivoluzione d’Ottobre. La IV Internazionale fu il sottoprodotto del più grande processo controrivoluzionario: il fascismo, da un lato, e lo stalinismo dall’altro. Esattamente per questo il tema di costruire o no la IV Internazionale fu oggetto di così tante polemiche tra i rivoluzionari. Trotsky insisteva nel costruirla e i suoi critici gli dicevano che non c’era nessun evento della lotta di classe che lo giustificasse. A loro Trotsky rispondeva che c’erano due grandi avvenimenti: lo stalinismo e il fascismo.
Per Trotsky, se non si costruiva la IV, lo stalinismo e il fascismo l’avrebbero fatta finita con ogni traccia di programma e organizzazione rivoluzionaria. Quando, nel 1938, Trotsky costruì la IV non lo faceva con la speranza di guadagnare, in quel momento, le masse a quel programma, bensì con l’obiettivo di poter intervenire nella successiva, e inevitabile, ascesa rivoluzionaria con una programma e una organizzazione rivoluzionaria internazionale. Trotsky sapeva perfettamente che la IV era isolata dalle masse, però pensava che questo sarebbe durato per breve tempo. La Seconda Guerra Mondiale, nella sua interpretazione, avrebbe aperto una situazione rivoluzionaria e, analogamente a quanto avvenne con i bolscevichi durante la Prima Guerra Mondiale, questa situazione avrebbe fatto sì che la IV si trasformasse in una internazionale di massa.

Trotsky, in parte, ebbe ragione. La sconfitta del fascismo durante la Seconda Guerra Mondiale aprì una situazione rivoluzionaria come mai si era vista. Però, nonostante ciò, questo non rafforzò la IV Internazionale bensì lo stalinismo, che usurpò le conquiste della Rivoluzione d’Ottobre a proprio vantaggio, e fu percepito dalle masse come il portabandiera della lotta contro il fascismo. Questa realtà condannò la IV Internazionale all’isolamento e, ancor di più, alla marginalità per vari decenni.

Il Movimento trotskista fu eroico nell’aver lottato per molto tempo al fine di mantenere vivo il programma della rivoluzione proletaria contro apparati tanto poderosi come il fascismo e lo stalinismo. Però, proprio come segnalava Marx, “l’esistenza determina la coscienza” e, nel caso del trotskismo, una esistenza marginale portò, nella maggioranza dei casi, a ogni tipo di processo degenerativo e all’abbandono, nella pratica, del programma rivoluzionario.

Nahuel Moreno cominciò a militare in Argentina, probabilmente in uno dei luoghi dove il trotskismo era più marginale. Fu, forse, questa realtà che lo indusse durante tutta la vita, nonostante le condizioni oggettive avverse, a lottare duramente, quasi con disperazione, per incrociare, nel solco del programma trotskista, il cammino delle masse e provare a rompere così la marginalità. Moreno, in forma quasi permanente, provò a dare una spiegazione alle cause e le conseguenze della marginalità del movimento trotskista del quale lui stesso faceva parte. Non conosciamo un altro dirigente trotskista che si sia preoccupato di questo tema. E ciò non è casuale. Ha a che vedere proprio con la marginalità. Come Moreno ripeté tante volte: “ci sono settori del movimento trotskista che sono tanto marginali che non sanno di essere marginali.”

 

L’incontro con le masse

Molte organizzazioni trotskiste si sono adattate alla marginalità a tal punto che, per vari decenni, si sono costruiti centinaia di piccoli gruppi che avevano e hanno, come pratica centrale, il provare a distruggere un altro gruppo trotskista, la maggior parte delle volte piccolo tanto quanto il loro, per guadagnare al proprio “partito” uno o due militanti dell’altra organizzazione. Per compiere questo obiettivo normalmente si avvalgono di ogni espediente, dall’intrigo alla calunnia. Questo settore del “trotskismo”, vittima della marginalità, rinunciò, nella pratica, all’eterna battaglia di Trotsky: incontrare, con un programma rivoluzionario, il cammino delle masse. Come detto precedentemente, Nahuel Moreno rifiutò di adattarsi alla marginalità. L’ossessione della sua vita fu incontrare il cammino delle masse e in particolare della classe operaia. Moreno era ossessionato dalla ricerca delle parole d’ordine e delle tattiche che potessero stabilire un ponte tra i trotskisti e le masse.
Però saremmo ingiusti con il movimento trotskista se dicessimo che Moreno fu l’unico che ricercò questo cammino. Questo non è vero. Ci sono state molte organizzazioni e dirigenti trotskisti che pure lo fecero. Però, quel che è vero, è che Moreno fu uno dei pochi che lottò per incontrare il cammino delle masse nel quadro del programma trotskista.

La nuova direzione della IV Internazionale dopo la morte di Trotsky (Michel Pablo e Ernest Mandel) non agì come una setta marginale di fronte alle masse che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, si raggrupparono intorno ai partiti comunisti. Al contrario, provò a rompere con la marginalità, però lo fece entrando in contrasto con il programma trotskista. Chiamò i trotskisti a entrare nei partiti comunisti per diventare, nella pratica, i consiglieri delle direzioni staliniste. Fu così a tal punto che, nell’anno 1953, quando gli operai della Germania dell’Est si mobilitarono contro il governo della burocrazia, la direzione di Pablo e Mandel, in un primo momento si schierò con il governo, contro le masse.

Nemmeno nel caso della Rivoluzione boliviana del 1952 il trotskismo fu marginale. Al contrario. Nel processo rivoluzionario, il Partido Obrero Revolucionario (Por), la sezione della IV Internazionale, guadagnò influenza di massa. Di più: occupò un ruolo di primo piano alla testa delle milizie armate che raggruppavano più di 100.000 operai e contadini. Però la direzione della IV Internazionale, Pablo e Mandel, pretese nuovamente di andare incontro alle masse al di fuori del programma trotskista. Il suo orientamento fu di dare appoggio critico al governo borghesi del Movimento Nazionalista Rivoluzionario (Mnr). Fu il primo tradimento del trotskismo a una rivoluzione.

In quell’epoca, il giovane Moreno adottò una posizione opposta. Anche lui ricercò il cammino delle masse, però non al punto da capitolare alla coscienza arretrata di queste, che appoggiavano il governo borghese del Mnr. Fece appello a non avere nessuna fiducia nel governo del Mnr e rivendicò che il potere lo prendesse l’organismo che le masse avevano costruito durante la rivoluzione, la Central Obrera Boliviana (Cob). Rivendicò, coerentemente col programma trotskista: tutto il potere alla Cob!

In Nicaragua, alla fine degli anni Settanta, le masse insorsero contro la dittatura di Somoza. Alla loro testa si collocò il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (Fsln). La Frazione Bolscevica, diretta da Moreno, lanciò come parola d’ordine: vittoria al Fsln! Davanti a questo stesso evento, l’Swp degli Stati Uniti agì come una setta marginale. Diceva, a ragione, che l’Fsnl era una direzione piccolo-borghese, però non adottò nessuna politica o, per meglio dire, la sua politica si limitò ad agitare questa caratterizzazione. Invece Moreno, oltre ad avanzare la parola d’ordine: vittoria del Fsln!, chiamò a formare una Brigata Internazionale (la Brigata Simon Bolivar) per intervenire, insieme ai sandinisti, nella lotta armata contro Somoza. La Brigata si formò, entrò in Nicaragua e partecipò ai combattimenti che portarono alla sconfitta della dittatura di Somoza.

Il prestigio che guadagnò la Brigata in Nicaragua fu molto grande e venne adoperato, per l’orientamento dato dallo stesso Moreno, per organizzare, dopo la vittoria, vari sindacati operai. Questa politica portò a uno scontro con la direzione sandinista, che finì per espellere la Brigata dal Nicaragua e consegnarla alla polizia del Panama, che imprigionò e torturò i combattenti. L’Swp degli Stati Uniti, che si era comportato come una setta marginale, tentò di andare incontro alle masse ma lo fece in un modo disastroso. Smise di affermare che la direzione del Fsln fosse piccolo-borghese e passò ad appoggiarla proprio nel momento in cui questa direzione, la quale aveva giocato un ruolo molto progressivo nella lotta contro Somoza, passava a giocare un ruolo regressivo nel tentare di ricostruire lo Stato borghese. Però non si limitò a questo. Quando gli stalinisti espulsero la Brigata Simon Bolivar, la direzione del Swp, congiuntamente al resto della direzione del Segretariato Unificato della IV Internazionale, formò una delegazione che incontrò la direzione sandinista per darle il suo appoggio e per denunciare i trotskisti della Brigata come “estremisti”. Fu un nuovo tradimento.

La stessa storia, anche se con diversi personaggi, si ripeté in Brasile. Sempre alla fine degli anni Settanta, Moreno propose, come modo per andare incontro alle masse, quello di fare appello alla classe operaia e ai dirigenti sindacali per costruire un Partito dei lavoratori. Questa proposta fu assunta dai dirigenti sindacali e dai lavoratori e così venne costruito il Pt. Un’altra corrente trotskista, il lambertismo, in un primo momento, rispose a questa proposta da setta marginale. Denunciò, a ragione, che alla testa del progetto del Pt c’era un settore della burocrazia e che il Pt non sarebbe stato un partito rivoluzionario. Però furono incapaci di vedere, in quel momento, che questo partito operaio di massa avrebbe aperto un importante campo per il lavoro dei rivoluzionari. Per questo la loro politica si limitava a denunciare Lula e la sua corrente e a invocare la costruzione di “sindacati liberi”, senza burocrazia, ciò che si traduceva, nella pratica, in sindacati di soli militanti e simpatizzanti lambertisti. Questa posizione però non durò molto tempo. Quando il lambertismo “scoprì” il Pt, credette di aver toccato il “cielo con una mano” e passò all’altro estremo. Confusero un fatto enormemente progressivo, migliaia e migliaia di operai, contadini e giovani che costruivano un partito operaio, indipendente dalla borghesia, con un'altra cosa enormemente regressiva: una direzione burocratica, quella di Lula e la sua corrente, che voleva costruire un partito indipendente ma per collaborare con la borghesia. A partire da lì si lanciarono, correttamente, nella costruzione del Pt, però lo fecero capitolando, più e più volte, alla direzione di lulista. I risultati sono visibili. Passati più di 20 anni, il lambertismo continua a far parte del Pt quando questo, al governo, non fa altro che amministrare gli affari della borghesia. D’altra parte, l’80% dei suoi militanti e dirigenti hanno abbandonato le sue file per integrarsi all’apparato controllato da Lula, al punto che una buona parte dei ministri e funzionari di fiducia di Lula provengono dalla corrente lambertista.

 

Il trotskismo operaio

Abbiamo segnalato precedentemente come la maggioranza del trotskismo, nel suo affanno di rompere con la marginalità, ha provato a incrociare il cammino delle masse, rompendo per questo con il programma trotskista. La marginalità del trotskismo e il tremendo peso degli apparati (burocratici, n.d.t.), specialmente delle nuove direzioni (titoismo, maoismo, castrismo, Pt, ecc.) causarono questa situazione. Al contempo abbiamo mostrato come Nahuel Moreno, in tutta la sua traiettoria militante, si differenziò dalla maggioranza del movimento trotskista. Tuttavia non è nostro interesse canonizzare Moreno. Se così facessimo saremmo anti-morenisti.
Anche Moreno soffrì sulla propria carne la marginalità del trotskismo e non fu immune alla pressione delle nuove direzioni. Così, ad esempio, non poté sfuggire all’influenza della direzione cubana. Una direzione piccolo-borghese, senza nessuna relazione con la classe operaia, contraria alla democrazia operaia, che si pose alla testa di una rivoluzione e per questo provocò un’ondata di simpatia nell’avanguardia e nelle masse di tutto il mondo. Moreno arrivò a identificare Fidel Castro e Che Guevara come la sua direzione e a considerare che, al di fuori del castrismo, non esisteva “altra corrente rivoluzionaria in America”. Ciononostante, Moreno, a differenza della maggioranza delle altre correnti del movimento trotskista, non assunse queste idee fino alle estreme conseguenze. Al contrario, nella misura in cui i fatti lo andavano dimostrando, mise a nudo e denuncò il carattere burocratico e piccolo borghese della direzione castrista e il crescente carattere controrivoluzionario della sua politica.

Perché Moreno, nonostante le sue opinioni iniziali, non si trasformò, come la maggioranza delle correnti trotskiste, in un portavoce del castrismo? Perché poté riorientare la sua posizione e quella della corrente che dirigeva? Perché Moreno, nonostante i suoi dubbi e le sue confusioni momentanee, si mantenne sempre fedele alla classe operaia, ai suoi interessi e alle sue lotte. La relazione di Nahuel Moreno con la classe operaia sorse durante i suoi primi anni di militanza. Fu guadagnato al trotskismo nell’anno 1939 (quando Trotsky era ancora vivo). Il trotskismo argentino di quell’epoca non solo era marginale. Peggio ancora, come ben segnalava Moreno, il trotskismo argentino “era una festa”. Essere trotskista significava partecipare a riunioni interminabili, di intellettuali piccolo borghesi, che si riunivano in vari caffè di Buenos Aires per conversare sui più disparati temi politici. Perciò è curioso che Moreno sia stato guadagnato al trotskismo da uno dei pochi operai che esistevano in questo movimento. Un lavoratore marittimo di nome Faraldo.

Fu appunto questo operaio marittimo che lo mise in contatto per la prima volta, nell’anno 1941, con gli operai della fabbrica tessile Alpargatas, una delle più importanti del Paese. Fu in questa fabbrica che conobbe un dirigente operaio boliviano, Fidel Ortiz Saavedra, per il quale Moreno nutrì una grande ammirazione. Ortiz era semianalfabeta ma aveva un elevato livello politico ed era un grande oratore. Aiutò Moreno a guadagnare al trotskismo un gruppo di giovani operai con i quali formò il Gom (Gruppo Operaio Marxista). Furono queste relazioni con Faraldo, con gli operai della fabbrica Alpagatas, con Fidel Ortiz Saavedra, con il dirigente degli operai del legno Mateo Fossa (che conobbe Trotsky), con i giovani operai del Gom, che fecero giungere Moreno a una conclusione fondamentale: non c’è trotskismo al di fuori della classe operaia.

In questo modo, nel primo documento politico che Moreno scrisse (nel 1943), “Il Partito”, segnala: “Quello che è urgente, immediato oggi come ieri è: avvicinarci all’avanguardia proletaria e denunciare come opportunista ogni intento di sviarci da questa linea, e si presenta come un compito possibile”. Conseguente con questa conclusione, nel 1945 la maggioranza dei militanti del Gom, con Moreno alla testa, ruppero in modo definitivo con il trotskismo dei caffè di Buenos Aires. Se ne andarono a vivere a Villa Pobladora, che era la principale concentrazione operaia del Paese, la quale si trasformò in una “fortezza trotskista”.

Questo orientamento di Moreno, in relazione alla classe operaia, che mantenne fino alla morte, lo differenziò profondamente non da tutti però dalla maggior parte dei dirigenti trotskisti. A proposito di questa relazione di Moreno con la classe operaia, lui segnalò in uno dei suoi ultimi lavori: “In tutta la mia vita politica, dopo, ad esempio, aver guardato con simpatia al regime che sorse dalla rivoluzione cubana, sono giunto alla conclusione che è necessario continuare con la politica rivoluzionaria di classe, anche se posticipasse la nostra ascesa al potere di venti o trent’anni o quello che sia. Noi aspiriamo a che sia la classe operaia che vada veramente al potere, per questo vogliamo dirigerla.”

 

Moreno e l’Internazionale

Trotsky diede tanta importanza alla costruzione dell’Internazionale che il geniale dirigente della Rivoluzione d’Ottobre, il costruttore e dirigente della vittoriosa Armata Rossa, considerava che il suo apporto più importante alla rivoluzione fosse stato la costruzione della piccola e fragile IV Internazionale. Pensava questo per una ragione semplice. Perché quando iniziò la costruzione della IV non c’era altra persona che potesse realizzare questo compito e perché considerava che era impossibile costruire un partito rivoluzionario, a livello nazionale, se non come parte di una internazionale. Tuttavia, nonostante gli sforzi di Trotsky, oggi la IV Internazionale risulta distrutta e questo merita alcune considerazioni.
Ci sono sempre state molte organizzazioni trotskiste, a livello nazionale, le quali consideravano che essere internazionalisti fosse semplicemente appoggiare le lotte che si verificavano negli altri Paesi, pur non essendo parte di una organizzazione internazionale. Inoltre ci sono sempre state, e ci sono, importanti organizzazioni nazionali, che si autodefiniscono trotskiste, ma che considerano che non vi siano le condizioni per la costruzione di un partito mondiale. Ci sono altri gruppi trotskisti, che sono a favore della costruzione di un partito rivoluzionario internazionale, ma che intendono questa internazionale come sommatoria di partiti nazionali subordinati a un partito nazionale maggiore che sarebbe una specie di “partito madre”. Infine, nella storia del movimento trotskista sono esistite una serie di organizzazioni e di dirigenti che, pur essendo teoricamente a favore della costruzione dell’Internazionale, hanno avuto un atteggiamento superficiale di fronte alla stessa. Non hanno dedicato il grosso dei loro sforzi alla sua costruzione e inoltre non hanno avuto grandi problemi nel rompere con essa in funzione di una differenza nazionale o secondaria.

Tutte queste organizzazioni, che costituiscono l’ampia maggioranza del movimento trotskista, mai hanno compreso, oppure non sono state d’accordo, con qualcosa che fu centrale nel pensiero di Trotsky e dei bolscevichi: che la rivoluzione possiede un carattere mondiale, che per questo si rende necessario un partito mondiale e che non è possibile costruire un partito rivoluzionario nazionale, se non fa parte di una Internazionale.

In questo senso, l’opera internazionalista di Nahuel Moreno appare come una delle poche eccezioni nel movimento trotskista. La prima organizzazione creata da Moreno, il Gom in Argentina, dal 1944 fino al 1948, aveva una pratica “internazionalista” simile a quella che aveva e che ha una buona parte del movimento trotskista. Il Gom appoggiava le lotte dei lavoratori di tutto il mondo e appoggiava la IV internazionale, però non era impegnato nella sua costruzione. Questa realtà cambiò a partire dal 1948, quando Moreno partecipò come delegato del II Congresso della IV Internazionale. Dal primo momento, l’obiettivo centrale di Moreno non fu solo costruire un partito, o vari partiti nazionali, bensì una internazionale che li raggruppasse.

E’ interessante notare che Moreno, per portare avanti una lotta conseguente in difesa del programma trotskista, ebbe sempre molte difficoltà nella sua attuazione all’interno della IV Internazionale. Ciononostante, le differenze, gli scontri interni, e anche le tremende ingiustizie che subì, mai lo portarono ad avere un atteggiamento frettoloso e tanto meno autoproclamatorio nel formare una propria internazionale, a differenza di quanto purtroppo molti dirigenti facevano.

Moreno non chiamò a rompere con l’Internazionale quando, nel 1951, il III Congresso Mondiale riconobbe come sezione ufficiale in Argentina il gruppo diretto da J. Posadas, un dirigente che, oltre a capitolare apertamente al peronismo e allo stalinismo, denigrò tutta la IV con le sue politiche deliranti (come l’appello affinché l’Urss lanciasse una bomba atomica contro gli Usa o la necessità di formare comitati di accoglienza per gli Ufo...).

Quando, nel 1953, l’Internazionale si divise, e si formò il Comitato Internazionale, diretto dal Swp degli Usa, che raggruppava i settori che si opponevano alla capitolazione di Pablo allo stalinismo, Moreno non fece appello a rompere con questo Comitato, nonostante il fatto che, in dieci anni, questo non convocò un solo congresso mondiale.

Quando, nel 1963, l’Internazionale si riunificò, Moreno si oppose per l’assenza di un bilancio politico. Però un anno dopo fece appello ad entrare per non restare fuori da questo contesto internazionale. Nel 1969, l’IX Congresso dell’Internazionale votò che la sezione ufficiale dell’Argentina fosse il Prt (Il Combattente), un’organizzazione che stava rompendo con il trotskismo (cosa che si concretizzò qualche tempo dopo). Moreno non chiamò a rompere con la IV Internazionale. Al contrario, fu un difensore intransigente di essa, lottando al suo interno per dotarla di un programma rivoluzionario.

Moreno chiamò a rompere con il Segretariato Unificato (Su) solo nel 1979. Vale a dire dopo quasi 30 anni di lotta contro le varie direzioni pabliste e neopabliste. Chiamò a rompere solo quando la lotta di classe ci collocò in barricate opposte: la direzione del SU solidarizzò con la direzione del Fsln del Nicaragua quando questo stava reprimendo la Brigata Simon Bolivar e, al contempo, proibì di costruire partiti trotskisti in Nicaragua e in altri Paesi dell’America centrale. Ma Moreno non ruppe con il Su per abbandonare la lotta per la IV Internazionale, né per autoproclamare la nuova Quarta. Quando ruppe, si avvicinò ad altre correnti internazionali (il lambertismo e una corrente che proveniva dal Su) con le quali affrontò la sfida di costruire il Comitato Internazionale – Quarta Internazionale (CI-CI). Esso aveva come principale obiettivo quello di ricostruire la IV. Fu solo quando questa esperienza fallì (a partire dalla capitolazione di Lambert al fronte popolare di Mitterrand in Francia) che Moreno chiamò a costruire la Lit-Quarta Internazionale a partire dalla sua corrente.

Moreno fu alla testa della Lit e, poco tempo dopo, anche del Mas (la sezione argentina della Lit). I risultati di questa attività furono impressionanti. Quando Moreno morì, la Lit si era convertita, di gran lunga, nella corrente internazionale più dinamica del trotskismo e il Mas era il più grande partito della sinistra argentina e il maggiore partito trotskista al mondo.

Nella storia del movimento trotskista, in diversi frangenti, pure si verificarono dei salti di qualità importanti di una determinata sezione o di una corrente internazionale. Ma siccome questi salti si verificavano nel contesto della marginalità, nella maggioranza dei casi, contribuirono a confondere i dirigenti che stavano alla testa di essi e, in questo modo, questi avanzamenti alimentarono progetti di “partiti madre”, e fecero sì che venissero autoproclamate varie IV Internazionali. Moreno fece il contrario. Moreno, pur essendo alla testa della corrente più dinamica del trotskismo, non autoproclamò la Lit come la “IV Internazionale ricostruita”. Non fu un caso che il suo ultimo compito internazionale prima di morire fosse di viaggiare in Inghilterra per provare a costruire un’organizzazione insieme ai dirigenti del Workers Revolutionary Party di questo Paese. Moreno agiva così perché non vedeva la Lit come un obiettivo a sé stante, bensì come uno strumento al servizio della ricostruzione della IV Internazionale.

D’altra parte, Moreno, che si appoggiò molto sul Mas argentino per costruire la Lit, non considerò mai questa organizzazione come un “partito madre”. Al contrario, per Moreno il Mas era solo parte di una organizzazione internazionale, la Lit-Quarta Internazionale. Più e più volte insistette sul fatto che la più poderosa e provata direzione nazionale è inferiore alla più debole delle direzioni internazionali e questa concezione è assunta anche negli statuti della Lit, che non permettono che un partito nazionale, per grande che sia, abbia più di tre membri nella direzione internazionale. Così pure gli statuti della Lit non permettono che le due maggiori sezioni insieme possano avere più della metà di questa stessa direzione. Queste furono le ultime lezioni che ci lasciò Moreno prima di morire e esse contrastano notevolmente con quelle che lasciarono la maggioranza dei dirigenti della sua generazione.

 

Esiste, legittimamente, una corrente morenista

Per tutto quello che abbiamo detto fin qui, abbiamo ragione nel dire che Moreno ha costruito una corrente internazionale con un profilo proprio, che denominiamo morenismo. Non è differente dal movimento trotskista dell’epoca di Trotsky, ma fu, ed è, molto differente dalla maggioranza del movimento trotskista sorto dopo la morte di Trotsky. E’ così in quasi tutti gli ambiti: la relazione con la teoria, il programma, le masse, la classe operaia, l’internazionale…
Ci sono vari dirigenti che si rivendicano trotskisti che provano a dimostrare il fallimento di Moreno e del morenismo. Tra di loro si evidenziano notevolmente il Po (Partito Obrero) e il Pts (Partido de los Trabajadores Socialistas), entrambi dell’Argentina. Queste organizzazioni utilizzano un metodo curioso, ma di certo non originale. La distruzione del Mas, dopo la morte di Moreno, sarebbe secondo loro la prova più affidabile del fallimento di Moreno e del morenismo. Se questo tipo di ragionamento fosse veritiero, la restaurazione del capitalismo nell’Est europeo sarebbe una prova categorica del fallimento del marxismo. Allo stesso modo che la degenerazione stalinista dell’ex Urss, del Partito Comunista dell’Unione Sovietica e della III Internazionale sarebbero una prova del fallimento del bolscevismo...

Però queste correnti commettono anche un altro errore. Analizzano la traiettoria di un dirigente internazionale ma considerano solo la sua attività nazionale senza prendere in considerazione quella che per Moreno era la sua attività centrale: la costruzione dell’Internazionale. Per questo, analizzano la fine del Mas argentino e non fanno riferimento alla situazione della Lit-Quarta Internazionale.

La Lit, così come il Mas, attraversò una crisi importante e, ad essa, contribuirono fattori soggettivi e oggettivi: la morte dello stesso Moreno e la confusione creata a partire dai processi dell’Est europeo. Ma, da un po’ di tempo, la Lit non solo ha fatto un salto qualitativo nel superamento della sua crisi ma oggi è un punto di riferimento per un importante numero di organizzazioni dei più diversi Paesi che vedono la necessità di costruire una organizzazione rivoluzionaria internazionale, centralizzata democraticamente.

Evidentemente l’attuale direzione della Lit ha il suo merito per questi risultati. Però, in realtà, il nostro vero merito è stato quello di dare seguito a tre consigli basilari di Moreno per superare le crisi delle organizzazioni trotskiste: essere più marxisti che mai, legarci ancora di più alla classe operaia ed essere più che mai internazionalisti.

Senza dubbio, negli ultimi anni, abbiamo avanzato nel compito di costruire la Lit, però non possiamo essere conformisti. Perché, tanto per noi come per Moreno la costruzione della Lit non è un obiettivo a sé stante: costruiamo la Lit per provare a ricostruire la IV Internazionale. Questo è un momento storico per affrontare questo compito. Perché le masse insorgono e perché le rivoluzioni anti-burocratiche dell’Est hanno ferito a morte lo stalinismo. Non ci sono più, così, ragioni oggettive per nuovi decenni di marginalità.

Ricostruire la IV Internazionale è il nostro obiettivo strategico. Se nel prossimo periodo avanzeremo nella realizzazione di questo compito, avremo fatto onore al titolo di morenisti, con il quale intendiamo solamente dire che siamo trotskisti (dello stesso trotskismo di Trotsky). Questo sarà il nostro maggiore omaggio, pratico, non solo a Moreno ma a tutti i rivoluzionari che diedero il meglio delle loro vite affinché l’Internazionale viva.

 

(traduzione di Nico Buendia dallo spagnolo)