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Elezioni Usa e la vittoria di Obama PDF Stampa E-mail
martedì 11 novembre 2008
Elezioni Usa e la vittoria di Obama
L’ultima grande illusione
spacciata dalla democrazia borghese
Il primo annuncio di Obama: più truppe in Afghanistan
 
 
di Enrica Franco
 

Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti, anzi del mondo - come molti giornalisti tendono a sottolineare - in quanto la sua vittoria è stata bramata dalla maggioranza della popolazione mondiale.
 

obama

Nel primo presidente di origine africana nella storia degli Stati Uniti d’America milioni di persone ripongono la speranza di un cambiamento. Obama ha avuto l’innegabile capacità di sfruttare abilmente questa forte aspettativa per portare in massa gli statunitensi alle urne e stravincere sul suo avversario. Ma non è stato con la sola forza popolare che Barack Obama ha vinto queste storiche elezioni, la sua campagna elettorale è stata la più costosa nella storia del Paese grazie all’appoggio di una larghissima fetta di capitalisti (1).
Il neopresidente è infatti un ottimo strumento per l’imperialismo in crisi, è l’ultima grande illusione della democrazia borghese. Gli Stati Uniti e il mondo intero stanno vivendo la più grande crisi economica della storia, in questo momento l’unico appiglio della borghesia è un uomo forte e con un enorme consenso popolare che possa far pagare la crisi ai lavoratori senza il pericolo di una sommossa rivoluzionaria.
Nell’immaginario popolare Barack Obama rappresenta invece il riscatto di un popolo oppresso: un uomo di colore a capo del più grande Paese imperialista, un uomo capace di comprendere i bisogni degli oppressi e di risollevarli dalla situazione di estrema crisi in cui tutti i lavoratori, dentro e fuori gli Stati Uniti, si trovano.
Nulla di più lontano dalla realtà.
Obama è stato scelto dalle lobbies statunitensi per difendere i loro interessi e per rilanciare la leadership nordamericana nel mondo. Il neopresidente democratico, nonostante i suoi accattivanti discorsi, ha già fatto intuire che per i lavoratori ci saranno soltanto sacrifici. Attraverso le parole del suo vice, Joseph Biden, ha prospettato un futuro di lacrime e sangue per risollevare l’economia capitalista. Per rilanciare l’aggressione imperialista ha prospettato un impegno straordinario in Afghanistan con l’invio di nuove truppe e con l’incremento delle spese militari, a carico ovviamente dei lavoratori.
Nonostante questo la popolazione mondiale ha bisogno di sperare in un cambiamento e molti oggi credono che Obama possa essere la via giusta, sicuramente meno faticosa di una rivoluzione! Ma purtroppo nessun uomo può sostituirsi alle masse, e Obama non ha alcuna intenzione di rappresentare le istanze popolari.
 
 
L’unica via per il cambiamento: la rivoluzione comunista
In questo momento in cui i lavoratori (anche per effetto del coro a cui si uniscono le organizzazioni della sinistra governista e la stampa di sinistra, vedi Manifesto e Liberazione) concentrano un’enorme aspettativa in un rappresentante della borghesia a noi rivoluzionari spetta l’ingrato compito di portare avanti una posizione scomoda e impopolare: non dobbiamo stancarci di smascherare i veri interessi che si celano dietro l’elezione di Obama. Peraltro non dovrà passare molto tempo affinché i lavoratori si rendano conto del grande abbaglio di questi giorni. Esiste però l’enorme rischio che, a causa della fiducia popolare concessagli, Obama riesca a far pagare ai lavoratori il prezzo di questa enorme crisi economica, per questo è estremamente grave l’atteggiamento di tanta sinistra che si accoda ai sentimenti popolari. La vera avanguardia rivoluzionaria non può temere di risultare impopolare perché quando i lavoratori scopriranno che si è trattato solo dell’ennesima illusione avranno bisogno di un partito forte e coerente capace di guidarli verso l’unico cambiamento possibile: il comunismo.  
 
 
(1) Per approfondire ulteriormente il tema rimandiamo alla versione italiana dell'ampio Correo Internacional (periodico della Lit) dedicato a Obama, in cui è analizzato lo schieramento borghese che sta dietro Obama.
Trovate il Correo sul nostro sito all'indirizzo
 
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