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Per l'immediato reintegro di Orlando Chirino PDF Stampa E-mail
mercoledì 01 ottobre 2008

Per l’immediato reintegro di Orlando Chirino

Il dirigente sindacale venezuelano Orlando Chirino è stato recentemente licenziato dalla Pdvsa, l’impresa petrolifera statale. Questo fatto rappresenta un nuovo attacco del governo di Hugo Chávez all’autonomia sindacale dei lavoratori venezuelani ed a coloro che si sono opposti alla sua politica.

 

Si sta sviluppando un’intensa campagna nazionale ed internazionale in solidarietà con Chirino, con il ripudio del suo licenziamento ed esigendo il suo reintegro nella Pdvsa. La Lit-Ci aderisce a questa campagna e, oltre a sostenerla, fa appello a tutte le organizzazioni operaie, sindacali e di sinistra perché vi si aggreghino e firmino la petizione che è stata lanciata.

 

L’8 febbraio scorso, La Lit-Ci ha rilasciato una dichiarazione che, tra l’altro, sosteneva: “Vogliamo far giungere la nostra più ampia solidarietà al compagno Orlando Chirino e respingere il suo licenziamento. Al tempo stesso, esigiamo dal governo venezuelano e dalle autorità della Pdvsa il suo immediato reintegro e chiamiamo a sviluppare la campagna internazionale che si sta realizzando in questo senso”.

 

Il testo della petizione con il quale si sta sviluppando la campagna è il seguente:

 

All’Ing. Rafael Ramírez (Ministro dell’Energia e del Petrolio)

Al Presidente della Petrolio del Venezuela ed agli altri membri della giunta direttiva della Pdvsa

 

I sottoscritti firmatari si rivolgono a Voi al fine di sollecitare il reintegro immediato nel suo posto di lavoro di Orlando Chirino, coordinatore nazionale dell’Unione Nazionale dei Lavoratori (Unt), che ricoprì un ruolo da protagonista contro il golpe dell’aprile del 2002 ed in difesa dell’industria petrolifera nei giorni della serrata-sabotaggio contro la Pdvsa nello stesso anno.

Chirino è stato licenziato dalla Pdvsa ingiustificatamente, poiché attualmente si trova sotto la protezione delle disposizioni della Legge Organica del Lavoro in relazione al diritto sindacale, dal momento che è componente della giunta dirigente di Sinutrapetrol (Sindacato Unico dei Lavoratori Petroliferi), con l’incarico di segretario di Sicurezza ed Igiene e, d’altra parte, è coordinatore nazionale dell’Unt.

In virtù di quanto esposto, nonché per onorare la traiettoria trasparente ed al servizio degli interessi della classe lavoratrice del Venezuela sviluppata da Orlando Chirino durante più di 3 decenni come dirigente sindacale, e riconosciuta da migliaia di lavoratori indipendentemente dalle loro posizioni politiche ed ideologiche, presentiamo questa petizione.

 

Inviare adesioni all’indirizzo mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , (con copia a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo specificando l’organizzazione di appartenenza e, se del caso, l’incarico sindacale, politico o studentesco.

 


La difesa di Chirino

Una questione di principio

 

Come quasi tutti i fatti che riguardano il governo di Hugo Chávez, anche la campagna contro il licenziamento di Orlando Chirino e per la sua reintegrazione nella Pdvsa ha prodotto un’intensa polemica a favore e contro.

 

In questo quadro si sono manifestate pubblicamente le posizioni della nota militante cubana Celia Hart e di Olmedo Beluche, dirigente del Mpu (Movimento Popolare Unificato) di Panama. Entrambe sostanzialmente coincidono e possono riassumersi in tre aspetti.

a)      Essi non sono d’accordo col licenziamento di Chirino come, in generale, non sono d’accordo col licenziamento di nessun lavoratore.

b)     Considerano che le attuali posizioni politiche difese da Chirino favoriscano i “nemici della rivoluzione bolivariana” ed anche il suo licenziamento sarebbe la conseguenza di queste posizioni politiche (dichiarazione del Mpu, 25/2/2008).

c)      Non firmano alcuna delle petizioni che stanno circolando in solidarietà di Chirino perché sono “parte di una campagna contro il governo bolivariano”.

 

Ci soffermiamo specialmente su di essi perché entrambi si proclamano trotskisti. Olmedo Beluche, inoltre, si definisce “morenista”, vale a dire della corrente fondata dall’argentino Nahuel Moreno, della quale la Lit-Ci è la principale espressione. Al contrario, affermiamo che le loro posizioni non hanno nulla a che vedere con la tradizione trotskista né con quella morenista in questo tipo di situazioni.

 

Non è “un lavoratore qualunque”

 

In primo luogo, è impossibile trattare del licenziamento di Chirino come fosse quello di un “lavoratore qualunque” poiché è un noto dirigente sindacale, con decenni di traiettoria pubblica. Ricordiamo che parte di questa traiettoria fu la sua attiva lotta contro il golpe proimperialista di destra dell’aprile 2002 e contro la serrata promossa da questi stessi settori ed iniziata quello stesso anno. Attualmente, Chirino è uno dei principali dirigenti della Unt e componente della giunta direttiva di Sinutrapetrol (Sindacato Unico del Lavoratori Petroliferi).

 

L’ultimo anno, in difesa dell’autonomia sindacale, Chirino ha espresso dure critiche alla politica del governo di Hugo Chávez e si è anche opposto al suo recente progetto di riforma costituzionale. Non si può, dunque, prendere posizione sul licenziamento di Chirino, a favore o contro, senza tener conto di questa realtà. Per noi, allora, è evidente che il suo licenziamento dalla Pdvsa rappresenta un attacco del governo venezuelano ai dirigenti che hanno difeso l’autonomia sindacale ed oggi si oppongono al corso della politica governativa, oltre ad essere un attacco ai più elementari principi della libertà sindacale. Al contrario, per Hart e Beluche, benché non l’abbiano detto con estrema chiarezza, sono queste posizioni di Chirino quelle che, in ultima istanza, finirebbero per giustificare il suo licenziamento.

 

Chi lo ha licenziato è stato il governo Chávez

 

In secondo luogo, non si può respingere il suo licenziamento reclamandone il reintegro nella Pdvsa, anche se fosse “un lavoratore qualunque”, senza lottare contro il governo Chávez, semplicemente perché è stato quest’ultimo a licenziarlo e da esso bisogna esigerne il reintegro al lavoro. È evidente che qualsiasi campagna per questa rivendicazione andrà oggettivamente contro questo governo perché, per ottenere l’obiettivo ed avere successo, dovrà imporgli ciò che non vuole fare. Sarebbe lo stesso che pretendere di ottenere il reintegro di un lavoratore o di un dirigente della Ford, o un’altra multinazionale, senza lottare contro di essa.

 

Hart e Beluche ne sono totalmente consapevoli. Perciò, a partire dal loro appoggio al governo chavista, hanno rifiutato di firmare la petizione con la quale si sta sviluppando la campagna benché essa non faccia alcun riferimento al governo nazionale venezuelano.

 

Una questione di principio

 

La questione centrale è che, rifiutando di rivendicare il reintegro di Chirino, Hart e Beluche stanno abbandonando quello che sempre è stato un principio del movimento operaio e della sinistra in tutta la loro storia: la solidarietà e la difesa di qualsiasi lavoratore o dirigente operaio perseguitato dal padronato o dai governi borghesi, indipendentemente dalle differenze politiche che si abbiano con lui. Di fronte a questi attacchi, tali differenze si accantonano e si debbono serrare le fila contro il padronato e/o i governi borghesi.

 

Ricordiamo che Trotsky, come Moreno, rivendicarono questo principio come uno dei più importanti per i lavoratori e le organizzazioni di sinistra a fronte del loro abbandono da parte dello stalinismo e, nel caso di Moreno, anche di alcune correnti trotskiste.

Hart e Beluche hanno ogni diritto politico di appoggiare e difendere il governo di Chávez criticando Chirino che invece non lo fa. Però se, a partire da quest’appoggio, giustificano e rimangono passivi di fronte all’attacco ed alla persecuzione che subisce oggi questo dirigente, tradiscono quell’elementare principio e si trasformano, nei fatti, in complici di quest’attacco. Possiamo dire che, in realtà, essi sono passati ad applicare un principio opposto: se un governo borghese è “progressivo”, bisogna sempre appoggiarlo contro i combattenti perseguitati.

 

Che lo facciano oppure no spetta a loro deciderlo. Però, per favore, smettano di proclamarsi trotskisti e/o morenisti perché con quest’atteggiamento infangano i nomi di Trotsky e di Moreno.

 

(Traduzione di Valerio Torre)

 
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