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Per l’immediato reintegro di
Orlando Chirino
Il dirigente sindacale venezuelano Orlando Chirino è stato recentemente
licenziato dalla Pdvsa, l’impresa petrolifera statale. Questo fatto rappresenta
un nuovo attacco del governo di Hugo Chávez all’autonomia sindacale dei
lavoratori venezuelani ed a coloro che si sono opposti alla sua politica.
Si sta sviluppando un’intensa campagna nazionale ed internazionale in
solidarietà con Chirino, con il ripudio del suo licenziamento ed esigendo il
suo reintegro nella Pdvsa. La Lit-Ci
aderisce a questa campagna e, oltre a sostenerla, fa appello a tutte le
organizzazioni operaie, sindacali e di sinistra perché vi si aggreghino e
firmino la petizione che è stata lanciata.
L’8 febbraio scorso, La
Lit-Ci ha rilasciato una dichiarazione che, tra l’altro,
sosteneva: “Vogliamo far giungere la
nostra più ampia solidarietà al compagno Orlando Chirino e respingere il suo
licenziamento. Al tempo stesso, esigiamo dal governo venezuelano e dalle
autorità della Pdvsa il suo immediato
reintegro e chiamiamo a sviluppare la campagna internazionale che si sta
realizzando in questo senso”.
Il testo della petizione con il quale si sta sviluppando la campagna è
il seguente:
All’Ing. Rafael Ramírez
(Ministro dell’Energia e del Petrolio)
Al Presidente della Petrolio
del Venezuela ed agli altri membri della giunta direttiva della Pdvsa
I sottoscritti firmatari si
rivolgono a Voi al fine di sollecitare il reintegro immediato nel suo posto di
lavoro di Orlando Chirino, coordinatore nazionale dell’Unione Nazionale dei
Lavoratori (Unt), che ricoprì un ruolo da protagonista contro il golpe dell’aprile
del 2002 ed in difesa dell’industria petrolifera nei giorni della serrata-sabotaggio
contro la Pdvsa
nello stesso anno.
Chirino è stato licenziato
dalla Pdvsa ingiustificatamente, poiché attualmente si trova sotto la
protezione delle disposizioni della Legge Organica del Lavoro in relazione al
diritto sindacale, dal momento che è componente della giunta dirigente di
Sinutrapetrol (Sindacato Unico dei Lavoratori Petroliferi), con l’incarico di
segretario di Sicurezza ed Igiene e, d’altra parte, è coordinatore nazionale
dell’Unt.
In virtù di quanto esposto,
nonché per onorare la traiettoria trasparente ed al servizio degli interessi
della classe lavoratrice del Venezuela sviluppata da Orlando Chirino durante
più di 3 decenni come dirigente sindacale, e riconosciuta da migliaia di
lavoratori indipendentemente dalle loro posizioni politiche ed ideologiche,
presentiamo questa petizione.
Inviare adesioni all’indirizzo
mail
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specificando l’organizzazione di appartenenza e, se del caso, l’incarico sindacale,
politico o studentesco.
La difesa di Chirino
Una questione di principio
Come quasi tutti i fatti che riguardano il governo di Hugo Chávez, anche
la campagna contro il licenziamento di Orlando Chirino e per la sua
reintegrazione nella Pdvsa ha prodotto un’intensa polemica a favore e contro.
In questo quadro si sono manifestate pubblicamente le posizioni della
nota militante cubana Celia Hart e di Olmedo Beluche, dirigente del Mpu
(Movimento Popolare Unificato) di Panama. Entrambe sostanzialmente coincidono e
possono riassumersi in tre aspetti.
a)
Essi non
sono d’accordo col licenziamento di Chirino come, in generale, non sono d’accordo
col licenziamento di nessun lavoratore.
b)
Considerano
che le attuali posizioni politiche difese da Chirino favoriscano i “nemici della rivoluzione bolivariana”
ed anche il suo licenziamento sarebbe la conseguenza di queste posizioni
politiche (dichiarazione del Mpu, 25/2/2008).
c)
Non
firmano alcuna delle petizioni che stanno circolando in solidarietà di Chirino
perché sono “parte di una campagna contro
il governo bolivariano”.
Ci soffermiamo specialmente su di essi perché entrambi si proclamano
trotskisti. Olmedo Beluche, inoltre, si definisce “morenista”, vale a dire
della corrente fondata dall’argentino Nahuel Moreno, della quale la Lit-Ci è la principale
espressione. Al contrario, affermiamo che le loro posizioni non hanno nulla a
che vedere con la tradizione trotskista né con quella morenista in questo tipo
di situazioni.
Non è “un lavoratore qualunque”
In primo luogo, è impossibile trattare del licenziamento di Chirino
come fosse quello di un “lavoratore qualunque” poiché è un noto dirigente
sindacale, con decenni di traiettoria pubblica. Ricordiamo che parte di questa
traiettoria fu la sua attiva lotta contro il golpe proimperialista di destra
dell’aprile 2002 e contro la serrata promossa da questi stessi settori ed
iniziata quello stesso anno. Attualmente, Chirino è uno dei principali
dirigenti della Unt e componente della giunta direttiva di Sinutrapetrol (Sindacato
Unico del Lavoratori Petroliferi).
L’ultimo anno, in difesa dell’autonomia sindacale, Chirino ha espresso
dure critiche alla politica del governo di Hugo Chávez e si è anche opposto al
suo recente progetto di riforma costituzionale. Non si può, dunque, prendere
posizione sul licenziamento di Chirino, a favore o contro, senza tener conto di
questa realtà. Per noi, allora, è evidente che il suo licenziamento dalla Pdvsa
rappresenta un attacco del governo venezuelano ai dirigenti che hanno difeso l’autonomia
sindacale ed oggi si oppongono al corso della politica governativa, oltre ad
essere un attacco ai più elementari principi della libertà sindacale. Al
contrario, per Hart e Beluche, benché non l’abbiano detto con estrema
chiarezza, sono queste posizioni di Chirino quelle che, in ultima istanza,
finirebbero per giustificare il suo licenziamento.
Chi lo ha licenziato è stato il
governo Chávez
In secondo luogo, non si può respingere il suo licenziamento
reclamandone il reintegro nella Pdvsa, anche se fosse “un lavoratore qualunque”,
senza lottare contro il governo Chávez, semplicemente perché è stato quest’ultimo
a licenziarlo e da esso bisogna esigerne il reintegro al lavoro. È evidente che
qualsiasi campagna per questa rivendicazione andrà oggettivamente contro questo governo perché, per ottenere l’obiettivo
ed avere successo, dovrà imporgli ciò che non vuole fare. Sarebbe lo stesso che
pretendere di ottenere il reintegro di un lavoratore o di un dirigente della
Ford, o un’altra multinazionale, senza lottare contro di essa.
Hart e Beluche ne sono totalmente consapevoli. Perciò, a partire dal
loro appoggio al governo chavista, hanno rifiutato di firmare la petizione con
la quale si sta sviluppando la campagna benché essa non faccia alcun
riferimento al governo nazionale venezuelano.
Una questione di principio
La questione centrale è che, rifiutando di rivendicare il reintegro di
Chirino, Hart e Beluche stanno abbandonando quello che sempre è stato un
principio del movimento operaio e della sinistra in tutta la loro storia: la
solidarietà e la difesa di qualsiasi lavoratore o dirigente operaio perseguitato
dal padronato o dai governi borghesi, indipendentemente dalle differenze
politiche che si abbiano con lui. Di fronte a questi attacchi, tali differenze
si accantonano e si debbono serrare le fila contro il padronato e/o i governi
borghesi.
Ricordiamo che Trotsky, come Moreno, rivendicarono questo principio
come uno dei più importanti per i lavoratori e le organizzazioni di sinistra a
fronte del loro abbandono da parte dello stalinismo e, nel caso di Moreno,
anche di alcune correnti trotskiste.
Hart e Beluche hanno ogni diritto politico di appoggiare e difendere il
governo di Chávez criticando Chirino che invece non lo fa. Però se, a partire
da quest’appoggio, giustificano e rimangono passivi di fronte all’attacco ed
alla persecuzione che subisce oggi questo dirigente, tradiscono quell’elementare
principio e si trasformano, nei fatti, in complici di quest’attacco. Possiamo
dire che, in realtà, essi sono passati ad applicare un principio opposto: se un
governo borghese è “progressivo”, bisogna sempre appoggiarlo contro i
combattenti perseguitati.
Che lo facciano oppure no spetta a loro deciderlo. Però, per favore,
smettano di proclamarsi trotskisti e/o morenisti perché con quest’atteggiamento
infangano i nomi di Trotsky e di Moreno.
(Traduzione di Valerio Torre)
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