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Venezuela
I lavoratori lottano per il loro
salario. Chávez li reprime
La violenta repressione della Guardia Nazionale sui lavoratori di Sidor
(Siderurgica dell’Orinoco), nella città di Puerto Ordaz (Stato Bolívar) ha
acuito l’intensa polemica che, da alcuni anni, genera il governo di Hugo Chávez
nella sinistra latinoamericana e mondiale. Da un lato, un importante settore lo
rivendica come la “avanguardia internazionale nella marcia verso il
socialismo”. Dall’altro, ci siamo noi che affermiamo che, al di là della sua
“retorica socialista” e dei contrasti che può avere con l’imperialismo, si
tratta, in realtà, di un governo borghese con un carattere sempre più
totalitario ed antioperaio.
Affermiamo questo perché, nel momento stesso in cui le multinazionali
ed i grandi gruppi imprenditori venezuelani fanno ottimi affari nel paese, il
governo di Chávez applica chiaramente una politica borghese contro la classe
lavoratrice: bassi salari, condizioni lavorative pessime, impossibilità di
discutere liberamente i suoi contratti collettivi, attacchi permanenti all’autonomia
dei sindacati, ecc. Quando i lavoratori scendono a lottare contro questa
situazione, il governo di pone senza dubbi dal lato del padronato. E se il
conflitto si fa più duro, neanche ha dubbi nel reprimerlo violentemente.
Per noi, questo progetto borghese bonapartista è quello che chiarisce l’insieme
della sua politica. D’altro lato, già sta sviluppandosi da tempo e si è manifestato
in vari episodi: nella formazione del Psuv, negli attacchi all’autonomia
sindacale, nel caso dell’emittente Rctv (che analizziamo in un articolo a
parte), nel licenziamento di Orlando Chirino e, in special modo, nel recente
referendum sul progetto di riforma costituzionale che, a nostro avviso,
intendeva rafforzare e dare forza costituzionale a tutti gli aspetti dell’offensiva
totalitaria del governo, mentre per molte correnti, al contrario, rappresentava
“un passo in avanti verso il socialismo”.
L’esempio di Sidor ci offre, dunque, un’eccellente opportunità di verificare
alla luce dei fatti quale di queste definizioni sia quella esatta.
Il caso di Sidor
Sidor era un’impresa statale finché non fu privatizzata, sul finire del
decennio del 1990, dal governo proimperialista di Rafael Caldera. Il suo nuovo
proprietario è l’impresa Ternium, che fa parte del gruppo italo-argentino
Techint, uno dei conglomerati siderurgico-metallurgici più forti del
continente. Di recente, Ternium è stata accusata di aver chiuso lo stabilimento
di tubi per esportare la materia prima in altri paesi e di lì reimportare i
tubi finiti.
Al tempo stesso, come risultato della privatizzazione, attualmente,
meno di un terzo dei suoi oltre 13.000 operai sono stabilmente assunti. La
restante parte lavora, in condizioni salariali e lavorative molto più precarie,
in oltre 300 imprese terziarizzate, di proprietà degli stessi azionisti di
Techint o di rappresentanti statali della Cvg (Corporazione Venezuelana della
Guyana), che supervisiona la sua produzione.
Il supersfruttamento dei lavoratori ha permesso a Ternium di ottenere
immensi profitti, pubblicamente riconosciuti, circostanza evidenziata dal fatto
che le sue Adr (azioni) quotate alla Borsa di New York hanno avuto una valorizzazione
di oltre il 100% nell’ultimo anno. Una realtà che contrasta profondamente con
il suo rifiuto a concedere l’aumento salariale richiesto dai lavoratori, con l’argomento
che “i costi non lo consentono”.
Il governo di Chávez, benché abbia in varie occasioni minacciato di
nazionalizzare Sidor, continua a rispettare (9 anni dopo!) la privatizzazione
realizzata da Caldera. Al tempo stesso, così come nelle imprese statali, la
“borghesia bolivariana” anche qui fa grandi affari, attraverso le imprese
terziarizzate.
Il conflitto e le manovre del
governo a favore dell’impresa
Da più di un anno, gli operai stanno reclamando (attraverso il Sutiss –
Sindacato Unico dei Lavoratori dell’Industria Siderurgica Sidor) che venga
compreso nel contratto collettivo un aumento salariale che copra le grandi
perdite create dall’inflazione negli ultimi anni. L’impresa ha rifiutato
fermamente di cedere a questa rivendicazione e la miglior offerta che ha
formulato giunge ad appena un terzo di quella cifra. In tutto questo tempo, con
molta pazienza, i lavoratori hanno realizzato scioperi e mobilitazioni,
mantenendo sempre ferma la volontà di risolvere la situazione.
Durante tutto il conflitto, il governo di Chávez, attraverso il suo
ministro del Lavoro, José Ramon Rivero, si è posto chiaramente al fianco dell’impresa
multinazionale. In primo luogo, lo ha fatto mediante la proposta di formare una
camera arbitrale, designata dal
governo, la cui decisione sarebbe stata vincolante, una chiara manovra diretta
contro i lavoratori ed il sindacato. Da un lato, li avrebbe obbligati ad
accettare l’aumento definito da quest’organismo, di qualsiasi misura fosse
stato. Dall’altro, tale meccanismo avrebbe rappresentato un precedente che, di
fatto, avrebbe liquidato la contrattazione collettiva e la possibilità di
lottare per migliorare gli accordi, poiché, in ultima istanza, sarebbe stato
sempre il governo a prendere la decisione. È importante menzionare che le
associazioni padronali, compresa la golpista Fedecámaras, hanno pagato costosi
annunci pubblicitari sui giornali per appoggiare la proposta del Ministero del
Lavoro. Dal canto loro, con gran fiuto, i lavoratori di Sidor l’hanno respinta.
Fallita questa prima manovra, il governo ha cercato di formare una
Commissione di Alto Livello con 3 rappresentanti governativi (Ministero del
lavoro, Ministero delle Miniere, governatore dello Stato Bolívar), l’impresa ed
il Sutiss, diluendo del tutto la presenza dei rappresentanti dei lavoratori,
per sottoporli a pressioni. In una riunione di questa commissione, il 12 marzo
scorso, il Ministero del lavoro ha proposto che si tenesse un referendum,
gestito dagli organismi elettorali dello Stato, affinché i lavoratori di Sidor
decidessero se accettare l’offerta dell’impresa e se intendessero proclamare o
no lo sciopero. Questa proposta era un nuovo attacco a favore del padronato dal
momento che significava disconoscere il sindacato come rappresentante naturale
dei lavoratori nel conflitto. Al tempo stesso, voleva spostare il terreno
decisionale da quelle istanze proprie dei lavoratori (assemblee, riunioni dei
delegati, ecc.) per portarlo sul terreno elettorale borghese. Correttamente, i
rappresentanti del Sutiss hanno rifiutato quella proposta.
Sciopero e repressione
In seguito, il processo è andato accelerando. La rabbia degli operai
era tanto grande che decisero di paralizzare l’intera fabbrica, anche prima che
il sindacato lo proclamasse formalmente. Successivamente, la direzione del
Sutiss propose 80 ore di sciopero, come prima azione di una serie di misure
scaglionate.
La mattina del 14 marzo, i lavoratori erano concentrati di fronte alla
porta III di accesso allo stabilimento, manifestando pacificamente. In tale
circostanze, come ci informano gli articoli pubblicati sul sito www.aporrea.org,
numerosi battaglioni della Guardia Nazionale e della Polizia “senza preavviso né alcuna mediazione, iniziarono
a colpire col calcio dei fucili le auto dei lavoratori, distruggendone i vetri
e le carrozzerie, così come fecero uso di bombe di gas lacrimogeni e sfollagente
del tutto ingiustificatamente”. Si stima che vi siano stati 53 arrestati e,
per lo meno, 12 feriti, tre dei quali in gravi condizioni. Fra i feriti, si
annoverano i dirigenti del Sutiss José Rodríguez Acarigua, colpito da una
pallottola ad una gamba e manganellato alla testa, José Luis Alcoser e Yuli
Hernández.
Le notizie di stampa aggiungono che “fino
alle prime ore del pomeriggio erano detenuti tutti quelli che indossavano abiti
o portavano tesserini che li identificavano come lavoratori di Sidor. Molti
sono stati tirati fuori dalle auto mentre percorrevano strade in altri punti
della città, quand’anche accompagnati da familiari, organizzati in gruppi e poi
trasferiti in manette in differenti parti di Ciudad Guayana”.
Infine, l’organizzazione Marea Socialista
denuncia: “fummo informati che reparti
della Guardia Nazionale si erano presentati alla Clinica Venezuela, dov’era
ricoverato un lavoratore ferito di nome Leonel Gricel e pretendevano di
portarlo via con la forza per imprigionarlo, tentativo respinto da un gruppo di
lavoratori che si trovavano fuori della clinica” (www.aporrea.org,
14/3/2008).
Questa era la seconda repressione subita dai lavoratori di Sidor,
poiché una settimana prima, mentre accompagnavano i propri dirigenti ad una
riunione nella Cvg, pure vennero attaccati dalla Guardia Nazionale e vi fu uno
scontro con la milizia.
Tale spiegamento repressivo e tanta ferocia contro i lavoratori sono
esattamente uguali a ciò che avrebbe fatto un qualsiasi governo borghese di
destra di fronte ad una lotta operaia. Per questo, i lavoratori di Sidor
gridavano indignati: “Dov’è il socialismo
del Governo? Forse socialismo è repressione?” (www.aporrea.org, 14/3/2008).
La realtà ha chiarito il
dibattito
I fatti di Sidor basterebbero, di per sé, per chiudere il dibattito sul
supposto “socialismo” del governo Chávez e sulla sua pretesa difesa degli
interessi dei lavoratori. Tuttavia, è necessario aggiungere che non si tratta
di un caso isolato. Lo stesso che è avvenuto a Puerto Ordaz (bassi salari,
impossibilità di concludere i propri contratti, repressione, ecc.) lo hanno
subito, nell’ultimo anno, gli operai della Sanitari Maracay, gli impiegati
pubblici ed i lavoratori petroliferi di Puerto La Cruz e Zulia, come evidenzia la Unità Socialista
dei Lavoratori (Ust), nella dichiarazione riprodotta in questa stessa edizione.
La domanda dei lavoratori di Sidor (“Dov’è
il socialismo del Governo?”) ha una sola possibile risposta: non c’è nessun
“socialismo” nel governo di Chávez. La cruda realtà è che si tratta del governo
borghese di un paese dominato dall’imperialismo, con un’evoluzione sempre più
repressiva ed antioperaia, che si nasconde dietro “discorsi socialisti” e
bandiere rosse per tentare di ingannare i lavoratori e le masse. Tuttavia, le
menzogne non possono sostenersi all’infinito e, prima o poi, la realtà le fa
crollare. Più precisamente, ciò a cui in questo momento stiamo assistendo nel
Venezuela rappresenta il crollo della menzogna del “socialismo chavista”. La
sconfitta del governo nel referendum costituzionale è stato, appunto, un’espressione
di questa perdita di popolarità del governo di Chávez, che si accentua ad ogni
nuova repressione di una lotta operaia.
La Lit-Ci ripudia la feroce repressione degli operai
di Sidor ed intende esprimere loro tutto il suo appoggio e la solidarietà. Al
tempo stesso, reitera la sua convinzione che sarà in queste lotte dei
lavoratori venezuelani contro il governo Chávez, la borghesia venezuelana e l’imperialismo,
vale a dire nelle loro mobilitazioni ed organizzazioni indipendenti, che si
traccerà il cammino verso il vero socialismo e non la falsa retorica del
governo chavista e della “borghesia bolivariana”.
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