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Kosovo: indipendenza o
colonizzazione?[1]
a cura
della Lct (Ligue Communiste des Travailleurs)
Il 17
febbraio 2008, il Kosovo ha unilateralmente dichiarato “la sua indipendenza”.
Noi sosteniamo il diritto all’autodeterminazione di questo popolo, oppresso da
lungo tempo dalla Serbia, così come quello del popolo basco, di quello ceceno e
di molti altri che sono oppressi.
La guerra della Serbia
Il popolo
del Kosovo si espresse in favore dell’indipendenza al momento del referendum
del settembre 1991. Ma Belgrado non riconobbe quest’elezione ed intensificò la
repressione. Milosevic vietò l’insegnamento in lingua albanese nelle scuole
pubbliche. A partire dal 1996, un’Armata di Liberazione del Kosovo (Uck),
rivendicando l’indipendenza, comincia ad organizzarsi. Nel 1997, essa già
controlla gran parte del territorio.
Nel marzo
1998, Milosevic commette un nuovo massacro, una pulizia etnica che ricorda
quella di Karadzic, l’alleato di Milosevic in Bosnia, qualche anno prima. Gli
attacchi durarono quattro giorni, con un risultato incredibile: case bruciate,
migliaia di persone espulse dalle loro abitazioni e parecchie decine di morti.
In quell’occasione, “la
Lega Internazionale dei Lavoratori si pone al fianco della
lotta della maggioranza della popolazione del Kosovo, contro la dittatura di
Milosevic. L’autodifesa armata dei lavoratori e del popolo kosovaro di fronte
all’aggressione serba diviene di un’importanza fondamentale”[2].
La guerra della Nato
Dopo
questo massacro, il governo degli Stati Uniti – seguito dall’Unione europea –
cambia atteggiamento. Fino a quell’epoca, aveva sostenuto la politica della
Grande Serbia di Milosevic, ma ora questo dittatore rischiava di assumere un
atteggiamento troppo indipendente, e soprattutto, una rivoluzione condotta da
un popolo in armi rischiava di “destabilizzare” tutta la regione … Il 24 marzo
1999, la Nato
comincia i bombardamenti sulla Serbia e sul Kosovo … Una
gran parte della popolazione mondiale, commossa dalle immagini di migliaia di
kosovari in fuga davanti alle truppe serbe, guardò con simpatia all’azione
delle potenze imperialiste. E soprattutto, la direzione della guerriglia fece
affidamento senza ritegno sul “sostegno” yankee. Per la Lit-Ci tuttavia, “in questa
guerra dell’imperialismo contro la Jugoslavia noi non siamo neutrali … Noi siamo,
senza alcun dubbio, e a dispetto di Milosevic, al fianco del paese aggredito e
per la disfatta degli imperialisti della Nato”. D’altra parte, “cercando la
collaborazione delle truppe imperialiste la direzione dell’Uck si rende complice
di un attacco che non è soltanto contro Milosevic ma contro i popoli del mondo,
capitolando all’imperialismo e, per questo, abbandonando, nei fatti, la causa
per la quale il popolo kosovaro l’ha posta alla testa della propria lotta”[3].
Il tradimento di Rambouillet
Dopo 78
giorni di bombardamenti … la
Serbia deve infine arrendersi … Il Gruppo dei Sei organizza
una conferenza a Rambouillet, nei
pressi di Parigi … Il 23 febbraio 1999, la direzione dell’Uck sigla gli Accordi
di Rambouillet che non soltanto decidono il disarmo della guerriglia ma
concedono alle forze di occupazione della Nato tutti i diritti propri di un
colonizzatore. È una doppia capitolazione: all’imperialismo ed a Milosevic.
La vera
ragione della guerra al Kosovo diventerà presto evidente.
La Serbia, ora sotto tutela della
Nato, continuerà a governare il Kosovo … Le truppe della Nato, sotto il comando
del generale Jackson, realizzano uno “spiegamento rapido e sincronizzato di più
di 40.000 soldati” nel Kosovo, allo scopo di non lasciare alcuna chance
all’Armata di liberazione del Kosovo di occupare il territorio. “La priorità
immediata consisteva nel vigilare affinché nessun vuoto di sicurezza potesse
svilupparsi fra le forze in ritirata e quelle che arrivavano,un vuoto che
avrebbe potuto essere colmato dall’Uck”[4]
… Gli Usa installano in Kosovo il Campo Bondsteel, la più grande base militare
americana in Europa, ove non regna che la legge americana.
La colonizzazione
… nel
marzo 2000, Albin Kurti, un dirigente del Movimento per l’autodeterminazione
(Lëvizja Vetëvendosje!), è condannato dalle autorità serbe a 15 anni di
prigione per la sua partecipazione alle manifestazioni studentesche di
Pristina.
Pazientemente,
l’amministrazione coloniale si insedia … Nel novembre 2005, una squadra dell’Inviato
Speciale delle Nazioni Unite per il Kosovo (Unosek) comincia a negoziare con
Belgrado e Pristina su di un “futuro statuto” del Kosovo, sotto la direzione di
Martti Ahtisaari.
Il 10
aprile 2006, il Consiglio europeo decide di mettere in piedi una squadra di
pianificazione del compito, l’European Union Planning Team (Eupt), con sede a
Pristina, il cui scopo dichiarato è riprendere gradualmente le competenze della
Missione dell’Onu in Kosovo[5].
“L’obiettivo a breve termine è di affidare la condotta delle operazioni
all’Unione europea”. Nel dicembre 2006, l’Eupt è già insediato a Pristina[6].
Il 10
febbraio 2007, dopo una manifestazione contro il piano Ahtisaari nel corso
della quale la polizia dell’Onu aveva ucciso due manifestanti, Albin Kurti è
nuovamente arrestato, stavolta ad opera dei traditori del governo kosovaro.
Secondo Agim Ceku (allora Primo ministro del Kosovo), Kurti ed i dirigenti del
Movimento per l’autodeterminazione sarebbero “portatori di idee anarco-rivoluzionarie”.
Il suo processo inizia il 19 settembre 2007 dinanzi a giudici “internazionali”
nominati dall’autorità dell’Onu, che gli negano la parola[7].
“L’indipendenza”
La parola
appare per la prima volta in un rapporto di Martti Ahtisaari al Consiglio di
Sicurezza, il 26 marzo 2007: “Il Kosovo non saprebbe restare nel suo attuale
stato d’indeterminatezza”. Si tratta, beninteso, di un’indipendenza “limitata,
sotto la supervisione della comunità internazionale”[8].
Al momento del Vertice europeo del 14 dicembre 2007, i 27 paesi membri sono tutti
d’accordo su questa conclusione e decidono di assumere un ruolo di primo piano
sul Kosovo. Il 24 gennaio, Hashim Taci, Primo ministro del governo regionale
del Kosovo, tira fuori l’asso dalla manica: l’indipendenza del Kosovo sarà
dichiarata “in quattro o cinque settimane”. L’indomani, si apprende che la Germania e gli Usa
s’erano già accordati per riconoscere l’indipendenza, ma che sarebbe convenuto
attendere il ballottaggio delle elezioni presidenziali in Serbia[9].
Man mano
che la “dichiarazione unilaterale d’indipendenza” s’avvicina, l’Ue ha fretta di
mettere a punto gli strumenti necessari per la colonizzazione. Uno strumento
chiave è Eulex, una missione “civile” composta da 2.200 persone, poliziotti,
giuristi, doganieri, assegnati ai servizi e ministeri rispettivi … La decisione
del suo spiegamento doveva essere presa prima della dichiarazione
d’indipendenza per non passare per un riconoscimento di fatto del nuovo Stato.
Essa è stata effettivamente presa il 16 febbraio, un giorno prima della “dichiarazione
d’indipendenza”, ma il suo capo, Yves de Kermabon, era già stato designato il 7
febbraio … Eulex, definita “civile”, sarà spiegata nel quadro della “European
Security and Defense Policy” (Esdp). E ad ogni modo, ci sarà ugualmente una
presenza di 17.000 soldati della Nato[10].
L’obiettivo di Eulex è, sempre secondo la decisione del 16 febbraio, garantire
che la giustizia, la polizia e la dogana siano “esenti da ogni interferenza
politica e si pieghi alle norme internazionalmente riconosciute ed agli usi
europei”. Eulex tratterrà per sé “alcune responsabilità esecutive”. I
diplomatici europei ritengono che il Kosovo resterà “sotto sorveglianza
internazionale” per un periodo da 5
a 10 anni[11]
…
Finalmente,
domenica 17 febbraio 2008, l’indipendenza viene proclamata “unilateralmente”
concordemente col piano di Martti Ahtisaari.
Il nuovo
paese viene riconosciuto immediatamente dagli Usa, che conservano la piena
sovranità sulla loro base di Camp Bondsteel. Qualche paese europeo (Cipro, la Grecia, la Slovacchia, la Romania, la Bulgaria, la Spagna) è restio a
riconoscere l’indipendenza … Ma i ministri degli affari esteri dei 27 paesi
della Comunità europea, riuniti il 18 febbraio a Bruxelles, scelgono di
mantenere una parvenza di unanimità …
In realtà,
se i 27 non sono tutti d’accordo sulla “indipendenza” autoproclamata del
Kosovo, sono invece d’accordo sulla colonizzazione del paese, sulla missione
Eulex …, che non dovrebbe essere intralciata da qualche divergenza diplomatica.
Il dettaglio delle competenze di Eulex resta segreto, ma attraverso la stampa
filtra ugualmente che “i poliziotti saranno tenuti a consigliare e sorvegliare
la polizia kosovara, cercare di sostituirvisi se essa non riesce a mantenere
l’ordine. I giudici europei siederanno a fianco dei loro omologhi ma potranno
anche esercitare la giurisdizione al loro posto in caso d’insufficienza – per
esempio nei casi di corruzione”[12].
… Questa
“indipendenza” non ha nulla a che vedere col diritto all’autodeterminazione dei
popoli.
La lotta
per ritrovare l’unità e l’autodeterminazione di un popolo spezzettato dopo un
secolo ad opera delle nuove Grandi Potenze è considerato come un crimine. È
previsto nella nuova “costituzione” che il Kosovo non potrà unirsi all’Albania[13].
Kurti ed il suo Movimento per l’autodeterminazione sono trascinati davanti ai
tribunali dei colonizzatori. La stessa “bandiera” del nuovo Stato è imposta dai
colonizzatori che hanno esplicitamente escluso che l’aquila bicefala della
bandiera albanese possa figurarvi[14]
…
La lotta continua
Il 1° luglio
1999, rappresentanti dei sindacati della Serbia e del Kosovo si sono incontrati
al Congresso della Confederazione Europea dei Sindacati. Questi lavoratori
hanno sottolineato: “Il dramma della Jugoslavia viene dal fatto che ci hanno
tolto dalla condizione di lavoratori per segnarci con la divisione etnica e
religiosa”.
Frattanto,
a Pristina, i muri sono già pieni di iscrizioni che cancellano la parola Eulex.
La resistenza contro la colonizzazione è in marcia[15].
Una volta
di più, è dimostrato che non c’è soluzione nel capitalismo per i problemi delle
nazionalità. Come diceva Trotsky, circa un secolo fa, la sola reale via
d’uscita per i popoli dei Balcani è la Federazione delle Repubbliche socialiste dei
Balcani, nelle quali i diritti delle minoranze siano garantiti. Noi confidiamo
che i popoli vi arriveranno, con le loro lotte di vera liberazione nazionale.
[1] Estratto del dossier pubblicato sul n.
56 (marzo 2008) di Presse Internationale,
mensile della Ligue Communiste des Travailleurs (Lct), sezione belga della Lit-Ci
(Traduzione dall’originale in francese di Valerio Torre).
[2] Dichiarazione del 17/3/1998.
[3] Dichiarazione della Lit-Ci, maggio 1999.
[4] Jackson,
www.nato.int/docu/revue/1999/9903-05.htm.
[5] www.eupt-kosovo.eu.
[6] Vox
[il magazine del ministero della
Difesa del Belgio, www.mil.be], 17/10/2006.
[7] http://balkans.courriers.info/article9217.html.
[8] www.un.org.
[9] International
Herald Tribune, che cita “fonti diplomatiche”.
[10] Le
Soir, 15/2/2008.
[11]
http://fr.news.yahoo.com/euronews/20080216.
[12] Le
Soir, 15/2/2008.
[13] Le
Soir, 18/2/2008.
[14] Un “concorso” era stato bandito per
presentare progetti di bandiera e da esso era stato esplicitamente escluso il
motivo dell’aquila bicefala della bandiera albanese.
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