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Essere comunisti
oggi, cioè trotskisti
Pubblichiamo qui sotto brani tratti da un saggio di Trotsky
del 1937, Stalinismo e Bolscevismo. Riteniamo che questo testo - consultabile
nella sua interezza nella sezione "Teoria e formazione" del nostro
sito alternativacomunista.org - sia utile per riflettere su cosa significa
affermare che essere comunisti oggi significa essere trotskisti. Mentre altri
hanno dismesso questo termine (e nel loro caso hanno fatto bene perché non si
attagliava alla loro azione) noi lo usiamo come sinonimo di comunismo.
Come si capisce anche da questo testo -che pure è stato
scritto nel vivo della battaglia contro lo stalinismo- il trotskismo non fu
soltanto "antistalinismo" e per questo è attuale anche oggi che lo
stalinismo è in gran parte (anche se non del tutto) tramontato.
Il trotskismo fu certo la battaglia dei migliori bolscevichi
(in Russia e nel mondo) contro la degenerazione burocratica, ma proprio per
questo esso costituì la continuazione, l’unica continuazione realmente esistita,
della rivoluzione d’Ottobre. Esso fu, nei fatti, l’unico sviluppo del marxismo
rivoluzionario che non abbandonò le fondamenta politiche e programmatiche del
leninismo per confluire in una qualche variante del riformismo o del centrismo.
In questo senso il trotskismo era ed è non una tra le correnti dei cosiddetti
"marxismi" ma lo sviluppo coerente del leninismo e del programma
dell'Ottobre. Se ne può avere una riprova rovesciata: chi oggi, a parte i
comunisti-trotskisti, difende il nucleo essenziale di quel programma? Quel
programma consisteva nel tentativo (riuscito in Russia) di guadagnare la
maggioranza del proletariato, nel corso delle sue lotte quotidiane, alla
comprensione dell'impossibilità di riformare il capitalismo e alla conseguente
necessità di conquistare il potere politico attraverso il rovesciamento
dell'ordine borghese. Indipendenza di classe dalla borghesia e dai suoi
governi; ruolo del partito d’avanguardia basato sui militanti; necessità
dell’Internazionale come partito mondiale; concezione del programma transitorio
per guadagnare le masse al programma della dittatura del proletariato.
Ebbene: chi difende oggi queste posizioni che costituiscono
il patrimonio essenziale del comunismo di Marx e Lenin? Solo i trotskisti
conseguenti.
Trotskismo e
bolscevismo
Lev Trotsky
Epoche reazionarie come la
nostra non solo disintegrano e indeboliscono la classe operaia ed isolano la
sua avanguardia, ma inoltre abbassano il generale livello ideologico del
movimento e gettano il pensiero politico indietro di molti stadi. In queste
condizioni il compito dell'avanguardia è, soprattutto, quello di non lasciarsi
trasportare da questa corrente: essa deve nuotare controcorrente. Se uno
sfavorevole rapporto di forze le impedisce di mantenere le posizioni politiche
che aveva vinto, essa deve almeno conservare la propria posizione ideologica,
perché in essa trova espressione l'esperienza passata pagata a caro prezzo. Gli
stolti considereranno questa politica come "settaria". In realtà è
l'unico modo per prepararsi alla tremenda ondata in avanti della prossima marea
storica (...).
Il bolscevismo è
responsabile per lo stalinismo?
È vero che lo stalinismo rappresenta un legittimo prodotto
del bolscevismo, come lo stesso Stalin dichiara e come i menscevichi, gli
anarchici e certi dottrinari che si considerano marxisti credono? "Noi
l'abbiamo predetto da sempre" dicono "Essendo partiti con la
proibizione degli altri partiti socialisti, la repressione degli anarchici e
l'instaurazione della dittatura bolscevica nei Soviet, la Rivoluzione d'Ottobre
poteva concludessi solo nella dittatura della burocrazia. Stalin è la
continuazione ed anche la bancarotta del leninismo".
La pecca di questo ragionamento comincia con la tacita
identificazione di bolscevismo, Rivoluzione d'Ottobre e Unione Sovietica. Il
processo storico di lotta tra forze ostili è così rimpiazzato dall'evoluzione
del bolscevismo all'interno di un vuoto. Il bolscevismo, però, è solo una
tendenza politica strettamente unita alla classe operaia, ma non identica ad
essa. Ed oltre alla classe operaia esistono in Unione Sovietica cento milioni
di contadini, diverse nazionalità ed un'eredità di oppressione, miseria ed
ignoranza. Lo stato costruito dai bolscevichi riflette non solo il pensiero e
le volontà del bolscevismo, ma anche il livello culturale del paese, la
composizione sociale della popolazione, le pressioni di un passato barbarico e
di un non meno barbarico imperialismo mondiale. Presentare il processo di
degenerazione dello stato sovietico come evoluzione del bolscevismo puro vuol
dire ignorare la realtà sociale nel nome di uno solo dei suoi elementi, isolato
per mezzo della logica pura. È sufficiente chiamare quest'errore elementare col
suo nome per sbarazzarsene.
Il bolscevismo, in ogni caso, non si è mai identificato con
la Rivoluzione
d'Ottobre o con lo stato sovietico da questa generato. Il bolscevismo considera
se stesso come uno dei fattori della storia, il suo fattore
"cosciente" - uno molto importante ma non decisivo. Noi non abbiamo
mai peccato di soggettivismo storico. Noi vedevamo il fattore decisivo - sulle
basi reali delle forze produttive - nella lotta di classe, non solo su scala
nazionale ma anche internazionale.
Quando
i bolscevichi hanno fatto concessioni alle tendenze contadine, alla proprietà
privata, quando hanno realizzato rigide regole per l'appartenenza al partito,
purgato il partito da elementi alieni, proibito altri partiti, introdotto la NEP, fatto concessioni o
concluso accordi diplomatici con governi imperialisti, essi stavano traendo
conclusioni parziali dai fatti basilari che erano stati teoricamente chiari per
loro sin dall'inizio; perché la conquista del potere, per quanto importante
possa essere in se stessa, non trasforma affatto il partito in sovrano del
processo storico. Avendo assunto la direzione dello Stato, il partito può,
certamente, influenzare lo sviluppo della società con un potere che prima gli
era inaccessibile; ma in cambio esso sottomette se stesso ad un'influenza dieci
volte maggiore da parte degli altri elementi della società. Esso può, a causa
del diretto attacco delle forze a lui ostili, essere scacciato dal potere. Dato
un più lungo tempo di sviluppo, esso può degenerare al suo interno pur
continuando a restare al potere. È precisamente questa dialettica del processo
storico che non viene compresa da quei logici settari che cercano di trovare
nell'imputridimento della burocrazia stalinista argomenti schiaccianti contro
il bolscevismo.
In
sostanza questi gentiluomini dicono: il partito rivoluzionario che non contiene
in se stesso garanzie contro la sua propria degenerazione è mal fatto. Secondo
questo criterio il bolscevismo è ovviamente condannato: esso non possiede
talismani. Ma è il criterio stesso ad essere errato. Il pensiero scientifico
richiede un'analisi concreta: come e perché il partito è degenerato? Nessuno,
tranne gli stessi bolscevichi, ha, finora, portato avanti tale analisi. Nel far
ciò essi non hanno avuto bisogno di rompere col bolscevismo. Al contrario, essi
hanno trovato nel suo arsenale tutto ciò di cui abbisognavano per la
spiegazione del suo destino. Essi hanno tratto la seguente conclusione: senza
dubbio lo stalinismo è "scaturito" dal bolscevismo, non logicamente
però, ma bensì dialetticamente; non come affermazione rivoluzionaria, ma come
rinnegazione termidoriana. Non è affatto la stessa cosa.
(...)
Questioni morali
(...) Le qualità morali di ogni partito scaturiscono, in
ultima analisi, dagli interessi storici che esso rappresenta. Le qualità morali
del bolscevismo (l'auto-rinuncia, il disinteresse, l'audacia ed il disprezzo
per ogni tipo di fronzoli e falsità - le più alte qualità della natura umana!)
derivano dall'intransigenza rivoluzionaria al servizio degli oppressi. Anche la
burocrazia staliniana imita in questo campo le parole e i gesti del
bolscevismo. Ma quando "intransigenza" e "inflessibilità"
sono applicate da un apparato poliziesco al servizio di una minoranza
privilegiata, essi divengono una forza di demoralizzazione e gangsterismo. Si
può provare solo disprezzo per questi gentiluomini che identificano l'eroismo
rivoluzionario dei bolscevichi con il cinismo burocratico dei termidoriani
(...).
Il partito bolscevico ha mostrato in azione una
combinazione della più alta audacia rivoluzionaria e di realismo politico. Ha stabilito
per la prima volta la sola corrispondenza tra avanguardia e classe capace
d'assicurare la vittoria. Ha provato con l'esperienza che l'alleanza tra il
proletariato e le masse oppresse della piccola borghesia rurale e urbana è
possibile solo attraverso l'abbattimento politico dei tradizionali partiti
piccolo borghesi. (...) Persino se la burocrazia staliniana dovesse riuscire a
distruggere le fondamenta economiche della nuova società, l'esperienza
dell'economia pianificata sotto la leadership del partito bolscevico entrerà
nella storia come uno dei più grandi insegnamenti dell'umanità. Ciò può essere
ignorato solo dai settari che, offesi dalle ferita che hanno subito, voltano le
spalle al processo storico.
Ma non è tutto. Il partito bolscevico è stato capace di
compiere un immenso lavoro "pratico" solo grazie al fatto che esso ha
illuminato ogni suo passo attraverso la teoria. Il bolscevismo non ha creato
questa teoria: questa gli è stata fornita dal marxismo. Ma il marxismo è una
teoria del movimento, non della stagnazione. Solo eventi di una tremenda scala
storica possono arricchire la teoria stessa. Il bolscevismo ha dato al marxismo
un contributo inestimabile nella sua analisi dell'epoca imperialista come epoca
di guerre e di rivoluzioni; della democrazia borghese nell'era del capitalismo
decadente; della correlazione tra sciopero generale e insurrezione; del ruolo
del partito, dei Soviet e dei sindacati nel periodo della rivoluzione
proletaria; nella sua teoria dello stato sovietico, dell'economia in
transizione, del fascismo e del bonapartismo nell'epoca del declino
capitalista; e finalmente nella sua analisi della degenerazione dello stesso
partito bolscevico e dello stato sovietico. Quale altra tendenza ha aggiunto
tante cose essenziali alle conclusioni e generalizzazioni del bolscevismo?
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