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La resistenza palestinese a un bivio PDF Stampa E-mail
mercoledì 01 ottobre 2008

Lotta di liberazione palestinese

La resistenza palestinese a un bivio

 

Davide Margiotta

 

Una inchiesta della rivista americana Vanity Fair ha recentemente dimostrato come l'amministrazione Bush avrebbe tentato di organizzare un golpe contro Hamas. L’articolo, avvalorato da documenti confidenziali, alcuni dei quali forniti da un consigliere di Dick Cheney che non era d’accordo con l’operazione, prova come Bush e la sua cricca abbiano tentato di armare una forza palestinese guidata da Fatah, il movimento del presidente dell'Anp Abu Mazen e complice del complotto, per rovesciare il governo eletto di Hamas. L’inchiesta parla degli appoggi forniti a Muhammad Dahlan e cita 84 milioni di dollari che sarebbero stati stanziati per finanziare lo smantellamento della resistenza palestinese. Il piano, denominato “Piano B”, è però naufragato clamorosamente, permettendo anzi ad Hamas, uscita vittoriosa dallo scontro con Fatah, di acquisire il controllo militare dell’intera Striscia di Gaza. Immediatamente dopo sono stati sospesi i trasferimenti internazionali all’Anp, con il beneplacito del comitato imperialista internazionale, l’Onu. Dopo oltre un anno un anno di isolamento e di boicottaggio internazionale la situazione di Gaza è disperata: secondo Islamic-Relief circa il 79% dei palestinesi di Gaza vive in povertà, con un reddito pro-capite medio di 650 dollari l’anno e un tasso di disoccupazione dell’80%.

 

Sionismo e collaborazionismo

 

I guai per gli abitanti di Gaza non vengono solamente dai problemi economici, ma soprattutto dal terrorismo di Stato israeliano che sistematicamente si abbatte su civili, case, infrastrutture. La recente operazione “Inverno Caldo”, durata 5 giorni, è costata la vita a 130 palestinesi, tra cui 25 bambini. Il 27 febbraio gli F-16 sionisti con lo scopo di uccidere cinque dirigenti di Hamas, inauguravano l’operazione distruggendo ospedali, l’edificio del ministero degli Interni e la centrale sindacale palestinese. In quei giorni, la Segretaria di Stato americana Condoleezza Rice era in missione diplomatica nella regione per “discutere” di Iran, Iraq, Libano e, non ultimo, cercare di rinnovare il “compromesso di pace” presentato da Bush nella conferenza di Annapolis dello scorso novembre. Un piano di “pace” che prevedeva come premessa l’accettazione palestinese della soluzione “due popoli, due stati”.

Sempre sul versante diplomatico, lo scorso 23 marzo le delegazioni di Fatah e Hamas siglavano a Sana’a, sulla base di una iniziativa di riconciliazione yemenita, un accordo che prevedeva la ripresa del dialogo interpalestinese. La bozza d’intesa prevedeva il ripristino a Gaza della situazione precedente alla presa del potere di Hamas, l’accordo per indire nuove elezioni e il rispetto della costituzione da parte di entrambi i partiti. Il giorno dopo un membro del governo dello Stato ebraico, dietro condizione di anonimato dichiarava che "Abu Mazen deve scegliere se negoziare con Israele o rinnovare la sua alleanza con Hamas. Non puo' fare entrambe le cose".

Non tardava la risposta del presidente collaborazionista Abu Mazen, che negava l’accordo in maniera peraltro grottesca. Secondo Nemmer Hammad, suo consigliere politico '' Azzam al-Ahmad, capo della delegazione di Fatah, ha firmato senza avere alcun permesso da parte del presidente…l'annuncio della firma di questo accordo è stato un errore, perché il capo delegazione di Fatah prima di firmarlo ha provato più volte a contattare Abu Mazen senza riuscirvi. Ha quindi firmato senza il suo consenso. Pertanto l'accordo è da ritenersi non valido”.

 

Sionisti di casa nostra

 

Mentre in questi giorni sono ripresi i massacri sionisti ai danni di civili inermi, in Italia, Pd e Pdl fanno a gara per chi è più filo-israeliano. Walter Veltroni, parlando con il quotidiano israeliano Maariv, ha spiegato che il Muro della vergogna costruito dallo Stato ebraico nei Territori palestinesi occupati della Cisgiordania "è una reazione alla situazione in cui Israele si trova, quando si sente minacciato e in pericolo (...) si tratta di una reazione difensiva quando sei sotto assedio". La resistenza palestinese si trova da mesi in una nuova situazione: la direzione di Fatah è passata definitivamente nel campo imperialista, mentre Hamas, pure con le sue oscillazioni, la sua politica reazionaria e di collaborazione di classe, incarna ancora il sentimento di riscossa popolare e militarmente si pone nel campo della resistenza all’occupante. Il dovere dei rivoluzionari è innanzitutto quello di contribuire alla sconfitta dei collaborazionisti di Fatah.

La sconfitta di Israele significherebbe una sconfitta storica per tutto l’imperialismo mondiale: per questo gigantesco compito solo una direzione a livello internazionale può essere all’altezza. Perché questo accada è assolutamente necessaria la rifondazione di una Internazionale proletaria che unifichi i lavoratori arabi e quelli israeliani, minando alle fondamenta il potere costituito, e li liberi dalla comune oppressione dell’imperialismo per la costruzione di un unico Stato laico di Palestina, che riconosca agli ebrei i diritti di minoranza nazionale, nel quadro di una Federazione socialista del Medio-Oriente.

 
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