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1938 - 2008: a settanta anni dalla fondazione la battaglia dei trotskisti
continua
COSTRUIAMO LA QUARTA INTERNAZIONALE
di Martin Hernandez (*)
Il 3 settembre del 1938, in Francia,
si svolse la Conferenza di fondazione della Quarta Internazionale.
Alcuni contestarono a Trotsky di proporre la
fondazione di una nuova internazionale poiché questa, secondo i critici,
potrebbe sorgere solo come prodotto di "grandi avvenimenti". Egli fece
riferimenti a questo tema nel Programma di Transizione votato nella Conferenza,
rispondendo così: "La Quarta Internazionale è sorta da grandi avvenimenti: le
più grandi sconfitte del proletariato nella storia. La causa di queste sconfitte
va fatta risalire alla degenerazione e al tradimento della vecchia direzione.
(...) Se le sue file non sono numerose è perché è ancora giovane. Per ora ci
sono principalmente quadri ma questi quadri sono una garanzia per il futuro. Di
là da questi quadri non c'è nel pianeta una sola corrente rivoluzionaria degna
di questo nome. Se la nostra Internazionale è ancora debole numericamente, essa
è forte per la sua dottrina, per il suo programma, la sua tradizione, la tempra
incomparabile dei suoi quadri."
Trotsky, fondando la Quarta Internazionale,
voleva stabilire un filo di continuità con la tradizione marxista che si era
espressa con la Terza Internazionale, la quale ormai era degenerata sotto la
direzione stalinista. Tuttavia, Trotsky, costruendo la Quarta Internazionale,
non voleva solo preservare il programma marxista. Sperava che, in seguito alla
Seconda Guerra mondiale, la Quarta Internazionale si sarebbe trasformata in una
organizzazione di massa. Ma l'esito fu diverso.
Con la sconfitta del nazismo,
lo stalinismo uscì rafforzato dalla Seconda Guerra mondiale e questo spinse il
trotskismo in una situazione di marginalità. Un gran numero dei membri della
Quarta Internazionale furono assassinati dal fascismo e soprattutto dallo
stalinismo, e tra le vittime vi fu lo stesso Trotsky.
Lo stalinismo,
ammantandosi dei successi della Rivoluzione di Ottobre e rafforzato dalla
sconfitta del fascismo, si trasformò in un ostacolo difficile da scavalcare per
la Quarta Internazionale. Quest'ultima rimase quindi una piccola organizzazione
e al suo interno si sviluppò una corrente revisionista che, davanti
all'impossibilità di sconfiggere lo stalinismo, capitolò a esso. Si tratta del
cosiddetto "pablismo" [dal nome del principale dirigente revisionista: Michel
Raptis detto Pablo, ndt].
Questa deviazione revisionista portò prima a una
rottura della Quarta Internazionale e poi alla sua distruzione. All'interno
della Quarta Internazionale, in diversi momenti, ci furono correnti che
resistettero a queste capitolazioni. Il Pstu e le organizzazioni che lo
precedettero nel Brasile furono sempre parte di una di queste correnti, la più
conseguente, quella diretta dall'argentino Nahuel Moreno. Tuttavia questa
battaglia, sebbene riuscì a preservare nel quadro del trotskismo un importante
numero di organizzazioni e di militanti che oggi si raccolgono nella Lit (Lega
Internazionale dei Lavoratori), non riuscì a impedire la dispersione della
maggioranza dei quadri di provenienza trotskista e dunque la distruzione della
Quarta Internazionale.
LA PROVA DELLA
STORIA
Se guardiamo agli obiettivi che si proponeva
Trotsky settanta anni fa e vediamo i risultati -a livello di organizzazione- di
quella politica, dobbiamo constatare che il progetto di Trotsky fu sconfitto.
Tuttavia, se guardiamo a quello che accadde durante questi settanta anni del
programma trotskista il bilancio che dobbiamo fare è un altro. Fu infatti
l'unico programma che passò la prova dei fatti. Possiamo dire insomma che fu una
vittoria nella sconfitta.
Settanta anni fa la Quarta Internazionale
sosteneva che la teoria del "socialismo in un Paese solo" era un'utopia
reazionaria. Che solo mediante la rivoluzione mondiale si sarebbe potuto
realizzare il socialismo. Soprattutto sosteneva che se la burocrazia fosse
rimasta alla testa dell'Urss, la restaurazione del capitalismo sarebbe stata
inevitabile.
Gli stalinisti si prendevano gioco di queste posizioni. Per
essi la crescita dell'Urss era la prova che il "socialismo in un Paese solo" era
possibile e, in questo modo, invece della rivoluzione mondiale proponevano la
"coesistenza pacifica" con l'imperialismo.
Entrambi i programmi, quello
dello stalinismo e quello del trotskismo, si confrontarono con la realtà e ora,
a settanta anni dalla fondazione della Quarta Internazionale, è necessario fare
un bilancio: nell'Urss e nel resto degli Stati operai, lungi dall'essere
arrivati al socialismo, il capitalismo fu restaurato e alla testa di questa
restaurazione si pose appunto la burocrazia stalinista. Ma questa volta lo
stalinismo pagò caro il suo tradimento: le masse abbatterono le sue dittature
restaurazioniste nella maggioranza degli ex Stati operai.
Settanta anni fa
le posizioni della Quarta Internazionale avevano scarso seguito. Al contrario le
proposte dello stalinismo avevano un'udienza di massa tra i lavoratori, gli
studenti, i contadini e gli intellettuali. Trotsky era il "demonio" mentre
Stalin era la "geniale guida dei popoli". Ora, passati settant'anni, la parola
"stalinismo" è usata come un insulto mentre la figura di Trotsky e le sue
elaborazioni sono riscoperte da migliaia e migliaia di attivisti che cercano la
strada verso la rivoluzione. Non c'è a livello mondiale nessuna organizzazione
rivoluzionaria che non adotti in tutto, o in parte, coscientemente o
incoscientemente, il programma della Quarta Internazionale. Tuttavia, e questa è
la contraddizione del momento presente, mentre il programma della Quarta
Internazionale è attuale, essa, come organizzazione, è distrutta.
Le nuove
generazioni di rivoluzionari hanno di fronte la sfida storica di superare questa
contraddizione nell'unica forma in cui è possibile farlo: ricostruendo la Quarta
Internazionale sulla base del suo programma di fondazione, chiaramente
aggiornato in base agli sviluppi conseguenti alla restaurazione del capitalismo
e alla distruzione dell'apparato stalinista.
SONO MORTI PER DIFENDERE
L'INTERNAZIONALE
Il programma della Quarta Internazionale è vivo e
oggi è assunto da migliaia e migliaia di nuovi combattenti per la rivoluzione.
Ma un programma è molto più che un insieme di fogli. Un programma rivoluzionario
è tale solo quando è impiegato e sviluppato nella lotta di classe. Il programma
della Quarta Internazionale è attuale e vivo perché è stato verificato nella
realtà. Varie migliaia di militanti trotskisti, a partire dal 1923, mantennero
vivo quel programma e per questo un gran numero di essi dovettero sopportare
l'esilio, il carcere e la tortura da parte del capitalismo e dello stalinismo. E
un numero altissima di essi pagò con la propria vita quell'ostinata e splendida
audacia.
Stalin voleva sradicare la tradizione bolscevica, di lì la sua
ossessione per l'eliminazione di Trotsky, che riuscì a far assassinare il 20 di
agosto del 1940. Ma non si accontentò di questo. Prima fece assassinare la
maggioranza della famiglia di Trotsky. Suo figlio Lev Sedov, i suoi nipoti, i
bambini Ljulik, Volina e Liulika, suo genero Platón Volkov, sua sorella Olga
Kameneva e perfino la sua prima moglie, Alexandra, madre delle sue due figlie,
una delle quali finì suicida.
È impossibile dire quanti trotskisti
morirono nell'Urss, tuttavia, storici seri come Pierre Broué hanno definito
alcuni dati importanti. Solo nel campo di concentramento di Kolima c'erano
seimila prigionieri considerati trotskisti. Nell'anno 1937, dopo che i
trotskisti diressero uno sciopero della fame nel campo, furono sterminati.
Ma tanti militanti e dirigenti della Quarta Internazionale morirono anche
combattendo contro il fascismo durante la Seconda Guerra mondiale: tra essi
spiccano figure come quella di Abraham León, polacco, autore del principale
studio marxista sulla questione ebraica, membro del Segretariato europeo della
Quarta Internazionale, morto nel 1944 nel campo di concentramento di Auschwitz;
Leone Seloil, belga, delegato al congresso di fondazione della Quarta
Internazionale, morto nel campo di concentramento di Neuengamme; Pautelis
Pooliopulos, delegato del Partito Comunista greco al V Congresso
dell'Internazionale Comunista, espulso dal Pc per trotskismo, fu fucilato
dall'esercito italiano nel 1941.
Ci furono anche moltissimi dirigenti
trotskisti che, fuori dall'Urss, morirono per mano dello stalinismo. E il caso
del cecoslovacco Erwin Wolf, ex segretario di Trotsky, assassinato durante la
guerra civile spagnola. O di Rudolph Klement, trotskista tedesco, responsabile
per l'organizzazione del congresso di fondazione della Quarta Internazionale,
rapito e assassinato poco tempo prima del congresso. O di Ignacio Reiss,
polacco, eroe della guerra civile russa, uno dei principali dirigenti dei
servizi di sicurezza sovietici. Dopo aver rotto con lo stalinismo, restituì le
sue onorificenze e dichiarò: "Mi unisco a Trotsky e alla Quarta Internazionale".
Per questo poche settimane dopo fu assassinato. O, ancora, Pietro Tresso,
delegato del Pc italiano ai congressi dell'Internazionale Comunista, delegato al
congresso di fondazione della Quarta Internazionale: fucilato. E ancora,
Tha-Thu-Thau, fondatore dell'importante movimento trotskista vietnamita,
anch'egli assassinato dallo stalinismo.
La nostra corrente internazionale,
diretta da Nahuel Moreno, lottò per tanti anni in circostanze molto difficili
per portare avanti il programma della Quarta Internazionale e per questo ha
avuto anch'essa molti compagni uccisi.
Tra il 1974 e il 1975, in Argentina,
sedici militanti del Pst, Partito Socialista dei Lavoratori, quasi tutti operai,
furono assassinati dai gruppi paramilitari del governo peronista. Tra loro Cesar
Robles, uno dei principali dirigenti del partito. In Spagna, il 1 febbraio del
1980, fu sequestrata e assassinata Yolanda González Martín, militante del Pst di
quel Paese. Figlia di un metalmeccanico, Yolanda aveva solo 19 anni. Era
studente e lavorava come cameriera. Aveva diretto un'importante mobilitazione
studentesca che aveva portato nelle strade di Madrid oltre 50 mila studenti. In
El Salvador, nel mese di aprile del 1980, fu assassinato, da un commando di
ultradestra, Francisco Choto Rodríguez, militante del Pst. Ancora in Argentina,
tra il 1976 e il 1982, la dittatura militare assassinò 83 militanti del Pst. Tra
essi c'era Arturo Apazza, un importante dirigente operaio ed Eduardo
Villabrille, giovane metalmeccanico che era stato il principale dirigente della
gioventù del partito. Il Pstu brasiliano, e non poteva essere altrimenti visto
il suo impegno nella battaglia per il programma trotskista, subì la repressione.
Tulio Quintiliano, membro del gruppo Punto di partenza che diede origine alla
nostra corrente nel Brasile, fu assassinato dalla dittatura cilena nel 1973.
José Luis e Rosa Sundermann furono assassinati, nel 1994, il giorno dopo la
fondazione del Pstu. Gildo Rocha, anch'egli militante del Pstu, morì come tanti
altri trotskisti: combattendo il capitalismo e la burocrazia. Fu assassinato
durante uno sciopero a Brasilia il 6 ottobre del 2000.
La lista dei
trotskisti assassinati dallo stalinismo e dalla borghesia, come la storia di
ognuno di essi, ci farebbe riempire centinaia di pagine. Le biografie, senza
dubbio, sarebbero differenti ma tutte avrebbero in comune una cosa: lottarono e
morirono affinché la Quarta Internazionale continuasse a vivere. Questi compagni
non possono essere dimenticati dalle nuove generazioni che si dispongono a
ricostruirla. Sono loro a ispirarci in questa nostra battaglia per la
rivoluzione.
(*) membro della Direzione della Lit -
Quarta Internazionale
(traduzione di F.
Ricci)
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