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La lotta dei precari di Alitalia Servizi
La lotta paga!
Intervista a Mikaela
Petrocchi, lavoratrice di Alitalia Servizi
a cura di Andrea Spadoni
È ospite del nostro giornale Mikaela Petrocchi,
lavoratrice trentenne di Alitalia Servizi, il “lato oscuro” dell’Alitalia, da
quando da questa è stato scorporato circa il 50% dei dipendenti. Alitalia
Servizi riunisce le attività di terra: amministrazione, informatica, scalo,
manutenzione, contabilità, sanità e altro. Giovane, ma già molto attiva in
campo sindacale.
Vuoi raccontarci qualcosa di te?
Ho iniziato a lavorare in
Alitalia nel ‘97 con contratti precari mentre ancora frequentavo l’università,
senza pensare, allora, che questo sarebbe diventato il lavoro della mia vita.
All’epoca il nome dell’Alitalia, Compagnia di Bandiera, suscitava per me certo
fascino, per il suo prestigio, per l’ambito in cui operava. Ma era già iniziata
la crisi attraversata dalla mancata fusione con Klm, dall’attentato alle Torri
Gemelle e da altre vicende meno note. Quello che mi aspettavo da quest’azienda,
dopo anni di precariato, non è invece arrivato. È a quel punto che è iniziata
la mia e la nostra lotta, la lotta dei precari del call center.
Questa vertenza, se non sbaglio, è stata la prima vera lotta di precari
in Alitalia.
Il call center era storicamente
uno dei punti di ingresso per lavorare nella compagnia, un settore in cui si
sviluppavano la professionalità e lo spirito di corpo delle giovani e dei
giovani, per passare con contratto stabile ad altri settori più qualificati e
avviarsi nella carriera aziendale. Con la crisi, ci siamo invece ritrovate in
un ghetto senza via d’uscita e il precariato, da condizione transitoria,
diveniva costante. In più, nel 2001, l’azienda decide di esternalizzare il call
center e crea ad hoc una società
(partecipata al 40% da Alitalia), a Palermo, con il famigerato Tripi (COS e
Atesia): dopo il precariato, l’espulsione dall’azienda! La rabbia spinse le
lavoratrici e i lavoratori ad organizzarsi in un comitato con l’obiettivo di un
contratto stabile e del mantenimento del settore in Alitalia.
Perché formare un comitato, invece di inserirsi nella più generale
vertenza aziendale?
Innanzitutto, perché i sindacati,
e mi riferisco a Cgil, Cisl, Uil e al Sulta, oggi Sdl, non si sono mai neanche
affacciati al call center ignorando il nostro settore e il nostro precariato.
Si sono “accorti” di noi solo quando abbiamo iniziato a farci sentire, a fare
scandalo, anche in riferimento all’immagine dell’azienda. Giovani qualificati sfruttati
per anni da un’azienda di Stato con uno stipendio di 650 € al mese, del tutto e
volutamente trascurati dai sindacati riconosciuti, tagliati fuori da ogni
vertenza. A quel punto, a turno, hanno tutti cercato di cooptare quelle di noi
più attive, ma ed è stato subito chiaro che avevano il solo scopo di governare
e sgonfiare la nostra lotta e, vista la spiccata autonomia del comitato, ci
hanno abbandonate al nostro destino.
Per quale motivo vi siete opposte al reclutamento da parte dei
sindacati concertativi e burocratizzati?
Perché sono loro i primi responsabili
della nostra condizione forse anche più dell’azienda, a causa della loro
assoluta connivenza con quest’ultima. La corretta individuazione del ruolo
svolto da questi sindacati è stato il primo atto, diciamo così, politico del
nostro comitato: pari responsabilità a chi sfrutta il lavoro precario e a chi
lo avalla, forte dell’accreditamento da parte dell’azienda, invece di
controllare o mitigare il fenomeno. Così il nostro comitato si è inserito nella
vertenza generale, da subito in posizione fortemente critica verso la
privatizzazione e le esternalizzazioni, entrando in contatto con la Cub Trasporti, unica
organizzazione sindacale ad opporsi alla vendita dell’azienda, unica, per
scelta strategica e politica, a rifiutare l’ottenimento dei diritti sindacali
tramite la supina, ma più spesso interessata, accettazione della volontà
aziendale. Tramite il loro sostegno sindacale e politico siamo riuscite a
sviluppare la nostra vertenza e a portarla all’attenzione delle istituzioni
locali.
E oggi? A che punto è la vostra vertenza?
Il primo risultato è stata la
stabilizzazione di 50 precarie su 200, e oggi, dopo un ampliamento di personale
del call center, siamo arrivati oltre al 40% di fissi, sempre pochi, ma un
ottimo punto di partenza, anche perché il comitato si è sciolto per confluire
nella Cub Trasporti, ma il consenso e l’attenzione tra le lavoratrici e i
lavoratori del call center rimangono alti. Nelle recenti elezioni per le Rsu,
una grossa fetta del consenso ottenuto dalla Cub è venuta proprio da questo
settore e, in particolare, dai precari.
Hai accennato alle elezioni Rsu a Magliana, in Alitalia Servizi…
Dopo anni di lotte contro la
frammentazione e la vendita di Alitalia, è chiaro come sia governi di centrodestra
che di centrosinistra avallino la privatizzazione del trasporto aereo. Abbiamo perciò
deciso di istituire le Rsu qui a Magliana, perché questi sono i settori destinati
ad essere venduti per primi. Proprio qui abbiamo avvertito la necessità di
avere un maggiore spazio di intervento, anche attraverso il processo
democratico delle Rsu, essendo il nostro sindacato l’unico ad opporsi a questo
disastro. Abbiamo dovuto superare due grossi ostacoli. Da una parte gli altri
sindacati si sono ben guardati dal partecipare, anzi ci hanno boicottato, non volendo
rinunciare alle decine di distacchi sindacali concessi “magnanimamente”
dall’azienda, per accontentarsi delle poche ore mensili spettanti all’Rsu.
Dall’altra, l’azienda si è rifiutata di collaborare e ci ha costretto a
rivolgerci al tribunale, che ci ha dato piena ragione. Siamo così arrivati alle
votazioni, e nonostante il costante ostruzionismo aziendale, abbiamo ottenuto
il consenso del 57% (su un migliaio di lavoratori). Le lavoratrici e i
lavoratori hanno ormai ben chiari i termini della vicenda Alitalia e il fatto
che Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Sdl hanno avallato, con decine di accordi e piani
firmati, il passaggio ai privati, cosa che crea grande ansia e agitazione, sia
per chi è precario, sia per chi, ancora lontano dalla pensione, rischia di
ritrovarsi senza stipendio e senza alternative.
La lotta da voi avviata nel settore del call center, ha poi avuto
ulteriori sviluppi in altri settori?
La Cub Trasporti ha
denunciato all’Ispettorato del Lavoro la presenza in Alitalia e Alitalia
Servizi di circa 400 lavoratori co.co.pro. irregolari, ossia utilizzati come
subordinati. A seguito dell’inchiesta così scaturita e in via di conclusione,
sono emersi gravissimi illeciti e l’azienda ha ricevuto avviso di sanzioni di
milioni di Euro per evasione contributiva e fiscale, mentre questi lavoratori
hanno di fatto acquisito il diritto alla stabilizzazione e al risarcimento
economico del danno ricevuto, tant’è vero che ad alcuni di loro è stata proposta
l’assunzione in cambio della firma di una liberatoria ai limiti della legalità
e della decenza. La vicenda è ancora in corso, nel frattempo i co.co.pro. hanno
formato un comitato assistito e sostenuto dalla Cub. Più vivace la situazione
allo Scalo di Fiumicino, dove, questa volta in Alitalia Airport, la presenza di
precari (stagionali) arriva anche all’80% della forza impiegata nei check-in,
nell’assistenza in pista agli aeromobili e nella movimentazione bagagli.
Stanchi di anni di stagioni (della durata di 11 mesi…) e disillusi delle false
promesse sindacali, questi stagionali con il nostro supporto hanno costituito
un comitato, hanno sconfessato (anche con dimissioni massicce) le burocrazie
sindacali e hanno avviato una forte mobilitazione. Hanno partecipato in massa
allo sciopero del 9 novembre scorso: tutti i precari hanno lasciato il posto di
lavoro creando il panico in aeroporto e spiazzando completamente l’azienda che,
sottovalutando la loro determinazione, non aveva pubblicato le “comandate” per
garantire i servizi minimi, pur avendone l’obbligo per legge. Davanti a questa determinazione,
ancora una volta le burocrazie sindacali di Cgil, Cisl, Uil, Sdl hanno tradito
i lavoratori e hanno firmato in fretta e furia, nella speranza di sgonfiare la
protesta, un accordo vergognoso con l’azienda che prevede, per gli stagionali
più anziani, un contratto di… apprendistato.
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