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Dopo la grande manifestazione del 15 dicembre
I vicentini gridano ancora: “No Dal Molin!”
Si apre una nuova fase di lotta contro la base Usa
Patrizia Cammarata*
Sabato 15 dicembre a Vicenza,
durante la manifestazione contro la guerra e contro la costruzione di una nuova
base militare nell’area dell’aeroporto Dal Molin, Chriss Capps e Russel Hoitt
(entrambi 24 anni, entrambi ex militari della Caserma Ederle ed ora disertori)
lanciavano oltre il muro della caserma Ederle messaggi per invitare i soldati
alla diserzione. “Soldati … la verità non è quella che vi raccontano i vostri
ufficiali ... non vi mandano a combattere per la democrazia e la libertà, ma
per potere e business…”
La manifestazione di dicembre
Il corteo unitario è partito
dalla stazione nelle prime ore del pomeriggio, ma già durante la mattinata c’è
stata la presenza di presidi davanti ai siti militari organizzati dai comitati
e dal sindacato Rdb Cub (Caserma Ederle, Gendarmeria Europea). Questa è stata
un’importante novità rispetto alle altre due grandi manifestazioni precedenti
(2 dicembre 2006 e 17 febbraio 2007) durante le quali non c’era stata nessuna
contestazione rivolta ai siti militari attualmente presenti nel territorio
della città. Il movimento No Dal Molin, pur in modo contraddittorio, non
lineare e non unitario, comincia a rendere più concreto quel “no alla guerra”
che ha da sempre rivendicato come parte integrante ed inscindibile della lotta
contro la costruzione della nuova base.
La manifestazione del 15 dicembre
è andata bene (almeno trentamila persone hanno sfilato durante il corteo),
nonostante siano stati organizzati a livello nazionale pochissimi pullman ufficiali
e la partecipazione sia stata lasciata all’iniziativa personale degli iscritti
e militanti. Non sventolavano le bandiere della Cgil, che ha dichiarato di aver
deciso di “rispettare l’autonomia del movimento”, decidendo di sostenere la
truffaldina moratoria dei lavori al Dal Molin. La manifestazione è stata ugualmente
un successo ed ha così smentito tutti quelli che avevano previsto (o forse
speravano) un fallimento; la forza del movimento non è rifluita (per questo a
livello nazionale i media hanno taciuto) e anche le iniziative organizzate
durante la mattinata in modo autonomo dai singoli comitati sono state significative
e non di mera testimonianza. Il presidio davanti alla Ederle, organizzato dal
Comitato Vicenza est, ad esempio, è risultato alla fine così numeroso che i
partecipanti, per spostarsi al luogo di concentramento della manifestazione,
hanno dovuto organizzare un corteo non previsto (che la polizia ha dovuto
concedere), confluendo infine nel grande corteo in partenza dalla stazione di
Vicenza.
Contro ogni avventurismo continuiamo la lotta
Un episodio che sta facendo molto
discutere all’interno del movimento è stato il tentativo, da parte d’alcuni
gruppi, di deviare il percorso, proponendo ai manifestanti di occupare
pacificamente l’aeroporto. Nel corso della manifestazione sono stati distribuiti
dei volantini che invitavano a tale azione. Questo tipo d’azioni “eclatanti”,
alle quali l’insieme del movimento non è preparato e spesso non condivide,
vengono, seppur in modo e con scopi diversi, proposti spesso anche da parte
d’aree e soggetti con una gamba nel movimento e l’altra negli assessorati.
La grande maggioranza dei
manifestanti ha mantenuto il percorso di marcia previsto. Nonostante la
forzatura avvenuta abbia avuto il merito di aprire un dibattito utile e
necessario all’interno del movimento vicentino, l’obiettivo non deve essere
l’azione avventuristica, ma l’azione volta ad ottenere il risultato di
coinvolgere il maggior numero di lavoratori, di studenti e che coinvolga le
masse popolari in una lotta di lungo periodo contro la costruzione della nuova
base militare e per la chiusura di quelle esistenti, contro la politica del
governo e contro la guerra imperialista, una lotta che non si esaurisce a
Vicenza, e non può prendere forza da azioni isolate e a rischio.
Riteniamo che le forze
socialdemocratiche non si contrastano cercando di forzare in modo avventurista
l’azione. Solo con il coinvolgimento della classe operaia, dei lavoratori, dei
giovani studenti, delle grandi masse popolari, sarà possibile contrastare la
costruzione della nuova base di guerra, strumento necessario al capitalismo. Questo
non significa sostenere la “non violenza”, e non significa nemmeno che in
futuro non possano determinarsi situazioni di scontro (ad esempio quando sarà
necessario costituire ad oltranza i blocchi dei lavori), ma tutta la
responsabilità dovrà ricadere in modo chiaro sul governo e sulla sua volontà di
costruire la base militare, contro la volontà dei lavoratori e del movimento di
Vicenza.
È necessario infine che tutti
coloro i quali lottano contro la guerra si attivino, a Vicenza come nel resto
d’Italia, per la costruzione di un fronte unico che coinvolga le forze
antagoniste della sinistra, il sindacalismo di classe, i lavoratori, i comitati
contro la guerra, gli immigrati ed i collettivi studenteschi nella preparazione
di uno sciopero generale continuato contro il governo Prodi. Un fronte di lotta
che non si fermi dinanzi a futuri nuovi governi imperialisti (Veltroni o
Berlusconi.), né che conceda spazio all’illusione che firmando la richiesta di
una legge (magari in compagnia di parlamentari di maggioranza dell’attuale
governo di guerra) si “fermi la guerra”. Solo con una dura e chiara lotta di
opposizione contro il governo si riuscirà a far saltare il progetto, tanto caro
all’imperialismo, della base Dal Molin.
*PdAC Vicenza;
attivista del comitato Vicenza Est
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