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Contratti moderni, schiavitù
antica
Multiservizi: un altro scempio.
Enrico Pellegrini*
Nel lungo e travagliato declino ormai storico dell’intero panorama
sindacale italiano non è mai finita l’ora di stupirsi; c’e sempre un orizzonte
da superare e nuovi “grandi” traguardi da raggiungere soprattutto nel quadro
politico di recente attuazione dominato dal governo “amico”. Nella scorsa metà
di dicembre è stato firmato il rinnovo del Ccnl Multiservizi, che coinvolge un
totale di circa 500 mila lavoratori su 40 mila imprese; un settore devastato da
una sempre più crescente flessibilità e soprattutto da una condizione di
miseria salariale addirittura imbarazzante. Alla presenza del ministro del
lavoro Damiano e della “sinistra-radicale” Rosa Rinaldi, sottosegretaria dello
stesso ministero, si è “finalmente” (a modo loro ovviamente) conclusa una
vertenza che durava da 30 (!) mesi e che ha visto scioperare per ben 4 volte i
lavoratori del settore nel solo ultimo anno. I risultati conseguiti sono gran
poca cosa anche considerati i tempi che corrono: il Ccnl multiservizi era scaduto
nel maggio 2005 e come d’incanto il tempo trascorso letteralmente scompare. La
“quadriennalità” decorrerà dal gennaio di quest’anno e quindi dal punto di
vista economico gli aumenti salariali sono stati calcolati sul primo biennio
2008/2009 facendo perdere un bel po’ di soldi a questi lavoratori.
Partiamo dall’analisi dell’aumento salariale perchè in un settore come
questo, dove nella “normalita” fatta di orari “spezzati”, contratti part-time
stagionali e licenziamenti continui dovuti ai cambi d’appalto delle diverse
imprese operanti nel sistema multiservizi, è purtroppo ciò che emerge più
negativamente nella sua diretta drammaticità. Si è arrivati a concordare un
aumento al II livello di “ben”... 115 euro a regime (giugno 2009), di cui 95
effettivi e 20 come Edar (elemento distinto aggiuntivo della retribuzione) che
a detta dei firmatari rappresenterebbe una novità assoluta in quanto, configurandosi
come recupero relativo al periodo di vacanza contrattuale, andrebbe a
recuperare quanto perduto negli ultimi due anni e mezzo ma non sarebbe
computabile per i diversi istituti salariali presenti in busta paga (Tfr,
Ferie, malattia, ecc).
In 50 mesi 95 euro di aumento(a regime) più 20 di Edar! E questo viene
dipinto come un risultato ragguardevole attraverso le alchimie parolaie dei Damiano
e Rinaldi di turno: non manca mai un tenero sguardo ai bilanci delle migliaia
di imprese che, attraverso il contenimento salariale dei propri lavoratori, con
la pubblica amministrazione fanno affari d’oro.
Nella fumosa tecnicità del linguaggio contrattuale si scorge però qualcos’altro
nell’accordo: è stata concessa per 4 volte l’anno la libertà alle imprese di
poter far saltare i riposi ai propri dipendenti dando loro la possibilità di
poterli recuperare nelle due settimane successive. Di fatto si è riusciti a
peggiorare anche la legge 66 sugli orari in cui si riporta l’obbligo di dare i
riposi su una media settimanale oraria. Considerando quanto difficile sia imbastire
una giornata su più turni lavorativi con orari che partono dalle prime ore del
mattino e per lo più in presenza di moltissimo personale femminile nel settore
non è necessario fare grossi sforzi per etichettare come “moderna schiavitù”
tutti questi lavoratori sui quali troppe volte vengono scaricati i costi
superflui di moltissime imprese (il pulimento è una delle prime voci che
generalmente si comprimono nei vari bilanci). Nelle assemblee sindacali (le
poche che probabilmente si faranno) verrà glorificato il mantenimento dell’art
4 (obbligo di riassunzione del personale in regime d’appalto; in realtà più che
formale) e soprattutto il non aver ceduto sul fronte del diritto alla malattia.
Ma, di fatto, estendendo a circa sei anni e mezzo la durata contrattuale, si è
arrivati addirittura a rimpiangere quanto di peggiore si era visto in altri
settori negli ultimi anni. Non manca nemmeno la solita spolverata demagogica
sul lavoro degli immigrati, ai quali viene concesso di prendersi più giorni di
ferie o di permesso per ricongiungersi ai loro familiari anche se non... maturati.
Un rinnovo, dunque, senza alcun dubbio pessimo e che ulteriormente dimostra
quanto in basso sia finita la qualità della gestione Cgil negli ultimi anni. Unica
nota lieta: la mancata firma sull’accordo del rappresentante Filcams di Venezia
al quale in segno di forte solidarietà è giusto esprimere profonda stima.
*Esecutivo nazionale "Rete 28 aprile", Filcams Cgil
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