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Aggiornamento
Una crisi di governo nel "pollaio della democrazia borghese"
Mentre il
giornale stava andando in stampa, le vicende famigliari di Mastella hanno
scatenato la crisi di governo. Trovate qui sotto una breve nota di
aggiornamento, tratta dalla dichiarazione del Comitato Centrale del PdAC
(potete leggere la dichiarazione completa sul sito
www.alternativacomunista.org). Ci scusiamo con i lettori per eventuali incongruenze
negli articoli, dovute al fatto che la gran parte degli stessi sono stati scritti
prima della caduta del governo.
La redazione
Tra sputi, schiaffi e corruzione, il governo Prodi è
caduto, in mancanza dei voti di vari gruppi dell'Unione (Mastella, Dini) e col
voto contrario del senatore di Sinistra Critica che si è infine deciso, dopo
due anni di sostegno altalenante al governo, a non garantire la fiducia: certo
stavolta (a differenza di altre), visto lo scarto di voti, la scelta di
Turigliatto era ininfluente sulle sorti del governo: ma è stata comunque una
scelta giusta e lodevole, anche se tardiva. I partiti borghesi e i quattro
partiti socialdemocratici della "cosa rossa", tutti divisi al loro
interno e in scontro tra loro, stanno in queste ore cercando una soluzione che
faccia ricadere i costi della crisi ancora una volta sui lavoratori.
In prima fila in questo sforzo è il gruppo dirigente
di Rifondazione Comunista che, davanti al palese fallimento dei suoi presunti
tentativi di "condizionare" il governo della borghesia, non solo non
cambia strada ma persiste e rilancia, fino a dichiararsi disponibile a
sostenere insieme a Berlusconi un cosiddetto "governo di transizione"
che porti a nuove elezioni in cui la socialdemocrazia unita, alleata col Pd di
Veltroni, spera di avere qualche possibilità di vincere per tornare al governo
insieme alla borghesia e contro i lavoratori. Anche stavolta tutto ciò viene
fatto in nome di una "grande svolta riformatrice", come quella finita
tra gli sputi dei senatori.
Varie
sono le ipotesi in campo: un governo tecnico o istituzionale per formulare una
nuova e ancor più truffaldina legge elettorale; nuove elezioni entro pochi
mesi. Sicuro è invece che al parlamento si addice oggi più che mai la
definizione coniata da Rosa Luxemburg di "pollaio della democrazia
borghese".
Nessuna
di queste conclusioni è vantaggiosa per i lavoratori. Un governo di transizione
proseguirebbe in queste politiche e servirebbe solo per approntare nuovi
meccanismi elettorali per garantire al prossimo governo borghese una più solida
base parlamentare per evitare incidenti di percorso e potersi concentrare
meglio nel suo lavoro anti-operaio. Nuove elezioni porterebbero alla vittoria
di uno dei due poli dell'alternanza borghese e alla costituzione di un
esecutivo che, a prescindere da chi lo diriga, raccoglierebbe il "testimone"
da Prodi e svilupperebbe le politiche richieste dalla Confindustria per far
pagare la crisi economica del capitalismo ai lavoratori.
Il
baricentro della lotta di classe è fuori dal parlamento e dai suoi scontri
interni, è nello sviluppo delle mobilitazioni dei lavoratori. Quanto alle
elezioni, quasi sicuramente anticipate (o alla prossima primavera o, nel caso
di governi di transizione, a quella successiva), costituiranno, in questo
quadro, un momento secondario ma comunque possibile di battaglia dei comunisti.
Come PdAC siamo disponibili, nell'autonomia del nostro progetto rivoluzionario
complessivo, alla costituzione di blocchi elettorali con tutte le forze che si
collocheranno strategicamente fuori dai due poli dell'alternanza borghese e
saranno pronte a costruire una ferma e reale opposizione di classe alla
borghesia nei luoghi di lavoro, nelle piazze e anche in parlamento.
25
gennaio 2008
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