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Due anni di governo Vendola: rossi sì, ma di vergogna!
Tra finanziamenti alle
imprese e delocalizzazioni “concertate”
Michele Rizzi
Quello pugliese avrebbe dovuto
essere il governo regionale più a sinistra d’Italia, con un Presidente
addirittura di Rifondazione Comunista, con una rivoluzione “gentile” tutta da
costruire a partire dai movimenti e dalle esigenze concrete dei più deboli. Dopo
la vittoria alle primarie, il buon Niki Vendola, avrebbe dovuto iniziare la sua
cavalcata vincente in direzione della “trasformazione sociale”, cominciando il
2005, anno del suo insediamento nei palazzi del lungomare di Bari, con la
cancellazione delle leggi del precedente governo regionale, quello del forzista
Fitto.
Le gesta di un “comunista” al governo
A quanto pare il governatore
“filosofo”, dopo aver messo nel cassetto - sigillato con nastro di cachemire
fornitogli dal presidente della Camera - le tante promesse fatte in campagna
elettorale, dalla cancellazione delle leggi della Giunta Fitto, fino alla
creazione di un reddito sociale per i disoccupati, ha cominciato ad operare
assecondando, in tutto e per tutto, i dettami e i desiderata della borghesia pugliese, così come di preti e vescovi. Il
primo atto simbolico - ma non tanto - è stato quello di intitolare il nuovo
aeroporto di Bari alla memoria di Giovanni Paolo II (e così sia…). Il secondo è
stato un programma di governo basato unicamente sui finanziamenti alle imprese
e sulla delocalizzazione delle aziende pugliesi nei Paesi dell’est europeo, fino
ad ottenere un posto al tavolo della colonizzazione della ex Jugoslavia,
bombardata nel 1999 anche dalle forze aeree italiane. Poi banchetta con il
presidente albanese, Sali Berisha, quello delle finanziarie fantasma, per
concordare investimenti predatori della borghesia pugliese nel Paese delle
aquile.
Successivamente, il “pragmatico”
governatore rifondarolo caccia Petrella, allora presidente dell’acquedotto
pugliese, per aver “preteso” la ripubblicizzazione dell’acquedotto più grande
d’Europa. Lo sostituisce con Ivo Monteforte, ex presidente della multiservizi
di Pesaro che aveva appena finito di privatizzare qualche anno prima.
Poi vengono i milioni di euro
alle parrocchie, in un piano per lo sport che favorisce le strutture
ecclesiastiche ai danni di quelle pubbliche, ridotte ormai al lumicino. Il buon
presidente, scordandosi del suo passato no global, vola negli States ad
incontrare i vertici della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale
per accreditare la borghesia pugliese. L’Ilva di Taranto, il più grande polo
siderurgico d’Europa, produce centinaia di morti bianche l’anno? Ebbene, vi
pone “rimedio” il presidente Vendola, donando al patron Riva, campione di
sfruttamento e mobbing sul lavoro, ben 1,2 milioni di euro che quest’ultimo
avrebbe dovuto investire sulla sicurezza sul lavoro. Il bilancio di questo
grosso regalo fatto dal governatore all’industriale bresciano è l’aumento di
infortuni ed omicidi sul lavoro.
Nel frattempo, Niki il rosso, avvia
con il nuovo presidente della Fiera del Levante, la campionaria più grande
d’Europa, un piano di privatizzazione della stessa. Infatti, il testo di
riforma del settore, varato dalla Giunta regionale, prevede che “l’attività di
organizzazione e gestione di manifestazioni fieristiche sarà svolta da soggetti
privati. La maggioranza del capitale sociale dovrà essere privata”. E contemporaneamente,
con il passaggio alla gestione privatistica della struttura, lo stesso Vendola
mette a disposizione circa 22 milioni di euro che serviranno ai privati per
organizzare le loro attività commerciali.
I finanziamenti alle imprese del governo Vendola: primo passo verso il
socialismo?
Si diceva spesso che Vendola,
così come il suo leader nazionale,
Fausto, il parolaio rosso, fosse un tipo salottiero. Evidentemente la battuta ha
dei chiari riferimenti materiali. Ed ecco svilupparsi uno strettissimo rapporto
con il cavalier Pasquale Natuzzi, re mondiale del salotto della “Divani e
Divani”. Il patron Natuzzi, mentre annuncia la cassa integrazione per 2.500
lavoratori del distretto del salotto Santeramo-Matera e dopo aver sottoposto
l’azienda ad una forte cura dimagrante operaia grazie alla delocalizzazione in
Brasile, Cile e Romania, ottiene dal presidente Vendola svariati milioni di
euro di soldi pugliesi.
Milioni e milioni di euro
continuano ad entrare nelle tasche del padronato anche con l’ultimo “Accordo di
programma quadro” che prevede il finanziamento di ben 18 milioni di euro alla
Getrag di Bari (che annuncia 200 licenziamenti), di 2 milioni di euro alla
multinazionale dei call center di Modugno, Trascom Worldwide, di 10 milioni di
euro alla Bosch di Bari (che annuncia 100 licenziamenti), di 10 milioni di euro
alla Ferrovia privata Bari-Nord, mentre Trenitalia taglia alcuni collegamenti
regionali. Nel mentre protestano operai licenziati, disoccupati che attendono
ancora un reddito sociale e i medici del policlinico di Bari per il Piano
ospedaliero…
Ma il buon Vendola è già su di
un’altra dimensione, quella che lo vorrebbe leader nazionale della nuova Cosa
rossa di Prc, Pdci, Verdi e Sinistra democratica. Il suo motto è dare una
“casa” comune alla sinistra. E per questo si cala subito nella parte,
dichiarando in un’intervista al Manifesto, che il pacchetto sicurezza razzista
del Governo Prodi è una buona misura per la sicurezza.
Come dire… rossi sì, ma di
vergogna!
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