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Due anni di governo Vendola: rossi sì, ma di vergogna! PDF Stampa E-mail
mercoledì 06 giugno 2007

Due anni di governo Vendola: rossi sì, ma di vergogna!

Tra finanziamenti alle imprese e delocalizzazioni “concertate”

 

Michele Rizzi

 

Quello pugliese avrebbe dovuto essere il governo regionale più a sinistra d’Italia, con un Presidente addirittura di Rifondazione Comunista, con una rivoluzione “gentile” tutta da costruire a partire dai movimenti e dalle esigenze concrete dei più deboli. Dopo la vittoria alle primarie, il buon Niki Vendola, avrebbe dovuto iniziare la sua cavalcata vincente in direzione della “trasformazione sociale”, cominciando il 2005, anno del suo insediamento nei palazzi del lungomare di Bari, con la cancellazione delle leggi del precedente governo regionale, quello del forzista Fitto.

 

Le gesta di un “comunista” al governo

 

A quanto pare il governatore “filosofo”, dopo aver messo nel cassetto - sigillato con nastro di cachemire fornitogli dal presidente della Camera - le tante promesse fatte in campagna elettorale, dalla cancellazione delle leggi della Giunta Fitto, fino alla creazione di un reddito sociale per i disoccupati, ha cominciato ad operare assecondando, in tutto e per tutto, i dettami e i desiderata della borghesia pugliese, così come di preti e vescovi. Il primo atto simbolico - ma non tanto - è stato quello di intitolare il nuovo aeroporto di Bari alla memoria di Giovanni Paolo II (e così sia…). Il secondo è stato un programma di governo basato unicamente sui finanziamenti alle imprese e sulla delocalizzazione delle aziende pugliesi nei Paesi dell’est europeo, fino ad ottenere un posto al tavolo della colonizzazione della ex Jugoslavia, bombardata nel 1999 anche dalle forze aeree italiane. Poi banchetta con il presidente albanese, Sali Berisha, quello delle finanziarie fantasma, per concordare investimenti predatori della borghesia pugliese nel Paese delle aquile.

Successivamente, il “pragmatico” governatore rifondarolo caccia Petrella, allora presidente dell’acquedotto pugliese, per aver “preteso” la ripubblicizzazione dell’acquedotto più grande d’Europa. Lo sostituisce con Ivo Monteforte, ex presidente della multiservizi di Pesaro che aveva appena finito di privatizzare qualche anno prima.

Poi vengono i milioni di euro alle parrocchie, in un piano per lo sport che favorisce le strutture ecclesiastiche ai danni di quelle pubbliche, ridotte ormai al lumicino. Il buon presidente, scordandosi del suo passato no global, vola negli States ad incontrare i vertici della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale per accreditare la borghesia pugliese. L’Ilva di Taranto, il più grande polo siderurgico d’Europa, produce centinaia di morti bianche l’anno? Ebbene, vi pone “rimedio” il presidente Vendola, donando al patron Riva, campione di sfruttamento e mobbing sul lavoro, ben 1,2 milioni di euro che quest’ultimo avrebbe dovuto investire sulla sicurezza sul lavoro. Il bilancio di questo grosso regalo fatto dal governatore all’industriale bresciano è l’aumento di infortuni ed omicidi sul lavoro.

Nel frattempo, Niki il rosso, avvia con il nuovo presidente della Fiera del Levante, la campionaria più grande d’Europa, un piano di privatizzazione della stessa. Infatti, il testo di riforma del settore, varato dalla Giunta regionale, prevede che “l’attività di organizzazione e gestione di manifestazioni fieristiche sarà svolta da soggetti privati. La maggioranza del capitale sociale dovrà essere privata”. E contemporaneamente, con il passaggio alla gestione privatistica della struttura, lo stesso Vendola mette a disposizione circa 22 milioni di euro che serviranno ai privati per organizzare le loro attività commerciali.

 

I finanziamenti alle imprese del governo Vendola: primo passo verso il socialismo?

 

Si diceva spesso che Vendola, così come il suo leader nazionale, Fausto, il parolaio rosso, fosse un tipo salottiero. Evidentemente la battuta ha dei chiari riferimenti materiali. Ed ecco svilupparsi uno strettissimo rapporto con il cavalier Pasquale Natuzzi, re mondiale del salotto della “Divani e Divani”. Il patron Natuzzi, mentre annuncia la cassa integrazione per 2.500 lavoratori del distretto del salotto Santeramo-Matera e dopo aver sottoposto l’azienda ad una forte cura dimagrante operaia grazie alla delocalizzazione in Brasile, Cile e Romania, ottiene dal presidente Vendola svariati milioni di euro di soldi pugliesi.

Milioni e milioni di euro continuano ad entrare nelle tasche del padronato anche con l’ultimo “Accordo di programma quadro” che prevede il finanziamento di ben 18 milioni di euro alla Getrag di Bari (che annuncia 200 licenziamenti), di 2 milioni di euro alla multinazionale dei call center di Modugno, Trascom Worldwide, di 10 milioni di euro alla Bosch di Bari (che annuncia 100 licenziamenti), di 10 milioni di euro alla Ferrovia privata Bari-Nord, mentre Trenitalia taglia alcuni collegamenti regionali. Nel mentre protestano operai licenziati, disoccupati che attendono ancora un reddito sociale e i medici del policlinico di Bari per il Piano ospedaliero…

Ma il buon Vendola è già su di un’altra dimensione, quella che lo vorrebbe leader nazionale della nuova Cosa rossa di Prc, Pdci, Verdi e Sinistra democratica. Il suo motto è dare una “casa” comune alla sinistra. E per questo si cala subito nella parte, dichiarando in un’intervista al Manifesto, che il pacchetto sicurezza razzista del Governo Prodi è una buona misura per la sicurezza.

Come dire… rossi sì, ma di vergogna!

 

 
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