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La manifestazione internazionale del 15
dicembre a Vicenza
Per il blocco dei lavori a
oltranza!
Riccardo Bocchese*
“La storica 173° brigata
paracadutisti, ricostituitasi a Vicenza nel 2000, è la sola forza strategica
aviotrasportata di risposta dell’esercito Usa in Europa”. 4200 militari con le
loro famiglie nel 2020 in
una Vicenza che, come si legge in un depliant dell’Us Army distribuito lo
scorso 15 ottobre alla delegazione della Provincia, è “strategicamente
posizionata per dominare Mediterraneo, Africa e Medio Oriente fino al Mar
Caspio”. Questo grazie anche alla vicinanza con la base aerea di Aviano e al
porto di Livorno “che assicurano una rapida risposta alle situazioni di crisi,
combattendo nella guerra globale al terrorismo”.
Quanto il governo Usa si appresta
a costruire a Vicenza è pubblicizzato e promosso presso i giovani soldati
americani come si farebbe con un villaggio vacanze: “Vicenza è una località di
servizio piacevole che offre altresì alloggi di qualità e una solida
organizzazione di sostegno della comunità”. “La ragione vera per la quale gli
Stati Uniti vogliono il Dal Molin è che noi non ci saremo dentro”, spiega da
Bruxelles una fonte militare della Nato ad un quotidiano locale; “tutto ciò che
sta accadendo nelle basi del Nord Est italiano - prosegue l’alto ufficiale
europeo - è legato al confronto con la Russia”.
Il Dal Molin diventa cruciale,
perché gli Stati Uniti potranno agire liberamente senza nessun coordinamento
con l’Alleanza Atlantica. Le notizie, divulgate quattro giorni dopo la caduta
dell’elicottero americano Black Hawk nel trevigiano, hanno evidenziato come
quattro dei soldati morti appartenessero al 31st Fighter Wing, un reparto di
aerei a corto raggio. Compito del 31st è la difesa aerea contro la minaccia
dell’Est. Lo conferma un documento ufficiale dell’Us Air Force, l’aviazione
Usa, solo da poche settimane “declassificato”, ovvero sottratto al segreto
militare.
Intanto gli amministratori locali
si interessano in maniera bipartisan - la richiesta è venuta dai consiglieri
Roberto Cattaneo (Forza Italia) e Daniela Sbrollini (Partito Democratico ex Ds)
- alle promesse di “compensazione” per il “disturbo”. Così è recentissimo
l’incarico del commissario governativo Paolo Costa alla Provincia per la
progettazione della cosiddetta tangenziale nord, una strada di più di 7 chilometri che da
via Aldo Moro (sede della caserma Ederle) arriverà in statale Pasubio
collegando direttamente la
Ederle e il Dal Molin. Costo stimato (4 corsie e gallerie
comprese) circa 400 milioni di euro. Fa specie che sia lo stesso giornale
locale di proprietà degli industriali Il
giornale di Vicenza a commentare che “addirittura potrebbe costare più
della base militare, vale a dire l’opera che deve mitigare”. Asfalto in cambio
della militarizzazione del territorio.
Inospitalità e bonifiche
Il movimento vicentino, in vista
della manifestazione internazionale del 15 dicembre, si sta muovendo su vari
fronti e, come era prevedibile, i mesi di ottobre e novembre, hanno visto
momenti intensi di lotta. Disturbo e inospitalità stanno diventando parole
d’ordine nei confronti dei militari americani con ripetute manifestazioni
davanti alla caserma Ederle. Grazie alla presenza dei disertori americani
Chriss Capps e James Circello, il primo fisicamente con una due giorni il 19 e
20 ottobre, il secondo attraverso un filmato e una lettera ai soldati, l’invito
alla diserzione con lo sforzo dei militanti del comitato di Vicenza Est diventa
sempre più pressante e costante. In particolare James Circello, disertore
proprio della Ederle, ha scritto una lettera che ha fatto discutere molto
creando anche qualche tensione proprio tra i soldati americani e le loro
famiglie che si sono potute raggiungere in occasione della festa di Halloween
quando tradizionalmente il Villaggio americano apre anche agli italiani.
Nel mese di ottobre sono iniziati
i lavori di bonifica del terreno del Dal Molin. Una bonifica che durerà una
decina di mesi, necessari per togliere le bombe inesplose lanciate dagli stessi
americani durante la seconda guerra mondiale.
A vincere l’appalto per la
bonifica sono due ditte, una di Firenze, la Abc e una di Pozzuoli, la Strago. Ditte che
firmano il contratto l’11 settembre 2006: data in cui il movimento contro il
Dal Molin era ai suoi primi passi e in ogni caso ancora lontano dalle
manifestazioni del 2 dicembre 2006 e del 17 febbraio 2007 ma soprattutto
lontano dal sì alla base pronunciato da Prodi il 16 gennaio. Anche alla luce di
questa data, emersa solo ora, ancora più evidente appare la presa in giro del
governo e del suo ministro Parisi nei confronti delle proteste del movimento di
fine 2006 che, ricordiamolo, si piegò al ricatto del ministro Parisi e rinunciò
ad andare a protestare a Roma in piena approvazione della Finanziaria, e con
una maggioranza in parlamento molto risicata, in cambio dell’udienza con lo
stesso ministro Parisi. Purtroppo in molti allora pensavano ancora che un
governo “amico” avrebbe ascoltato le ragioni del no e intanto gli “amici” del
governo avevano già deciso e i primi contratti per la bonifica erano già stati
firmati.
Il blocco della bonifica
Lo scorso 6 novembre alcune
centinaia di attivisti del movimento hanno bloccato le due entrate
all’aeroporto Dal Molin. Un blocco che è stato programmato e annunciato fin
dall’inizio di tre giorni e che riguardava gli operai della bonifica e non i
militari dell’aeronautica. In contemporanea, da parte di attivisti toscani, la
contestazione davanti ai cancelli fiorentini della ditta Abc con lucchetti ai
cancelli. Il primo giorno un portavoce del Presidio è investito, fortunatamente
senza gravi conseguenze, da un militare dell’aeronautica. Al terzo e ultimo
giorno, venerdì 9, inaspettata e accolta con grande entusiasmo, si sparge la
notizia, pubblicata dal Sole 24 ore,
che la ditta Abc si è ritirata “perché non ci sono le condizioni per lavorare
in sicurezza”.
Il giorno successivo i
responsabili delle due ditte smentiscono: “il personale è stato ritirato
temporaneamente ma il contratto non è in discussione” e confermano l’intenzione
di riprendere il lavori. Si tratta in ogni modo di una grossa iniezione di
energia per il movimento. Il risultato, anche se parziale e momentaneo, è stato
importante ed ha dimostrato ancora una volta l’efficacia della mobilitazione.
Per un risultato definitivo sarà
necessario che tutto il movimento si prepari per organizzare i blocchi dei
lavori ad oltranza, nella consapevolezza che tutta la maggioranza di governo,
compresi i parlamentari “pacifisti”, si appresta a votare una finanziaria che
prevede il riarmo, il finanziamento alle truppe d’occupazione e alle basi
italiane in vari paesi, l’aumento delle spese militari, gli aerei d’attacco
F35, i fondi per le infrastrutture finalizzare a collegare la Caserma Ederle e
il Dal Molin.
*PdAC Vicenza, membro
del Comitato Vicenza Est
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