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Sinistra Critica lancia la “costituente anticapitalista”¯ PDF Stampa E-mail
mercoledģ 06 giugno 2007

Sinistra Critica lancia la “costituente anticapitalista”

Opposizione di classe o sostegno critico al governo?

 

 

Francesco Ricci

 

Come si vedrà leggendo l'articolo, la domanda retorica che poniamo nel titolo non deriva da una ostilità preconcetta a quanto stanno facendo i dirigenti di Sinistra Critica ma dalla semplice constatazione di alcuni fatti.

 

Potremmo affermare: lo avevamo detto...

 

Sinistra Critica terrà a dicembre (quando questo articolo sarà già stato scritto) una assemblea nazionale, per promuovere una "costituente anticapitalista", preparata da una dozzina di assemblee locali (nelle città, non molte, in cui questo gruppo è presente), sancendo definitivamente la propria scissione dal Prc, ormai annunciata da mesi.

Non saremo certo noi a criticare la scelta di questi compagni di uscire dal Prc: per parte nostra abbiamo fatto lo stesso, per primi, fin dall'ingresso del Prc nel governo (aprile 2006), incuranti dei commenti sarcastici di tanti, inclusi i dirigenti di Sinistra Critica che definivano la nostra scelta "folle" e "auto-isolatoria". Non ci interessa qui, tuttavia, affermare un "lo avevamo detto" né fare un bilancio delle rispettive scelte (anche se potrebbe essere interessante). E' più importante, piuttosto, valutare il senso complessivo di questa ricollocazione di un'area che, di là dalle sue dimensioni (relativamente ridotte, come si è detto), gode di una notevole visibilità sulla stampa, grazie ai due parlamentari di cui dispone.

 

Il sostegno a intermittenza al governo

 

La Finanziaria anti-operaia del governo Prodi è stata approvata dal Senato il 15 novembre.

La responsabilità primaria della prosecuzione delle politiche contro i lavoratori, i giovani disoccupati e precari, gli immigrati, delle politiche di guerra coloniale dell'imperialismo italiano, ricade sulle forze della cosiddetta Sinistra, cioè i quattro partiti socialdemocratici (Prc, Pdci, Verdi e Sinistra Democratica) che sostengono il governo in parlamento e si adoperano, insieme alle burocrazie sindacali, perché le sue politiche non trovino un'opposizione di massa nelle piazze.

Ma a questa responsabilità primaria si aggiunge il ruolo di quelle organizzazioni e gruppi e dei loro parlamentari (definiti con sprezzo dell'etimologia "ribelli") che continuano ad annunciare una "opposizione" che nei fatti non praticano. In questo campo si distingue Sinistra Critica di Turigliatto e Cannavò.

Questo gruppo ha fino a oggi votato o comunque sostenuto in parlamento il governo. Ha votato l'anno scorso, criticandola, la prima Finanziaria "lacrime e sangue" di Prodi. Ha votato, criticandoli, i Dodici punti con cui Prodi ha rilanciato le sue politiche anti-operaie e le missioni militari. Ha poi proseguito - pur continuando a criticare e a lanciare proclami di "ribellione" sui giornali - ad alternare voti a favore e astensioni su ogni singola misura del governo (dal Dpef in poi). (1)

Sulla Finanziaria il senatore di Sinistra Critica ha espresso una "non partecipazione al voto". E' importante chiarire che questo voto, oltre a non essere politicamente (come è evidente) un voto di opposizione, equivale (per le modalità di calcolo del Senato) a un voto a favore del governo. Difatti il voto di chi "non partecipa al voto" (a differenza persino del voto di astensione) è sottratto dal calcolo del quorum necessario alla maggioranza per vincere. Risultano perciò false le dichiarazioni di Sinistra Critica che proclama di "non aver sostenuto la Finanziaria". Ed è talmente falso che difatti tutta la stampa borghese che sostiene il governo ha apprezzato il voto di Turigliatto come un voto di mancata opposizione, annoverandolo come un gesto che non disturba il governo e facilita il varo della Finanziaria.

 

La rivendicazione del bertinottismo

 

Per parte nostra, a essere sinceri, non ci aspettavamo nulla di diverso dai dirigenti di Sinistra Critica che per anni hanno sostenuto la fase "movimentista" di Bertinotti che, come era chiaro a noi e a tanti, preparava il terreno alla fase governista.

E' utile ricordare che ancora al V Congresso Franco Turigliatto scriveva: "Non c'è dubbio che il recente congresso del Prc segni una svolta politica profonda nel percorso del partito (...) I commentatori (...) non sempre hanno colto l'importanza dell'evento. (...) quella rottura con il lascito togliattiano. (...) Questo rilancio della rifondazione e la ricerca di un nuovo paradigma rivoluzionario apre scenari inediti (...) la riscoperta della rivoluzione, della necessità di un cambiamento radicale". (2).

Ma persino oggi, di fronte all'evidenza dei fatti, nel documento presentato da Cannavò al Cpn di Rifondazione si legge, incredibilmente, una rivendicazione di un presunto bertinottismo delle origini: "Vogliamo costruire un'altra sinistra che riattualizzi la tematica della rivoluzione, così come si era intuito nel testo introduttivo al congresso del 2001."(3).

 

Serve l'opposizione reale, non quella dei giardinieri

 

E' grave che Sinistra Critica continui a presentarsi anche nel movimento che sta costruendo l'opposizione a Prodi (l'area che ha dato vita alla manifestazione del 9 giugno, ecc.) come una forza "di opposizione". Non solo: con una notevole faccia tosta i dirigenti di Sinistra Critica proprio nei giorni scorsi hanno criticato il Prc perché ha sostenuto in parlamento il prossimo G8 e sabato 17 parteciperà alla manifestazione di Genova. Ma in cosa consiste la differenza di Sinistra Critica? Noi, con tutta la buona volontà, non siamo riusciti a capirlo.

I lavoratori che hanno sostenuto senza paure il No al referendum sul welfare nelle scorse settimane; i giovani e i militanti che sono scesi in piazza in questi mesi contro la guerra e le politiche di precarietà del governo; gli immigrati che quindici giorni fa hanno invaso (nel silenzio della stampa) le vie di Roma contro le politiche razziste di Amato e Ferrero, sanno, sappiamo, che l'opposizione di cui c'è bisogno è quella vera, che si esprime in primo luogo nelle fabbriche e nelle piazze e che anche nelle aule della democrazia delle casseforti non abbia paura di esprimere una posizione netta, chiara.

Quanto a Turigliatto, qualche mese fa ha approfittato dello spazio giornalistico per informarci diffusamente sul suo desiderio di ritirarsi a curare le rose. Dopo l'aiuto fondamentale che ha offerto al governo sulla Finanziaria, un ruolo di giardiniere nel parco di casa Prodi se lo è proprio meritato.

Altro dovrebbero invece fare i militanti di quest'area a cui riconosciamo, nella diversità delle posizioni, un impegno in questi anni. E' a loro (non certo a chi preferisce il giardinaggio) che proponiamo di non sprecare energie nella costruzione di una "rete" movimentista, dal programma confuso e incerto (il documento congressuale sembra copiato dai documenti bertinottiani di qualche anno fa), dalla tattica oscillante. Di ben altro c'è bisogno: di un partito comunista, basato su un programma marxista rivoluzionario, per costruire nelle lotte reali di opposizione una prospettiva alternativa.

 

(15 novembre 2007)

 

Note

(1) Il voto altalenante è stato più volte rivendicato da Cannavò e Turigliatto, citiamo tra le dichiarazioni più recenti: "Come detto a marzo, votiamo di volta in volta in base ai provvedimenti." (Ansa, 25 ottobre)

(2) Franco Turigliatto, "La svolta necessaria del quinto congresso", s.d., reperibile a questo indirizzo internet: www.ecn.org/bandierarossa/articoli/n_17/testi/3.html

(3) v. Liberazione, 12 ottobre 2007.

 

 
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