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Sinistra Critica lancia la “costituente anticapitalista”
Opposizione di classe o sostegno critico al governo?
Francesco Ricci
Come si vedrà leggendo l'articolo, la domanda retorica che
poniamo nel titolo non deriva da una ostilità preconcetta a quanto stanno
facendo i dirigenti di Sinistra Critica ma dalla semplice constatazione di
alcuni fatti.
Potremmo affermare: lo avevamo detto...
Sinistra Critica terrà a dicembre (quando questo articolo
sarà già stato scritto) una assemblea nazionale, per promuovere una
"costituente anticapitalista", preparata da una dozzina di assemblee
locali (nelle città, non molte, in cui questo gruppo è presente), sancendo
definitivamente la propria scissione dal Prc, ormai annunciata da mesi.
Non saremo certo noi a criticare la scelta di questi
compagni di uscire dal Prc: per parte nostra abbiamo fatto lo stesso, per
primi, fin dall'ingresso del Prc nel governo (aprile 2006), incuranti dei
commenti sarcastici di tanti, inclusi i dirigenti di Sinistra Critica che
definivano la nostra scelta "folle" e "auto-isolatoria". Non
ci interessa qui, tuttavia, affermare un "lo avevamo detto" né fare
un bilancio delle rispettive scelte (anche se potrebbe essere interessante). E'
più importante, piuttosto, valutare il senso complessivo di questa ricollocazione
di un'area che, di là dalle sue dimensioni (relativamente ridotte, come si è
detto), gode di una notevole visibilità sulla stampa, grazie ai due
parlamentari di cui dispone.
Il sostegno a intermittenza al governo
La Finanziaria anti-operaia del governo Prodi è stata
approvata dal Senato il 15 novembre.
La responsabilità primaria della prosecuzione delle
politiche contro i lavoratori, i giovani disoccupati e precari, gli immigrati,
delle politiche di guerra coloniale dell'imperialismo italiano, ricade sulle
forze della cosiddetta Sinistra, cioè i quattro partiti socialdemocratici (Prc,
Pdci, Verdi e Sinistra Democratica) che sostengono il governo in parlamento e
si adoperano, insieme alle burocrazie sindacali, perché le sue politiche non
trovino un'opposizione di massa nelle piazze.
Ma a questa responsabilità primaria si aggiunge il ruolo di
quelle organizzazioni e gruppi e dei loro parlamentari (definiti con sprezzo
dell'etimologia "ribelli") che continuano ad annunciare una
"opposizione" che nei fatti non praticano. In questo campo si
distingue Sinistra Critica di Turigliatto e Cannavò.
Questo gruppo ha fino a oggi votato o comunque sostenuto in
parlamento il governo. Ha votato l'anno scorso, criticandola, la prima
Finanziaria "lacrime e sangue" di Prodi. Ha votato, criticandoli, i
Dodici punti con cui Prodi ha rilanciato le sue politiche anti-operaie e le
missioni militari. Ha poi proseguito - pur continuando a criticare e a lanciare
proclami di "ribellione" sui giornali - ad alternare voti a favore e
astensioni su ogni singola misura del governo (dal Dpef in poi). (1)
Sulla Finanziaria il senatore di Sinistra Critica ha
espresso una "non partecipazione al voto". E' importante chiarire che
questo voto, oltre a non essere politicamente (come è evidente) un voto di
opposizione, equivale (per le modalità di calcolo del Senato) a un voto a
favore del governo. Difatti il voto di chi "non partecipa al
voto" (a differenza persino del voto di astensione) è sottratto dal
calcolo del quorum necessario alla maggioranza per vincere. Risultano
perciò false le dichiarazioni di Sinistra Critica che proclama di "non
aver sostenuto la Finanziaria". Ed è talmente falso che difatti tutta la
stampa borghese che sostiene il governo ha apprezzato il voto di Turigliatto
come un voto di mancata opposizione, annoverandolo come un gesto che non
disturba il governo e facilita il varo della Finanziaria.
La rivendicazione del bertinottismo
Per parte nostra, a essere sinceri, non ci aspettavamo nulla
di diverso dai dirigenti di Sinistra Critica che per anni hanno sostenuto la
fase "movimentista" di Bertinotti che, come era chiaro a noi e a
tanti, preparava il terreno alla fase governista.
E' utile ricordare che ancora al V Congresso Franco
Turigliatto scriveva: "Non c'è dubbio che il recente congresso del Prc
segni una svolta politica profonda nel percorso del partito (...) I
commentatori (...) non sempre hanno colto l'importanza dell'evento. (...) quella
rottura con il lascito togliattiano. (...) Questo rilancio della rifondazione e
la ricerca di un nuovo paradigma rivoluzionario apre scenari inediti (...) la
riscoperta della rivoluzione, della necessità di un cambiamento radicale".
(2).
Ma persino oggi, di fronte all'evidenza dei fatti, nel
documento presentato da Cannavò al Cpn di Rifondazione si legge,
incredibilmente, una rivendicazione di un presunto bertinottismo delle origini:
"Vogliamo costruire un'altra sinistra che riattualizzi la tematica della
rivoluzione, così come si era intuito nel testo introduttivo al congresso del
2001."(3).
Serve l'opposizione reale, non quella dei giardinieri
E' grave che Sinistra Critica continui a presentarsi anche
nel movimento che sta costruendo l'opposizione a Prodi (l'area che ha dato vita
alla manifestazione del 9 giugno, ecc.) come una forza "di
opposizione". Non solo: con una notevole faccia tosta i dirigenti di
Sinistra Critica proprio nei giorni scorsi hanno criticato il Prc perché ha
sostenuto in parlamento il prossimo G8 e sabato 17 parteciperà alla
manifestazione di Genova. Ma in cosa consiste la differenza di Sinistra
Critica? Noi, con tutta la buona volontà, non siamo riusciti a capirlo.
I lavoratori che hanno sostenuto senza paure il No al
referendum sul welfare nelle scorse settimane; i giovani e i militanti che sono
scesi in piazza in questi mesi contro la guerra e le politiche di precarietà
del governo; gli immigrati che quindici giorni fa hanno invaso (nel silenzio
della stampa) le vie di Roma contro le politiche razziste di Amato e Ferrero,
sanno, sappiamo, che l'opposizione di cui c'è bisogno è quella vera, che si
esprime in primo luogo nelle fabbriche e nelle piazze e che anche nelle aule
della democrazia delle casseforti non abbia paura di esprimere una posizione
netta, chiara.
Quanto a Turigliatto, qualche mese fa ha approfittato dello
spazio giornalistico per informarci diffusamente sul suo desiderio di ritirarsi
a curare le rose. Dopo l'aiuto fondamentale che ha offerto al governo sulla
Finanziaria, un ruolo di giardiniere nel parco di casa Prodi se lo è proprio
meritato.
Altro dovrebbero invece fare i militanti di quest'area a cui
riconosciamo, nella diversità delle posizioni, un impegno in questi anni. E' a
loro (non certo a chi preferisce il giardinaggio) che proponiamo di non
sprecare energie nella costruzione di una "rete" movimentista, dal
programma confuso e incerto (il documento congressuale sembra copiato dai
documenti bertinottiani di qualche anno fa), dalla tattica oscillante. Di ben
altro c'è bisogno: di un partito comunista, basato su un programma marxista
rivoluzionario, per costruire nelle lotte reali di opposizione una prospettiva
alternativa.
(15 novembre 2007)
Note
(1) Il voto altalenante è stato più volte rivendicato da
Cannavò e Turigliatto, citiamo tra le dichiarazioni più recenti: "Come
detto a marzo, votiamo di volta in volta in base ai provvedimenti." (Ansa,
25 ottobre)
(2) Franco Turigliatto, "La svolta necessaria del
quinto congresso", s.d., reperibile a questo indirizzo internet:
www.ecn.org/bandierarossa/articoli/n_17/testi/3.html
(3) v. Liberazione, 12 ottobre 2007.
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