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Un’altra manovra finanziaria padronale
Ripartiamo
dalle lotte!
Unificare le vertenze, costruire una grande
mobilitazione unitaria e di massa
Antonino Marceca
In autunno, si sa, cadono le foglie. In questi primi
giorni di novembre a cadere sono anche le ultime illusioni, per chi ancora le
coltivava, sulla possibilità di incidere da sinistra sull’operato del governo. Per
contro, è tutto il cantiere della “Cosa rossa” (Prc, Pdci, Sd, Verdi) ad essere
trascinato addirittura nell’abisso del razzismo. Questo è il significato
concreto del voto unanime nel Consiglio dei ministri del primo novembre sul
decreto legge razzista che conferisce nuovi poteri di espulsione ai prefetti e
apre la caccia a rom e rumeni. Un degrado politico e morale che emerge perfino nelle
dichiarazioni di esponenti di primo piano di Rifondazione, come quella del
senatore Milziade Caprili su Repubblica
del 5 novembre. Quel decreto razzista ha prodotto i suoi nefasti effetti da
Roma a Venezia, dove ordinanze sindacali di sgombero di baracche abitate da immigrati
di nazionalità rumena venivano eseguite, mentre le bande fasciste, così
legittimate, passavano alle vie di fatto.
Un’altra manovra
padronale
Questa caduta in basso arriva dopo che il governo
unionista ha superato il precedente governo nell’attacco ai lavoratori e alle
masse popolari, in materia di privatizzazioni, pensioni e politiche di guerra
coloniali. Questa politica trova conferma nei contenuti della manovra
finanziaria, i cui effetti sono potenziati dalle norme che l’accompagnano: il decreto
legge razzista e il protocollo Damiano su pensioni e mercato del lavoro,
intanto arrivato alla camera. Il capogruppo al senato del Partito Democratico,
Anna Finocchiaro, l’8 novembre ha dichiarato che nell’aula del Senato la Finanziariaquorum (si veda l’articolo di Francesco Ricci
all’interno). va “liscia
come l’olio”, risultato congiunto delle discrete assenze dei senatori dell’Udc
e dell’usuale voto favorevole del senatore di Sinistra critica Turigliatto, che
in questi giorni di votazioni al Senato si è limitato a presentare emendamenti,
per poi uscire dall’aula al momento del voto finale per non abbassare il
La Finanziaria
2008, approvata “con il consenso unanime su tutto da parte di tutti i
ministri”, come ha dichiarato soddisfatto il ministro dell’economia Padoa
Schioppa, è in sostanziale continuità con quella precedente. Essa si muove
all’interno del solco tracciato dal programma di legislatura: raggiungere gli
obiettivi di “risanamento” del bilancio dello Stato, rendere permanente la precarietà
del lavoro salariato, rilanciare attraverso il contenimento dei salari e dei
costi di produzione la competitività del capitalismo italiano nei mercati
internazionali. Un obiettivo, questo, che presuppone il mantenimento del
controllo delle “aree vitali”, in concertazione con le potenze imperialiste
alleate, da qui la destinazione di ingenti risorse alle spese militari.
Un flusso di miliardi alla borghesia
Gli interventi approvati dal Consiglio dei ministri del 28
settembre 2007 si articolano nel decreto-legge collegato per 7,5 miliardi di
euro con effetti immediati sul 2007 e nel disegno di legge per gli anni
2008-2010 del valore di 11 miliardi. La Confindustria in una
nota ha espresso un giudizio di “apprezzamento e approvazione” della manovra finanziaria,
sottolineando come l’intervento sulle aliquote Ires, l’imposta sui redditi
delle società, scende di 5 punti e mezzo, dal 33% al 27,5% e va ad aggiungersi alla
significativa riduzione dell’Irap, l’imposta sulle attività produttive, dal
4,25% al 3,9%. Queste misure si sommano, continua la nota padronale, “al
beneficio già realizzato con il taglio del cuneo fiscale”. Anche la media
borghesia riceve dalla manovra finanziaria qualche concessione, nei termini di “semplificazioni
e sgravi fiscali”, attraverso il cosiddetto “forfettone”, la previsione di una
unica aliquota del 20% a forfait che consentirà di essere esentati
dall’Irap, di essere esclusi dall’Iva e di non essere sottoposti a studi di
settore. La gerarchia cattolica continuerà a ricevere ingenti finanziamenti,
anche mediante l’esenzione dal pagamento dell’Ici per le sue strutture commerciali
e turistico-alberghiere.
In tema di politica estera e di
difesa, dopo aver previsto la copertura finanziaria per l’organizzazione alla
Maddalena del G8 nel 2009, che torna in Italia otto anni dopo la mattanza di
Genova, anche quest’anno il capitolo spese militari cresce dell’11%, un incremento
che si aggiunge al 13% registrato l’anno scorso. La manovra prevede il
finanziamento per l’acquisto di velivoli e fregate da guerra, per la
costruzione di una nuova e più grande base militare Usa a Vicenza, per il
mantenimento di uomini e mezzi nei Paesi colonizzati (Afghanistan, Libano,
Irak, ecc), per la formazione di 190 mila uomini pronti alla “proiezione
rapida” nei territori esteri di “interesse nazionale” nel quadro del Nuovo
Modello di Difesa e per assicurare la continuità al programma di caccia da
combattimento europeo Eurofighter. In tema di pubblica amministrazione sono
previsti tagli sia sulle piante organiche, dal 5 al 10% a seconda dei livelli, che
sui salari dei lavoratori: per il 2008-2009 non sono previsti fondi per la
copertura del rinnovo dei contratti in scadenza il 31 dicembre, nei fatti viene
confermata la triennalizzazione del contratto del pubblico impiego. Di contro,
vengono previsti ingenti fondi per il finanziamento delle scuole private e per
la “sicurezza”, questa riceverà finanziamenti per 500 milioni di euro. Inoltre,
il premier ha annunciato “un piano completo a difesa dei cittadini che prevede
un fondo di 100 milioni di euro per nuovi mezzi” e “l’assunzione di migliaia di
poliziotti”.
Il liberismo compassionevole
A contorno di queste misure, il governo ha predisposto una
serie di misure “compassionevoli” che non migliorano assolutamente le
condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari e dei lavoratori. Queste
misure, a cui già i partiti della sinistra di governo si aggrappano per
spiegare il loro voto favorevole alla Finanziaria, sono: l’abolizione del
ticket sanitario di dieci euro per la diagnostica; un bonus di 150 euro per “le
categorie economiche non autosufficienti”; una riduzione dell’Ici valida per
tutti senza differenza di reddito, quindi non un’esenzione per chi possiede
solo la casa in cui abita; una detrazione dell’Irpef di una quota del canone
d’affitto. Mentre il cosiddetto “piano casa” finanziato con 550 milioni di euro
sarà gestito, come ci informa l’Unità del 3 ottobre, da una “newco”
pubblico/privato per la costruzione di alloggi da affittare, quindi nessuna
politica di edilizia popolare pubblica, come ce ne sarebbe urgente bisogno, ma
una politica di sostegno alle imprese edili preoccupate per la crisi dei subprime
che comincia ad interessare l’Europa.
Unificare le
vertenze, costruire una prospettiva
La consultazione sull’accordo del 23 luglio ha registrato, nonostante le
modalità truffaldine e banditesche messe in opera dalla burocrazia sindacale,
il dissenso di oltre un milione di lavoratori contro il protocollo Damiano
sulle pensioni e il mercato del lavoro. Un dissenso che si è espresso non solo
nelle grandi fabbriche e tra i metalmeccanici, categoria che ha respinto a
maggioranza l’accordo, ma anche in tanti centri commerciali, nei servizi e
nella pubblica amministrazione. Il dissenso operaio non si è fermato alle urne,
poche settimane dopo i metalmeccanici in centinaia di migliaia ritornavano in
piazza per il contratto. Le stesse organizzazioni del pubblico impiego e della
scuola di Cgil, Cisl e Uil di fronte ad una finanziaria penalizzante per i
lavoratori pubblici erano costrette a scendere in piazza. In quei giorni
scendevano in piazza, numerosi e combattivi, i lavoratori immigrati e grandiose
manifestazioni si svolgevano a Brescia e a Roma. Nel contempo numerose vertenze
erano aperte nel paese contro la precarietà e per il contratto, contro la
guerra e le basi militari. Infine, ma non per importanza, il 9 novembre la Rdb Cub, Sdl, Conf. Cobas,
Slai Cobas, Usi Ait indicevano unitariamente uno sciopero generale. I militanti
del PdAC, ovunque collocati nei diversi fronti di lotta, lavorano per portare
ad unità queste vertenze, per la costruzione di una mobilitazione, unitaria e
di massa, contro il governo e il padronato.
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