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BERLUSCONI, PADRONATO E BUROCRAZIE
PREPARANO UN NUOVO ATTACCO AI
LAVORATORI
Contro il nuovo modello contrattuale, per la difesa del
salario, dei diritti e delle tutele
di Fabiana Stefanoni e Antonino
Marceca
Giornali e telegiornali mercoledì 7 maggio hanno dato due
notizie che certamente non hanno rassicurato la parte più cosciente dei
lavoratori e delle lavoratrici del Paese: da un lato la presentazione dei
ministri del quarto governo Berlusconi, dall'altro lato il fatto che le
segreterie di Cgil, Cisl e Uil hanno elaborato un documento unitario sul nuovo
modello contrattuale.
Tra le due notizie c'è una forte correlazione: le burocrazie sindacali, dopo
aver garantito la pace sociale al governo Prodi, si preparano ora a garantirla
al governo Berlusconi. Questo pertanto -come ha dichiarato la presidente degli
industriali, Emma Marcegaglia - potrà tranquillamente portare avanti politiche
antioperaie senza l'opposizione della Cgil, passata dal sostegno al "governo
amico" alla teoria che "tutti i governi" sono amici.
I primi annunci del quarto governo
Berlusconi
Il nuovo ministro del Welfare, Maurizio Sacconi,
dopo aver lodato il suo predecessore al ministero, Cesare Damiano, per aver
difeso a spada tratta la legge 30, si è reso disponibile ad affidare la
presidenza della Commissione Lavoro a Pietro Ichino, giuslavorista e senatore
Pd, che nei suoi editoriali sul Corriere della Sera si è sempre battuto
per la drastica riduzione dei diritti e delle tutele dei lavoratori. Non di
meno, il nuovo ministro ha elogiato il documento unitario di Cgil, Cisl e Uil
ma, soprattutto, ha fatto notare la sua vicinanza alle posizioni espresse da
Confindustria in tema di detassazione degli straordinari e dei premi variabili,
dando la preferenza alla contrattazione individuale. Il ministro Sacconi intende
vestire l'abito di garante della concertazione al tavolo sul nuovo modello
contrattuale e sulle modifiche, richieste dalle imprese, sul Decreto per la
sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il nuovo ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti, è un esperto nei provvedimenti fiscali a favore di imprese e liberi
professionisti, ma dovrà lavorare di concerto col ministro per le riforme
federalistiche, Umberto Bossi, che ha elaborato il testo sul federalismo
fiscale. Su questo tema, un rapporto dalla Cgia di Mestre (Ve) prevede che le
regioni meridionali saranno costrette a tagliare i già scarsi servizi sanitari e
sociali e ad aumentare le tasse (Irap, addizionale Irpef, tasse universitarie);
in compenso, il ministro delle infrastrutture, Altero Matteoli, annuncia
progetto e finanziamenti per il Ponte sullo Stretto.
Il ministro
dell'Interno, Roberto Maroni, per garantire la "sicurezza" della piccola
borghesia annuncia "misure urgenti" contro il proletariato immigrato, romeni,
rom, cittadini extracomunitari. In tema di giustizia, nel trentesimo
anniversario dell'assassinio da parte di un commando della borghesia mafiosa del
compagno Peppino Impastato, viene nominato ministro Angelino Alfano, amico di
Marcello Dell'Utri, fondatore di Forza Italia condannato per concorso esterno in
associazione mafiosa.
Sulla politica estera, l'incarico di semplificare le
leggi dato a Roberto Calderoli ha complicato, fin da subito, i rapporti con la
Libia di Gheddafi, il quale, memore della rivolta di Bengasi a seguito delle
vignette e delle dichiarazioni razziste del ministro leghista, non vuole
trovarsi - visti anche gli scioperi e le rivolte per il pane in tutto il Nord
Africa - con una nuova crisi interna.
La questione salariale
Mentre i lavoratori fanno i conti con l'inflazione al
supermercato, dove i prezzi degli alimenti aumentano di giorno in giorno (il
pane del 13,1%, la pasta del 18,6%), e al distributore, dove cresce
vertiginosamente il prezzo dei carburanti, su Repubblica si legge che
uno studio della Banca dei regolamenti internazionali (Bri) ha messo in evidenza
che i salari negli ultimi 25 anni hanno subito un drastico crollo a vantaggio
dei profitti. Un fenomeno comune ai Paesi europei, ma che vede l'Italia, sulla
base di una recente classifica stilanta dall'Ocse, agli ultimi posti in Europa
per quanto riguarda l'importo medio delle retribuzioni nette dei
lavoratori.
Il crollo è iniziato con la messa in discussione, a partire dal
1985, della scala mobile dei salari, fino all'abolizione definitiva nel luglio
1992. L'accordo del 23 luglio 1993 tra governo, Confindustria e Cgil, Cisl e Uil
ha vincolato le rivendicazioni salariali all'inflazione programmata stabilita
con il Dpef dal governo. Ne è seguito l'accumulo nel tempo di un gap
tra inflazione programmata ed effettiva. L'Eurispes in un recente studio ha
calcolato che dal 2001 la perdita del potere d'acquisto dei salari è stata del
35%. A questa situazione deve essere aggiunta la perdita salariale determinata
dall'introduzione dei nuovi contratti precari con il "pacchetto Treu" (1997), la
legge Biagi (2003) e infine il Protocollo del 23 luglio 2007. Va da sé che il
nuovo modello contrattuale proposto nel documento unitario di Cgil, Cisl e Uil
accelererà ancora di più il declino dei salari. Questo documento verrà portato a
giugno al tavolo dove siederanno le burocrazie sindacali, le associazioni
padronali e i rappresentanti del governo Berlusconi per ulteriori mediazioni al
ribasso. La burocrazia sindacale condivide con padronato e governo il percorso
di revisione a destra del modello contrattuale concertativo, nato ufficialmente
con l'accordo del 23 luglio del 1993. In Cgil solo la minoranza di sinistra ha
espresso una posizione contraria. Il documento, definito "storico" da Bonanni
(segretario della Cisl) costituisce la base teorica del sindacato unico,
aziendalista e corporativo.
Si tratta di una modifica del modello
contrattuale concertativo esattamente opposta a quella auspicata dai lavoratori
e dalle lavoratrici per aumentare salari, diritti e tutele, per cui sarebbe
necessario un modello contrattuale e sindacale conflittuale. Il rapporto tra
salari e profitti mostra chiaramente a chi ha giovato il modello concertativo
nato nel 1993, ma evidentemente la borghesia italiana, col sostegno della
burocrazia sindacale, ha bisogno di un surplus di sfruttamento della
forza-lavoro per reggere la concorrenza mondiale e la crisi economico
finanziaria internazionale.
Il nuovo modello contrattuale
Il documento di Cgil Cisl e Uil nell'affrontare il tema del
nuovo modello contrattuale assume i contenuti programmatici di Confindustria e,
nei fatti, porta a compimento il protocollo Damiano sul mercato del lavoro del
23 luglio 2007. I contratti nazionali, pubblici e privati, saranno triennali
attraverso il "superamento del biennio economico (...) unificando così la parte
economica e normativa", un meccanismo che ridurrà ulteriormente i salari.
Il Ccnl, oltre ad assumere i caratteri di un "centro
regolatore dei sistemi contrattuali", affida il "sostegno" del salario al
concetto di "inflazione realisticamente prevedibile". Questa verrà stabilita
ogni tre anni in un "accordo quadro" tra confederazioni sindacali e padronato e
su cui dovranno attenersi le categorie: viene peggiorata la prassi concertativa
finora utilizzata e che ha portato i salari italiani ai livelli più bassi di
tutta l'Unione Europea.
In questo modo viene espunta la funzione del
Contratto nazionale: la difesa dei diritti e delle tutele, la lotta per
l'aumento salariale e la funzione solidaristica tra tutti i lavoratori; infatti,
solo nel 10% delle aziende (meno del 30% dei lavoratori) si effettua la
contrattazione di secondo livello, mentre in tante aziende manca qualsiasi
tutela sindacale.
La contrattazione di secondo livello (aziendale e
territoriale), rafforzata da misure di "detassazione" e "decontribuzione", viene
definita "accrescitiva". Un concetto che viene subito esplicitato subordinando
eventuali quote di salario agli obiettivi aziendali: produttività, qualità,
redditività, efficienza, efficacia. Svuotata ogni vertenza contro il padronato
per il salario, rimane la pressione congiunta di padroni e operai, uniti in un
rapporto corporativo, sul governo, precisamente... sul fisco: una strada che
porterà al taglio del salario indiretto (servizi, scuola, sanità ecc.).
Dopo
aver costruito un impianto che prevede la totale subordinazione del lavoro
salariato al capitale, la burocrazia sindacale pone paletti a difesa del
monopolio della rappresentanza (cioè su quali organizzazioni sindacali hanno
diritto a sedere al tavolo delle trattative), introducendo ulteriori
restrizioni: per il pubblico impiego viene utilizzata l'attuale normativa, per
il settore privato viene indicato il Cnel per la certificazione, utilizzando i
dati associativi rilevati dall'Inps e i consensi elettorali risultanti ai
verbali elettorali delle Rsu.
Per quanto riguarda l'approvazione degli
"accordi bidone" verrà lasciata ampia autonomia alle categorie, mentre per gli
accordi confederali verrà seguito il meccanismo truffaldino praticato per
l'approvazione dell'accordo del 23 luglio 2007, facendo votare pensionati e
lavoratori, ma senza garanzie per chi dissente. E hanno il coraggio di chiamarla
democrazia sindacale!
Nel frattempo, la nuova presidente degli industriali,
Emma Marcegaglia, ha dichiarato che di accordi territoriali non se ne parla e
che preferisce di gran lunga quelli aziendali e individuali. Il governo
Berlusconi da parte sua ha fatto sapere che opererà per la detassazione secca
degli straordinari e per rafforzare tutte le voci del salario variabile (premi e
incentivi) puntando al rapporto individuale tra azienda e lavoratore: se vuoi
incrementare il tuo salario da fame devi lavorare di più e non protestare. Il
salario di merito ci riporta indietro agli anni Cinquanta, con le gabbie
salariali, l'individualismo, il crumiraggio, il cottimo.
Costruiamo un fronte unico di lotta
Dopo che per due anni la sinistra socialdemocratica ha
sostenuto il governo Prodi e la sua politica di guerra sociale e imperialista;
dopo che la burocrazia sindacale ha tenuto a freno le lotte operaie di fronte
agli attacchi del governo e dei padroni, il risultato è stato, come altre volte
nella storia, la vittoria elettorale della destra reazionaria, razzista e
mafiosa. Una destra che, forte della vittoria, intende scaricare la crisi
economica sui lavoratori e sulle masse popolari.
Davanti alla mancanza di una
forte direzione sindacale e politica che sappia difendere realmente i diritti
dei lavoratori, il padronato incassa e di fronte al documento unitario di Cgil,
Cisl e Uil rilancia chiedendo i contratti individuali e le gabbie salariali.
Perfino i fascisti si sentono legittimati ad azioni militari nei centri
cittadini, come accaduto a Verona.
Di fronte a questo scenario è necessario
indicare una strada di resistenza e di lotta che respinga le politiche padronali
e del governo, che impedisca che la costruzione di un nuovo modello contrattuale
sia il presupposto per l'annullamento del sindacato nel Paese.
Nella Cgil si è manifestata una resistenza della sinistra
interna: la maggioranza della Fiom, Lavoro e Società e la Rete 28 aprile hanno
espresso contrarietà a questo indirizzo. E' necessario che questa opposizione
non sia confinata nelle strutture, ma si esprima nei luoghi di lavoro,
respingendo la repressione che la maggioranza di Epifani ha iniziato a mettere
in atto, come evidenzia la sospensione dei dirigenti Fiom di Milano.
Sul
versante del sindacalismo di base, l'assemblea unitaria del 17 maggio a Milano
promossa da Rdb Cub, Confederazione Cobas, SdL segna la volontà di stringere le
file e lottare con più forza contro il governo e il padronato, per rilanciare da
subito una mobilitazione contro gli attacchi ai diritti dei lavoratori.
Riteniamo si tratti di un momento importante, un primo passo per costruire un
fronte unico di lotta - operaio e popolare, sindacale e politico - che coinvolga
tutte le forze del movimento operaio, le forze politiche della sinistra di
classe e il sindacalismo di base.
Serve un fronte unico da costruire nei luoghi di lavoro,
nelle scuole e nei quartieri popolari, sulla base di una piattaforma unificante
che sia in grado di unire lavoratori, precari, immigrati, disoccupati, studenti:
l'obiettivo è quello della cacciata del governo Berlusconi, dal versante dei
lavoratori e della mobilitazione di massa.
* Per la difesa del contratto nazionale, liberato dai
vincoli di compatibilità;
* Per un forte aumento dei salari;
* No al
carovita, per una nuova scala mobile dei salari e delle pensioni;
* Per
l'abolizione delle leggi precarizzanti e la stabilizzazione di tutti i
lavoratori precari;
* Per un reale diritto alla casa e per un piano di
edilizia popolare;
* Lotta contro gli infortuni e le malattie
professionali;
* Per il controllo operaio nei luoghi di lavoro e nei servizi
di prevenzione;
* Per i diritti della donna e per servizi sanitari e sociali
gratuiti;
* Lotta contro la disoccupazione e per la riduzione dell'orario di
lavoro;
* Per il diritto allo studio e contro l'aumento delle tasse
universitarie;
* Per la difesa del Tfr;
* Per la riduzione dell'età
pensionabile;
* Per la difesa di Scuola, Sanità e Previdenza pubblica.
*
Per la nazionalizzazione senza indennizzo sotto controllo operaio delle aziende
in crisi.
E' una battaglia che, per essere vincente, deve essere
portata avanti dal più ampio fronte di lotta, ma che, allo stesso tempo,
necessita di un'importante e imprescindibile condizione: l'indipendenza dai
padroni e dai governi che ne amministrano gli affari, perché i lavoratori in
regime capitalistico non hanno governi amici.
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