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BREVE RISPOSTA
A UNA STERILE POLEMICA DELLO SLAI COBAS
Ai compagni dello Slai Cobas
La
lettura della “nota di protesta” dello Slai Cobas (che riportiamo qui sotto e
che è pubblicata sul sito nazionale dello Slai) nei confronti dell’unica
tendenza classista all’interno della Rete 28 aprile nel contempo ci stupisce e
ci conferma della difficile lotta per la costruzione di un sindacato
conflittuale e di classe nel Paese.
Ci
stupisce perché i compagni dello Slai Cobas dovrebbero conoscere le nostre
posizioni sindacali, esplicitate in testi, documenti e nella prassi. Una
posizione chiara su una linea di classe: nel contempo unitaria (con tutte le
tendenze sindacali classiste ovunque collocate) e ferma nella denuncia della
burocrazia sindacale, a partire dalla maggiore, la burocrazia in Cgil.
Tralasciamo
l’accusa ridicola di “non criticare Cremaschi per non perdere cariche e peso
all'interno della Rete”, non solo perché non abbiamo, a differenza di altri,
posizioni burocratiche da difendere, mentre il nostro peso è dato dalla lotta
dei nostri militanti che ogni giorno si battono contro il padronato e il
governo. Peraltro per evitare tale superficiale e infondata accusa bastava che i
compagni dello Slai Cobas si leggessero i contributi che puntualmente abbiamo
diffuso nelle tre assemblee nazionali annuali della Rete 28 aprile.
Per
venire ai “fatti contestati” i compagni dello Slai Cobas sanno che non era in
nostro potere la possibilità di far intervenire nell’assemblea i lavoratori
licenziati dell’Alfa. Viceversa è evidente che per quanto ci riguarda non
avremmo avuto nessun problema a far intervenire i compagni dell’Alfa, un fatto
che, se inserito nella prospettiva della costruzione di un fronte unitario di
classe, avrebbe spostato in avanti le posizioni non solo della Rete 28 aprile
ma anche dello stesso Slai Cobas.
Comunque
proprio nei pochi minuti a nostra disposizione siamo stati gli unici in quella
assemblea dopo i fatti successi la mattina a sottolineare la necessaria unità
di classe tra la Rete 28 aprile e il sindacalismo di base.
Ecco
quanto potete leggere a conclusione del nostro intervento nello stesso sito
della Rete 28 aprile:
“Proprio
per questo contro il padronato e contro i governi, le loro politiche economiche
e sociali e le politiche di guerra, è necessario costruire una piattaforma
sindacale di fase, unificante di tutto il lavoro salariato, dei precari, degli
immigrati, dei pensionati, sul salario e contro la precarietà, per nuovi
diritti e nuove tutele. Per questo è necessario superare ogni settarismo di
organizzazione e costruire momenti di lotta unitaria con tutti i lavoratori e
con i compagni del sindacalismo di base (Rdb-Cub, Cobas, Sdl, ecc). Anche perché
quando Cgil, Cisl e Uil nei fatti sostengono le politiche padronali e le
privatizzazioni non possiamo limitare la nostra opposizione negli organismi
della Cgil, ma portare l’opposizione all’esterno tra i lavoratori e le masse
popolari”.
E
allora ci chiediamo e vi chiediamo il perché della vostra “nota di protesta”?
Se l’intento dello Slai Cobas è quello di dimostrare di essere l’unica tendenza
sindacale classista, allora è chiaro che non siamo d’accordo perché non
corrisponde alla frammentata realtà sindacale del Paese. Anzi, come sapete lo
stesso Slai Cobas attraversa una fase di grave difficoltà, e certamente queste
polemiche strumentali non aiutano a superare la vostra crisi.
Non
di meno, per quanto ci riguarda, e nella chiarezza, noi continueremo a lottare,
unitariamente e al di fuori da ogni settarismo, nei sindacati di sinistra per
la costruzione nel Paese di un forte e radicato sindacato conflittuale e di
classe.
saluti
comunisti,
Antonino
Marceca
(resp.
Dipartimento sindacale del PdAC)
__________________________________________________________________
RIPORTIAMO QUI SOTTO IL
TESTO POLEMICO (PUBBLICATO NEL SITO NAZIONALE DELLO SLAI COBAS) A CUI RISPONDE
LA LETTERA DI MARCECA PER IL PDAC
Il Partito
di Alternativa Comunista, formato da militanti usciti da Rifondazione
Comunista, al cui congresso costitutivo siamo stati invitati e abbiamo
partecipato, ha diffuso nei giorni scorsi una nota sull'assemblea nazionale
della Rete 28 Aprile, di cui fanno parte suoi militanti e dirigenti.
In questa nota non si cita in alcun
modo quanto accaduto, ossia l'intervento del segretario della Camera del Lavoro
di Milano Rosati contro i licenziati dell'Alfa e il rifiuto di Cremaschi di
farli parlare all'assemblea.
Abbiamo mandato una "nota di
protesta" al Partito di Alternativa Comunista, non solo perché pensiamo
che l'episodio sia in sé grave, ma soprattutto perché pensiamo che
l'opportunismo e la politica dei sindacati concertativi e dei loro dirigenti
non vada condannata solamente nei proclami generali, ma anche nei fatti
concreti della politica sindacale.
Al Partito di Alternativa Comunista
Abbiamo ricevuto e letto il vostro
resoconto sull'assemblea nazionale della rete 28 Aprile (14 marzo a Milano) e
il testo del vostro intervento.
Non vogliamo qui entrare nel loro
merito, ma solo segnalarvi che siamo alquanto stupiti della vostra
"omissione" su quanto accaduto durante l'assemblea.
Precisamente ci riferiamo al fatto
che:
1) il segretario della camera del
lavoro Rosati intimasse a una trentina di operai dell'Alfa Romeo di Arese,
licenziati nei giorni scorsi dalla Fiat, di non diffondere sul sagrato della
camera del lavoro il volantino poco prima distribuito di fronte al Tribunale di
Milano (senza problemi). Questo mentre gruppi politici vari distribuissero i
loro volantini senza che Rosati avesse nulla da ridire.
2) lo stesso Rosati, dopo che i
licenziati si fossero messi a volantinare sulla strada, intervenisse nuovamente
per impedire che i licenziati portassero nella sala dell'assemblea 4 bandiere
dello Slai Cobas, che avevano in mano e che erano state utilizzate nel
volantinaggio al tribunale. (Bandiere lasciate fuori per non creare problemi e
dare corda alle provocazioni).
3) Cremaschi non abbia concesso ai
licenziati un intervento di cinque minuti per spiegare cosa stesse accadendo
all'Alfa di Arese con questi ennesimi licenziamenti.
Se veramente si vuole lavorare
all'unità di classe, senza alcuna preclusione di tessere, per cercare di
unificare i lavoratori su di un unico fronte di classe, anticoncertativo e
anticapitalista, che a partire dai posti di lavoro si muova sulla base di
obiettivi, piattaforme e mobilitazioni comuni e condivisi, come noi da tempo
sosteniamo; se veramente si vuole questo e si vuole contrastare il
settarismo organizzativo e di parrocchia, non pensiamo che si possa tacere su
fatti del genere, sul fatto che si rifiuti a dei licenziati - per quanto
iscritti ad un'altra sigla sindacale - di fare un breve intervento per
sostenere la loro causa contro il padronato.
Noi dello Slai Cobas pensiamo che gli
operai licenziati dal padronato vadano difesi a prescindere dalla tessere
sindacali che hanno in tasca. Vanno difesi perché vittime di questo sistema
economico fondato sul profitto. E occorre difenderli sul serio, non solo nei
proclami di carattere generale, ma anche nei fatti concreti della politica
sindacale.
Il rifiuto di farli parlare da parte
di Cremaschi "puzza" di mediazione sia con i vertici della camera del
lavoro milanese, sia di preoccupazione di non inimicarsi ancora di più i
vertici della CGIL, entrambi corresponsabili della situazione di Arese con la
sotooscrizione per anni e anni di CIG, riduzioni del personale, accordi di
"rilancio" e accordi mai rispettati con le istituzioni locali per il
reintegro dei cassaintegrati.
Ma la difesa in termini di classe
dei lavoratori deve confrontarsi con la porta stretta della contrapposizione
alla politica concertativa e subordinata alla borghesia nazionale dei vertici
confederali, anche scontrandosi nei momenti concreti e non solo a parole negli
studi televisivi.
Che la Rete 28 Aprile abbia delle
contraddizioni con la direzione CGIL è innegabile, ma è altrettanto innegabile
che la Rete 28 Aprile abbia ancora più contraddizioni a schierarsi apertamente
con i lavoratori in contrapposizione alle politiche concertative e in lotta,
allorché hanno scelto di porsi fuori e contro le politiche e le strutture di
un'organismo, come la CGIL, irrimediabilmente e irreversibilmente contrapposto
alla difesa degli interessi operai e proletari in nome della difesa
dell'economia nazionale (come se operai e padroni avessero interessi comuni).
Siamo abituati a quest'atteggiamento
tentennante della Rete 28 Aprile, senza farne la storia, ci limitiamo a
ricordarvi solo le vicende ultime della campagna contro lo scippo del TFR fatto
dal governo Prodi. Esponenti locali della Rete hanno partecipato anche a
numerose nostre assemblee in giro per l'Italia, dicendosi concordi sui
contenuti di critica alla politica del governo e sul nostro invito ad una mobilitazione
comune e aperta a tutti i lavoratori in appositi comitati contro lo scippo del
TFR non diretta emanazione di questa o quella sigla sindacale. Con alcuni di
essi, in particolare a Milano, siamo arrivati fino al punto della riunione
organizzativa per indire assieme (a loro e altre sigle di base) assemblee
cittadine a partire dai posti di lavoro. Poi, Improvvisamente, la Rete 28
aprile si è tirata indietro e non ha voluto saperne più nulla, se non
limitatamente in "zona Cesarini" a giochi ormai pressoché fatti e
senza alcuna dimensione nazionale dell'iniziativa.
Continuando su questa strada di
passi verso un'unità di classe anticoncertativa e anticapitalista non se ne
fanno di certo. Su questo probabilmente direte che siete d'accordo, ma a noi
sembra ancora più grave e preoccupante che chi, come voi, sostiene di voler
dare una svolta alla politica della Rete 28 Aprile, taccia poi su episodi come
quello avvenuto alla Camera del Lavoro di Milano il 14 marzo. Episodio che
ha coinvolto la presidenza e la sala dell'assemblea, che non può esservi
"sfuggito". Non è che anche voi avete la "porta stretta" di
non criticare ... troppo ... Cremaschi, per non perdere cariche e peso
all'interno della Rete?
Detto questo ribadiamo che oggi è
quanto mai necessario unificare i lavoratori, a partire dai posti d lavoro,
senza preclusioni di tessere, senza settarismi di parrocchia, su obiettivi,
rivendicazioni e piattaforme comuni e condivisi. Riteniamo sia necessario che
questo percorso sia aperto al più presto, per contrastare sia la tendenza al
sindacato unico che limiterà ancor più i magri diritti sindacali dei
lavoratori, sia per contrapporsi efficacemente al peggiorare della fase
recessiva della crisi che si sta manifestando.
Ma pensiamo anche che questo
obiettivo non sia perseguibile accettando opportunisticamente di piegarsi alle
logiche di apparato delle burocrazie dei sindacati concertativi, integrati
nello stato e subordinati alla difesa dell'economia nazionale.
per l'Esecutivo Nazionale dello Slai
Cobas
Francesco Rizzo
Milano 21/3/2008
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